Alluvione di Firenze 60 anni dopo: Voci lungo l'Arno - Speciale Controradio
Speciale radiofonico dedicato al sessantesimo anniversario dell'alluvione di Firenze del 1966. Interviste con Sandro Bennucci e Massimo Sandelli su come la stampa raccontò la tragedia, il ruolo dei giornalisti e la lettura drammatizzata 'Sotto una gran piova d'acqua' al Teatro Nicolini.
Capitoli
- 00:00Introduzione e storie della stampa nel 1966
- 02:25La RAI e Marcello Giannini con il microfono alla finestra
- 04:00Presentazione ospiti Bennucci e Sandelli
- 06:00Ricordo della tragedia e vittime dell'alluvione
- 08:15Il documentario di Franco Zeffirelli e Richard Burton
- 10:30La solidarietà internazionale e Edward Kennedy
- 12:15Gli Angeli del Fango e il movimento giovanile
- 16:00Testimonianza personale di Massimo Sandelli a 16 anni
- 18:30Iniziative dell'Associazione Stampa Toscana
- 22:00Chiusura e appuntamenti presso Teatro Nicolini
Trascrizione 41 passaggi
trasmidiale all'ovione di Firenze Sessant'anni dopo. Voci lungo l'Arno su Controradio. Qui Firenze. Le notizie che possiamo dare purtroppo sono scarse e frammentarie. Troviamo isolati. Tutto il centro storico cerentino è invaso dall'acqua. Dire acqua è dare un'idea appena approssimata della situazione.
Le strade sono autentici torrenti, impetuosi e pericolosi. Che forse sentite in sottofondo è il rumore dell'acqua che scorre sotto di noi. Un torrente alla velocità di 40-50 km orari. E stamani, stamani alle 5, era via Cerro. Abbiamo assistito ad alcuni interventi dei Vigili del Fuoco. Natanti e mezzi anfibi rischiano di essere travolti, per cui è praticamente impossibile portare soccorso.
Sotto le finestre della RAI, portate come fuoco... Abbiamo visto preda dell'impito dell'acqua, automobili, suppellettili. Tutti i negozi sono stati invasi dalle acque, saracinesche, divelte, vetrine frantumate. È uno spettacolo allucinante e doloroso. La piana d'acqua non accenna a diminuire. Alle sette del mattino la tipografia della nazione è allagata da cinque metri andando fuori uso. Solo nelle zone ancora intatte esce con il titolo Larno. Straripa a Firenze. Marcello
Gianni il caporedattore della sede RAI Fiorentina che allora era in pieno centro storico in piazza Santa Maria Maggiore chiama il direttore a Roma ma la notizia non convince la sede centrale non è convinta della gravità della situazione. Allora Marcello Giannini che fa? Durante il suo giornale radio decide di calare il suo microfono fuori dalla finestra e fa sentire in diretta la furia dell'anno che scorreva tra le strade. Ecco, disse Giannini, non so se da Roma sentite questo rumore, bene, quello che state sentendo non è un fiume, ma è via Cerretani e via Panzani, il centro storico
di Firenze invaso dalle acque. Sono le otto e quaranta, questo è Contoradio, buongiorno, bentrovati a voi, bentrovati anche a chi ci segue con la Contoradio TV in video e bentrovati ai nostri ospiti che questa mattina sono Sandro Bennucci e Massimo. Simo Sandelli, saluto e ringrazio buongiorno e grazie per essere venuti a trovare buongiorno a te buongiorno a tutti gli ascoltatori grazie per l'invito vedi, te hai aperto con... e dico te hai aperto con due
diciamo testate La RAI del 66 e la Nazione. Proprio oggi io mi onoro di essere presidente dell 'Associazione Stampa Toscana con la mia vicepresidente Chiara Brilli che forse conosci. deciso sindacato dei giornalisti che noi non abbiamo mai lasciato solo nessuno ma cerchiamo anche di ricordare allora oggi noi alle una scopriremo insieme al comune di Firenze una targa per Enrico Matteo. che era il direttore della Nazione del 66, quello che richiamò lo
Stato ai suoi doveri, ai suoi compiti verso Firenze attraverso una memorabile lettera all 'allora capo dello Stato Giuseppe Saragat. E scopriremo poi in via De Pucci alle due e un quarto un 'altra targa, un altro giornalista, si chiamava Dante Nocentini, era il capo dell 'Ansa, che riuscì per primo a dare la notizia con l 'unico mezzo che c 'era a disposizione. disposizione all'epoca, cioè da telescrivente. Ah, infatti, questi sono due passaggi, ma ci torniamo, Sandro, su questi due passaggi importanti, perché noi quest 'oggi raccontiamo di questo e raccontiamo del fatto che la
compagnia delle sei... Giulia e torna al Teatro Nicolini di Firenze, questo accade dopo domani, mercoledì alle 21, con la lettura drammatizzata di Sotto una gran piova d 'acqua, in occasione proprio del sessantesimo dell 'alluvione di Firenze del 66. Questa cosa è nata da un'idea tua, Sandro, e di Massimo Sandelli. L 'idea di Massimo Sandelli, i testi sono di Sandro Benucci, di Marcello Mancini e sono curate da Sabrina Chinali. Perché vi percorri? i drammatici giorni dell 'alluvione attraverso tre punti di vista Massimo
sì intanto allora per me è un piacere essere qua contro radio che è una delle radio mitiche preso onore per tutto ciò che avete fatto in questi anni e quello era di un mondo che a me sta caro e ti ha reso omaggio perché è la dimostrazione che è sempre stata la dimostrazione che questo paese ancora ha la possibilità e continua ad avere la possibilità di informare correttamente le persone, cosa sempre più in disuso. Non era una polla
un po' le abbiamo sui social ma abbastanza. L 'altra cosa sì questa idea venne fuori per il cinquantennale Con Marcello e con Sandro cominciamo a ragionare su che cosa fu per noi allora sedicenni quel mondo, quell 'avventura, quel disastro. E cercammo di sintetizzare in maniera, credo abbastanza efficace, appunto questa lettura su tre piani.
Una lettura istituzionale, che era il diario da ricostruire di Piero Bargelini. che ha fatto mirabilmente Marcello Mancini, un diario lo stesso da ricostruire che appunto Sandro è riuscito a farlo in maniera fantastica recuperando molto. ...delle sue esperienze, molti dei suoi ricordi, ma anche poi di scritti e quant'altro. E io feci il racconto di un ragazzo di 16 anni che aveva 4 metri e mezzo d'acqua sotto, quindi mettendo insieme queste cose poi...
Tenendo la collaborazione devo dire di tanti amici, di tanti sponsor, di tante istituzioni comprese la RAI, comprese... niente, riuscimmo a fare questo spettacolo 4 li proponiamo, proprio per raccontare che cosa fu l 'alluvione, perché l 'alluvione è diventato un marchio, l 'alluvione a Firenze, ah che tragedia, ma nessuno si è mai reso conto esattamente che ci furono 33 vittime non sanno
35 di cui 18 a Firenze di cui nessuno si ricordava neanche i nomi come lui a mettere una tagga per ricordare i nomi che I capolavori erano distrutti, ma nessuno si rendeva conto di quanti fossero veramente i capolavori verneggiati, che questa città per rinascere aveva bisogno di tanta roba, di tanta energia, di un... un aiuto che lo Stato stentava, perché non era a Roma solo la difficoltà di Marcello
Giannini, era proprio Roma, come Roma, come capitale, come istituzione. Ma ora a un certo punto Barginini disse, se non mi ricordo male, correggimi se è sbagliato, Sandro, noi i soldi li abbiamo già finiti, questa è la città che è andata sott 'acqua, che gli è successo di tutto e lo Stato risponde così, probabilmente neanche loro si aspettavano realmente che questa fosse una tragedia come era stata. Per capire la portata della tragedia diciamo che ci sono delle opere che
devono ancora essere restaurate, pensiamo... a Santa Felicità e i suoi sette figli, la palla d 'altare di Neri di Bici che si trova nella chiesa di Santa Felicità a Firenze, 60 anni dopo va ancora restaurata per capire l'entità della tragedia. cartacea che si è persa cioè ci sono state le cose incredibili poi ci sono stati episodi fantastici che abbiamo cercato di recuperare perché l'appello di Richard Burton io trovo una delle cose fantastiche, secondo me.
È bellissima quell'appello, questa dichiarazione, Sandro, in italiano stentato come era il suo, ma lì il genio era quello fu... quello di Franco De Firelli perché riuscì in un momento di grandissima difficoltà dove doveva lottare, ha detto molto bene, anche contro la diffidenza della Rai. Lui arrivò a Firenze e disse no, bisogna far capire meglio, al di là degli stentati telegiornali dell 'epoca,
bisogna far capire che cosa è successo con qualcosa di... più penetrante. E nacque il documentario che è, diciamo, un 'opera d 'arte, secondo me un capolavoro, anche di giornalismo, oltre che di regia cinematografica di Zeppirelli. L 'idea di farlo precedere dal monologo di Richard Barton, che è eccezionale, ma servì anche a fare che cosa? Poi a richiamare l 'attenzione del mondo, anche e soprattutto gli studenti.
Uniti, ecco, Richard Burton fu un veicolo importantissimo, la sua voce fu quella che richiamò, fece capire Firenze è qualcosa, disse Richard Burton, che appartiene a tutti noi. E da lì, poi dopo, Robert Kennedy e tutto quello, magari se lo vuoi aggiungere te... E' Edward Kennedy che fondò questa CRIA, questa associazione. deputata a raccogliere finanziamenti nel mondo per iniziare, iniziare il restauro delle opere
d'arte ferentina. Quindi è a questa campagna... la promozione, partecipò lui, partecipò Jacqueline Kennedy all 'epoca, già vedo a Dijon, quindi fu un movimento fantastico, Firenze, ecco noi, almeno io, mi accorsi all 'epoca poco a quanto potrebbe essere Firenze importante nel mondo, per quante erano le testimonianze. A parte gli aiuti, io a Piazza Signoria vi ricordo gli autobotti americani, della roba misteriosa, i canotti...
Gli esercizi italiani venivano qui, erano molto carini, ma avevano le pale, che non erano sufficienti, non erano assolutamente sufficienti a cui ha disastro. Una cosa importante, l 'esercito c 'era a Firenze, perché? Perché il 4 novembre era, tra l 'altro fu una fortuna, fammi dire questo che questo è fondamentale, le vittime furono 35 per me anche. un morto solo rappresenta una tragedia ma poteva andare peggio
o poteva andare molto peggio se in quel giorno quel 4 novembre non fosse stato cerchiato in rosso sul calendario era la festa delle forze i fiorentini e tutti coloro che lavoravano a Firenze quel giorno rimasero a letto perché altrimenti 100 .000 persone fra l 'area pratese, la cintura fiorentina La stessa Firenze, che all 'epoca era molto diversa, era popolata di botteghe, era popolata di uffici, c 'erano le scuole nel centro, quindi centomila persone, si calcola, sarebbero uscite.
di casa per andare nelle strade sarebbero rimaste fatalmente intrappolate nei crocicchi e anche nel tentativo di portare le macchine in salvo. Quindi la tragedia venne per fortuna limitata. da questa festa e poi i fiorentini riuscirono anche da soli a risollevarsi anche grazie poi allo spirito della solidarietà un'altra cosa. volevo dire il 4 novembre anche l'associazione stampa toscana
appunto il sindacato dei giornalisti che ribadisco e sottolineo mi onoro di presiedere insieme consiglio direttivo con la Chiara e altri colleghi ecco parteciperà al raduno degli angeli del fango vedi gli angeli del fango non solo furono un momento di solidarietà per Firenze, ci fu Giovanni Grazini che era un giornalista del Corriere della Sera, come all 'epoca anche io, che oggi farà ridere quello che sto per dire, ma avevo anche io
i capelli, li avevo lunghi all'epoca e... e c 'era questa mania di parlare male dei capelloni, ragazzi trasandati Giovanni Grazzini disse, no signori fermi, lui il 10 di novembre del 66 sul Corriere da Sera scrisse questi non sono ragazzacci come li volete fare vedere sono angeli e da oggi loro sono
gli angeli del fango poi questa storia questa storia come sai dagli angeli del fango del 66 poi ecco c'è qualcuno che risalire anche i movimenti giovanili e quindi il 68 che secondo me prese le mosse anche da questa riunione di Firenze da questa forza che si riunì a Firenze per cercare di cambiare un po' l 'Italia che era nata negli anni Sessanta,
l 'Italia che era tutta consumistica, un 'Italia che pensava soltanto all 'Italia. prestigio al denaro e a tutto il resto e poi non a caso nacquero cose importanti, per esempio lo statuto dei lavoratori, però fermiamoci qui perché se no... Perché potremmo andare lontani, invece noi raccontiamo ai nostri ascoltatori... Grazie a tutti. E' molto bella questa cosa dei tre punti di vista, Massimo
Sandelli, Sandro Bennucci, Marcello Mancini, Sabrina Tinali, i tre punti di vista, direttore della Nazione, il sindaco dell 'alluvione. un ragazzo di 16 anni ma il ragazzo di 16 anni ma che pensava di fronte a una cosa del genere ma sei gli adulti avevano visto la guerra gli adulti qualcosa l 'avevano sull 'angolo tra via deneri e via della mosca e la mattina, la notte alle tre sento il guilino del piano, del primo piano che lì non ci sono pianitelle, ci sono primi piani, che comincia a urlare l 'Arna
dato di fuori. Io e mio padre scendiamo giù, avevamo una 600 parcheggiata davanti a casa e l 'acqua era già i fari. Mio padre mi diceva, ho cambiato la batteria ieri, non mi ha mai costato diretti un cento. spostiamo ma te sei pazzo con l'acqua a fare dove si va e quindi li saliamo su li saliamo e ci mettiamo alla finestra e siamo stati praticamente due giorni alla finestra con quest'acqua che cominciò a salire le macchine che venivano scarrozzate da terza ventana e attraversavano distruggendo tutto quello eccetera
c 'era una scritta polleria, sparirono tutte le lettere più basse e poi il dramma fu... fu che in quella zona la cabina elettrica era in una cantina di un polivendolo, per cui gli operai non potevano andare a ripristinare la luce, perché la scuola... corta di polli che il pollimento aveva fatto si era tutta marcita per entrare c'era le maschere a gas per cui finché non arriva noi rimanemmo senza luce
per 4-5 giorni una lampa da carbone buro mi ricordo e quindi e l 'acqua ovviamente non diffluiva perché lì faceva puzza e io a certo punto dalla finestra vedevo sempre quell 'angolo e non ce la feci più, scesi, avevo Il festival ovviamente, entra in acqua e arriva fino all 'angolo, perché dovevo vedere cosa c 'era dietro, cioè per me era il cataclisma, io lo racconto, ero stato a vedere la Bibbia un po' tempo prima, al Verdi. l'alluvione, c'era il divolo universale
e questa roba in qualche modo me lo evocava, quindi attraverso l'acqua, non so cosa c'era su dentro l'acqua, onestamente non me lo so mai chiesto arrivo all'angolo mi volto, vedo via Daenerys campeggiare dietro Piazza della Signoria e rimango inibetito, non era credibile perché era veramente, non era uno spettacolo lunare, era uno spettacolo drammatico. Per cui rientro in casa e mia madre ha detto che sei matto, mi cambiai e uscimmo un giorno dopo attraverso i
tetti entrando in Piazza Mentana perché Piazza Mentana era più alta. quindi l'acqua era un po' più defluita e da lì scendiamo i giorni e andiamo in questa piazza che era la piazza di un dopoguerra queste carcazze di auto come dire, per chi conosce Firenze che ci ascolta Naturalmente stiamo parlando di un 'abitazione a 15 metri, diciamo, dalla spalletta dell 'anno. Per intenderci, Sandro e Bennucci, molto bella l 'iniziativa dell 'Associazione della Stampa Toscana, sostenuta anche... Dall 'ordine le due targhe oggi alle 13 alla Nazione e alle
14 .15 in Via dei Pucci, Enrico Mattei, Dante Nocentini, il direttore allora del 66 della Nazione e... il capo della redazione dell'ANSA e della Toscana, i giornalisti facevano la loro parte. Aggiungo la cosa, noi abbiamo pensato, vogliamo anche una targa per Marcello Giannini. Ci sono state delle difficoltà non nostre e nemmeno del Comune, però ci siamo messi d 'accordo con il Comune e noi entro qualche settimana dedicheremo la targa anche a Marcello.
probabilmente o nella piazza, piazza San Pier Maggiore dove c'era la sede della RAI, palazzo del 200 finestre, ecco dalle quali Marcello calò il famoso microfono, oppure vi vicino al ponte delle sorelline Nencioni, c 'è un giardino comunale, si potrebbe mettere lì appunto in riva all 'Arno, la targa per Marcello. Perché c'è anche un filo, tra due tergeti che hanno. segnato a Firenze, in qualche modo, alluvione via dei Giorgofili. Certamente sì, perché sono state due tragedie del dopoguerra che sono
quella di via dei Giorgofili un 'altra cosa perché ci fu quella bomba. La bomba di mafia è quella che ci ha fatto veramente male. La tragedia dell 'Arno, vedi, nel 66 anche io avevo 16 anni, già collaboravo con la nazione, ma il ricordo è questo, di una città... È diventato un immenso lago, perché vedere magari le foto non rende fuori l 'idea del tutto, ma vedere Firenze che rischiava, ai miei occhi, di sparire in mezzo all 'acqua.
Come una mitica Atlantide, c 'era il mare e qui c 'era l 'Arno. L 'Arno è diventato un gigante impressionante che stava cancellando tutto dal piazzato di Michelangelo. Ero lì con i miei genitori, mio fratello che purtroppo se n 'è andato da tre mesi e, ripeto, lì vedevi una cosa che non ti immaginavi, sì, giusto, diceva bene Massimo. prima il diluvio universale qualcosa ma di
immaginifico era difficile Sandro anche ricordarsi quando svideva le targhe qui l'alluvione nel 1300 qui l'alluvione nel 1400 e tu dici ma com 'è possibile che l 'acqua arrivasse a quell 'altezza e tu dici vabbè saranno state chiacchiere perché no e vedi Massimo non è una chiacchiera anche perché dal 1177 l 'Arno ha invaso 64 volte, quindi in tutte le epoche nel medioevo, nel rinascimento, fino al risorgimento 1844 con Canapone che andava con la barca.
a cercare di salvare i sudditi poi se vuoi ti faccio mi puoi fare anche una domanda su che cosa si è fatto che cosa si deve fare anche perché ci mancano 20 secondi La trasmissione è a questo Sanno Benucci, a parte le battute, dedicheremo praticamente l 'intera settimana. Però salutiamoci con questo. Con il regista Franco Sefarelli, che è... Fiorentino, abbiamo deciso di dare una testimonianza di questi tristi giorni di Firenze, del suo sforzo
di risollevarsi, del Il suo bisogno di aiuto. E questo è il monologo che evocavate all'inizio di questa trasmissione. Vi ricordo alle 13, alla Nazione, poi alle 14 e 15. Via dei Pucci, in memoria di Enrico Mattei e Dante Nocentini, due targhe saranno scoperte su proposta dell'Associazione della Stampa Toscana con l'ordine dei giornalisti e poi la compagnia delle seggile ritorna al Nicolini di Firenze. mercoledì dopo domani alle 21 con la lettura drammatizzata di sotto
una gran piova d'acqua, 5 secondi 5 secondi per dirti che in tutto questo venne fuori questa grande ironia fiorentina e te ne dico una per tutti a un certo punto un signore era lì distrutto tra tutta questa roba e uno gli domanda ma quanto tempo ci vuole per rimettere a posto tutto gli disse ma con l'aiuto di Dio c'ho 400 5 giorni, poi ci ripensa e fa, e se Dio fosse impegnato da altro ci vedrò qualche giorno Così è stato, in qualche modo comunque la si pensi.
Grazie Massimo Sandelli, grazie Sandro Pennucci, torna chiara bene. di tre a poco per l'ultima parte della Newsline sono le nove e un minuto e lunedì due novembre duemilaventisette. State con noi. Alluvione di Firenze sessant'anni dopo. Voci lungo l'Arno su Controradio. Musica