L'altro sono io - Domenico Iannacone e Chiara Brilli sul giornalismo umano e le storie che ci somigliano

29 maggio 2026 · 15 min

Terzo appuntamento dell'Elogio dell'Umano a Villa Bardini con il giornalista Domenico Iannacone. Si parla di un modo diverso di fare giornalismo: dal basso, attraversando i luoghi, ascoltando le persone comuni. Iannacone racconta il suo approccio narrativo che privilegia il minimo della vita e le storie nascoste, lontano dai palazzi del potere.

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Capitoli

  1. 00:00Introduzione da Villa Bardini
  2. 02:15Il giornalismo dal basso di Iannacone
  3. 05:30La crisi del giornalismo contemporaneo
  4. 08:30L'osservazione partecipante e Kapuscinski
  5. 10:07Il rifugio nel teatro
  6. 11:20Il corpo: nuova serie in arrivo
  7. 13:00Raccontare il volontariato senza retorica
  8. 14:30Elogio della fragilità
Trascrizione 26 passaggi

elogio dell 'umano letteratura ricerca sociale giornalismo per un mondo migliore bentrovati buon pomeriggio quattro minuti dopo le 17 villa bardini per chi ci segue non solo alla radio ma anche sui nostri social con la Contro Radio TV lo scenario è quello tra i più belli che la città di Firenze può offrire anche perché io sono con due ospiti che ci stanno molto

a cuore, una è semplicissima della nostra Chiara Belli, la nostra direttrice editoriale che è qui all'elogio dell'umano, buon pomeriggio Chiara, buon pomeriggio Raffaele a chi ci ascolta, per parlare con Domenico Giannacone che ci sta tantissimo a cuore perché parleremo di un certo modo di fare giornalismo e di stare mondo domenico grazie ma grazie grazie a voi poi sono accolto dalla bellezza del luogo dalle campane e poi e poi c 'è c 'è il senso dell 'umano che tiene unite le persone quindi che dire il meraviglioso questo incontri sull 'elogio dell 'umano questo è il terzo di tre incontri e l

'ultimo organizzati dal cesbott con la regione toscana con il gabinetto bs e sono degli incontri qualche modo anche in maniera un po contro contro Perché questo umano genera tante delusioni in un crinale così complicato, così difficile, così doloroso, pieno di belle cose naturalmente, ma pieno anche di tanto dolore, di tante cose incomprensibili. Allora questa riflessione qui ha trovato tanto pubblico. Oggi record di prenotazione, tra l 'altro mi dicevano gli organizzatori, perché? Perché si parla di raccontare, si parla di incontrare le persone, si parla di fare un racconto della società.

giornalismo molto più umano, molto più collegato alle cose. Questa è un 'obiezione che viene molto spessa mossa alla politica, al giornalismo, al sindacato. Non siete nella realtà. Domenico è uno che è sempre stato molto nella realtà. Sì, in qualche modo Domenico Iannacone nella sua vasta esperienza e professionalità, contenuti, idee che ha condiviso con un larghissimo pubblico è parte però anche della radio nella modalità di raccontare, perché la radio è comune. Lui è legatissimo al racconto della comunità e questo lo avvicina a noi Raffaele, infatti ce l 'ha fatto sentire subito una voce di comunità con Cesvot

e con l 'elogio dell 'umano che si pone in ascolto, con una narrazione diversa, lottiamo sempre anche noi con i tempi radiofonici, della presa diretta, del titolo a tutti i costi e invece no, ci fermiamo, oggi abbiamo questa occasione importante e lo facciamo. con chi ci racconta davvero in profondità le storie tra l'altro tu hai iniziato in radio se non sbaglio ma all'inizio all'inizio la radio l'ho vissuta quasi di striscio però è un mezzo incredibile

è il mezzo più che rende più fruibile anche la storia intanto perché puoi chiudere gli occhi e chiudendo gli occhi puoi immaginare quello che una voce ti racconta Cosa che spesso la televisione non fa perché le immagini a volte possono essere stereotipate, possono essere immagini che alla fine ridondanti, che alla fine ci fanno lontanare dalla storia. Però la televisione che ti abbiamo visto fare in questi anni è sempre stata una televisione molto verace. Tanti vanno alla rincorsa di intervistare il personaggio famoso, quello celebre, quello che conta, quello di cui vantarsi un po'

quando si diceva io ho incontrato... Henry Kissinger, eccetera tu hai sempre fatto un lavoro di natura diverso da questo punto di vista, che dovrebbe essere un po' l'essenza del nostro lavoro ma io, diciamo, i miei attraversamenti sono attraversamenti che nascono dal basso io dico sempre che quello che mi mi affascina, quello che mi attira quello che mi permette di raccontare delle storie è quello che è il cosiddetto minimo della vita quello che devi andare a scorgere che quelle più disparate e nascoste dell'esistenza. Lì io ci trovo le cose migliori

e questa cosa che sto facendo da tanti anni non mi derude mai e soprattutto mi crea una specie di gratificazione che mi permette di ricominciare di nuovo a girare. Non ho mai il senso di aver visto tutto, è come se dovessi esplorare ancora perché quel meccanismo mi permette di estrapolare gemma dopo gemma le cose migliori della vita. Non stai chiuso in un palazzo del potere senza nulla togliere i colleghi che fanno un lavoro difficilissimo e nobile in altri siti, però stando a contatto con la realtà, anche deludente alle volte, anche frustrante, anche difficile, è un rinnovarsi continuo.

Io credo che il lavoro del giornalista deve essere comunque un lavoro che si deve fare sul campo. Cioè noi per molto tempo, la televisione soprattutto, si è basata... su quello che arrivava e su discorsi vuoti che si sono fatti all 'interno di studi televisivi la realtà è una cosa diversa se tu attraversi un luogo capisci meglio spessissimo molte persone parlano di cose che non hanno visto e questo è una è il paradosso della televisione ore ore di

dirette televisive di talk in cui si parla di cose che non si sono mai viste e questo è il limite anche dell'informazione che sia in qualche modo modo adagiata su questo meccanismo. Domenico Giannacone fa venire in mente il Capucinski ed è il cinico, non è adatto a questo mestiere. Capucinski diceva questo, grandissimo inviato, grandissimo giornalista, diceva come è possibile raccontare la storia di un altro essere umano senza averne condiviso il destino per neanche cinque minuti. Chiara Brilli ha fatto in passato fra le tantissime in questi anni un 'esperienza straordinaria quando si apprestava a finire

il lockdown e ci raccontò la Firenze che... metteva la testa fuori dalle porte sbarrate per la pandemia. Quello fu un bagno veramente di realtà vera. Sì, fu una scelta editoriale di ascolto, perché andammo a trovare le persone comuni che con la loro paura, ma anche con la loro quotidianità economica, sociale e familiare da affrontare, cercavano di recuperare una normalità. E tutto questo poteva sembrare piccolo, banale. E invece no, era potentissimo perché rispecchiava in qualche modo ognuno di noi e quindi anche

oggi raccontare le storie di ognuno sono le storie che ci somigliano perché fanno parte della nostra comunità, perché noi siamo comunità, dobbiamo riattivarle attraverso questa narrazione. E infatti, anche se come dire, la realtà spesso dicevamo è molto faticosa perché noi ci nutriamo spesso di agenzie, di notizie, diamo notizie di terza mano, questo è uno dei motivi per cui il nostro mestiere. è profondamente in crisi no Domenico non so se sei d'accordo questo cosa dicevi prima si parla di cose che non abbiamo visto ha tolto anima all'identità

del giornalismo ma io non faccio nome però in passato in una mia esperienza lavorativa qualcuno mi disse ma tu scrivimi la puntata e mi disse no io posso scriverti l'argomento ma quello che troverò non posso dirtelo prima perché se non se non ci entro, se non attraverso quei luoghi, se non parlo con le persone come posso eh vabbè ma si sa dai non siamo a perdere tempo ma l'idea proprio di creare già una specie di sceneggiatura è il limite

ma è un limite grandissimo ma questa cosa però è diventata anche un modello televisivo, il problema è sono quelli che verranno che racconteranno in un certo modo, io certe volte penso che ne so a un viaggio di bocca bocca, il sottosopra dove entra, dove ti fa vedere delle cose ti racconta che cosa si respirava in quello spazio e la televisione che ha questo potere perché ha immagine e voce a proposito di mezzi spesso non riesce a comunicare l'ABC proprio

delle storie questo è un limite mentre parlavi ho visto la faccia di Paolo Pasolini sulla spiaggia Comizi d'amore, incontrare i giovani e dire ma tu che pensi? Eppure tante persone sono spaventate da questo perché devono parlare le persone titolate, le persone che rappresentano qualcuno. Siamo scontrati anche noi con questa obiezione da parte di qualche ascoltatore. Sì, infatti mi risuonavano le parole di Domenico perché la narrazione va gestita. Va gestita prima, va gestita durante e dopo.

Questo ti chiedono, questo vorrebbero. Noi cerchiamo ostinatamente di non farlo, anche perché altrimenti non arriveresti a quel senso che diceva appunto Domenico. Quel senso può essere deludente, nel senso scrivimi una puntata vuol dire evitiamo di avere sorprese. Sì, esattamente, il canovaccio è quello, tu rispettamelo. Ed è anche una forma di censura se ci pensi, perché in qualche modo è come se tu mi mettessi dei paletti e mi circoscrivessi il mio... campo di azione

il giornalista deve andarci sgombro io dico sempre che tu hai citato Kapuscinski io ho avuto l'onore di ricevere un premio uno dei premi che diciamo in qualche modo mi onora di più sostanzialmente perché rappresenta proprio quell'approccio io dico sempre che c'è bisogno di creare quello spirito sociologico della realtà partecipante, cioè entrare in un luogo disperdersi nel luogo, fare in modo che il luogo non ti percepisca come un elemento estraneo e poi lasciare che le cose avvengano, che le storie parlino, che gli occhi si incontrino, cioè tutti elementi che in qualche modo facilitano proprio la comunicazione e il rapporto

proprio umano che c'è. Però è successo che tanti giornalisti, tante giornaliste si sono dovute rifugiare nella scrittura ad esempio di un libro o in teatro, che è quello che hai fatto anche tu. Ora rifugiare non è una bella parola perché tu non hai bisogno di rifugiarti. No, no, hai detto bene, mi sono dovuto rifugiare, mi sono dovuto difendere. Perché la televisione ad un certo punto mi aveva creato dei rallentamenti, mi aveva bloccato quasi. Allora mi sono detto che faccio? Come faccio a disperdere il patrimonio che si è accumulato in questo periodo? Proprio col senso di comunità che c 'è con la televisione. Allora rompiamo la

quarta parete, entriamo in teatro, creiamo una specie di comunità che si muove, che mi incontra sempre. e questa cosa ha funzionato tantissimo e ha dato sia forza a quel progetto televisivo che è rimasto anzi si è rafforzato e soprattutto al rapporto che ha con le persone non ci faccio qui che ti vediamo in tv presto non si può dire certo che si può dire si deve dire no no ci mancherebbe io torno il 16 giugno alle 21.20 martedì con quattro prime serate

legate a un te ma che è il corpo ho lavorato l 'anno scorso sulla mente quattro prime serate sulla mente declinate in tutte le in tutte le le chiavi e poi invece quest 'anno lavoro sul corpo e la prima puntata la comincio con la fine ho girato in un hospice si chiama quel che resta dei giorni la puntata ed è il racconto proprio dell 'ultimo atto degli uomini prima di prima di lasciare questa terra corpo è un argomento che nell 'incontro che animerete tra poco Chiara entrerà secondo me

perché ci stiamo parlando di cose che di virtuale hanno poco diciamo nel costruire un racconto che ci aiuti a fare questo elogio dell 'umano. Assolutamente la fisicità, l 'essere di fronte alla persona, tante saranno le domande che io vorrò fare agli annacone ma anche come sceglie le storie, come sceglie le persone, oppure se non sono... le differenze che lui nota ma differenze che vengono fuori che lui riesce a raccogliere attraverso anche magari non domande, attraverso silenzi sarà tutto molto interessante, il pubblico sta affluendo e sono sicurissima

che insomma avrà voglia di scoprirlo con noi Piove, non piove, non piove è un po' velato ha piovuto, ha fatto bene alle piante c'è una fioritura di rose all'ingresso qui di Villa Bardini che ci ha lasciato veramente incantati e credetemi non è retorica cui nonostante queste piccole avversità, perché poi sono piccole avversità, siamo in un posto di straordinario privilegio, diciamo così, c'è tantissima gente e altra ne sta arrivando. Questi incontri vengono organizzati dal CESBOT, dunque parliamo di questo grande cappello del volontariato toscano. Raccontare il terzo

settore non è una sfida semplicissima, come farlo oggi? Ma bisogna farlo senza retorica, senza creare la narrazione dell 'eroismo, senza creare la narrazione di chi in qualche modo si immola il volontariato è qualcosa che si fa ogni giorno consapevolmente ma sempre con una specie di meccanismo che porta gli altri a non sacrificare la propria esistenza altrimenti diventeremo dei santi tutti hanno possibilità di aiutare gli altri

diciamo che fragilità e volontariato sono due facce della stessa medaglia che si incontrano si sposano di volta in volta ma nessuno in qualche modo si si mola per l 'altro questo è il senso perché molto spesso le fragilità riguardano anche chi fa volontariato cioè faccio volontariato non posso essere fragile anzi è anche un mio bisogno alle volte ma è bello che sia così è uno scambio è una relazione volontaria ma creiamo l'elogio anche della fragilità Perché questo è il senso, cioè essere fragili, cadere, sbagliare,

è una delle cose più umane che esista, no? E anche da condividere con le giovani generazioni, perché in questa logica di perfezione a tutti i costi, altrimenti poi si creano delle crisi che non portano a una crescita, ma ai disagi, insomma, che raccontiamo purtroppo. Stiamo raccontando della performance e poi ci lamentiamo se generiamo un disagio. Esatto. Questo accadrà tra pochissimo qui a Villa Bardini sulla terrazza, la terrazza che guarda, che ci sta seguendo sulla Contro Radio TV può vedere alle spalle uno degli affacci veramente più belli della città di Firenze nell 'ambito dell 'elogio dell 'umano.

L 'appuntamento che inizia tra dieci minuti e l 'altro sono io, storie che ci somigliano con Chiara Brilli, con Domenico Giannacone, questo terzo appuntamento organizzato dal CESVOT con la Regione Toscana e con... il gabinetto VSE. Qui tra poco si inizia c'è tantissima gente per cui io vi invito a prendere posto mentre invito chi ci ascolta a rimanere sintonizzato sulle nostre frequenze e sui nostri canali digitali e tenere visibili grazie ancora. Grazie a te, grazie a voi grazie. Grazie Raffaele. A risentirci