La felicità degli italiani con Serena Bortone ed Enrico Finzi - Elogio dell'Umano a Villa Bardini
Secondo appuntamento dell'Elogio dell'Umano a Villa Bardini con Serena Bortone e il sociologo Enrico Finzi sul tema della felicità degli italiani. Si discute di autenticità, relazioni umane, libertà condivisa e della necessità di dare senso alla propria vita. Bortone presenta anche il suo libro 'Le dirimpettaie', che racconta tre donne degli anni '60-'70 alla ricerca della propria identità.
Capitoli
- 00:00Introduzione da Villa Bardini
- 00:30Presentazione dell'evento Elogio dell'Umano
- 01:24Presentazione ospiti: Serena Bortone ed Enrico Finzi
- 02:15La felicità oltre i social: autenticità vs apparenza
- 04:40Il valore della libertà e delle relazioni
- 06:33Sentirsi utili e dare senso alla vita
- 08:08La felicità nella dimenticanza e nella sobrietà
- 10:13Le virtù cardinali: fede, carità e speranza
- 10:46Odio vs felicità nella politica contemporanea
- 13:04Politiche per la felicità: uguaglianza e valorizzazione femminile
- 14:02Le dirimpettaie: presentazione del libro di Serena Bortone
Trascrizione 29 passaggi
Grazie a tutti. Elogio dell 'Umano, letteratura, ricerca sociale e giornalismo per un mondo migliore.
Tre minuti dopo le 17, benvenuti all 'ascolto, siamo in diretta sulle nostre frequenze e in video sui nostri social. Siamo in diretta da Villa Bardini a Firenze, è inutile ripeterlo, lo scenario alle nostre spalle. è straordinario, è quella di una delle viste di Firenze dell'Alto più belle. Qui il secondo appuntamento per l'elogio dell'umano, letteratura, ricerca sociale, giornalismo per un mondo migliore, organizzato dal CESVOT con la regione toscana e con il gabinetto BSE. Subito presentiamo i nostri ospiti, i nostri ospiti quest'oggi sono Serena Bortone,
che saluto e ringrazio. Grazie davvero per essere qui. Grazie a voi per avermi invitata in questo peraltro scenario pazzesco. Veramente molto bello. qui per questi appuntamenti sempre molto partecipati enrico finzi sociologo cercatore sociale grazie anche a lei grazie a voi che i nostri ospiti quest 'oggi in questo nuovo secondo di tre appuntamenti sull 'elogio dell 'umano a villa bardini organizzati dal cesbott si confronteranno su un tema molto complesso evidentemente la felicità la felicità degli italiani si può fare una politica
della felicità temi enormi ma allo stesso tempo urgente di cui si dibatte tanto da diverso tempo da tempo in memoria per alcuni versi il tema della facilità un tema immenso ci sarà anche le dirimpettaie l 'ultimo libro se ne porto un libro straordinario ne parleremo tra poco con la nostra ospite però siamo dentro una narrazione serena bortone dove questa felicità e sembra permanente esposta basta andare su un profilo facebook e ci sono le mie foto di me in una isola carei che sono felicissimo sempre e poi dopo basta vedere un po' le persone sugli
autobus e che tutta questa narrazione da social sparisce. Non c 'è nulla di peggio con una felicità esibita che non corrisponda a una reale percezione di se stessi e in questo ovviamente i social non aiutano perché ti spingono a mostrare il lato più vincente di noi stessi e il vincente si ricollega a una felicità che diciamo in quel mondo lì è soprattutto veicolata da soldi, bellezza fisica, entusiasmo diciamo dilagante, però ovviamente se quello che tu esibisci non corrisponde a realtà, io ovviamente
parlo da scrittrice, parlo da giornalista e non da sociologo, non da psicoterapeuta, però è vero che se questa è l'epoca del narcisismo, il vero narciso non è colui che è felice di se stesso, ma il narcisismo in senso clinico è chi si rispecchia in un'immagine di sé. sé che quasi sempre non corrisponde alla realtà e quindi quell'immagine ti fa doppiamente soffrire perché tu ti rendi conto che la tua autenticità non corrisponde a questo e quindi l 'unica ricetta che noi possiamo dare così in modo sommesso e non necessariamente vincente perché poi vincente di per sé non è un valore, le vittorie si attribuiscono a tante cose che sono spesso estranee a noi stessi, quindi il vero essere vincente è
essere corrispondenti alla propria autenticità, analizzare il proprio desiderio più profondo, fare di tutto per vivere. quel desiderio il desiderio che corrisponde ad una parola antica e spesso abusata ma quanto mai attuale proprio perché se ne sente il bisogno in tante parti del mondo e la parola è libertà la parola e libertà una parola che ci sta molto a cuore serena bortone un volto notissimo della televisione pubblica italiana giornalista scrittrice ci aiuta brevemente a riflettere
lo farà di più e meglio sul palco qui a villa bardi dell 'elogio dell 'umano con Enrico Finzi, con cui ci chiediamo quanto è anche difficile circoscrivere questa definizione di felicità, ci hanno provato scrittori, scienziati, studiosi, poeti, è molto difficile in realtà. Non tanto, secondo me, che ho la peculiarità di fare ricerche, quindi di chiedere agli italiani che cosa le rende felice, questi ci danno un seme di consigli. Primo
non al delirio di onnipotenza, ragazze e ragazzi siamo mortali, quindi fragili, quindi non onnipotenti, secondo non pensare di farcela da solo, la vita è dura e abbiamo bisogno degli altri, dell 'altro e degli altri, che dobbiamo guardare con simpatia, con mitezza, guardandoli negli occhi, da questo punto di vista malissimo. social, malissimo, perché creano e incrementano solitudine, che è uno dei problemi che la
gente deve vivere. Poi avere un senso, dare un senso alla propria vita, è una parola molto bella, che vuol dire sia significato, sia direzione, e cioè avere una meta che la si raggiunga o no, che però dà senso alla nostra vita. E poi infine l 'impegno. Il progetto, il rimboccarsi le maniche con altri per scalare la vetta della vita da cui pure cadremo per l 'inevitabile morte.
Però lo faremo dopo aver fatto un percorso che è un percorso tutto di relazione, la libertà, la felicità. Sono una serie di grandi questioni che inseguiamo per tutta la vita, ma stando dentro quello che siamo come sapiens, esseri di relazione. Ma infatti per specificare per me quello che io intendo per libertà è una libertà che è condivisa, se la mia libertà non è condivisa è un privilegio e io non voglio vivere in una società di privilegi, voglio vivere in una società nella quale tutti abbiano la possibilità di essere se stessi. Il tema della relazione è un tema fondamentale ovviamente a quale io personalmente ho dedicato praticamente tutta la
mia vita, una cosa volevo nella vita è avere tanti amici e quindi ho la fortuna di averli e di avere una famiglia diffusa. in giro per il mondo ovviamente anche nella mia città non c'è nulla che ci dia che dia più senso per rilacciarmi alle parole del professor Finzi che non quella di sentirsi utili e questo è un valore anche molto cristiano molto cattolico l'idea che mio papà che era nato nel 1929 quindi insomma era bello che era insomma proveniente di un'altra generazione di un'altra epoca mi diceva sempre che la tua vita
sia feconda per gli altri che è un termine un po' desuato ora molto bello l'idea che se tu stai questa terra il tuo passaggio non sarà futile, basta anche solo una cosa nella vita, chi salva un uomo salva il mondo intero, anche piccole cose, anche giusti quotidiani e tutto questo ti restituiscono comunque un 'idea di benessere, la chiamiamo felicità, la chiamiamo gioia di vivere, la chiamiamo curiosità, secondo me è un altro tema legato alla felicità e alla curiosità, non si può essere felici nel proprio bozzolo. tu non ti apri, ti perdi tante cose belle della vita, uno arriva qui, si gira, vede
la terrazza e dice già solo quello mi rende felice, è così. E poi il godimento, nel mio libro De Ne di Rimpertagli, in un capitolo io scrivo che è la felicità e dimenticanza, cioè talvolta noi siamo felici proprio quando dimentichiamo quello che siamo, da dove veniamo, i nostri doveri, i nostri diritti, anche le gioie, anche gli amori e siamo solo noi stessi a contatto con l'essenza della vita, perché in quel momento ne possiamo godere in modo totale. non abbiamo orpelli che ci confondono la testa, ecco questo senso di attimo, di felicità intesa come padronanza del proprio destino, del proprio quotidiano, del proprio momento, secondo me è un altro elemento che ci aiuta a definire meglio questa categoria.
Alle volte ci sono troppi fardelli sulle nostre spalle da portare. Ci preoccupiamo di cose che non hanno alcun senso, insomma, non a caso in altre culture il pensiero è nemico, noi siamo cresciuti col cogito ergo sum, a scuola ci sentiamo questo. E moriremo di overthinking. va bene ma lasciamo andare insomma del resto per carità io parlo io per prima perché insomma io sono una terribilmente analitica a livello esasperante però mi rendo conto che la mia pienezza più forte la raggiungo quando abbandono tutto ciò che va
a intossicare la pienezza del vivere c'è una sobrietà della felicità probabilmente, finché gli studiosi che si sono occupati ad esempio di ricchezza hanno visto che l 'infellicità c 'è al massimo della povertà e al massimo della ricchezza la felicità c 'è in una curva intermedia dove dove si sta bene ma senza eccessi è così ma quella del senza eccedere è una regola di carattere generale perché se cedi in qualcosa ne diventi schiavo e invece una certa moderazione nel vivere e nel cambiare
e nel farlo con altri è assolutamente indispensabile, vale per il reddito, vale per il sesso, vale per i divertimenti e i piaceri della vita, questa sorta di medietà è una caratteristica che dovremmo recuperare, tra l 'altro possiamo recuperare anche elementi della tradizione cristiana, ne cito quattro, non la religiosità ma la spiritualità. Questo essere, avere una sensibilità spirituale può comprendere
la religione o no. In secondo luogo le virtù cardinali, fede, non intesa nel senso di fede religiosa ma nel senso originario di fiducia, avere fiducia nella maggior parte degli altri salvo verifica negativa. carità intesa in senso moderno e cioè occuparsi degli altri e quindi non essere egoisti il volontariato per esempio che qui è del cesb e l 'ultima è la speranza
la felicità è legata non a quello che è avvenuto ma la tua capacità di coltivare speranze per il futuro fino alla morte certo se in abortone di questi tempi parlare della possibilità di immaginare delle politiche per la felicità è complicato sono tempi difficili da tutti i punti di vista, a prescindere da chi c'è il governo, chi non c'è il governo il sistema dei partiti e altre cose del genere, ma è veramente complesso più che altro perché sembra
che l'unica categoria alla quale ci si debba appellare è l'odio che viene rivendicato in modo orgoglioso anche dalla politica da certe parti politiche Ecco, io quando ho odiato non sono mai stata felice, questo è proprio uno simoro assoluto, è l 'unica certezza che forse chiunque può condividere, se odi non sei felice, quando ti lascia andare, il che non vuol dire non avere, diciamo, contezza di quello che si è, non avere ambizioni, non avere la voglia di scoprire delle cose. Sulla medietà, ad esempio, io personalmente, di cui parlava il professore, che è ovviamente molto più esperto di me, però io penso che la medietà talvolta può essere anche...
rifugio di chiusura ovviamente non è quello che diceva il professor Finzi però insomma mi piacerà parlarne poi dopo nel dibattito più lungo perché comunque devo dire che talvolta è rompendo gli argini che si ritrova la propria identità più profonda poi diciamo è tutto molto soggettivo per questo io personalmente penso che la cosa più importante sia conoscersi e trovare la propria autenticità a quel punto capiamo quello che vogliamo, tutti noi abbiamo due vite e la seconda comincia
quando capiamo che questa è l'unica che abbiamo, se questa è l'unica che abbiamo amici, amiche cerchiamo di utilizzarla al meglio e quindi perché odiare, perché prendersela con l 'altro inutilmente, perché avere scatti di rabbia e perché invece non cercare di comprendere e anzi di entrare in contatto con l'altro che sicuramente avrà qualcosa da darti e nello stesso tempo magari allontanare persone che si frequentano solo per ipocrisia. oppure faccio questo è un consiglio proprio basico delle volte si è in contatto con persone con le quali non abbiamo nulla da spartire solo perché ce lo chiede una presunta società
che vuol dire? Noi cerchiamo le persone che ci corrispondano, poi tutti avranno qualcosa da dirci, tutti avranno qualcosa da comunicarci, però dobbiamo essere anche capaci di trovare quelle che parlano maggiormente al nostro cuore un po' di intelligenza emotiva in più non guasterebbe Il tema delle politiche per la felicità forse potrebbe mettere ed essere in questo concreta al centro il tema delle disuguaglianze della lotta alle disuguaglianze professor finzi che ne pensa si integrato però dalla creazione la più vasta possibile di momenti di incontro personale gli inglesi dicono face
to face faccia di fronte alla faccia quindi non digitale la terza è quella di evitare ogni approccio maschilista per valorizzare le donne che oggi non lo sono abbastanza. Professore la ringrazio, sarà un piacere tra poco ascoltarvi qui a Via Labardini alla terrazza, veramente un posto straordinario per il secondo appuntamento dell'elogio dell'umano dove si parlerà anche delle dirimpettaie che è un affresco straordinario, dicevo prima, ce le dice due parole sul suo libro.
Ma con piacere, sono tre donne nate negli anni 30. quindi adulte negli anni 60-70 quando c 'è la loro vita che era estradata verso quella che era la vita delle donne di quell 'epoca che era al 90% fatta di matrimoni e figli e capiscono che qualcosa si muove intorno a loro e capiscono che forse la vita che sono state in qualche modo costrette ad scegliere ma non perché qualcuno le ha obbligate ma perché la società patriarcale che le ha obbligato è uno scritto che però funziona così, forse non è quella che corrisponde alla loro vita.
Quindi Gabriella Milanese trova una sua strada attraverso l'intelligenza, attraverso la coscienza, l'incontro, l'indipendenza economica. Maria la trova attraverso la fuga e poi Maria è una donna buona, è quella che diceva il professor Finzi, pensa sempre agli altri e questo la rende ricca umanamente e quindi anche felice. E Tina la trova con la scoperta dell'Eros perché farà una cosa molto... scandalosa che lo sarebbe ancora oggi perché si fidanzerà con l'ex fidanzato della figlia, lei quarantenne, lui diciannovenne potete immaginare cosa voleva dire
all'inizio degli anni settanta però a quel punto lei fa questa cosa dirompente io non la giustifico né la condanno penso però che se tu reprimi troppo una persona come era successo nella testa della mia Tina poi quando esplode è difficile trattenerla e può fare anche cose profondamente egoiste quindi anche causare un problema alla fine propria la propria figlia insomma il figlio maschio ma questo avviene perché la spinta verso la felicità è talmente forte che non non ha più limite non ha più contenimento e quindi dobbiamo fare conti anche con questo nel
nostro percorso però si può sempre diventare padroni del proprio destino questa è la mia idea. Si chiama Lidivin Pettai l'ultimo libro di Serena Bortone che sarà con Enrico Finzi protagonista di questo incontro all'elogio dell'umano organizzato dal Cesvot qui a Villa Bardini ha fiesto. dedicato alla felicità degli italiani ultimo appuntamento il prossimo giovedì prossimo quando noi ci risentiremo in diretta sempre alle 17 grazie ai nostri ospiti alle nostre ospiti la linea torna allo studio Grazie a
tutti