L'Europa culturale tra identità e rigenerazione - Intervista da Lubec 2026

14 ottobre 2026 · 14 min

Discussione sulla 22esima edizione di Lubec dedicata all'identità culturale europea e alla sua capacità di rigenerazione. Interventi di Gaetano Scognamiglio e del rettore Lorenzo Casini su come la cultura rappresenta un'infrastruttura immateriale fondamentale per l'Europa, superando gli ostacoli politici e geopolitici contemporanei.

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Capitoli

  1. 00:00Introduzione e benvenuto ospiti
  2. 00:24Il panel di apertura sull'identità europea
  3. 01:23Intervento remoto di Sabino Cassese
  4. 03:00Europa culturale come base storica
  5. 05:02La cultura come bersaglio in conflitti geopolitici
  6. 06:04L'eredità di Altero Spinelli e il modello europeo
  7. 09:04Il valore economico della cultura
  8. 11:58Ruolo dello Stato e collaborazione pubblico-privato
  9. 13:03I giovani e il futuro dell'Europa
  10. 14:24Conclusioni e ringraziamenti
Trascrizione 25 passaggi

ben trovati dunque nel nostro corner in conclusione di giornata do subito il benvenuto a Gaetano Scognamiglio presidente di promo PA fondazione buongiorno buongiorno a lei e al rettore della scuola IMI. alti studi di lucca lorenzo casini professore buongiorno allora voglio tornare indietro di qualche ora esattamente a stamani quando si è tenuto questo panel di apertura l 'europa come rappresentazione di una cultura per questa 22esima edizione di lubec che affronta una

questione al tempo stesso immagino politica filosofica istituzionale cioè come definire un 'identità europea capace di riconoscersi in una memoria comune tuttavia senza trasformarla in un confine direi, di promuovere l 'appartinenza senza e azzardo imporre un modello culturale uniforme anche in nome di questo pluralismo culturale che insomma si compone e compone l 'Europa. È intervenuto da remoto il professor

Sabino Cassetti. noto in signe giurista, già in merito anche della Corte Costituzionale, e ho fatto un discorso che mi preme riportare anche ai nostri ascoltatori, e cioè che l 'Europa culturale, l 'Europa della cultura esisteva già prima di questa Europa politica, giuridica, di questa dimensione anche spaziale, se vogliamo. Ha citato Keplero, Cavour, Lefebvre, cioè ha... Ha parlato una dimensione storica importante e ha parlato in termini di robustezza culturale che sopravviverà anche a tutti gli ostacoli che stiamo vivendo da un punto di vista

culturale e soprattutto politico su scala internazionale. Devo dire che questo confronto acquista un significato particolare alla luce di tutte le premesse che abbiamo anche dibattuto durante la giornata. Intanto chiederei su... al presidente scognamiglio se cassese è stato molto ottimista riguardo a come dire al a una cultura sempiterna di rilevanza europea lei si trova d 'accordo con questa prospettiva pensa

anche lei che sopravviverà a tutto questo ma io credo assolutamente di sì anche sulla base delle parole ascoltato perché naturalmente Cassese è un maestro e quindi la visione che ha il professor Cassese in qualche modo ci indica una possibile strada. Quando lui dice, lei l 'ha prima accennato, che la storia si sviluppa su diversi livelli e che il livello più profondo è quello della cultura e quando ci ricorda che l 'idea della comune

cultura europea è stratificata nei secoli. Questo ci conforta. Naturalmente questo incontro, questo tema è nato, per quello che mi riguarda, dalla lettura di questo testo di Stefan Zweig, Il mondo di ieri, dove lui a un certo punto dice, riferendosi al 1914, a un certo punto si è interrotta la fioritura della comune cultura europea e poi si sa come è andata a finire. Questo tema mi sembrava un tema in questo momento molto importante da mettere

al centro del dibattito. Non sapevo francamente quali sarebbero state le opinioni dei nostri discussants e ho visto che nelle sue conclusioni il professor Cassese molto sinteticamente ha detto sì ci sono stati valutazioni molto positive, qualche valutazione temperata, però in fondo tutti sono stati positivi e questo deve fare sperare a tutti noi bene che esista

questa cultura europea come infrastruttura immateriale che può compensare le attuali debolezze dell 'Unione. e che questa infrastruttura possa anche consolidarsi. Questa è la situazione che è emersa stamani. Mi pare uno scivolo importante, in prospettiva si può pensare positivo, nonostante tutto.

Professore, però va da sé che la cultura è sempre stato un bersaglio importante per tutti, nei contesti geopolitici, bellici, pensiamo. Mentre il caso Palmira, quello che è successo in Medio Oriente, nello specifico in Siria tantissimi anni fa, non poi tanti alla fine, ma penso che se è così scomoda la cultura da legittimare, evidentemente da spegnere, è perché la cultura è un 'infrastruttura, insomma, è uno strumento importante per rigenerare, giusto per mutuare dal titolo di Lubeck.

Lei non a caso ha fatto anche... Ha richiamato all 'appello una figura importante, quella di Altero Spinelli, che ben si lega all 'istituto che lei presiede e che si lega anche alla città di Lucca, perché alla fine venne incarcerato qui nel carcere di Lucca, padre del manifesto di Ventotene. Ecco, quale eredità culturale, quale modello, pensando anche a Spinelli e non solo, può essere? Possiamo insomma sottolineare, possiamo fare nostro per portare avanti queste istanze

e non cedere insomma alle provocazioni che potrebbero anche costare caro alla cultura. Il modello di riferimento è quello basato sulla libertà e sulle libertà e non è un caso che anche quando la comunità economica europea è iniziata e come strumento... Per arrivare comunque a un 'integrazione più ampia, il punto di partenza sono state le cosiddette quattro libertà di circolazione. Ora rispetto anche alla diffusione di cultura, avere un territorio dove ci si può muovere

liberamente, dove non si può discriminare rispetto alle offerte di lavoro in base alla nazionalità, dove oramai anche la valuta, la moneta in diversi paesi europei, l 'euro, è la stessa, sono tutte leve che favoriscono un 'integrazione di un tema, la cultura che come avete ricordato voi stessi in realtà parte prima. Io sono stato tra gli ottimisti come ha ricordato prima il presidente Scogna Miglio, ma l 'ottimismo temperato, perché

è in dubbio che noi oggi, anche per quello che le guerre, ahimè, ritornate, ci sono sempre state purtroppo, però sono ritornate in maniera più forte e anche le sfide che ci ponono l'intelligenza artificiale ci pongono le nuove tecnologie ci pongono anche la domanda se stiamo vivendo una fase di crisi rispetto a questi percorsi poi di integrazione culturale che l'Europa ha sempre avuto uno studioso di cui abbiamo parlato anche prima

lo storico Christophe Charles parla nella storia della cultura europea della tela di Penelope, cioè in cui le guerre rappresentano delle crisi di qualcosa che sembra che venga poi disfatto dopo che aveva invece prosperato per essere un qualcosa di positivo. Io quello che credo, ed è emerso chiaramente dalla bellissima discussione di oggi, è che vale quello che i francesi hanno detto, di fatto parafrasando Jean Monnet, tanto che,

Questa frase che sto per dirvi viene attribuita a Jean Monnet ma è un apocrifo, fu il preside dell 'Accademia di Belle Arti di Parigi che quando morì Jean Monnet disse che Jean Monnet avrebbe potuto dire che se bisogna ricostruire qualcosa, se bisogna partire con una ricostruzione, comincerei dalla cultura. Come dice anche Sabino Cassese, il professor Cassese ha detto ci sono molti livelli dell 'esistenza ma... della cultura senz 'altro più profondo e direi che è quello dove ci possiamo davvero incontrare

no è il mezzo è la terra di mezzo vero è che presidente la cultura le chiedo forse in maniera un po provocatoria deve dimostrare il proprio valore economico per ottenere un riconoscimento a livello politico beh devo dire che questa risposta l 'ha data il professor nida perché Unita da economista ha detto prima, ci ha ricordato, che la cultura non era considerato un fattore di rilevanza economica e invece ora è entrata nel comune sentire un fattore

di rilevanza economica. Quindi la famosa frase di Tremonti, che Tremonti dice di non avere mai detto, ora sembra, la cultura non si mangia, sembra superata dalla consapevolezza generale e poi dai dati, perché noi abbiamo un rapporto più recente che quello di Simbola che ci dice che la cultura genera 115 ,8 miliardi di euro di valore aggiunto, quindi la cultura ha un valore economico. Naturalmente io penso che la cultura abbia prima

di tutto valore intrinseco e poi ha degli effetti, però il valore della cultura è prima di tutto intrinseco, personale. Poi dopo ci sono delle conseguenze importanti anche sul piano economico. Alla fine lo diceva anche Napoleone che aveva un valore intrinseco pensando l 'Europa, pure in senso egemonico imperialista, però fece moltissimo per la cultura da un punto di vista europeo, per questo sogno che poi non si è mai realizzato. Si diceva della cultura come infrastruttura, come produttrice.

valore, però come si può evitare che gli indicatori economici diventino il principale metro di giudizio, financo a penalizzare magari quelle esperienze che vengono un pochino più dal basso e che sono invece fondamentali perché abbiamo pensato e parlato più volte di cultura come partecipazione? Si può evitare non applicandoli in modo matematico. automatico e indiscriminato. Noi, ecco la scuola GMT lo vediamo, abbiamo il privilegio, il vantaggio di essere una scuola costruita su un modello

interdisciplinare, quindi le nostre aree spaziano dalle neuroscienze all 'ingegneria informatica, sino all 'economia, al patrimonio culturale, quindi quando dobbiamo adottare degli indicatori che siano le citazioni bibliografiche o che siano il numero di progetti finanziati, sarebbe impensabile applicarli in modo identico per settori così diversi tra loro, con contesto differente e storia anche differente. Ecco, il valore economico della cultura molto spesso, per citare Henry James, priceless,

non è pensabile misurarlo e anzi molto spesso è proprio quello che sembra produrre meno valore che se lo si coltivano. ne potrà produrre molto di più dopo. Il ruolo dello Stato è fondamentale sotto questo profilo perché quello che sappiamo se ci spostiamo sul patrimonio culturale è che non esiste possibilità di curarlo, tutelarlo e valorizzarlo se pubblico e privato non collaborano insieme perché lo Stato non avrà mai tutte queste risorse e il privato comunque ha bisogno dello Stato per poter

intervenire. Quindi sotto questo profilo iniziative come l 'Ubeck sicuramente rappresentano un luogo privilegiato per discutere questi temi. Bene, concluderei brevemente una domanda rapida, spero anche in una risposta secca, ma importante per chi ci ascolta. Rigenerazioni è il titolo di questa manifestazione, pensando soprattutto ai giovani, si è parlato di Erasmus. di circolazione di idee, di persone in questa Europa difficile da vivere oggi. Sono loro il nostro futuro e come lo vede?

Certo, non so chi ha ricordato, ma mi sembra il professor Casini, che quando domandavano quale sarebbe stato il futuro dei bambini, Napolitano diceva che il futuro siete voi, sarete voi che... direte quello che succederà, ecco questo mi sembra importante sicuramente sarebbe impensabile non avere fiducia nei ragazzi e nei giovani sarebbe anzi un peccato, un delitto non avere fiducia di loro, quindi bisogna per forza avere fiducia di loro e aiutarli

per i giovani che non ci sono scorciatoie e che comunque ricordarsi sempre che la tecnologia anche la più affascinante la più incredibile è uno strumento con un evidente riferimento anche all 'intelligenza artificiale che ha occupato un posto importante in questo dibattito grazie a tutti coloro che ci hanno ascoltato e ci ritroverete naturalmente sul nostro sito www .controradio .it

un buon proseguimento di serata sulle frequenze di Controradio Lubec 2026 Rigenerazioni culturali