il Viaggio della Costituzione

7 luglio 2025 · 40 min

Il professor discute l'evoluzione del Parlamento italiano dal Regno d'Italia alla Repubblica, analizzando la crisi della rappresentanza politica e il ruolo dei partiti. Vengono esaminate le dinamiche tra Parlamento e Governo, il sistema elettorale, le autonomie regionali e le sfide della democrazia contemporanea. Particolare attenzione viene data ai limiti del premierato e alla necessità di preservare la funzione garantista del metodo parlamentare.

Capitoli

  1. 00:00Introduzione al Salone dei Cinquecento
  2. 05:30La rappresentanza e l'articolo 67 della Costituzione
  3. 10:30Il ruolo del Parlamento e dei mass media
  4. 14:00Il Governo e l'indirizzo politico
  5. 23:00Gli scandali parlamentari e il caso Lobbia
  6. 26:00Il decoro parlamentare e la comunicazione politica
  7. 30:00I regolamenti parlamentari e la lentezza istituzionale
  8. 33:00La riforma del premierato e i rischi per la democrazia
  9. 37:00Le sfide della modernità e il futuro del Parlamento
Trascrizione 68 passaggi

Allora, professore, ci troviamo nel Salone dei Cinquecento, che è la sede del primo Parlamento del Regno d 'Italia. Poi le successive vicende storiche portarono verso altri leader, il fascismo e con la liberazione dell'antifascismo. le prime elezioni libere e l'elezione del nuovo Parlamento. Partiamo da quello che è il ruolo del Parlamento come rappresentanza del popolo, della nazione.

Il Senone 500 è abbastanza divertente perché è una stanza quadrata, o meglio, rettangolare. E le stanze rettangolari non sono adatte ad un Parlamento come il nostro. e neppure ad un Parlamento come quello statutario. Sono adatte a dei parlamenti maggioritari. Il Salone dei Cinquecento era la sede della Camera dei Deputati mentre il Senato della Repubblica si trovava agli Uffizi più o meno dove c 'era la stanza del Tribunale nel momento in cui

vi era ancora il Gran Ducato. Quello che è interessante interessante nella sua domanda è come funziona la rappresentanza, questo mi sembra che sia un po' il senso della sua domanda. La rappresentanza nel nostro modello si basa su una norma che è l 'articolo 67 della Costituzione, ciascun membro del Parlamento rappresenta la nazione senza alcun vincolo di mandato. Questa norma ha un contenuto in

essenzialmente etico. Il Parlamento riesce a rappresentare la nazione perché ciascun membro del Parlamento, facendo ciò che ritiene giusto, è in grado di rappresentare fedelmente la nazione e non è in alcun modo vincolato né a quelle che all 'epoca erano le istruzioni che provvede. venivano dagli elettori né oggi ai partiti politici. Il che non significa che il membro

del Parlamento non si senta obbligato a rispettare vuoi le indicazioni dei suoi elettori, vuoi le indicazioni del partito politico cui appartiene, ma significa soltanto che non può essere giuridicamente obbligato a rispettare niente di tutto questo. Questo modello fa sì che la rappresentanza, tipicamente una rappresentanza ancora in senso liberale, funzioni perché i membri del Parlamento si sentono eticamente responsabili di ciò che fanno.

Però, come è facile osservare, l 'etica cambia molto da individuo a individuo e quindi vi saranno alcuni membri del Parlamento che riescono... a realizzare meglio questo compito e altri che invece lo evadono nella maniera più plateare. Questo ci porta a vedere due fenomeni, uno collegato all 'altro. Il primo è che il Parlamento, secondo un modello classico, dovrebbe essere il luogo in cui tutte le idee della nazione,

attraverso le migliori persone della nazione, si... confrontano e questo confronto coinvolge l 'opinione pubblica. I parlamenti dovrebbero essere considerati anche come mass media. Il Parlamento dovrebbe essere un luogo che seleziona ciò che interessa alla nazione e promuove un dibattito su ciò che interessa effettivamente alla nazione. Questo modello mi sembra abbastanza

fallimentare nel senso che mi sembra difficile dire oggi che vuoi è semplice seguire i lavori del parlamento vuoi è divertente seguire i lavori del parlamento vuoi qualcuno se noi addetti ai lavori segue effettivamente con attenzione i lavori del parlamento poi vi è un 'altra questione per noi abbastanza centrale nel no Nel nostro modello costituzionale la rappresentanza funziona bene perché ci sono i partiti politici.

Quindi nel nostro modello il parlamentare rappresenta la nazione perché viene eletto, vuoi alla Camera, vuoi al Senato, però il parlamentare è anche membro di un partito politico e attraverso quell 'associazione intermedia respira l 'atmosfera della nazione. è in grado di ricevere dalla nazione tutti gli stimoli necessari ad alimentare e rendere realistica la sua attività di parlamentare. Però la rappresentanza non è solo questo,

perché la rappresentanza attraverso i partiti politici è anche una funzione di intermediazione, le direi è una funzione di intermediazione tra massa ed elite. La prima cosa che accade nel Parlamento ottocentesco e che continuerà in maniera enorme nella prima repubblica è che non si va più dal curato o dal parroco per ottenere un prestito in banca ma si va dall 'onorevole così se non si vuole fare il servizio militare non ci si rivolge più al vescovo ma ci si rivolge

all 'onorevole e quindi vi è una funzione di intermediazione tra i bisogni anche spiccioli cittadini e chi è in grado di risolvere questi bisogni che viene assolta dai partiti politici con le logiche clientelari che poi conosciamo e che sono degenerate. Questa funzione di intermediazione probabilmente non è più necessaria e viene svolta dal mercato per cui se oggi noi vogliamo ottenere un prestito in banca non andiamo più né di

dal curato né dall 'onorevole, ma andiamo direttamente dal direttore di banca o forse addirittura ci colleghiamo attraverso la rete al nostro home banking e riceviamo o non riceviamo il prestito secondo dei criteri che sono stati fissati in maniera del tutto indipendente da qualsiasi discrezionalità. Questa crisi ci fa pensare ad una evoluzione dello Stato. Nel senso che quel modello di Stato che nel contesto costituzionale serviva di intermediare e arbitrare dei

conflitti politici tra movimenti politici ideologici contrapposti gli uni agli altri ma che cercavano un punto di equilibrio è cambiato completamente e oggi il nostro modello è un modello in cui è lo stesso. Stato che deve sopravvivere al mercato e deve riuscire ad affermare la sua autorità nei confronti del mercato e quindi lo Stato cerca attraverso le istituzioni parlamentari, ma cerca più in generale

attraverso la costruzione del consenso, una qualche forma di plusvalore che gli permetta di guadagnare di legittimazione in questa grande battaglia. Tutto questo a noi in questo momento non interessa, ci interessa piuttosto dire che quella rappresentanza che noi conosciamo e che abbiamo in qualche misura studiato è probabilmente entrata in una crisi che può essere considerata irreversibile.

Sicuramente è irreversibile la crisi collegata alla forza. partito politico come la conoscevano in assemblea costituente. Non è assolutamente però venuta meno la funzione etica della rappresentanza, quella che si diceva prima, il fatto che quel certo numero di parlamentari, quei 400 deputati, quei 200 senatori, nella misura in cui agiscono secondo coscienza, possono effettivamente rappresentare la nazione. e lo fanno dividendosi in maggioranza e minoranze

e il Parlamento come sua essenza è il luogo nel quale la maggioranza è condannata a raccontarsi anche alla minoranza. Ciò che ci interessa della dialettica parlamentare non è il fatto che le minoranze partecipano. alle decisioni della maggioranza. Questo lo possiamo considerare addirittura patologico in una democrazia matura. Le minoranze devono fare le minoranze e le maggioranze devono fare

le maggioranze. I momenti consociativi ci portano indietro nel tempo e tendono a diluire la responsabilità delle scelte politiche. Diluire una responsabilità non è mai una buona cosa in una democrazia matura. Quello che però accade necessariamente in Parlamento è che la pubblicità dei lavori parlamentari e il diritto di ciascun parlamentare a partecipare a tutti i lavori parlamentari, tranne che a quelli del Copasim, fa sì che

la minoranza sia perfettamente a conoscenza di ciò che la maggioranza sta facendo e la maggioranza non può fare a meno del Parlamento per realizzare le proprie politiche. Parlamento è il luogo nel quale le minoranze possono conoscere effettivamente quello che sta accadendo, le dinamiche della maggioranza e all 'interno della maggioranza stessa. Parlamento legislativo e poi c'è l'esecutivo, che è il governo, che è anche una funzione

legislativa, come sappiamo, come si configura il governo nel nostro ordinamento? Il governo nel nostro ordinamento si configura male perché la Costituzione quando parla del governo ne parla con molta timidezza e cerca di costruire un governo il più debole possibile ed è abbastanza ovvio, ha paura di un governo forte, ha paura di un Presidente del Consiglio dei Ministri forti, ma è anche ovvio per quell 'eterogenesi dei fini che ha messo insieme Democrazia Cristiana.

il movimento socialcomunista e che abbiamo già visto un governo debole esaspererà il conflitto di classe dal punto di vista del partito comunista un governo debole continuerà ad aver bisogno di equilibri e quindi garantirà l 'immobilità del sistema dal punto di vista democristiano il governo però col tempo è diventato sempre più forte in particolare Se noi vogliamo individuare il passaggio dalla prima alla seconda repubblica, lo individuiamo proprio in quel fantastico libretto che era Restituiamo lo scettro al

principe, che evocava la necessità di uno scettro e di un principe. E il principe era il popolo, ma lo scettro lo avrebbe dovuto tenere in mano il governo e tutta la nostra seconda repubblica ha cercato... di costruire dei governi forti direi senza riuscirci per molto molto tempo e poi riuscendoci forse solo negli ultimi anni e nelle ultime battute il governo in realtà fa parte dello

stesso potere di cui fa parte il parlamento mentre la nostra costituzione disegna parlamento e governo come se perché collegati esclusivamente dalla fiducia, secondo me una visione più realistica delle dinamiche costituzionali dovrebbe vedere e distinguere tra maggioranza ed opposizione e considerare il circuito Parlamento e Governo come un continuum in cui maggioranza ed opposizione

si fronteggia. Il Governo è il comitato. della maggioranza ed è il comitato direttivo della maggioranza in parlamento ed è il comitato direttivo della maggioranza perché detiene la funzione di indirizzo politico cioè quella capacità di indirizzo dell 'intera macchina statale che permette a tutta la macchina statale di ruotare come ruotano i meccanismi un orologio ben studiato e ben definito. L 'indirizzo

politico è ciò che dà significato a tutte le singole rotelle che compongono lo Stato come persona. Questo compito è un compito che spetta al Governo e particolarmente al Presidente del Consiglio dei Ministri. Lei diceva giustamente che negli ultimi anni si è provato a dare una sempre maggiore. solidità al governo, un potere di indirizzo sempre maggiore e diceva anche che in fondo non ci siamo riusciti se non in queste ultime fasi. Che tendenza avete per il prossimo futuro?

Anche considerando il fatto che abbiamo una partecipazione al voto in questo momento storico sempre minore. Io credo che gli elettori in Italia siano 48 milioni e Alle ultime elezioni i partecipanti siano stati 29 milioni e mezzo, salvo errore sui numeri. Credo che la partecipazione al voto sia strettamente connessa alla legislazione elettorale. Credo che una legislazione elettorale che si fonda sulle liste bloccate presupponga dei partiti politici forti in grado di legittimare

con la loro autorevolezza. coloro che necessariamente saranno eletti perché collocati in posizione utile all 'interno di quella lista. Questo è nel modello Pelseniano ed è esattamente l 'incontrario nel nostro modello. Nel nostro modello le liste bloccate sono l 'unico strumento che hanno i partiti politici per sopravvivere alla loro inesorabile. putrefazione. Se è così, la prima domanda è abbiamo davvero bisogno delle liste bloccate,

abbiamo davvero bisogno di un sistema elettorale proporzionale appena corretto in senso maggioritario o invece queste dinamiche ci dovrebbero condurre ad un sistema molto più simile a quello anglosassone e quindi quindi un maggioritario secco di collegio, nel quale ciascun collegio ha tra gli 80 .000 e i 250 .000 elettori, a seconda delle regioni, e un unico seggio,

un unico candidato che viene eletto, che a quel punto avrà come cleavage principale, avrà come direttrice della propria azione politica i bisogni di quel territorio. territorio piuttosto che delle linee politiche che vengano dettate dall 'altrono. Ecco io credo che si debba lavorare molto sulla dimensione della meccanica elettorale per superare questa timidezza dell 'elettore verso il voto. Non si può pensare di attrarre l 'elettore al voto con

dei meccanismi che premiano l 'appartenenza ai partiti politici quando l 'appartenenza partiti politici non c 'è più. O è sempre più debole, insomma. O è sempre più debole, insomma, nelle case del popolo non si va più a discutere della guerra in Ucraina, ma ci si va a mangiare la pizza piuttosto che a ballare liscio. Le autonomie regionali e locali, come si collocano in questo scenario, in questo circuito? Anche alla luce della riforma, diciamo, che si sta provando a fare.

Credo che della riforma che si sta provando a fare ci si possa tranquillamente disinteressare perché dubito fortemente che dopo la sentenza della Corte Costituzionale quella riforma possa arrivare in un qualsiasi luogo che non sia la sua definitiva archiviazione. Le autonomie sono un qualche cosa di estremamente importante e ci permettono di fare una piccola

riflessione. Le regioni che noi conoscevamo all 'inizio degli anni 90 erano degli enti privi di una personalità propria, erano degli spazi in cui si svolgeva una politica di serie B. Le regioni dopo l 'elezione diretta del Presidente della Giunta regionale hanno cambiato completamente volto e oggi i governatori delle singole regioni hanno una loro autorevolezza anche a livello centrale maggiore di quella di molti ministri.

Questo ci permette di considerare la regione come un qualche cosa di vivo, un luogo in cui si parte. partecipa e le regioni hanno al loro centro una funzione estremamente importante perché alle regioni è affidata la tutela sanitaria e la tutela sanitaria è proprio la garanzia di quella libertà del corpo di cui parlavamo nell 'ultima puntata di questo podcast, nell 'ultima puntata prima di questa del podcast che stiamo raccontando adesso.

Il fatto che l 'amministrazione che si deve prendere cura dei nostri corpi sia vicina a noi è un qualche cosa di straordinariamente importante e credo potenzialmente da valorizzare ancora e penso a quei fenomeni che dovremmo limitare di turismo sanitario a cui sono costretti i cittadini. regioni meno fortunate che debbono recarsi a spese della regione meno fortunata nella regione

più fortunata per ottenere delle cure. Questo meccanismo è un meccanismo che renderà sempre più povera la sanità di quella regione, perché non solo non ha adesso il denaro per fare un salto di qualità, ma il poco denaro che può investire è costretto a spenderlo per pagare le regioni. regioni più ricche che erogano le cure ai suoi cittadini. Le volevo chiedere del titolo quinto, quindi di questa legislazione concorrente, che di

fatto, vediamo l 'ultimo caso specifico, ma ne potremmo citare tanti, crea spesso delle frizioni, per dire così, tra governo centrale e... governo regionale. È un modello che regge? Guardi, sulla riforma del titolo quinto hanno scritto tutti i costituzionalisti fin dalla sua approvazione in maniera pressoché incessante. È una delle riforme più complicate da riuscire a comprendere di

tutto il nostro tessuto costituzionale e credo che non si trovi. un unico costituzionalista che ne parli bene. Detto questo, sicuramente la funzione legislativa è una funzione che dialoga direttamente con la Costituzione e dialoga con la Costituzione lungo due direttrici. Da una parte deve svolgere i valori costituzionali e dall 'altra parte non deve violare i principi della Costituzione. Quindi creare un meccanismo rigido di ripartizione

delle competenze tra Stato e Regione nel dialogo con la Costituzione, a mio avviso, è pericoloso. In realtà l 'unica cosa che conta qui è che qualcuno dia attuazione alla Costituzione. Sia lo Stato se la Regione è inerte, sia la Regione se lo Stato... è inerte, ma non stiamo a giocare con i cappellini e dire solo chi ha il cappellino dello Stato può parlare su questo e solo chi ha il cappellino della regione può parlare su quest 'altro. Poi

naturalmente esistono, ma direi che esistano solo a livello statale, delle esigenze di unitarietà nelle quali se le regioni prendessero troppo la mano creerebbero delle diaspore, creerebbero dei movimenti secessionisti e lì è bene invece intervenire e intervenire nella maniera più severa e più rigida perché il principio fondamentale è sempre quello per cui l 'Italia è una

e indivisibile e da quello non si può sfuggire. chiaramente è passato tanto tempo da quando i deputati del Regno sedevano in questa sala ed è passato tanto tempo anche da quando i primi deputati della Repubblica hanno seduto il nuovo Parlamento nel frattempo è cambiato il paese, è cambiata la società, è cambiato anche il modo di rappresentare le istituzioni sappiamo che la Costituzione dice che bisogna farlo con decoro bisogna farli una certa maniera, se era troppo formali

prima, siamo troppo flabrati ora. Io non ho idea di quale sia il decoro con cui si deve rappresentare la nazione. In Parlamento non si può entrare senza la cravatta, non si può entrare nemmeno senza la giacca. però c'è giacca e giacca e c'è cravatta e cravatta. Secondo me la vera questione del decoro è, ed è divertente parlarne qua,

la questione dello svolgere con dignità la propria funzione. È divertente parlarne qui perché il primo scandalo del Regno d 'Italia si è scatenato proprio in questa aula ed era lo scandalo. manifattura tabacchi perché l 'appalto come veniva chiamato allora la concessione ad un privato della manifattura per i tabacchi era stato venduto da alcuni eminenti personaggi della destra storica e il più attivo dei deputati

che si lanciava nel denunciare questo scandalo cristiano lobbia un deputato della sinistra storica, uscito da quest 'aula a notte fonda dopo un 'adunanza assai tempestosa, fu trovato bastonato e accoltellato, da qui il cappello a lobbia, perché il povero lobbia portava una bombetta che però per effetto della bastonata si trasformò nel cappello a lobbia che è

quello di tutti i gang. stelle dei film americani ecco cristiano robbia ha subito diversi processi per simulazione di reato questo secondo me è un po il problema della nostra storia gli scandali che ci sono e soprattutto lo scandalo del soffocare lo scandalo soffocando colui che denuncia lo scandalo e scandalizzandosi del denunciare lo scandalo perché questo è ciò che non

si deve fare allora il vero tema secondo me non è tanto il decoro del parlamento il decoro del parlamento segue dovrebbe seguire secondo me ancor di più lo spirito dei tempi oggi mi sembra un po anacronistico che i parlamentari debbano indossare necessariamente la giacca e la cravatta. Io pensavo soprattutto al modo di porsi nell 'ambito social, per cui c'è questa disintermediazione, quindi il politico, il parlamentare, il presidente della

regione, il presidente del consiglio, alla fine ha un rapporto immediato con il proprio elettorato, con i propri cittadini attraverso la rete e non passa più attraverso il Parlamento e questo forse va anche nel campo del... nella riflessione sulla crisi dell'indirizzo politico. Senz'altro, però, lo stile dell'aggressione, che poi è un po' quello che caratterizza il modello di oggi, la madonnina perennemente esibita,

o il rosario perennemente esibito dal muscoloso leader di un movimento politico, piuttosto che... la pochetta altrettanto rumorosamente esibita dal leader di un altro movimento politico e così via. Però tutto questo è uno stile di comunicazione, cioè quel rappresentare la nazione senza vincolo di mandato da cui siamo partiti è una dimensione etica e quella dimensione etica conosce il suo giudice.

soltanto nel momento del voto. Dal nostro punto di vista, suo e mio, senz 'altro tutto questo è di pessimo gusto, però non lo è per la maggioranza degli elettori e di questo forse noi dobbiamo imparare a tenerne conto e forse dobbiamo anche imparare invece che arricciare il naso con fare snobistico, che è un po' l'abitudine che si ha in questi casi. Però la sua domanda forse era ancora più profonda ed è quando si formulano le grandi questioni politiche le si

debbono formulare nelle aule nelle quali si discutono o se ne deve parlare soltanto fuori lasciando quelle aule sostanzialmente deserte come sono quasi sempre e lasciando la dimensione della politica all 'esterno. E questo è profondamente vero, però è anche la stanchezza del metodo parlamentare rispetto all 'evoluzione del metodo democratico. Noi continuiamo a fare Parlamento

esattamente come lo si faceva nell 'Ottocento. Una cosa interessante da osservare, è che i regolamenti parlamentari in Italia non sono stati mai modificati radicalmente, neppure durante il fascismo, ma sono sempre state fatte delle minime modifiche di accomodamento da una legislatura all 'altra. Il nostro regolamento parlamentare, che di solito si dice, è quello del 1971. Nel 1971 sono state modificate alcune parti.

del Regolamento della Camera del 1920 come modificato nel 1922 e quel regolamento era un regolamento che era stato approvato la prima volta nel 1848, per cui non ci si può immaginare che fare Parlamento con una disciplina di questo genere sia oggi così aggressiva un pochino come pretendere che cuore di Edmundo de Amicis continui a vendere come se fosse un podcast di Barbero, senza

voler fare la pubblicità di nessuno. No, è interessante perché raccontata così la Costituzione ricorda quello che è la lingua, no? Che come sappiamo nell 'italiano, a differenza di altre lingue, è comandata dall 'uso e quindi anche la... costituzione dovrebbe avere questa capacità, tuttavia è vero che le istituzioni hanno la loro rigidità e quindi si adeguano in ritardo quando si adeguano ai cambiamenti,

questo genera probabilmente quella crisi di indirizzo politico di cui purtroppo stiamo un po' vivendo le conseguenze, come si supera? Ma guardi, è vero che le costituzioni si adeguano in ritardo e sono lenti, però l 'unica maniera le costituzioni le istituzioni si adeguano sempre con una grande lentezza le nostre istituzioni sono

sicuramente tra le più lente del mondo nell 'adeguarsi però sono anche tra le istituzioni che hanno una maggior tradizione al mondo e pensi che i ministeri in Italia non sono nati con l 'unità d 'Italia, perché i Savoia hanno pescato i singoli ministeri dagli stati preunitari. Il Ministero degli Esteri è il Ministero degli Esteri del Regno di Napoli e viene dal Ministero degli Esteri del Regno di Napoli e ha quelle

tradizioni lì. Il Ministero della Giustizia è il Ministero della Giustizia. del Gran Ducato, il Ministero della Difesa è invece quello del Regno di Sardegna e così via e li potremmo ripercorrere tutti. Per noi la politica è sempre stata caratterizzata dalla dimensione della lentezza perché abbiamo sempre avuto paura dei rivolgimenti che sono contrari direi al nostro DNA, questa è una terra di grandi equilibri. Io credo che le istituzioni si debbano adeguare

allo spirito dei tempi, magari un po' più velocemente per quanto riguarda i regolamenti parlamentari rispetto a quanto non abbiano fatto, però anche con una certa moderazione e che forse per una volta lì l 'essere troppo giovanilisti deve essere vivo. anche con un po' di preoccupazione. L 'ultima domanda che voglio fare, è chiaro che un costituzionalista come è giusto che

sia non ha la palla di vetro, non può prevedere il futuro, ma vedendo gli elementi attuali come valuta lei il futuro nel medio termine di questa circolazione del potere che abbiamo? Io credo che oggi si sia di fronte ad un momento molto pericoloso. La riforma che vuole introdurre

il premierato è una riforma che irrigidisce terribilmente le dinamiche del circuito del Parlamento e del governo. Perché premio? l 'indirizzo politico di maggioranza e sacrifica i diritti e le prerogative delle minoranze. L 'elezione diretta del Premier è un 'elezione che dota il Premier di un plusvalore di legittimazione democratica che ha un forte impatto sul sistema. Nello

stesso tempo questa riforma si vorrebbe accompagnare a una riforma elettorale in senso maggioritario, che a mio avviso sarebbe sbagliata per le ragioni che abbiamo visto prima. Anzi, a mio avviso questa riforma vorrebbe un sistema elettorale a turno unico di collegio proprio per ridurre il plusvalore di legittimazione democratica del Premier. Quello c 'è già, è già troppo forte. Dobbiamo ridurlo, non lo dobbiamo.

aumentare. È una riforma che ci obbligherebbe ad aumentare i momenti di democrazia diretta. In questo momento siamo in una piena discussione referendaria. Sappiamo che i referendum da molto tempo non riescono ad avere un quorum e quindi quasi tutti i referendum finiscono con la vittoria di coloro che erano favorevoli al quesito referendario che però non hanno nessun effetto perché la maggioranza degli aventi diritto al voto non è andata a votare.

Allora dovremmo pensare anche a modificare queste regole e rendere più semplice l 'attivazione dello strumento referendario. Però vede come... Volendo il quorum. Certo, andrebbe eliminato il quorum a mio avviso perché aumentare il potere del premier non può non obbligarci a pensare. a dei temperamenti però tutto questo irrigidisce enormemente una forma di governo che si è sempre basata sulla ricerca di equilibri diversi la centralità parlamentare negli anni 70 un

modello quasi westminster nei primi anni 50 una lunga fase di transizione gli anni dal centro destra al centro sinistra tra il 50 e il 60, le infinite geometrie della seconda repubblica come le infinite geometrie del tramonto della prima repubblica, però tutti i momenti nei quali gli equilibri sono potuti modificare, cambiare senza una rottura istituzionale. Questa è una grande forza del nostro testo

costituzionale. Il rigidire queste dinamiche secondo me è pericoloso. Sicuramente adesso sembra molto opportuno per l 'attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, sicuramente questa riforma non arriverà in fondo nella diciannovesima legislatura che è quella che stiamo vivendo, temo però che potrebbe essere la vera riforma della ventesima legislatura, perché quel tentativo non è un tentativo che si esaurisce adesso. un attivo sistemico potremmo dire, e faccio un 'ultima domanda proprio su questo,

però si dice appunto che per rispondere alle sfide della modernità, della contemporaneità, ne abbiamo parlato molto nel podcast precedente, intelligenza artificiale, e tutto quello che comporta ci sia necessità di un potere più spedito, quindi più semplice, più disarticolato, che sostanzialmente sia nelle mani di poche persone. possa dare quindi risposte, tra virgolette, giuste, opportune, almeno il tempo possibile. Questa sicuramente è la tendenza del sistema, però vede, lo spazio del Parlamento è in

primo luogo lo spazio della definizione delle libertà. La Costituzione ha definito in maniera piuttosto elastica il contenuto dei singoli diritti individuali e tutti i singoli... i diritti individuali, o gran parte di essi, rinviano alla legge per una loro migliore specificazione. Perché? Perché il Costituente sapeva di non poter definire una volta per tutte i casi nei quali è obbligatorio l 'arresto in fragranza, come sapeva di non poter definire

una volta per tutte i casi nei quali si può limitare la libertà. di circolazione dei cittadini, sicuramente non avrebbe pensato al Covid, per fare un esempio. Questo è possibile ed è armonioso nel nostro sistema perché il Parlamento è il luogo del pluralismo, è quel luogo in cui la maggioranza è nuda nei confronti della minoranza. Lo stesso decreto legge e sicurezza che è è estremamente significativo perché è l 'espropriazione da parte del

governo di un disegno di legge in discussione da più di 18 mesi presso le Camere e che quindi rappresenta l 'archetipo di un governo che sottrae al Parlamento la sintesi in materia di libertà individuali, però dovrà essere convertito in legge. E quindi anche in questo caso... Il governo sarà costretto a spogliarsi in Parlamento, la maggioranza sarà costretta a mostrare i propri intendimenti a una minoranza in grado di rivelarli all 'intera nazione.

Ecco, secondo me esagerare nell 'efficienza del sistema significa perdere questa dimensione garantista che è forse... l 'essenza del metodo parlamentare. E non mi sembra un caso che sempre di più questa funzione si sposti sul circuito delle garanzie, sia assolta più dalla magistratura e dalla Corte Costituzionale e dal Presidente della Repubblica, come diremo nella prossima puntata,

che non dal Parlamento.