Antonella Vitiello e Antonio Bassi
Capitoli
- 00:00Introduzione
- 00:56Cos'è il Cluster Tecnologico Nazionale Made in Italy
- 03:01Collaborazione tra ITS Mita e il Cluster
- 04:38Made in Italy: oltre il brand, un sistema
- 08:11Flessibilità produttiva e varietà del Made in Italy
- 11:06Distretti e Fashion Valley toscana
- 14:00Formazione ITS e risposta al mercato del lavoro
- 17:00Buone pratiche e Living Lab
- 20:00Occupabilità dei diplomati ITS Mita
Trascrizione 40 passaggi
Mita is a virus, culture, storie e innovazioni nella moda a cura di Mita Academy in collaborazione con l 'Università degli Studi di Firenze. Bentrovati e bentrovati a questo nuovo episodio di Mita is a virus, la trasmissione cross mediale a cura di Mita Academy in collaborazione con l 'Università degli Studi di Firenze. Vi ricordo che l'ITS Mita Academy è l'istituto tecnologico tecnologico superiore che forma tecnici altamente qualificati per il mondo della moda. Allora il nostro episodio di oggi parlerà di ancora una volta di Made in Italy ma in una maniera ancora più approfondita perché a Firenze si è
tenuta la giornata nazionale del Made in Italy. Ne parliamo oggi con Antonella Vitiello, la direttrice generale di Mitacademy, grazie per essere ancora con noi, per essere ritornata. Grazie a voi. E con il professor Alberto Bassi dallo Uav di Venezia che ha il presidente del Cluster Tecnologico Nazionale Made in Italy. È la struttura, l 'associazione che specificatamente lavora ormai da alcuni anni sul Made in Italy. Che cos 'è il Cluster? Il Cluster Tecnologico Nazionale Made in Italy è una realtà che al proprio interno
vede operare centri di ricerca e di formazione dalle università, ma non solo, e una ricca realtà delle imprese, che viene rappresentata non tanto dai singoli imprenditori, quanto dai sistemi di collegamento, i corpi intermedi che operano in modo di frequente molto appropriato nelle regioni, nelle realtà di rapporto tra imprese, siano di produzione industriale che artigianale. Si propone come una realtà.
di raccordo a livello nazionale di chi già opera bene sul territorio, territorio nazionale con una volontà di una dimensione nazionale, costruendo da una parte una serie di strumenti che incoraggiano i percorsi di formazione, in questo senso all'interno del nostro cluster ci sono le università ma anche gli ITS, in grado di coprire il percorso integrale della formazione, da mettere a disposizione della realtà degli studenti. e delle imprese, incoraggiano verso la ricerca mettendo a disposizione servizi e una dimensione
di raccordo che permette la costruzione di una massa critica utile alla partecipazione, a forme di finanziamento in grado di avviare azioni pilota. Quindi in qualche modo siamo un grande centro di coordinamento in grado di operare in modo proficuo verso la costruzione di un sistema di affiancamento. di sostegno alla realtà della ricerca e delle imprese in una direzione che vuole generare un vantaggio competitivo in grado di determinare innovazione, uno strumento fondamentale per stare sul mercato.
Direttrice Vitiello, come è nata la vostra collaborazione con il cluster? L'ITS Mita credo che sia l'unico ITS che è presente dentro al cluster. Beh, a oggi sì, direi decisamente siamo stati gli aprivista. ma ci auguriamo che a breve ci seguano altri colleghi di altri ETS che ovviamente coinvolgono al loro interno azioni sul Made in Italy in senso ampio, quindi nel breve diciamo che attraverso Unifi abbiamo ricevuto questa proposta di
cui siamo stati molto onorati e in particolare riguarda mia presenza all 'interno di uno degli organi del cluster e quindi l 'attività si è poi concretizzata chiedendo personalmente al presidente di poter realizzare le celebrazioni del Made in Italy nella giornata dedicata proprio al Made in Italy a Firenze. Ovviamente invito che è stato piacevolmente accolto e quindi...
Non si è poi limitata a una giornata, ma addirittura abbiamo progettato ben due giornate, una di tipo più istituzionale, l 'altra dedicata nello specifico alla formazione, ai risultati dell 'alta formazione nel campo del Made in Italy. Presidente Bassi, c 'è una cosa che noi vogliamo capire. Normalmente si parla di Made in Italy come di un brand. Siamo molto lontani dalla realtà, anche perché potrebbe essere, ed è in alcuni casi, un brand che non sempre è verificabile.
Stiamo invece parlando di un sistema, ma di un sistema che è profondamente cambiato. Abbiamo avuto delle pandemie, abbiamo avuto degli scenari geopolitici internazionali, sui quali è inutile perdere tempo perché sappiamo già di cosa stiamo parlando. Abbiamo avuto una trasformazione della produzione industriale in Italia profondissima. Stiamo parlando per... esempio oggi di rilocalizzazione, quando nella moda la delocalizzazione è stato uno dei tra virgolette, posso metterlo, problemi maggiori degli ultimi dieci anni. La dimensione storica
del Made in Italy che era basata su una imprenditoria familiare che arrivava dal prodotto, con competenze di prodotto, che si è affiancata a diverse competenze di natura progettuale, architetti, designer, ingegneri, artisti. uffici tecnici, affiancata da una dimensione di divulgazione che andava dalle riviste ai media, ai premi, ai musei. Quella condizione lì non c 'è più, bisogna capire qual è la nuova condizione.
Noi abbiamo attraversato una fase in cui abbiamo preso, lo dico con senso costruttivo non solo critico, una scorciatoia che era quello di... di trovare una formula che puntasse soprattutto sulla comunicazione. I brand delle aziende, di cui non nego la rilevanza, ci mancherebbe altro, sono il nostro elemento identitario. Dire Ferrari vuol dire Ferrari, così usciamo dalla moda che è un tema più periglioso. Dicevo, il brand delle aziende, ma poi anche dei progettisti, i designer star, le archi strade, hanno segnato una fase secondo me...
cui la dimensione che aveva caratterizzato la produzione in Italia, basata sulla flessibilità della produzione, su una grande variabilità, non un prodotto ma una serie di variazioni su una stessa tipologia, è stata oggettivamente messa in crisi da un modello che è stato proposto che puntava alla grande dimensione e alla battaglia sul prezzo. stata una fase storica, è inutile dire giusta e sbagliata, che a questo punto non è più sostenibile, quello che sta avvenendo nel mondo con la chiusura di alcuni mercati, con
la guerra dei dazi, comunque lo vogliamo cambiare senza arrivare ad altre situazioni ancora più drammatiche, impone un ripensamento. Bisogna probabilmente pensare a altri strumenti, siccome la dimensione del 95%, dicono le statistiche delle imprese, Del Made in Italy sono PMI di piccole dimensioni, servono probabilmente sempre più delle funzioni di raccordo, delle funzioni di coordinamento, sapendo che noi siamo il paese dei comuni e della difficoltà di unirsi rispetto all 'ottenimento di un risultato,
ma la dimensione sistemica è in grado di condividere risorse. risorse, strategie, modalità, direzioni, in forme consortili, associative, senza evocare la parola importante che l 'industriale italiano più citato, Adriano Olivetti, usava sempre che era quella di comunità, perché non dobbiamo mai dimenticarlo che il nostro sistema manifatturiero
parte da un'emissione comunitaria a base sociale. Come erano i distretti? Noi li abbiamo dimenticati, abbiamo privilegiato qualunque fossero le motivazioni, la filiera lunga e i problemi che lei mi ha evidenziato della delocalizzazione, oggi si parla di reshoring, quindi siamo ritornando indietro, avendo perso molto. Io credo che da lì bisogna partire. Ci sono nuovi temi nella contemporaneità, anche per le imprese, ci sono scelte obbligate, la sostenibilità vera, la filiera corta. l 'innovazione e credo che una organizzazione
che metta a disposizione le risorse comuni condivise in una dimensione sistemica che però non può mancare di una dimensione strategica e quello un po' manca al nostro sistema paese, sia una possibilità di affrontare questa realtà che è diventata profondamente complessa. Quindi lei ci sta dicendo che il Made in Italy può sottrarsi alla strettoia tra battaglia dei prezzi, filiere lunghe e visione di brevissimo periodo. Noi non facciamo la pasta, facciamo infinite variazioni sulla
pasta, noi non facciamo un pane, un dolce, il nostro paese è in grado di fare infinite variazioni. Noi non facevamo l 'automobile sportiva, facevamo Ferrari, Maserati, Lamborghini, Alfa Romeo, eccetera. Quindi è la flessibilità produttiva. e la varietà alimentata da una qualità dei modi produttivi basata su una saper fare anche di matrice artigianale anche quando facciamo gli aeroplani quando facevamo le automobili in parte avviene ancora adesso con le imbarcazioni da competizione lavoriamo a mano mettiamo
assieme le tecnologie più avanzate i sistemi digitali e l 'intervento manuale dicevo questa capacità produttiva che permetteva e anche la dimensione della piccola e media serie che permette una variazione frequente del prodotto è alla base delle nostre caratteristiche e secondo il mio parere, ma è un parere fondato anche sul confronto assiduo che proprio all 'interno del cluster avviene con le realtà che frequentano più quotidianamente le imprese.
formazione è che la battaglia o il confronto a livello internazionale noi possiamo giocarlo con le nostre armi, dobbiamo giocarlo con le nostre armi che sono qualità, una dimensione estetica che non vuol dire formale, estetica vuol dire un 'idea del mondo, ci hanno insegnato gli artisti, un 'idea del modo in cui le persone stanno al mondo è la nostra arma vincente che deve lavorare sulle nicchie. di mercato, sulle nicchie di mercato probabilmente con produzioni piccole o medie, con un 'identità
forte, con un posizionamento chiaro, non necessariamente e unicamente in quello che è stato predicato secondo me in modo un po' esagerato in questi anni, unicamente nel mercato del lusso, design, moda, determinati settori non sono solo lusso. A Milano vicino al quadrilatero della moda c 'è una catena della moda, Zara, che ha fatto Zara Home. Oggi a Milano si vedono più sacchetti di Zara Home che delle grandi griffi della moda. Questo dovrebbe istruire il nostro modo di intendere e declinare il Made in Italy.
A questo proposito, direttrice Vettiello, il Presidente Bassi ha parlato di distretti. Torniamo ai distretti. Il Mita è posizionato, l 'ITS Mita, è posizionato al centro di quello che viene definito un distretto della Fashion Valley. anche se qualcuno viene un po' in questo momento condizionato dalla crisi e non usa più questo termine che crisi sembra pervadere qualsiasi aspetto della moda e della produzione nella nostra regione. Però Mita in questo momento sta diventando un attore rilevante perché riesce non solo a rispondere a quelle che sono le domande del mercato del lavoro,
in alcuni casi ad anticiparle, soprattutto sul piano delle tecnologie. Il modello for... Il sistema formativo degli ITS che poi rappresenta tutto il sistema perché tutti gli ITS d 'Italia, ormai siamo intorno ai 150 circa, sugli aspetti più importanti delle produzioni italiane, sono tutti uguali nel sviluppo del sistema formativo ma hanno come base principale quella di progettazione.
e di rispondere a dei fabbisogni produttivi aziendali ben precisi. Le aziende fanno parte del sistema, ne parlavamo prima col professor Bassi anche in macchina così arrivando qua, dicevamo che il sistema ITS si differenzia da quello accademico proprio per avere come dire un contatto diretto con la produzione in senso più stretto. cioè viviamo l 'azienda ogni giorno anche perché loro stesse fanno parte del nostro sistema.
Rilevo l 'importanza di vivere noi su un distretto a filiera corta per esempio, questo è un vantaggio non indifferente, la Leather Valley di cui parliamo è una filiera corta che va dalla produzione e lavorazione della materia prima fino al prodotto. finito, completo, quindi si passa dall 'area del cuoio che è quella vicino a noi dell 'area pisana fino ad arrivare a Scandicci e concludere con il prodotto finito nel caso della piccola
pelletteria, ma potremmo fare lo stesso esempio sull 'area tessile, pratese e qualche altra identità produttiva perché torniamo sempre a ricordare che la Toscana è un grande sistema produttivo moda dove le filiere sono quasi tutte filiere corte e dove si produce dalla materia prima fino al complemento di completamento del prodotto finito. Quindi questa è la risposta al problema
di dover avere credito. Credo nella domanda mi sia chiesto se abbiamo ancora nella contemporaneità un appeal occupazionale o delle risposte a quello che è il sistema produttivo contemporaneo e odierno che tutti sappiamo avere un momento di riflessione. Continuerei a rispondere in maniera positiva perché la nostra è una formazione, quella del terziario non universitario, che va di pari passo con quella che è la richiesta. richiesta del mercato del lavoro. Pertanto essendo comunque classi,
quindi piccole classi con una selezione e ingresso dei soggetti direi che la risposta e l 'appillo occupazionale è ancora presente perché vogliamo dire che questo sistema è comunque attivo, è comunque sicuramente inclinato e come dire colpito da quello che è la contemporaneità, ma non è scomparso e su questo, proprio rifacendomi alle parole del professor Bassi, è proprio lì che dobbiamo ripartire per un nuovo modo di pensare.
Il mondo accademico fa ricerca, fa innovazione, decide se vogliamo quali possono essere le soluzioni a un nuovo sistema produttivo. Ma poi occorrono i ragazzi proprio degli istituti tecnologici superiori che sono gli operatori, quelli che recepiranno le competenze per poter mettere a frutto i temi della ricerca perché oltre, io dico alla testa, poi servono le mani, ma serve anche il cuore perché la passione con cui si fanno e si amano i
prodotti. la manufattura del nostro paese sono sicuramente un elemento fondamentale. Presidente Bassi, noi parliamo spesso di buone pratiche e una delle missioni del cluster è quella di mettere in rete le istituzioni, la ricerca, le imprese con delle buone pratiche. Lei ha un esempio pratico da farci di questa azione, di questo tipo di azioni? La nostra giornata... Del Made in Italy ha proposto diventi molto diversi che vanno con la mia università di Venezia, io ho fatto
un lavoro all 'interno di una rete innovativa regionale, quindi una rete regionale idealmente collegata alla nostra e operativamente collegata al nostro cluster sul tema di capire come piccoli terzisti potevano giovarsi del lavoro di ricerca. universitari definendo nuovi prodotti da collocare sul mercato. Abbiamo presentato il lavoro che è fatto dall 'Università di Siena con un Living Lab sul tema del cibo,
le realtà sono davvero tante. Il senso del contenitore connettore cluster è quello di condividere queste esperienze e assumerle. una dimensione di pratiche ampia in modo da orientare anche le scelte politiche, prima parlavamo di distretti, probabilmente l 'etichetta distretto in senso stretto non esiste più perché in questi anni abbiamo perso molti degli elementi che lo configuravano, ma che
si chiamino post distretti, sistemi a rete, alcuni elementi, la filiera corta ormai ne parlato tanto è un modo per vitalizzare le realtà dei territori quello che avveniva col made in italy e che in larga parte avviene ancora adesso è che la filiera corta al suo interno realtà di imprenditoria che collaborano con realtà più grandi e ogni piccola realtà è un centro di ricerca un centro di innovazione per cui quello che io sento è che il cluster può provare a mettere in
campo è uno sguardo alzato verso il futuro, è emerso nelle nostre giornate anche una riflessione che va monitorata in modo serio e uscendo dallo slogan o dal rimpianto che i nostri giovani vanno all'estero. Bisogna costruire delle condizioni e il tema delle competenze talvolta evocate nei percorsi della formazione lascia il tempo che trova perché se i nostri vanno all'estero vuol dire le competenze ci sono, per cui di cosa stiamo parlando? Parliamoci, capiamoci, mettiamo in campo e condividiamo, come è avvenuto in questi
giorni in occasione della giornata dei Made in Italy, le esperienze più proficue, capiamo quello che manca ed operiamo, però con una visione un po' più di respiro, i mercati e le logiche del mercato Uberales ci hanno spinto. allora è subito, ha una dimensione istantanea che impedisce talvolta una programmazione, una visione. Direttrice Vittiello, io voglio chiudere con una parola che riguarda espressamente i giovani e meno giovani tecnici che escono dal Mita.
Parlo di meno giovani perché voi formate e attualizzate i tecnici fino a 55 anni. Chi esce dal Mita oggi ha occupabilità, è corretto? Non ha bisogno di fuggire all 'anno. Allora l 'occupabilità per quanto riguarda Mita è sicuramente molto elevata, supera la media nazionale che si attesta intorno credo all '87%, noi su alcuni percorsi abbiamo anche il 100 % ma comunque la media è circa oltre il 90 -92
% su ogni percorso. Ora sicuramente non si è molto elevato, ma non si è molto elevato. saranno i nostri ragazzi a fuggire verso l 'estero perché poi teniamo conto che le professionalità che noi delineiamo sono proprio quelle che portano avanti la produzione che ci rende famosi nel mondo quindi non è possibile andare a cercare di realizzare il Made in Italy in altre realtà in altri paesi cosa che probabilmente colpisce molto di più
I nostri giovani laureati che trovano all 'estero chiaramente offerte anche e placement migliori rispetto al nostro paese. È importante vedere il mondo perché comunque, lo dico sempre anche ai nostri ragazzi, confrontarsi con il resto del mondo è un arricchimento, ma trovare nel proprio paese soddisfazione e lavori... Paganti credo che sia molto importante, questo è un compito dei nostri politici, dobbiamo essere nuovamente attrattivi, viene detto in tutti i luoghi,
in tutte le kermesse in cui presenziamo, ma ancora non stiamo facendo molto per ottenere questo. Allora oggi abbiamo parlato in occasione della giornata nazionale del Made in Italy di un nuovo concetto di sistema, quando parliamo di Made in Italy non dobbiamo parlare quindi di un brand ma di un ecosistema. che mette in connessione la produzione, l 'industria, la formazione, la ricerca. Io ringrazio i nostri ospiti di oggi, grazie alla direttrice Vitiello di ITS Meet Academy, spero che ci ritroveremo presto. Sicuramente.
E grazie al professor Alberto Bassi, presidente del cluster tecnologico nazionale Made in Italy, che ci ha portato una visione nuova. Speriamo di poter ancora discutere insieme di questo. Con grande piacere, grazie. Io vi ricordo che tutte le nostre produzioni Sono rivedibili e riascoltabili sul canale Mita su ControRadio.it. Grazie per essere stati con noi, alla prossima. Mita is a virus, un programma di Sara Maggi. I contenuti dell 'attività di divulgazione sono stati prodotti da Elisabetta Cianfanelli, Paolo Franzo e Filippo Maria Disperati dell 'Università degli Studi di Firenze.
Finanziato dall'Unione Europea, Next Generation EU, con i fondi PNRR.