CityGaza: in studio Sawsan Mohsen

27 maggio 2025 · 18 min

Sousan Mosen dell'Associazione Amicizia Italo-Palestinese racconta la commovente storia di cinque famiglie palestinesi riunite a Firenze dopo oltre un anno di separazione. Bambini feriti di guerra evacuati da Gaza con un solo genitore sono stati finalmente raggiunti dai loro familiari grazie a una straordinaria mobilitazione di solidarietà del territorio fiorentino. L'intervista approfondisce il dramma umanitario in corso, le difficoltà della comunicazione con Gaza e l'appello a una maggiore mobilitazione istituzionale.

Capitoli

  1. 00:00Introduzione
  2. 00:42La storia delle famiglie separate
  3. 02:22L'arrivo dei bambini feriti al Meyer
  4. 06:02La sofferenza delle famiglie divise
  5. 09:22L'appello per l'accoglienza e la risposta del territorio
  6. 13:02I bisogni dei bambini e delle famiglie
  7. 14:22Il ruolo dell'Associazione Amicizia Italo-Palestinese
  8. 16:02L'appello alle istituzioni europee
  9. 17:42Presentazione libro con Rula Jebreal
Trascrizione 32 passaggi

stai ascoltando contro radio fm dub streaming social web condividila con chi vuoi, questa è Controradio. Alle nove passate da sette minuti, dedichiamo questa parte conclusiva della Newsline di oggi a un aggiornamento. e a notizie importanti che arrivano dal territorio in solidarietà al popolo palestinese noi siamo con Sousan Mosen, bentrovata, buongiorno ho pronunciato bene il nome?

associazione amicizia italo -palestinese, peraltro nostra di rimpettaia dalla sede di Via del Rosso Fiorentino per quanto riguarda il lavoro. Sousan, tu ci fai davvero da tramite per portare qui un... racconto che ha innescato un meccanismo di solidarietà importantissimo forse anche inaspettato come inaspettati sono i gesti di solidarietà e di gratuità, stiamo parlando dell'accoglienza delle famiglie dei nuclei familiari che sono arrivati in questi giorni da Gaza ospitati a Firenze,

ma il tuo percorso di ponte con Gaza viene da lontano rispetto all 'accoglienza che si è aperta. territorio fiorentino. Raccontaci. Allora sì, io oggi veramente porto questa notizia molto bella in mezzo a tutto quello che sta succedendo, tutta la tristezza che succede. Una cosa molto bella, Cinque famiglie che si sono riunite. È stata una cosa emozionatissima, bellissima. Loro stesse fino ad oggi, parlando con loro, non credono di essere qui. Non solo abbiamo stesse insieme.

essere salvi, perché loro rischiavano la vita ogni minuto. Abbiamo delle famiglie che per un anno, un po' più di un anno, sono state separate e non sono state separate per una scelta. I primi che sono arrivati un po' più di un anno fa sono arrivati perché erano feriti di guerra, feriti gravi e ogni bambino è uscito da Gaza in un corridore sanitario con parente, mentre il resto della famiglia è rimasto a casa. Erano le storie che alla spicciolata noi raccontavamo di questi ponti umanitari che portavano dei

bambini ricoverati poi e presi in carico al Maier. Giusto, giusto. Sono stati presi in carico, sono arrivati al primo arrivo al Maier e sono state appoggiate a casa Matilde, gestita dalla carita vicino al Maier dove le famiglie sono state. Era un arrivo molto traumatico perché erano bambini. usciti da una guerra, colpiti di guerra, quindi con feriti gravi la maggioranza. Alcuni di loro invece non erano feriti di guerra, ma erano malati che non si poteva più creare la ragazza per colpa che gli osservano. gli ospedali che erano bombardati perché non c 'era più elettricità, quindi erano bambini che hanno bisogno

di dialisi, di altre cure, che sono bambini di tumore che a Gaza purtroppo chi sta lì muore perché non può più essere. E quindi anche questo senso di colpa di trovarsi qui ad essere curato, un genitore che accompagnava il bimbo con una famiglia smembrata in un contesto a rischio vita. tutti i giorni, quindi con la coscienza anche di non poter rivedere i propri familiari forse. Ma non solo, i bambini la prima ragazzina in cui io ho preso contatto con lei a 16 anni

è arrivata con feriti grave alla testa, cioè era in ospedale Le pesava 30 kg perché per un mese a Gaza era in ospedale staiata per terra, era in coma, non c 'era nemmeno cosa dare da mangiare. Il padre mi raccontava che andava a cercare, riusciva a prendere. una scatola qualche volta di fave o di cese, le dava a mangiare, le diceva che io ho mangiato, lui non aveva mangiato. Questa bambina la prima cosa che mi ha detto è che io qui non ce la faccio a mangiare, mentre so che mia famiglia non hanno nulla da mangiare.

E questo è stato il mio primo incontro con loro. Questa bambina l 'ho chiamata, l 'ho detto Sara, io come tanti qui sicuramente eravamo fissati, vedevamo questa guerra, vedevamo che non potevamo fare nulla. Abbiamo trovato di queste famiglie un modo per noi, per dare qualcosa, per aiutare, per stare vicino a qualcuno veramente che ha bisogno in questo momento, che per me personalmente è stata una cosa. a stare vicino a loro. Il primo mio contatto con questa ragazzina l 'ho chiamata e ha detto

io sto venendo a trovarvi, cosa avete bisogno che vi compro? Sono al supermercato, mi ha chiesto patatini e chips. mi ha detto le sto sognando da mesi e questi sono i bambini di questa guerra che sono feriti sono persone come tutti i nostri bambini persone che amano chips, amano la vita E quando per fortuna piano piano sono stati curati, sono usciti, abbiamo visto Muhammad con le stampelle a correre, a ballare con suo padre qui a Firenze in eventi di solidarietà che sono stati.

E poter raggiungere, adesso far portare anche le loro famiglie è stata una grandissima gioia perché loro non dormivano, veramente non dormivano. Questi signori che avevano altri bambini nelle tende. passavano da una tenda all 'altra, che non sapevano tutti i giorni, non dormivano finché non ricevevano un messaggio che sono ancora vivi i loro figli. Sono parole che non possono rappresentare davvero... Quanta sofferenza c 'è e non viene sufficientemente non solo raccontata ma presa in carico proprio in una quotidianità perché noi stiamo parlando

di cinque famiglie che si sono riunite. a fronte del contesto quotidiano di bombardamenti e di vittime e di disastro umanitario che viene perpetrato nella striscia di Gaza dalla Giordania sono arrivati grazie a... Un sostegno anche economico che si è messo in moto, c 'è stato un appello prima all 'accoglienza che ha innescato anche il meccanismo che ha portato il Comune di Firenze e tutta la rete con la mandonina del grappa, la misericordia e la carita sa poter ospitare. queste famiglie, famiglie che però da un punto di vista di viaggio dovevano far fronte

a delle spese che superavano gli 8 mila euro e che in qualche modo con un appello che è stato rivolto anche dai nostri microfoni sono riusciti a raggiungere appunto l'Italia e Firenze. È stata una cosa bellissima dall'appello per l'accoglienza. In realtà noi abbiamo avuto i contatti con l'abbasciata italiana a il fine settimana dicendo contattateli, dacci i contatti, possono uscire appuntamento martedì alle 4 e mezzo all 'ufficio dell 'Unice. In questo momento avevamo tanti dubbi e tante paure.

che questa gente, una famiglia, doveva uscire dal campo profughi di Jabalia, che è circondato dall'esercito israeliano, con bombardamento tutto il giorno. Anche le altre famiglie dicevano, ma noi al 4 metri di notte, come possiamo arrivare? Sono bombardamenti dappertutto. Ma comunque... Tutto si è organizzato, sono riusciti a arrivare e noi aspettiamo prima di informare, sappiamo le cose che veramente chi riesce a uscire, quindi il martedì abbiamo... Sono riusciti a uscire, quando sono arrivati in Giordania, allora lì abbiamo detto, ora l 'accoglienza.

Abbiamo mandato questo messaggio che è proprio stato accolto da tutti e abbiamo ricevuto più di 200. 150 email dell 'associazione di persone che proponevano anche le case loro per accogliere. Chi diceva che io posso accogliere una famiglia, due persone, tre persone a casa mia. È stata una cosa... bellissimo in questa macchina che si è messa in moto quando abbiamo ricevuto la lettera dell'associazione che ringraziava ma ci faceva capire anche che il meccanismo

istituzionale a sua volta Volevamo dare conto di questo perché la risposta era stata talmente forte e spontanea e però anche aggiornare su quello che era l 'esito e poi successivamente c 'era la preoccupazione che però queste famiglie non riuscissero. a raggiungere Firenze. Arrivate a Armand, noi avevamo personalmente fermato del documento per l'ambasciata per l'accoglienza e per garantire che rimarranno massimo 72 ore a Armand. Quando l 'ambasciata ci ha detto, va bene, ora abbiamo penottato, ci sono i voli

con questa agenzia e questo numero di conto bisogna mandare conto, pagare. Sicuramente le famiglie non hanno una liera, per fortuna. Abbiamo detto che non c 'è tempo di pensare, intanto anticipiamo con l 'associazione e poi abbiamo fatto l 'appello e in un giorno è arrivato anche di più di quello che serviva per coprire i voli, quindi è una cosa molto bella, molto emozionante. Noi questa notizia, questa bella notizia la vogliamo raccontare e condividere, ma a maggior ragione per raccontare la drammaticità di queste ore, perché in tutto questo voi avete una speranza.

di far arrivare altri nuclei qui in Italia e in qualche modo continuare a sostenere anche economicamente, come avete fatto durante tutto questo percorso, le famiglie. le persone che hanno bisogno. Sì, infatti, purtroppo non tutte hanno avuto le loro famiglie, ancora ci sono persone che sono qui, ragazzini, bambini che aspettano nulla osta per il congiungimento e la possibilità di farle uscire e noi continuiamo a sperare che possano arrivare e saremo pronti sempre per accogliere nello stesso modo, sperando

anche che qui le associazioni prenderanno in carico come hanno fatto. con le prime famiglie che sono arrivate. Come abbiamo fatto fino ad ora e come facciamo sempre gli aggiornamenti sul sito della nostra associazione, aiutiamo queste famiglie anche in modo economico secondo i bisogni. secondo il numero di persone, in modo continuo. In più delle 12 famiglie che avevamo seguito fino ad ora, ora sono più o meno 70 persone che sono qui e speriamo di poter dare una In più delle cose di base perché a dire la verità loro nel centro di accoglienza tutto

quel bisogno di base da vestiti al mangiare le hanno. Noi quello che facciamo proviamo di dare quella cosa in più che permette di prendere. un caffè al bar o di andare a portare una gita al mare o portarli a mangiare un gelato o anche soprattutto aiutare le loro famiglie che sono a Gaza. Ecco, da questo punto di vista Quali sono le modalità di comunicazione, il raggiungimento dei loro familiari nella striscia? Quanto è difficile e quanto voi fate anche tramite per raccontare?

che purtroppo non rassicurano e non placano la preoccupazione. Purtroppo sono stati 18 mesi di trauma, di distrazione. E' peggio in peggio perché uno pensa che dopo un po' si stancano della macchina di uscire, se inizia il mondo a mobilizzarsi, a aprire... Prima o poi si fermeranno. invece probabilmente tutto questo è diventato

normalità e in più le ultime giorni abbiamo visto che sono finiti i brisali, i brisali sono solo non sanno più dove uscire quando stanno bombardando le famiglie e le persone tutto queste persone non sempre hanno sicuramente a casa internet possono comunicare ci sono delle mamme che dicono da diversi giorni che non riescono a parlare con i loro figli che sono ancora lì Noi quello che possiamo fare è semplicemente perché sappiamo che le loro famiglie anche lì non hanno più mezzi per sopravvivere, quindi mandando

un po' di aiuto anche a loro, qualsiasi cosa che possono fare. le mandano alle loro famiglie, le aiutiamo anche a questo e stiamo vicino a loro per farle vivere meglio questi momenti difficili Tu vai a trovare questi bambini, queste bambine che sono ricoverati Cosa ti dicono? Cosa vogliono sapere? In realtà ora non ci sono più bambine ricoverte, tutte sono in centro di accoglienza, dove continuano i loro trattamenti, le loro cure o fisioterapie. dai centri non sono più in ospedale. Io penso che quello

che vogliono, uno di sapere che i loro cari sono sani, sono vivi, sono in sicurezza. il venerdì quando sono trovati una mamma è venuta con tre bambini ha ancora il marito lì ma solo per festeggiare e condividere questo momento con l'altro amico e questa bambina piangeva piangevano, perché anche lei vuole il suo papà. Quello che vogliono è vedere le loro famiglie ancora vivere, che vivono, che mangiano,

che deve essere come tutti gli esseri umani, famiglie. insieme. Qual è la tua storia rispetto al territorio, all 'associazione di amicizia italo -palestinesi? Allora, io personalmente conosco questa associazione nel 2008, con la guerra del 2008, purtroppo. Io sono libanese e nella nostra vita è sempre segnata di date e di guerre, quindi nel 2006 la guerra in Libano è da un anno in Italia, nel 2008 la guerra su Gaza. ...manifestazione nazionale a Roma, ho conosciuto questa associazione e da quel momento sono con l 'associazione

perché l 'associazione ha una bella struttura, c 'è un bel sito web che lavora sull 'informazione... Sappiamo che l 'unico modo per cambiare questa ingiustizia è la consapevolezza della gente. Tutti noi abbiamo il dovere di conoscere, di informare di quello che sta succedendo nella storia. E quello è l'unico modo per poter cambiare le cose. E attraverso questa associazione facciamo una newsletter con delle articole tutte le settimane,

facciamo una certa selezione di articoli che si traducono in italiano, che le pubblichano. mandiamo via email o anche sono sul sito, facevamo sempre nel momento normale, quasi normale perché non è mai stato normale, delle proiezioni di film, degli eventi, dell 'informazione, presentazione di libri. Abbiamo raccontato, la Toscana è terra di solidarietà, le iniziative ci sono, sono state tante, ma sono state anche osteggiate, non possiamo non ricordare anche le mobilitazioni dei giovani.

che forse tra i primi sono scesi in piazza le manganellate che sono avvenute tra Pisa e Firenze. Non possiamo dimenticare quelle mobilitazioni che fortunatamente adesso stanno crescendo, si stanno diffondendo. Sono anche delle iniziative istituzionali, finalmente, di bandiere che vengono esposte dalle sedi comunali, di sudari e di teli bianchi che adesso vediamo anche dalla regione, dal comune di Firenze. ma da altri comuni si sta estendendo voi però vi sentite

soli comunque ancora soprattutto rispetto alle istituzioni europee, agli organismi internazionali noi ancora aspettiamo di vedere nelle manifestazioni Carichi politici, rappresentanti della città, dei partiti politici, anche loro nelle manifestazioni con noi, con tutti gli altri per dire stop al genocidio e per dire le cose con il loro nome. di usare delle mezze parole, di camuflare, perché oggi c 'è un sterminio, c 'è un genocidio, bisogna dire, se non abbiamo la consapevolezza di quello che c'è, se non abbiamo il coraggio di dire quello che c'è, non cambiamo le cose, bisogna fare pressione.

sui politici, sull 'istituzione. L 'Europa è complice di quello che è successo. Non voglio parlare oggi molto di politica, ma se abbiamo bisogno di consapevolezza e di coraggio di dire quello che c'è e di starci con. e di fermare le collaborazioni delle università con Israele, collaborazioni delle scienze di ricerca militari, è facile, possiamo farlo. L 'unico modo che ha cambiato lo stato di Africa in Sudafrica è stato il barcottaggio, è stato la mobilitazione internazionale. L 'unico modo su

cui è stata fermata la guerra in Vietnam è stata la mobilitazione. Oggi è forse troppo tardi, però bisogna farlo. Bisogna iniziare tutti e vogliamo anche vedere con noi anche i rappresentanti della città. Abbiamo voluto dedicare questo spazio fortemente a un... momento di approfondimento ringraziando davvero la disponibilità di per essere stata con noi l'associazione amicizia italo-palestinese e chiudiamo questo speciale con un appuntamento importante che sappiamo già vedrà una vastissima

partecipazione, ma lo vogliamo ribadire domani, domani 28 maggio alle 21 al Teatro Cantiere Florida in via Pisana 111 Rosso a Firenze ci sarà Rula Gebrea, l'autrice di Geno quello che rimane di noi nell 'era imperiale, la presentazione del suo libro con Tommaso Montanari, lettore dell'Università per Stagnare di Siena, la professoressa Micaela Frulli, professoressa di diritto internazionale presso l'Ateneo Fiorentino e le letture di... Daniela Morozzi, allora davvero Susan, grazie per essere stata con noi, aggiornamenti,

canale aperto, mobilitazioni e tutte quelle che possono essere anche le vostre iniziative nel nostro spazio City Gaza, la Toscana per il popolo. palestinese. Grazie ancora. Grazie Controradio. Grazie Chiara. Stai ascoltando Controradio. Controradio. Controradio. FM DAB streaming. Social Web. Condividila con chi vuoi. Questa è Controradio.