GKN: cinque anni di lotta - Convergere, salpare, insorgere contro il riarmo e per la reindustrializzazione ecologica

9 luglio 2026 · 18 min

A cinque anni dalla chiusura della GKN di Campi Bisenzio, il collettivo di fabbrica fa il punto sulla resistenza e presenta le iniziative dell'11-12 luglio. Dario Salvetti e Alessandro Trapinassi raccontano cinque anni di lotta, l'azionariato popolare da un milione di euro e il progetto di reindustrializzazione ecologica dal basso. Un'azione contro il riarmo e per un'alternativa concreta alla speculazione immobiliare.

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Capitoli

  1. 00:00Introduzione
  2. 00:18Quinto anniversario lotta GKN
  3. 01:56Il punto dopo cinque anni
  4. 04:21Piano industriale e speculazione immobiliare
  5. 06:21Azione contro il riarmo
  6. 08:21Il tempo come arma del capitale
  7. 11:41Il giorno della chiusura
  8. 14:01La metafora della flottiglia
  9. 17:01Appuntamenti 11-12 luglio
Trascrizione 32 passaggi

Grazie a tutti. le otto e quaranta parliamo adesso di una vicenda molto importante che seguiamo da tempo seguiamo da cinque anni convergere pare insorgere il quinto anniversario della lotta GKN, appuntamento l 'undici luglio alle

venti il presidio a Campi Bisenzio alla GKN e poi il dodici luglio alle dieci al parco di Mila Montalvo. Una grande assemblea, convergere, salpare, insorgere, dove si parlerà di un 'azione contro il riarmo, la reindustrializzazione ecologica della ex GKN e un 'assemblea aperta. Ne richiediamo subito conto a Dario Salvetti. Buongiorno Dario, ben trovato. Ciao a tutti e tutti. Stiamo parlando del collettivo di fabbrica ex GKN.

Alessandro Tapinassi, buongiorno anche a te, ben trovato. Buongiorno a tutti e a tutte. Mario, ci fai il punto della situazione a cinque anni dai fatti? Innanzitutto noi cinque anni fa, la prima cosa che abbiamo chiesto dopo che hanno chiuso la fabbrica stata a voi come state per evidenziare come la vicenda XGKN sia in realtà parte di quello che sta accadendo a una società o a un paese. Direi che dopo questi cinque anni avevamo ragione a chiederlo perché oggi giustamente... Si ricorda la chiusura dell 'ex GKN ma questi cinque anni sono stati anni di smantellamento dell 'automotive,

oggi c 'è uno sciopero per la crisi dell 'industria, noi abbiamo perso tanti stipendi perché a un certo punto hanno smesso di pagarci gli stipendi e tutte le sentenze. Dicono che questo è stato scorretto, che ce li dovevano pagare e infatti ce li pagheranno, ma i lavoratori e i lavoratrici di questo paese hanno perso nel frattempo in 5 anni il 9 % del proprio salario reale. se oggi lavorano una mensilità gratis. Quindi quando siamo partiti si parlava di economia circolare Green Deal, ieri e al vertice, insomma, negli scorsi giorni al vertice della Nato

si è parlato solo di riarmo e questo... è legato in particolare alla questione industriale, all 'idea folle che la riconversione bellica serva a ridarci investimenti e industrie. Quindi in realtà la traiettoria dell 'ex GKN in questi cinque anni è stata la traiettoria. di un paese, di una società. Semplicemente qua noi abbiamo deciso di resistere ad oltranza con l 'assemblea permanente e col presidio permanente poi perché i nostri corpi di fatto evidenziassero il tema della chiusura di questa fabbrica della delocalizzazione nel frattempo di fronte a una

fabbrica vuota senza piano industriale la novità è stata una comunità che dal basso quindi sia il collettivo sia la società operale di mutuo soccorso Tutti i solidali ha presentato un piano industriale illudendosi o meglio togliendo ogni alibi al fatto che la fabbrica fosse ferma perché mancava un piano industriale e piano piano abbiamo giorno dopo giorno già dal 2022 -2023. sospettato che in realtà il tema fosse una potenziale speculazione immobiliare sull 'area ed è per questo che siamo arrivati a chiedere l'intervento della regione attraverso un consorzio industriale pubblico che rilevasse l'area e trasformasse di nuovo un'area che non è

immobile, non è un complesso immobiliare ma è una fabbrica in qualcosa a disposizione di un piano industriale noi nel frattempo il piano industriale l'abbiamo elaborato abbiamo anche individuato quali potevano essere le risorse e le modalità per mettere a terra un piano ecologicamente avanti avanzato socialmente utile, ad oggi di fatto questo piano non ha luogo dove andare perché la fabbrica continua ad essere per quanto ci riguarda potenzialmente ostaggio della potenziale speculazione immobiliare, non c'è stato nessuno. su un intervento pubblico e quindi l '11 luglio noi festeggiamo, tra virgolette, anche se non è il termine più appropriato, 5 anni di dignità e di resistenza

e di quello che è stato, 12 manifestazioni. mobilitazioni su mobilitazioni un territorio che ha difeso una fabbrica. Il 12 luglio discutiamo a Villa Montalvo come salpare, per usare il gergo che abbiamo deciso, cioè come far partire oggi la reindustrializzazione ecologica. dell 'ex GKN a partire dal progetto del Cargo Bike per iniziare a utilizzare quel milione di euro di azionariato popolare che duemila soggetti fisici e giuridici, cioè persone ma anche associazioni. organizzate, mettono a disposizione non perché questa

sia la via principale, perché la via principale dovrebbe essere la tassazione pubblica e una politica industriale pubblica, ma un po' come la flottiglia. abbiamo usato questa metafora, parte per Gaza per togliere alibi ai governi che non rompono il blocco, nello stesso modo la nostra piccola flottiglia in economia partirà per togliere gli alibi a chi blocca oggi la reindustrializzazione. blocca le reindustrializzazioni dal basso in funzione di un vuoto industriale che poi serve a giustificare ricatto, povertà maggiore precarietà e anche la

riconversione bellica un'azione contro il viare Alessandro perché in qualche modo volete indicare una strada diversa da quella del creare economia ed occupazione con le politiche di riarmo ma anche perché dite non ci si può limitare come dire al terreno della logistica, del movimento d 'opinione, ma alternativa nella produzione, se ho capito bene Alessandro. Ma assolutamente, perché appunto noi un tempo parlavano, no?

questa cosa qua poi c 'è punto come si è sempre detto si è sentito un click e c 'è ora si parla solamente via di riarmo e per fare cosa per prepararsi a una guerra devastante perché è quello, ogni volta la storia ci insegna, ogni volta c 'è stato un 'escalation in direzione bellica, un po' dopo le armi tu le utilizzi. Per noi è un modo per portare avanti quei valori che abbiamo sempre cercato di proporre,

appunto di cercare di avere una visione globale dove ogni questione ci riguarda. Così come la questione dell 'ambiente ci riguarda, anche la questione del riarmo e chiaramente poi dopo che comporta anche il togliere tutti i... diciamo eh peggiorare lo stato sociale no? Quindi è una cosa primaria ecco primaria assolutamente primaria. Il Dario Salvetti un milione di euro da

oggetti diversi con una volontà collettiva molto forte e anche con un senso di rispetto perché voi come dire rifiutate di parlare di una specificità ex GKN ma allo stesso tempo Voi avete avuto di fronte, non siete stati gli unici, però voi avete avuto di fronte questa variabile che per un certo mondo è l 'arma più forte, che è il tempo, che è la capacità di sfinire. si oppone a certe logiche, a certe dinamiche. Questi cinque anni

voi li avete messi a frutto in qualche modo facendo sempre accadere qualcosa d'altro rispetto all'unica versione che come dire capitale abituato a vedere, quello dell 'avvertenza, della lotta sindacale, eccetera. È accaduto tanto di più in questi anni. Noi in un certo senso si può dire che ci siamo trovati a fare movimento e ad avere conseguenze politiche in questo movimento che abbiamo fatto nella difesa della fabbrica a nostro malgrado, perché l'obiettivo era quello, ed è quello, di tornare a lavorare. Siamo stati costretti a prendere atto che c'era un intero mondo che impediva questo attorno

e che il territorio... Il tema era proprio quindi mettere mano a questo mondo e siamo trovati con due problemi. Primo, il movimento inesorabile del capitale. Il capitale scappa, fugge, diventa ogni giorno sempre più distruttivo, apre e chiude capannoni. Pensare alle lotte qua vicino a noi del Sud Cobas e sta evolvendo ogni giorno di più, ma non da oggi, da tempo, verso una natura sempre più speculativa e distruttiva. Quando hai una fabbrica che funziona, lo strumento sindacale di lotta... Lo sciopero blocchi la produzione, ma quando te la tolgono la produzione puoi o aspettare, non si sa cosa e quindi essere posto di fronte a una forza, il capitale che ha tutto il tempo a

sua disposizione e che può permettersi di far passare giorni e mesi. che invece per noi e per le nostre vite sono insopportabili, soprattutto quando diventano giorni di cassa integrazione prima e poi addirittura senza stipendio. A noi ci hanno lasciato senza stipendio anche per rendere evidentemente impossibile qualsiasi forma di resistenza. E allora lì noi diciamo che va presa l 'iniziativa, che vanno messi a frutto, come hai detto tu, questi anni che non va atteso e che invece questo vuoto noi dobbiamo in qualche modo candidarci a riempirlo. l 'abbiamo fatto con la reindustrializzazione ecologica dal basso, che ripeto non

è la soluzione di per sé, ma è quella concretezza che toglie alibi, quelle 2000 persone non sono investitori o bene. Sono persone che sono letteralmente tolte il pane di bocca, ma del resto è quello che hanno fatto ogni volta che per esempio hanno preso un pullman per venire a una nostra manifestazione, cioè l 'attività sociale, sindacale, politica in generale. è anche sacrificare un pezzo del proprio presente per costruire il futuro. In questo caso questo sacrificio è misurato in termini economici, ma sono risorse che vogliono risalire letteralmente la corrente del capitale.

per andare in direzione opposta e per dire che c'è una società che sarebbe disponibile a distretti ecologici socialmente integrati, fabbriche socialmente integrate, che rompono una struttura di attesa che evidentemente può funzionare invece a non... creare alternative e quando le crisi occupazionali vengono messe di fronte al non c'è alternativa puoi soltanto limitarti a decidere come perderai e come ti ricollocherai ma fondamentalmente non riesci a cambiare il corso del capitale, della storia, della società e se poi il singolo individuo

magari può anche trovare qualcosa di meglio è complessivamente la società che va verso un maggiore liberismo. verso una maggiore oppressione, verso un maggiore autoritarismo perché è la stessa forza organizzata delle lavoratrici e lavoratori che viene negata nell'assenza di alternativa. E quindi noi in realtà non è che abbiamo inventato nulla. deciso di resistere per l'attaccamento che c'è a questo territorio, a una fabbrica che quando è nata ha consumato il verde di questo territorio negli anni 90, a un territorio che

attorno a noi viene letteralmente devastato. consumo del suolo da questa logica dell'apri e chiudi dei capannoni, dalla crisi industriale che oggi ha colpito noi, poi ha colpito la moda poi ha colpito l'elettrodomestico tipo il nulla nella storia infinita cioè va avanti e inghiotte tutto finché tu non riesci ad avere un po' di fantasia, a immaginare un piccolo punto di come dovrebbe essere invece il mondo. E quando immagini quel piccolo punto, l'alternativa, diventi più forte anche nella resistenza meramente economica ed occupante. relazionale. Alessandro mi aiuti a

ricordare quel giorno di cinque anni fa non per fare del sentimentalismo ma quei fatti furono emblematici della traiettoria successiva. e furono emblematici appunto come diceva Dario prima di un una versione molto più generale però proprio i fatti o il fine settimana quel giorno in cui due ore di mattina in cui voi andaste a lavoro e scopriste che che cosa accadde Alessandro però ti chiederei di attivare il microfono Alessandro

è successo che praticamente cinque anni fa appunto arrivarono tanti messaggi su whatsapp, qualcuno pensò a uno scherzo, poi in realtà si è accorso dopo un pochino che uno scherzo non era e prima di approfittarono di Il giorno di feria ci avevamo andato per chiudere lo stabilimento. Misero dei bodyguard all'interno della fabbrica. I ragazzi appena arrivarono i messaggi andarono su Cancelli e quando arrivarono il numero necessario, sufficiente...

In cui iniziarono a dondolare le porte fino a poter entrare dentro, a metterti tu per tu con i bodyguard. Dopo la fine decisero di cedere. gli operai entraron dentro. Quindi fu una giornata molto surreale e quello che mi ricordo è che quelli che erano più disperati e quelli che erano molto allineati all 'azienda. Ecco, sembravano, facendo una battuta, i poveri cani abbandonati da una parte dell 'autostrada.

Allora ci sembrò una cosa talmente grave, quella cosa era successa. Ma a riguardare come si è ridotto il mondo negli ultimi cinque anni viene da pensare che è diventata una normalità e per questo non si diceva se questa cosa diventano, se la facciamo passare liscia. facciamo passare a una cosa normale in questo modo, questo mondo si ripercuterà anche nelle altre realtà e quello che sta succedendo ormai è tutto a messaggio e basta, non c 'è più dignità da quel punto di vista.

Come una flottiglia non sostituisce la resistenza di un popolo ma ne è uno degli strumenti, così la nostra proposta non sostituisce la battaglia politica e sindacale. Perché avete scelto questo approccio? approccio questo metodo, questa metafora della flottiglia, Dario. Innanzitutto noi in questi cinque anni ci siamo lasciati contaminare da quello che succedeva attorno e abbiamo sempre cercato di riflettere su quello che è. accadeva ed è un dato di fatto che la flottiglia è stato uno degli inneschi di una mobilitazione enorme questo autunno ed è entrato nel nostro gergo ci siamo chiesti perché sentivamo

questa empatia e questa assonanza con questo metodo e ci siamo dati delle risposte noi lottiamo nel caso della questione palestinese contro il genocidio noi siamo solidali con la resistenza di un popolo che si vuole liberare da un 'occupazione eppure per tanto tempo abbiamo lottato contro questa idea nell 'opinione ed è importante anche la lotta d 'opinione mancava sempre però per il nostro movimento qua di solidarietà verso quel verso loro

resistenza un qui e ora. La flottiglia, mettendo a disposizione i propri corpi, parte e cerca di rompere il blocco su Gaza e quantomeno, anche se non riesce, rende con i propri corpi evidente che questo blocco esiste e toglie. alibi e noi siamo come dire, questo ci ha fatto riflettere un po' su quello che noi stavamo facendo ovviamente in condizioni totalmente diverse, la nostra è evidentemente una metafora, un richiamo non stiamo paragonando le due vicende nel senso stretto del termine e nello stesso modo i nostri corpi qua evidenziano la potenziale speculazione immobiliare, la delocalizzazione, l

'abbandono e rompono un semplice movimento. Perché dire che non bisogna chiudere le fabbriche, non bisogna licenziare gli operai, sfido chiunque a dire il contrario. Dire che bisogna resistere, produrre un 'alternativa, rompere il blocco contro la riconversione ecologica per dare un 'alternativa. E' questo. E se ci pensiamo la flottiglia è pubblica, nel senso che non è un 'impresa privata, ma non è statale, perché di fatto non è quello che stanno facendo gli stati, è comunitaria. La industrializzazione ecologica è comunitaria, non è pubblica nel senso statale, ma non è nemmeno

strettamente privata perché è il risultato di una comunità che si muove. Detto questo, io penso che il cambiamento debba essere sistemico. E penso che per un cambiamento sistemico ci vogliano leggi, rapporti di forze diversi, un piano sociale generale diverso e che lo strumento dei grossi cortei, degli scioperi, delle manifestazioni, dei blocchi, dell 'organizzazione sindacale... non si sostituisce a quello che stiamo facendo, ma sono due strumenti che permettono di rompere l'attesa e di creare un qui e ora dove non ci limitiamo a decantare ciò che andrebbe...

che andrebbe fatto, ma fondamentalmente proviamo intanto a iniziare a costruire degli esempi concreti e alternativi. Quell 'occupazione, questi cinque anni, sono stati cinque anni anche di produzione culturale, Il festival di letteratura è una delle tante riprove in un 'esperienza che comunque rimane in qualche modo un 'esperienza paradigmatica. L 'appuntamento è alle 20 dell '11 luglio, il presidio alla ex GKN di Via Fratelli Cervi 1 a Campi Bisenzio e poi dalle 10

in poi al parco di Mila Montalvo il 12 di luglio. una assemblea che in qualche modo vuole veramente con l 'azionariato popolare, con la rete solidale, un 'assemblea aperta, tirare le fila di questa azione contro il rearmo, di questa capacità. il collettivo di fabbrica ex GKN di stare dentro le grandi dinamiche globali di questi nostri drammatici anni. Dario Salvetti grazie per essere stato con noi, grazie ad Alessandro Trapinassi Grazie a voi per questi cinque anni, per come ci avete seguito e siete stati

appiccicati, appiccicati. Grazie mille davvero. Grazie a voi. Stai ascoltando Contro Radio FM, DAV, streaming, social, web Condividila con chi vuoi Questa è Contro Radio Grazie a tutti