Disagio giovanile, psicofarmaci, educazione affettiva
Maria Antonietta Gulino, presidente dell'Ordine degli Psicologi della Toscana e del Consiglio Nazionale, analizza il crescente disagio giovanile emerso dal rapporto ESPAD. Si discute dell'allarmante uso di psicofarmaci tra i minorenni in Toscana, della necessità di educazione affettiva nelle scuole e dell'importanza dell'ascolto da parte degli adulti. Un focus particolare sulla prevenzione della violenza di genere e sull'uso consapevole del digitale.
Capitoli
- 00:00Introduzione
- 01:22Il rapporto ESPAD sul disagio giovanile
- 04:34La società performante e i giovani
- 07:29Psicofarmaci e dipendenze tra i minorenni
- 09:10Educazione affettiva e responsabilità degli adulti
- 11:10Violenza sulle donne e cultura del rispetto
- 13:03Facilitatori nei pronto soccorso
- 14:25Uso consapevole del digitale
Trascrizione 30 passaggi
Stai ascoltando Controradio. Controradio. Controradio. FM, DAB, streaming, social, web. Condividila con chi vuoi. Questa è Controradio. Nove passate da cinque minuti riprendiamo la linea dagli studi di Controradio per la nostra Newsline. Siamo visibili anche sui nostri canali cross mediali, su Controradio TV. Do il benvenuto Maria Antonietta Gulino, presidente dell'Ordine degli Psicologi della Toscana dal duemilaventi, eletta nella primavera duemilaventicinque, prima donna alla guida anche
del Consiglio Nazionale. Bentrovata. Buongiorno a tutte e tutti. L'abbiamo sentita spesso, l'abbiamo sollecitata e ci siamo avvalse della sua professionalità nell'affrontare varie tematiche, non solo dalla gestione pandemica, ma insomma poi gli spazi per questo tipo di riflessioni sono stati sempre più richiesti anche dal nostro pubblico, dottoressa Gulino ed oggi affrontiamo un focus particolare su disagio giovanile, psicofarmaci, educazione affettiva. Insomma partiamo dal rapporto ESPAD, questo rapporto sul disagio giovanile che sembra
essere ormai strutturato, è un rapporto, un report coordinato dall 'Istituto di Fisiologia Clinica del CNR. Che fotografia ci restituisce e vi restituisce nel vostro lavoro? La fotografia è preoccupante. preoccupante. Diciamo che non possiamo spiegare ancora il disagio giovanile riferendoci alla pandemia. Sono passati cinque anni. Pare che il confine tra rischio, comportamenti rischiosi per la propria salute e normalità e quindi comportamenti funzionali alla crescita si
vada sempre di più confondendo. Non è non è netto e allora siamo molto preoccupati perché questa comunità di giovani si trova in grande difficoltà. immaginiamo come sta un giovane, ora il giovane intendo dire nell 'adolescenza diciamo dai 13 anni ai 20 su per giù è un giovane che si trova all 'interno di una società performante che però non performa fisiologicamente dovrebbe imparare a muoversi nel mondo ed è un mondo che poco lo accoglie e che è anche denso di tutta una serie di preoccupazioni, pensiamo
alle guerre all'ambiente un mondo che attraverso per esempio anche la presenza della famiglia è un mondo che spesso non ascolta il giovane ha bisogno di sviluppare capacità critiche di avere risposte ai dubbi l'ascolto è molto importante spesso siamo molto distratti e rispondere o essere sensibili a quelli che sono cambiamenti di umore che sono fisiologici all'interno di questa fascia d'età spesso trovano i genitori o gli adulti in generale poco preparati
e allora questi giovani a cui noi chiediamo con ambizione di rispondere alle nostre aspettative di stare saldi in questo mondo perdono l'orientamento e la bussola si trovano isolati e sviluppano, i dati sono sempre più preoccupanti, sviluppano anche tutta una serie di problematiche per esempio del tono dell'umore con la depressione, con l'ansia è un mondo poco accogliente come mi muovo se ci mettiamo nei panni dei giovani oggi Veramente non si sta bene, non si sta bene per niente e poi ricordiamo anche che se non ho risposte, se non vengo ascoltato poi c 'è un mondo all 'atere che è
molto presente che è quello virtuale dove possiamo trovare delle risposte sicuramente molte volte anche fuorvianti. Ecco e questo è un aspetto su cui poi torneremo anche se diciamo anche nella cronaca di mobilitazioni di questi ultimi mesi. I giovani sono tornati protagonisti oppure ce ne siamo resi conto noi, no? Dalle mobilitazioni per la pace, per il popolo palestinese, per i diritti, primi a indignarsi e appunto ci siamo quasi stupiti come se ci fosse una rinascita generazionale ma forse siamo stati distratti in precedenza.
Sì, sono attenti. Loro sono attenti. Ecco perché ancora di più quando non gli diamo attenzione rimangono molto male. Nel rapporto ESPAD per esempio si dice che c 'è meno uso di nicotina ma di uso della sigaretta elettronica tra i giovani perché loro hanno una visione anche più salutare e quindi l 'uso di certo tipo di sigaretta elettronica appunto li fa stare più tranquilli sulla salute. Sono molto attenti ma noi siamo attenti a loro? E questa è la questione.
d'una mobilitazione della richiesta per esempio loro stessi richiedono lo psicologo lo psicologo a scuola nelle università loro stessi chiedono di essere più consapevoli dentro di sé ma noi intorno noi adulti le istituzioni a scuola nelle famiglie siamo attenti a loro forse questo ci stanno dicendo stanno chiedendo agli adulti di prendere posizione rispetto a questo stato di disagio che diventa sempre più quasi eh uniforme a cui è pericoloso a sue farsi. Nella
nostra rubrica Gen Z voce giovani di oggi sul futuro di tutti e tutte noi cerchiamo di non parlare dei giovani ma dare loro voce però nel momento in cui pongono delle domande poi le risposte le dobbiamo trovare anche da un punto di vista politico istituzionale di supporto in Toscana e nel resto d'Italia qual è la situazione rispetto a questo? La situazione è che anche noi adulti siamo molto distratti, diciamo così, perché quando parliamo per esempio dell 'uso digitale ci riferiamo spesso alle nuove generazioni, ma dovremmo anche attenzionare a noi stessi.
Un giovane dell 'età, ripeto, dai 13 ai 20 anni è più difficile che chieda rispetto a un bambino. Un bambino fa le domande e noi dovremmo dare le risposte per orientare il giovane. un po' ce le manda a dire le cose, ce le fa intuire e noi dovremmo essere attenti, dedicare un po' del nostro tempo a loro, perché se no il loro stato di disagio aumenta, non si sanno ancora completamente orientare nel mondo, eppure ci chiedono attenzione, più consapevolezza, più ascolto, più dialogo, per dire, siamo al telegiornale, leggiamo una notizia difficile
di quelle che... negiamo tanti intavolare con loro una discussione cercando anche di stimolare il loro pensiero critico che ancora non è completamente formato perché sono in evoluzione può essere una buona cosa piuttosto che rispondere con i silenzi ecco i silenzi poi vengono riempiti in un'altra maniera un tempo scendevo giù incontravo gli amici andavo al muretto andavo nei posti di aggregazione oggi tutto questo è sempre più rarefatto sempre meno presente vado i social mi connetto a internet e
lì trovo risposte. Alcune sono orientative, altre sono fuorvianti. Allora la presenza degli adulti nelle scuole a casa ma a sostegno dovremmo sostenerli questi genitori e questi insegnanti perché anche loro fanno parte di questa società complessa e in evoluzione e quindi dobbiamo intervenire. Le istituzioni dovrebbero favorire un miglior una migliore aderenza, una migliore risposta a quelli che sono i bisogni di questi giovani, perché ne hanno bisogno, lo chiedono loro stessi, loro sembrano pronti a chiedere, ma noi, adulti, quanto
siamo pronti? In tutto questo le dipendenze che scenario pongono? Perché parliamo di primati, primati della Toscana per l 'uso di psicofarmaci tra minorenni, insomma sono tra le percentuali più alte del paese, oltre il 12 % degli studenti. Dente Toscani ha fatto uso di psicofarmaci senza prescrizione medica. Cosa ci racconta questo? Ci racconta che abbiamo paura di soffrire, abbiamo bisogno di strade veloci, rapide, perché in
questa logica dove parlare non è semplice, sicuramente non posso stare male e allora ricorro alla chimica. Ora io vorrei dire che gli psicofarmaci in certe situazioni sono necessarie situazioni gravi delle volte sono molto utili ma risolvono un problema sintomatologico mi tolgono l'ansia migliorano lo stato dell'umore ma non risolvono il problema sottostante per cui io non sto bene e parlare aprirsi vuol dire aumentare consapevolezza soprattutto vuol dire
imparare strumenti anche perché se non affronto diciamo ciò che è disfunzionale intorno a me per cui poi esprimo un malessere e lo risolvo soltanto con la chimica senza approfondire i motivi il contesto per cui e dentro al quale io non sto bene alla prossima volta userò la stessa strategia perché non ho sviluppato competenze attitudini che mi permettano di affrontare le situazioni di crisi la vita è fatta anche di momenti di passaggio è fatta anche di sofferenza dobbiamo imparare a starci nella sofferenza questo
dovrebbe far parte certo dovrebbe anche di quella famosa educazione affettiva a scuola che non riguarda solamente l'ambito sessuale ma che sarebbe importante da sostenere e proprio per questo voi vi siete attivati nei confronti del governo e del ministero. Sì assolutamente sì e non soltanto per la questione scuole medie ma anche diciamo dalle prime fasi dell'inserimento di un bambino a scuola i bambini fanno domande noi abbiamo l'obbligo di dare risposte perché attraverso le risposte creano una mappa del mondo. Se noi adulti abbiamo tabù o
rimaniamo in imbarazzo o stiamo in silenzio il bambino poi trova il suo modo per orientarsi e delle volte il modo può essere autocolpevolizzante può essere non buono, forviante. Abbiamo bisogno di accompagnarli soprattutto nei contesti in cui vivono e qui io richiamo al patto di corresponsabilità tra scuola. E famiglia. Noi adulti la responsabilità di creare griglie, schemi per muoversi all 'interno, diciamo, delle realtà, ne abbiamo l 'obbligo di occuparcene. Fin dall 'inizio non è una questione ideologica, è proprio di crescita. Non rispondere,
non dare strumenti vuol dire anche non consentire il normale funzionale sviluppo di quello che è la vita di un bambino e poi di un adolescente. Quindi prendersi questa responsabilità. là dell'ideologia, non è una questione ideologica, è una questione di crescita, di sviluppo, ne abbiamo assolutamente bisogno, lo dobbiamo fare per i nostri bambini e per i nostri adolescenti. Ecco, dottoressa Gulino, avvicinandosi al 25 novembre, giornata eh internazionale contro la violenza sulle donne, insomma sembra eh di condividere con lei che il supporto
psicologico ma l'ascolto nel dare anche risposte e sostegno affiancando possa davvero essere un motore per un cambiamento culturale lo diciamo sempre, gli anticorpi per la violenza si creano a partire dall'ambito culturale esattamente, noi dobbiamo promuovere salute dobbiamo intervenire non soltanto in emergenza quando succedono i fatti di cronaca che tristemente ascoltiamo ma dobbiamo cambiare la cultura intervenire contro i linguaggi d'odio
intervenire per esempio in tutto quello che il mondo ha sempre di più reso complesso nei confronti delle donne penso a quelle pagine ridicolizzanti che abbiamo letto mia moglie a sostegno di una cultura del rispetto del rispetto degli altri e di noi stessi intervenire anche sugli uomini maltrattanti perché non possiamo eludere questo problema dobbiamo assolutamente creare informazione e comunicazione noi come ordine lo facciamo saremo il 25 di novembre sui giornali consiglio nazionale avremo proprio un
testimonio al uomo che parlerà contro la violenza delle donne non sto a dire chi perché sarà uno scoop diciamo così ma sui nostri social del consiglio nazionale lo lo vedrete dobbiamo lavorare in maniera integrata tutti con le istituzioni con le forze dell'ordine perché la donna non si senta vittima ha bisogno direbbe a un ragazzo cosa dice nel suo lavoro a un giovane a un giovane rispetto alla cultura del rispetto mi scusi il gioco di parole rispetta le differenze se rispetti
il mondo dell'altro tu stai rispettando anche il tuo cioè partire dall'altro per comprendere se stessi io comprendo me attraverso l'altro sguardi complessi sguardi di attenzione e di rispetto questo dobbiamo promuovere e allora ricordiamo a questo proposito che c'è un'importante occasione di film e di dibattiti per una due giorni di cinema e psicologia il 20 e il 23 novembre al cinema la compagnia dove appunto verranno affrontate le sfaccettature della solitudine con dibattiti con psicologi
promosse proprio dall'ordine davvero un'occasione importante con partecipazione di esperti. In conclusione presidente Vulino una sua riflessione anche su un altro aspetto che ha fatto un'occasione ha creato anche un po' di polemica in questi giorni in Toscana i facilitatori nei pronto soccorso pubblicati i bandi, 48 persone in tutta la Toscana per cercare di allentare quell'attenzione che poi porta ad episodi di cronaca di aggressione questi facilitatori dovrebbero
prevenire le aggressioni e le violenze ma si richiede una competenza importante che valutazione fate? Allora mi fa piacere che venga messa attenzione sul fenomeno delle aggressioni ai sanitari e nei pronto soccorso perché è un tema veramente ci preoccupa abbiamo scritto alla regione per avere dei chiarimenti perché nel bando si parla di riduzione dell'ansia, di gestione di stress e conflitti, di competenze psicologiche, ecco io aspetto da regione una risposta
è un tema importante bisogna farlo con professionalità e competenza e allora in conclusione un messaggio ci arriva dieci anni fa la prima media avendo fatto la primina il problema parte dalle scuole senza computer e cellulare lei non riesce neanche a fare i compiti è tutto digitalizzato tutto online si parla tanto di tenerli lontani dai telefoni prima dei tredici quattordici anni anche insomma eh negli ultimi giorni dai report ma sei già dalle medie in questo obbligo di usarli insomma diventa difficile c'è poi una
sensazione di esclusione. Allora non dobbiamo demonizzare il digitale perché che accorcia molto i tempi ci fa essere connessi anche in una maniera sana però dovremmo educare al digitale cioè come dicevo prima la diciamo il limite tra comportamento a rischio e normalità lì lo dobbiamo proprio creare e l'uso del digitale è importante lo facciamo tutti lo fanno anche i nostri i nostri ragazzi però dobbiamo in qualche modo trarre tracciare una linea di confine su quello che
un uso buono da quello che invece è troppo il troppo isola il troppo non fa bene a partire anche da un autoesame del nostro uso del mezzo assolutamente sì perché il fenomeno non riguarda soltanto i nostri giovani ma riguarda tutti noi cioè siamo col telefono in mano sempre alla fermata dell'autobus quando abbiamo dei momenti di pausa dove sono finite le nostre pause? ecco mi faccio una domanda risposte dobbiamo dare e cercare di dare senso ma anche risposte coerenti. Esatto
noi siamo modelli non possiamo dire ragazzo togli il cellulare mentre siamo a cena io ce l'ho in tasca invece siamo sempre pronti a criticare anche quando raccontiamo le mobilitazioni insomma chi è nato incendiario spesso adesso commenta da pompiere. Esatto esatto attenzione perché i nostri giovani ci guardano ci osservano e magari ci osservano di più anche perché magari noi non diamo risposte allora col comportamento nostro possiamo aiutarli. Grazie davvero dottoressa Gulino presidente dell'ordine degli psicologi della Toscana e
presidente nazionale eh c'è bisogno di momenti di approfondimento di racconto e di condivisione del genere. Grazie per essere stata con noi. Grazie a voi. Grazie a tutti.