Emergenza carceri a Firenze: morti a Sollicciano e Prato, condizioni disumane e sovraffollamento cronico

2 luglio 2026 · 21 min

Due morti in pochi giorni nelle carceri toscane: un 75enne deceduto a Sollicciano dopo 10 giorni di detenzione in condizioni drammatiche e un 26enne a Prato. Esperti e garanti denunciano violazione dell'articolo 27 della Costituzione, sovraffollamento insostenibile, caldo torrido, carenza di personale e condizioni igienico-sanitarie fatiscenti. Serve una riflessione di sistema sul concetto di pena.

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Capitoli

  1. 00:00Introduzione
  2. 00:28Due morti nelle carceri toscane
  3. 01:54Storia del 75enne morto a Sollicciano
  4. 04:21Intervento di Giancarlo Parissi, garante detenuti
  5. 06:21Intervento di Sofia Ciuffoletti
  6. 10:21Responsabilità delle istituzioni
  7. 14:21Necessità di cultura politica sulla pena
  8. 18:21Il carcere nasconde le marginalità
Trascrizione 37 passaggi

Stai ascoltando Controradio Controradio FM DAB streaming, social, web. Condividila con chi vuoi, questa è Controradio. Le otto e quarentuno, ben trovati, seguiteci anche in video sui nostri social. Perché questa mattina torniamo a parlare di carcere, anche se questo ci fornisce una frustrazione fortissima, due morti in pochi giorni, aggiorniamo un bollettino di guerra, caldo rovente nelle celle, si parla di estate.

siamo di fronte a delle tragedie, a delle problematiche che riguardano ogni giorno dell 'anno dopo dieci giorni di detenzione è morto un uomo di 75 anni a Sollicciano era entrato malato in cella dopo un ictus in condizioni drammatiche quando alla fine è stato portato in ospedale poi è morto a Prato la magistratura indaga su un decesso sospetto di un giovane di 26 anni sembra di assistere veramente ad un lettino di guerra mentre le condizioni rimangono drammatiche

sappiamo abbiamo raccontato nelle scorse settimane l'intervento della magistratura e quindi lo spostamento di alcuni detenuti da alcune sezioni che sono state alla magistratura per le condizioni drammatiche in cui vessa il carcere fiorentino di Sollicciano sovraffollamento cronico insostenibile, carenza di personale e una situazione quotidiana esplosiva condizioni igienico -sanitarie e strutturali fatiscenti, naturalmente l 'ondata di caloria di questi giorni, pesantissima, sta rendendo le celle oltremodo invivibili,

senza schermature adeguate. Storici problemi legati all 'infiltrazione di acqua, all 'infestazione da parassiti e poi ovviamente escalation di tensioni, proteste, autolesionismo, tentativi di suicidi. suicidi e i garanti per i detenuti hanno fatto numerosi e ripetuti appelli per cercare di dare una svolta a questa situazione anche minima perché è oltre l'immaginabile.

risultati purtroppo si vedono. Savoro Cecconi dell'Associazione Pantagorelli. Buongiorno, bentrovato, grazie per essere con noi. Buongiorno a voi e grazie a tutti e a tutte. Saluto e ringrazio anche Giancarlo Parissi che è il garante dei detenuti. comune di Firenze ben trovato buongiorno buongiorno e poi saluto e ringrazio Sofia Ciuffoletti che è una delle figure più autorevoli e competenti e attive sul territorio toscano per quanto riguarda i diritti dei detenuti e l'etica, la bioretica giuridica. Buongiorno Ciufoletti e anche a lei. Buongiorno

buongiorno a tutti. Stefano un flash perché dobbiamo raccontarla veramente questa storia, altro che articolo 27 della Costituzione e umanità della pena tu hai seguito quella persona di 75 anni, una persona oltremodo anziana, con un ictus in quei pochi giorni che è stata soliciana prima di morire ci racconti di questo, però mi raccomando la sintesi perché ci sono molte cose da dire allora la sintesi è questa io la incrocio sabato di 15 giorni fa 10 giorni fa

e trovo un uomo di 75 anni con un problema di pregresso ictus braccio con i miei paresi, ginocchia e polpacci quasi neri per i problemi di circolazione. Porto dei vestiti a questa persona, cerco di consolarlo e di ascoltarle, lui mi racconta la sua vita, sia agli agenti. e gli infermieri cercano di aiutarlo, al primo sguardo dico che purtroppo con questo caldo avrà grossissime difficoltà a sopravvivere in questo luogo. La settimana dopo gli infermieri e gli agenti mi dicono

non si alza più dal letto e quando si alza casca domenica la porta nell 'ospedale e muore. La vicenda è abbastanza breve, non è una pena rieducativa, non è una pena retributiva, non è riparativa. solo afflittiva articolo 27 bruciato lascia a voi la parola giusta da dire 15 giorni in carcere a 40 gradi un uomo di 75 anni leggermente sovrappeso con pregresso ictus Io non la chiamo pena, la chiamo in un altro modo, lascio a chi di dovere fare una riflessione.

Giancarlo Parissi, come si chiama quello che sta accadendo nelle nostre carceri? La parola è molto difficile. A me come al solito viene in mente l 'incuria e l 'ignavia delle istituzioni di fronte a questa situazione. Continuiamo ad arrangiarci intorno alla descrizione. singoli episodi come l 'ultimo. Potremmo citare l 'episodio di Frato sempre di ieri dove un ragazzo giovane, io non so, alla vigilia di un interrogatorio viene trovato morto in cella.

parlando di assoluta non cura della persona e di assoluta non cura della dignità dell 'esecuzione della pena non mi vengono in mente altre parole sinceramente chi usa tortura fa bene perché questa non è pena, non è applicazione, un invito molto stretto e molto veloce che vorrei fare a tutti gli addetti ai lavori, forse è il momento finalmente di alzare lo sguardo. dalle cose quotidiane tutte tremende che succedono e cominciare a parlare seriamente

ma è questo il modo che un paese civile ha per eseguire delle pene dettate dalla magistratura. C 'è solo il carcere? È possibile solo attraverso il carcere far scontare una pena a un uomo di 75 anni malato? Io non credo che sia così, credo che sia interesse non solo delle istituzioni. ma di tutti i cittadini e di tutta la società civile a affrontare il problema nel suo aspetto più grande, non nelle sue minuzie. Mi dispiace chiamare minuzie le continue morti in carcere e i continui...

avvenimenti degradanti che il carcere ci riporta qua il discorso va portato sul generale è questo modo di eseguire la pena che non può più essere compatibile con una società civile Questa vicenda sembra Sofia Ciuffoletti essere finita da molti punti di vista veramente su un binario morto, cioè la strada sbagliata è evidente, noi possiamo demolire Soliciano, rifarlo più bello. nell'aggiungere altri agenti di polizia penitenziaria

poi fra dieci anni siamo qui a fare la stessa trasmissione, questo ci dice Giancarlo Parissi è un sistema che va ripensato sì Quindi basti pensare che quando siamo stati condannati dalla Corte Europea per i diritti umani per violazione nell 'articolo 3, quindi divieto di tortura e trattamento disumano e degradante, che poi è il termine che prima stefano. Coni cercava probabilmente, ecco da quella condanna oggi, 13 anni sono passati, siamo alla stessa situazione in termini di sovraffollamento, molto simile, insomma siamo veramente...

alle soglie di quella limite che avevamo raggiunto appunto prima della sentenza Torreggiani e non è credo che sia piuttosto significativo che in questo momento a livello europeo si stiano domandando quali sono davvero le risposte al fenomeno del sovraffollamento che è un fenomeno che ha una matrice Molto più ampia in termini proprio geopolitici, quindi dovremmo per studiarlo davvero il fenomeno del sovraffollamento e il fenomeno delle condizioni di detenzione

in violazione dell 'articolo 3. violazione del divieto di tortura e di trattamento disumano e degradante dovremmo vedere sia l'ambito europeo forse andare anche oltre e guardare appunto questa forza trainante che dagli Stati Uniti ha portato il boom penitenziario fino appunto a al panorama europeo. In Europa si stanno domandando cosa è che non va, cioè come mai paesi come l 'Italia, guardate l 'Italia per l 'Europa è il punto di riferimento in negativo

Come mai nonostante molteplici sentenze di condanna a livello internazionale, gravissime condanne per violazione di uno dei pilastri della civiltà giuridica occidentale? post-dopoguerra, secondo dopoguerra, come mai noi non siamo riusciti e non continuiamo a non riuscire a fare una riflessione di sistema su quali sono davvero le misure che sono... servono per allentare questa situazione di pena illegale e di tortura legalizzata, di

tortura di Stato. È credo il momento, non è più il momento, perché lo era ormai veramente decenni fa, ma insomma diciamo che in ritardo, in ritardissimo, colpevolmente in ritardo e con delle morti sulla coscienza dovremmo forse porci il problema di riflettere come dire. Dicevi giustamente te, come diceva anche Giancarlo, non a partire da un singolo problema, ma a partire dalla riflessione sul sistema penitenziario. Riprendere Foucault, riprendere la riflessione...

riflessione teorica e pratica ripartire dai fondamentali in qualche modo anche perché Stefano voi tra le altre cose non è che il caso di cui abbiamo parlato drammatico non abbiamo veramente parole per definirlo è uno dei tanti di quello che vedete cioè quello che vedete non è che è parecchio meglio di quello abbiamo raccontato no direi proprio di no purtroppo la raccontiamo da diverso tempo diciamo con l 'unione cosa e non voglio che emerga la rassegnazione oppure la

parola inaccettabile cioè nel senso dove dobbiamo continuare a essere serenamente arrabbiate perché queste cose non vengono risolte e vengo dietro a chi mi ha preceduto in questa conversazione sono d 'accordo sulla riflessione importantissima Ritengo che comunque dobbiamo tenere aperti due corridoi. Io sinceramente Giancarlo lo sa, ma è da tempo che dico abbiamo bisogno di servitori dello Stato che curano i beni dello Stato. Anche il carcere è un bene dello Stato.

Allora, se è da tre anni che questo vendeletto appalto di 9 milioni non viene fatto, qualcuno dovrà assumersi le sue responsabilità. Se alle sughere i due padiglioni non sono stati aperti perché manca il collo... oramai da anni qualche d 'uno si deve assumere la responsabilità e allora la classe politica deve assumersi la responsabilità di monitorare il perché dap e prap non danno corso e non usano i soldi che lo Stato ha messo a disposizione. Questo mi sembra determinante, perché puoi svuotare sull'Irciano,

ma domani l 'altro ce n 'è ancora 500 persone che vivono in uno stato di degrado. modo far sì che gli ascensori funzionino e questo benedetto appalto che esiste da tre anni la fuori è stata sospesa perché l 'appalto non è stato fatto e ancora non siamo a nulla fra un mese bisogna qualcuno vada a dire ma sono partiti I lavori è stata fatta qualche cosa perché le 500 persone, perché si parla di 500 persone, 500 agenti di polizia penitenziaria sono ancora lì e oggi per fortuna fa fresco, tra 10 giorni rifare a caldo.

Stefano, però voi non per sostituirci alle autorità e alla magistratura con giudizi sommari ed affrettati, per l 'amor di Dio, però voi incontrate tante persone che incontrate... non ci dovrebbero stare, parliamo di psichiatrici, parliamo di tossicodipendenti, parliamo di persone con IDS, parliamo di tante realtà che non è pensabile, la cosa dice prima Giancarlo Parissima, come è pensabile mettere uno di sé? 75 anni che ha appena avuto un ictus che non si legge nemmeno in piedi in una situazione come quella

di Soliciano. Voi incontrate tante persone che non dovrebbero starci in carcere? Assolutamente sì però ti dico purtroppo Purtroppo ne incontriamo veramente tante. Il problema della salute mentale e della tossicodipendenza in carcere è evidente. Se a Dogaia di Prato questo ragazzo è purtroppo morto e forse aveva assunto. delle sostanze è un problema anche all'interno del carcere la droga, sicuramente non ci devono stare ipotesi se ne sono state fatte tante, rimando a Giancarlo

e a Sofia l'analisi, diciamo, Sofia ha citato Foucault, sorvegliare e punire. Il problema di carcere, purtroppo, è una struttura che ad oggi funziona solo e soltanto per contenere le marginalità che lo Stato non riesce a giudicare. gestire. Di storie noi ne possiamo presentare n storie, diciamo, di problemi di difficoltà umana, di marginalità, di persone abbandonate per la strada che poi vengono messe in casa. perché purtroppo non vengono gestiti in maniera altra, ma sicuramente in maniera altra

ce ne sarebbe. Il potere ha capito che era molto più efficiente, economico e pervasivo, disciplinare l 'anima e il tempo dell 'individuo. piuttosto che distrugge nel corpo questo è Foucault in qualche modo, però Parissi quello che spaventa della tua analisi è assolutamente inattaccabile è il fatto che mettere mano in maniera avrebbe bisogno di una cultura politica molto solida qui siamo di fronte a un continuo inaspiramento di pene le persone vanno in piazza per protestare

si ritrovano con 10.000 euro di multa e altre cose bisogno di una visione sul tema della pena europea, estremamente avanzata, innovativa. Qui siamo in una condizione disperante. Bisogna, giustamente, come hai appena detto, si tratta di non inventarsi, ma di riscoprire una cultura nel modo di affrontare la questione della pena, perché non stiamo parlando di baggevole. Stiamo parlando della privazione della libertà di fronte alla commissione di un reato,

di fronte a una condanna ricevuta, perfetto, ma quanta distanza c 'è fra ricevere una condanna? E scontare quella condanna in completa balia dell 'irrazionalità, della cattiveria, della tendenza alla tortura come elemento di contenimento. Io faccio un esempio molto... più semplice e molto più banale sempre a sollicciano nel reparto femminile sono anni due anni tre anni non si contano mai più che le detenute del penale vivono l 'intera giornata in

cella con ...sulla porta della cella chiusa e si va all 'aria un 'ora al giorno la mattina e un 'altra ora di pomeriggio. Ma com 'è possibile tenere delle persone chiuse tutto il giorno come una? elemento di contenimento ma così sono buoni tutti si chiude la porta si butta via la chiave e la gente una volta passa tre volte non passa le persone sono abbandonate a se stessi così lo sanno fare tutti di contenere delle persone, pericolose o non pericolose che siano, si chiude la porta e si butta via la chiave.

Benedetto il Signore, non è possibile che in Italia, tanto più a Firenze, che è stata la culla di filosofie, di modi di intendere il carcere assolutamente avanzati, sto parlando di padre Balducci, sto parlando di Margara, sto parlando di Gozzi. e chi più ne ha più ne metta. In questa città siamo ridotti in queste condizioni, questo comincia a diventare davvero insopportabile. A fronte di tutto questo abbiamo un momento...

perché ormai è diventato un mostro, il DAP nazionale, il PRAP regionale, convitati sempre assenti a qualsiasi cosa, a Sollicciano c 'era in piedi, chiesto e ottenuto. dall'assessorato al sociale del comune di Firenze un tavolo permanente che avrebbe dovuto riunirsi il nove di questo mese e che ieri ha avuto la comunicazione da parte della direzione che siccome è un periodaggio e c 'è tanto da fare, allora il confronto con le istituzioni, con il terzo settore, con le ASL, con la sanità, con il mondo della scuola carceraria non

si può fare e va rimandato almeno a dopo l 'estate. Questo è quello con cui abbiamo a che fare. Rendiamocene conto. Riveliamoci però per piacere in qualche maniera oltre che le parole. Non basta più come ha fatto Gianassi ieri invitare. l'ennesima volta il ministro della giustizia nord a venire a vedere quello che succede a Solicciano, non basta più io non so che cosa ci sia da fare ma questo non è sicuramente più sopportabile andiamo contro verso una catastrofe, io non voglio fare per l 'amor di Dio la Cassandra, ma

stiamo andando incontro a una catastrofe. La questione è sotto gli occhi di tutti, anche perché poi è sotto gli occhi di tutti. Tra virgolette, nel senso che se nell 'anzien regime dove c 'era il teatro della sovranità, la pena funzionava solo se veniva guardata da tutti, oggi la pena funziona politicamente. se nessuno la vede cioè è veramente straordinario vedere come quelle mura servono soprattutto ad impedire che i cittadini guardino

dentro in questa gigantesca rimozione Sofia Ciuffoletti chiude sì poi però devo anche dire che dovremmo anche riflettere sul piano antropologico e dirci che anche quando le cose sono dette discusse perché è vero che noi siamo una compagna di giro e ci diciamo le cose tra noi, ma in realtà oggi si parla di carcere e quindi l 'invisibilità di cui tu parli del carcere della riforma, il carcere che è appena sicura ma nascosta rispetto

al carcere dell'anziano regime. Io credo che oggi questo velo e questa invisibilità sia molto più frangibile, sia molto più... e quindi il punto è che a noi non ce ne frega niente, forse possiamo dire così, e che quindi siamo... Siamo lontani da quella umanità che ha scritto la Costituzione, i padri e le madri costituenti che, come dice Fassone, avevano conosciuto le carceri fasciste, avevano conosciuto l 'umanità reclusa,

avevano conosciuto le carceri e quindi poi scrivono quel famoso, oggi l 'avete richiamato, chiamato articolo 27 ,3. Oggi non ce ne frega nulla di chi sta dentro il carcere per i motivi che diceva prima Cecconi, il carcere rinchiude le marginalità, ma il punto è che dove si ferma diciamo così il confine della marginalità domandiamocelo rischiamo altrimenti di venire travolti da quel confine io vi ringrazio per queste vostre riflessioni e vi saluto Stefano Cecconi

Pantagruel, Giancarlo Parissi garante dei diritti dei detenuti e Sofia Ciuffoletti associazione alto diritto, grazie davvero per essere state con noi questa mattina e averci aiutato comunque a ragionare intorno a questo tema cosa cerchiamo di fare con continuità sperando che accada accada qualcosa, grazie davvero a voi buona giornata buona giornata a tutti Stai ascoltando Controradio. FM, DAB, streaming, social, web.

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