Eva Di Franco e Filippo Maria Disperati

10 marzo 2026 · 14 min

Puntata di Mita Isavirus dedicata alla sostenibilità nella moda con focus su upcycling e zero waste. La designer Eva Di Franco racconta la sua esperienza nel riutilizzo di tessuti deadstock e vecchi corredi, mentre il dottorando Filippo Maria Disperati approfondisce gli aspetti tecnici della progettazione sostenibile. Si discute anche dell'influenza della cultura orientale e del ruolo della formazione nel trasmettere consapevolezza ai giovani designer.

Capitoli

  1. 00:00Introduzione
  2. 01:24Cos'è l'upcycling
  3. 02:58Progetto White con asciugamani alberghieri
  4. 05:44Zero waste e modellistica sostenibile
  5. 09:27L'influenza della cultura orientale
  6. 11:05Formazione e docenza nella moda sostenibile
  7. 14:02Conclusioni
Trascrizione 24 passaggi

Mita Isavirus, culture, storie e innovazioni nella moda, a cura di Mita Academy in collaborazione con l 'Università degli Studi di Firenze. Benvenuti e benvenuti a Mita Isavirus, il nostro programma cross mediale a cura di Mita Academy in collaborazione con l 'Università degli Studi di Firenze che si occupa di culture, storie e innovazioni nella moda. Meet Academy, come ricorderete, ormai sono alcune puntate che stiamo insieme, è l 'istituto tecnologico superiore che forma tecnici altamente qualificati per la produzione nella moda.

Veniamo agli ospiti di oggi, Eva Di Franco, salve, designer di moda e docente, e anche su questo avremo di che parlare dopo, e Filippo Maria Disperati, ormai il nostro mentore, ci accompagna nelle nostre varie puntate, dottorando di ricerca nel... moda però dopo magari parleremo un po' meglio anche di questo però stamattina vogliamo capire come si calano nella produzione visto che Eva si occupa proprio di questo produce sue linee ed è anche consulente oltre che docente come si applicano queste regole che noi abbiamo cominciato a

imparare nell 'ambito della sostenibilità per esempio quando diciamo upcycling Filippo in italiano cosa significa realmente? Upcycling Clean significa mettere in piedi una progettazione che parte da tessuti di deadstock o da capi vintage che vengono letteralmente smontati e poi riassemblati nella forma di altri capi di abbigliamento. Ecco io vorrei sapere da Eva cosa significa questo nella realtà quando crei i tuoi prodotti, i tuoi vestiti, le tue collezioni, quando vai in consulenza.

Facciamo soltanto qualcosa? Mi dispiace dirlo però la parola aveva usata, solo greenwashing, soltanto pulirsi la coscienza? No, per me no, è un atto molto, anzi molto pratico perché fin dai miei primi progetti ho sempre utilizzato appunto come diceva Filippo, tessuti deadstock che vuol dire avanzi di produzioni, ad esempio può essere delle grandi aziende e poi immediatamente dopo ho iniziato ad usare tessuti. che erano anche destinati ad un altro uso tipo la prima collezione

di fort probabilmente di upcycling vera è stata si chiamava white e riutilizzava gli asciugamani del comparto alberghiero che venivano scartati per piccoli difetti era questa collezione completamente bianca creata con gli asciugamani quindi c 'è un riutilizzo di tessuti che erano destinati comunque essere scartati in un altro contesto tra l 'altro e poi personalmente lavoro anche molto sulla modellistica in modo da non scartare al livello

proprio di costruzione del capo di scartare il meno tessuto il minor tessuto possibile. Ecco sul non scartare ora magari approfondiamo ma io vorrei sapere una cosa quando vediamo questi tessuti che sono legati ai vecchi corredi le lenzuola li vediamo nei mercatini, chiamiamoli così, e costano più di un capo vero perché ovviamente comprando un capo vero cosiddetto noi andiamo a comprare magari produzioni cinesi, compriamo fast fashion, cose che nascono già un po' come spazzatura mi verrebbe da dire ma è così? È tutto così caro quando si va a cercare di

recuperare? Allora, sono abbastanza esperta perché appunto uno degli ultimi progetti chiama proprio corredo perché riutilizza appunto elementi dei vecchi corredi e è sempre più difficile devo dire trovare cose prima di tutto in buone condizioni perché di sicuro non ricerco il capo comunque il tessuto perfetto perché l 'imperfezione secondo me è anche parte del poi diventerà magari parte

del capo stesso e però è sempre più difficile anche vero che banalmente anche le io lavoro molto anche con le donazioni di persone anche intorno a me che sanno che facendo questo lavoro riutilizzo questo tipo di oggetti si possono chiamare oggetti e però bisogna sì saper cercare non tutto è a prezzi così esorbitanti anche perché secondo me da quando c 'è stato un po la diffusione del vinta

la rivalutazione della seconda mano eccetera i prezzi lì effettivamente sono alzati tantissimo per questo tipo di capi. Dicevi che alcune persone lavorano con te e sono già come dire immerse in questa visione quindi vuol dire che si sta diffondendo una cultura del riutilizzo? Sì secondo me già da un po' di anni si sta diffondendo partendo dal fatto che c 'è sempre stata la cultura dell 'uomo nasce con questa innata ottimizzazione diciamo delle

risorse però ecco a livello di massa secondo me adesso sicuramente il consumatore è più attento perché è più consapevole grazie anche ai social media c 'è anche tanto greenwashing appunto che un 'altra un 'altra parola del vocabolario per riguardo l 'upcycling eccetera lì bisogna essere più scaltri diciamo. Anche grazie ai social media, quindi questo mi consola a sentire che non ci sono soltanto utilizzi legati a diffondere le false notizie o quant 'altro, ma Filippo parlavamo di

zero scarti, questo sarebbe il famoso zero waste, zero spazzatura posso dire, suona un po' peggio in italiano. Sì in italiano suona un po' peggio ma anche a livello storico se andiamo a vedere un po' le radici di questa. progettazione possiamo tornare indietro ai tempi di Cristobal Balenciaga che forse è stato uno dei primi couturier che ha messo a terra una progettazione zero waste per esempio per i capi spalla no cosa vuol dire vuol dire cercare di avere proprio a partire dal carta modello meno scarto di tessuto possibile in fase di taglio e ovviamente è

un tipo di progettazione che per chi come Eba è come dire sensibile al tema della sostenibilità, se viene abbinato poi all 'upcycling ovviamente come dire va a corredare una filosofia proprio nella progettazione che è fortemente legata alla sostenibilità. Eva nella modellistica dicevamo, ora qualcuno tra chi ci vede e chi ci ascolta ricorderà mamme e nonne che compravano quelli che si chiamavano appunto carte. modelli cioè i pezzi del vestito disegnati sulla carta per poter poi

riportare il taglio sul tessuto che erano tutti posso dirlo non me li intendo incastrati uno con l 'altra bastava questo è solo questo avere attenzione nella modellistica o c 'è altro no io credo che c 'è lo zero waste comprende tanti aspetti quando si lavora in questo ambito cioè banalmente anche il packaging rientrare in una filosofia zero waste però ecco anche per come la vedo io è molto legato all 'aspetto proprio della costruzione e poi eventualmente anche al riutilizzo di scarti

perché magari non tutti i capi riescono proprio con tecnicamente zero waste magari hai dei piccoli scarti che poi riutilizzi o per dettagli del capo stesso quindi diciamo che la gran parte dello zero waste secondo me si fa in fase di taglio e se ne parla pochissimo in realtà perché è una cosa super tecnica di cui non si parla almeno non è un argomento secondo

me troppo trattato però include anche altri altri aspetti lo zero waste per me è proprio un approccio alla vita nella vita Poi nel lavoro a tante sottogruppi è difficile essere sostenibili al cento per cento secondo me bisogna un po anche per un designer dico bisogna anche probabilmente indirizzarsi e concentrarsi su degli aspetti è anche un mito quello del cento per cento è un po ideale Lei parlava di stile di vita allora noi stiamo vedendo chi ci segue

in video ma lo raccontiamo anche per radio alcune immagini relative ai suoi prodotti io vedo solo modelle modelli orientali allora qui c 'è cosa c 'è c 'è una desonana cultura perché vedo dalle sue note che lei ha avuto esperienze sia formative che di lavoro in oriente c'è qualcosa che si riaggancia a questa filosofia di vita che lei diceva sì sicuramente la cultura orientale mi è sempre attirato Partendo dal punto di vista professionale, anche dal punto di vista personale, diciamo filosofico, spirituale, però principalmente è stata la prima esperienza

all 'estero, di lavoro stage, e io fui affascinata immediatamente dalla concezione dell 'abito come qualcosa di piatto, perché se ci pensiamo, il kimono è un capo che è stato progettato per... tutto zero waste perché non ha scarti è un insieme di moduli rettangolari e poi il fatto che venga piegato occupa poco spazio ecco a me quel concetto lì mi ha rivoluzionato come designer io venivo

dall 'università e avevo fatto fratto università di Firenze anch 'io come studentessa e quindi lì mi ha proprio aperto un nuovo mondo proprio anche dal punto di vista progettuale e anche stilistico perché in oriente C 'è tutto un altro approccio all 'estetica, cioè si valorizza l 'imperfezione, non si ricerca questa grandiosità che si cerca magari nella cultura occidentale. L 'ho sempre trovata molto più sottile e interessante, quindi magari inconsciamente anche nella scelta delle persone con cui

lavorare negli shooting, appunto modelli modelle. Mi attira anche questa banalmente che è proprio l'estetica. Meriterebbe un approfondimento, ma speriamo di poterci tornare sopra. Ma abbiamo ancora una cosa che lei ha detto, citava l'università, la formazione. Filippo, lei ha già esperienze, posso darti del tuo? Ormai sono alcune puntate che siamo insieme, diamoci del tuo. Filippo, tu hai esperienza sia per quanto riguarda la tua formazione, stai diventando dottore di... ricerca sia se è già docente e Eva è già docente. Cosa trovate

oggi? Anzi vorrei magari lasciarvi spazio e lasciarvi confrontare. Com 'è cambiata la docenza in un ambito nel quale si chiede sempre di più tecnica, tecnicismi ma anche una capacità di andare e stare come dicevamo molto a terra? Beh dalla mia esperienza diciamo come assistente anche all 'interno di un NIFI nei corsi della mia supervisor, mi sono reso conto che è molto importante creare un legame a livello progettuale attraverso uno storytelling fondamentalmente, perché proprio

è qualcosa che coinvolge lo studente poi ad andare a trovare, come dire, delle chiavi di lettura e poi di progettazione innovative, quindi secondo me bisogna partire da lì. studenti sono un po' come diceva anche Eva prima, sempre più sensibili alle tematiche della sostenibilità, tantissimi studenti con cui mi sono trovato a confrontarmi per esempio comprano moltissimo vintage, c 'è quasi un rifiuto del fast fashion, quindi io penso sì che sostenibilità e

storytelling nella progettazione sono fondamentali con gli studenti oggi. Anche per Eva è così? Sì, sicuramente sono d 'accordissimo, che sono due punti anche molto forti nella mia pratica, diciamo. È anche vero che la ricerca, secondo me, è la parte più importante perché appunto poi ti dà anche stimoli per creare qualcosa di interessante, perché siamo abituati a contenuti molto superficiali, non solo nella moda.

ultimamente magari a svariati livelli e non si approfondisce più, quindi secondo me nella docenza è importante passare questa curiosità che poi nasce, la ricerca nasce perché ti fai delle domande e vuoi approfondire, quindi sicuramente saper raccontare qualcosa, non perché c 'è bisogno di creare contenuti, come spesso si fa oggi. di creare contenuti ma in realtà non si approfondisce troppo proprio entrare nel nel tema capire come mai si utilizzano certi tessuti capire le qualità per

creare appunto una progettazione sicuramente più più consapevole allora speriamo di poterne parlare ancora io ringrazio gli ospiti di oggi eva di franco designer di moda e docente e filippo maria di sperati nostra guida e dottorando di ricerca all'università degli studi di firenze Vi ricordo che Mita is a Virus è rivedibile e riascoltabile su tutti i nostri canali cross -mediali, sul canale Mita su Controradio .it. Alla prossima! Fondi PNRR