Gianmarco Gronchi e Filippo Maria Disperati
Un viaggio nell'universo creativo di Elio Fiorucci, pioniere della moda giovanile italiana che ha rivoluzionato il rapporto tra moda e arte contemporanea. Gianmarco Gronchi presenta il suo libro su Fiorucci, esplorando le collaborazioni con artisti come Keith Haring, l'uso innovativo delle fanzine e l'importanza dell'ufficio Dixing. Un confronto tra l'effervescenza culturale degli anni 70-80 e l'appiattimento della comunicazione visiva contemporanea.
Capitoli
- 00:00Introduzione
- 01:01Elio Fiorucci e la moda giovanile italiana
- 02:15Keith Haring e il negozio graffitato
- 04:40Performance artistiche e contaminazioni culturali
- 05:08Le fanzine e l'ufficio Dixing
- 09:12Il declino dell'editoria di moda
- 11:38Internet e la perdita di qualità
- 13:32L'ufficio stile oggi
- 16:20Conclusioni
Trascrizione 29 passaggi
Mita Isavirus, culture, storie e innovazioni nella moda, a cura di Mita Academy in collaborazione con l 'Università degli Studi di Firenze. Bentrovati e bentrovati a questo nuovo episodio di Mita Isavirus, la trasmissione crossmediale che parla di culture, storie e innovazioni nella moda. Trasmissione prodotta da Mita, made in Italy, Tascani. Academy e l 'Istituto Tecnologico Superiore che forma tecnici altamente qualificati per il mondo della moda in collaborazione con l'Università degli Studi di Firenze, quindi veniamo subito alle storie e agli ospiti di quest 'oggi, quest 'oggi ovviamente abbiamo con noi Filippo Maria Disperati,
ciao sei tornato, grazie, sei la nostra guida nelle nostre esplorazioni. Grazie a voi. E abbiamo in collegamento in remoto con noi un toscano ma trapiantato a Milano Gianmarco Gronchi, salve. grazie per essere con noi. Grazie, buongiorno, grazie a voi. Oggi vogliamo parlare un po', esplorare perché l 'argomento è vasto, del significato della comunicazione visiva nel mondo della moda, ovvero come i due ambiti si influenzano l 'uno con l 'altro e poi fanno cultura,
cultura di massa e ne approfittiamo perché parliamo da un libro che lei Gianmarco ha scritto, un libro su una figura innovativa che ha cambiato lo stile anche l'imprenditore. a partire dalla seconda metà degli anni 60 del secolo scorso fino alla sua morte nel 2015 stiamo parlando di Elio Fiorucci. Elio Fiorucci ha inventato la moda giovanile perché fino dicevamo alla metà la seconda metà degli anni 60 l 'Italia subiva per così dire le mode che venivano dagli Stati Uniti e dall 'Inghilterra con il pop con la musica con il rock con il cinema infatti si diceva
che Fiorucci è stato l'unico che è riuscito a venire i jeans agli americani ma soprattutto è stato il primo che ha capito la profonda importanza del legame profondissimo tra l 'arte contemporanea e la moda. Non a caso Fiorucci fece a suo tempo un atto di grande coraggio che pochi anzi forse nessuno ha fatto poi. Nel 1983 fece graffitare tutto il suo negozio centinaia di metri quadri a Milano da Keith Haring che era l 'artista emergente quel momento con il movimento del graffitismo e quando parliamo di graffitare non stiamo parlando
di un 'opera su un muro, una piccola decorazione, ma stiamo parlando di pareti, pavimenti, soffitti, arredi, tutto coperto dall 'opera di Kittering, un 'operazione quindi di comunicazione visiva fortissima. Sì esatto, questa è quella che ha inventato, è solo una delle tante collaborazioni Fiorucci instaura con artisti, performer, musicisti, artisti visivi tra anni 70 e 80.
Dobbiamo pensare che in quel momento Keith Haring è un artista vicino alla Factory di Andy Warhol, quindi è uno dei nomi di punta della scena artistica new yorkese che Fiorucci conosceva molto. bene proprio perché aveva un negozio un famosissimo negozio che era quasi un punto di ritrovo un punto d 'incontro proprio a new york e dobbiamo pensare che in quel momento quando fiorucci lo invita a milano chitering non è ancora quel grande nome
dell 'arte contemporanea che poi diventerà in seguito quindi c 'è anche un rapporto di precocità nel senso che Fiorucci riesce a intuire la qualità di K -Taring. E però questo rimane sicuramente l 'evento mediaticamente anche forse più famoso, però non è l 'unico ricordo che Fiorucci ospita delle performance di, per esempio, un grande nome del design come Alessandro Mendini.
ma anche delle serate musicali di musica sperimentale, d 'avanguardia vicine a Fluxus quando appunto coinvolge a metà degli anni 70 artisti come Demetrio Stratus che oltre ad essere un musicista sperimentale e a portare avanti una carriera da solista nel solco di John K. Cage era anche il frontman degli area, quindi una band di rock progressivo vicina ai movimenti
militanti e diciamo alla controcultura di quel periodo. Quindi sì, una grande fucina creativa che permette appunto a Fiorucci di arricchire e di far scoprire i valori del sistema moda, i valori del prodotto di moda attraverso la creazione. di un humus culturale davvero a 360 gradi che ingloba la musica, ingloba il design ed è in costante dialogo con l 'arte contemporanea e le arti figurative. Io Gianbarco volevo chiederti
invece rispetto al tuo libro Limina Fiorucci edito da Postmedia come hai affrontato il tema delle fanzine specialmente di Dixing e come Fiorucci ha utilizzato questo strumento della fanzine nella sua diciamo poetica rispetto al brand? E questa è una bellissima domanda perché il lavoro che ho fatto su Fiorucci si concentra in gran parte anche sulla comunicazione visiva e sul modo inedito che Fiorucci introduce
non solo nel sistema moda ma un po' nell'Italia di quegli anni. di comunicare un prodotto e infatti la comunicazione di prodotto, l 'unicità della comunicazione di Fiorucci sta proprio nel fatto che il prodotto di moda, quindi l 'oggetto di moda, nelle sue grafiche, nelle sue stampe non c 'è quasi mai, non è mai protagonista, perché viene dato spazio a invenzioni grafiche realizzate da... un ufficio grafico interno coadiuvato appunto da quello che te hai
giustamente ricordato essere l 'ufficio Dixing che è un organo abbastanza particolare di cui io non sono a conoscenza di altri emuli né prima né dopo che funzionava sostanzialmente come un ufficio di previsioni e ricerca delle nuove tendenze non solo in ambito moda ma in ambito culturale quindi a livello di mode culturali e l 'ufficio dixing introduce si occupa di realizzare
per fiorucci alcune fanzin quindi alcuni diciamo giornali che tecnicamente sono degli house organ quindi delle pubblicazioni che fanno o dovrebbero almeno fare di impresa ma che nel caso di fiorucci servono per instaurare un dialogo più orizzontale forse con il pubblico attraverso articoli di approfondimento culturale di critica culturale
che quindi non promuovono in maniera diretta e piatta mi verrebbe dire il prodotto moda ma aggiungono un valore immateriale, un valore culturale a quella che è la comunicazione e a quella che è l 'identità di un brand come Fiorucci. E forse, mi verrebbe da dire, nel campo della moda, Fiorucci è uno dei primi che intuisce come la moda, intesa come oggetto di consumo ma anche come sistema,
possa arricchirsi grazie allo scambio con altre discipline artistiche e attraverso canali come quello delle fanzine, come quello di un house organ. Moda come prodotto sociale, quindi moda che si integra e alla fine non distinguiamo più tanto tra cambiamenti culturali, tra nuove tendenze. però abbiamo detto più volte che qui c 'è stato un innovatore, ma poi c 'è stato molto poco dopo.
Abbiamo parlato di fanzine, quindi di riviste che nascono e crescono dal basso, però stiamo anche dicendo che poi ci sono gli house organ. Ecco, nella contemporaneità questa commistione, questa benefica confusione tra arte, cultura, prodotti editoriali, sembra essersi completamente persa. Quindi gli innovatori quando muoiono... non lasciano niente mi verrebbe da pensare? Ma nel caso di Fiorucci mi verrebbe da dire che è arrivato troppo presto in qualche modo perché chi precorre i tempi e chi arriva prima degli altri
poi viene da una parte copiato e dall 'altra dimenticato proprio perché spesso non ha in maniera di imporsi anche a livello mediatico come poi hanno fatto invece tutti in grandi nomi della generazione del made in italy che avrà successo negli anni 80 i vari armani versace gian franco ferré eccetera c 'è da dire che gli anni 80 italiani almeno per quanto riguarda la moda sono un periodo di grandissima
effervescenza da un punto di vista creativo anche per quanto riguarda pubblicazioni di moda e anche per quanto riguarda gli house organ ricordo per esempio il bellissimo house organ di cp company di massimo osti oppure il punto che è un house organ di zegna anche se siamo già negli anni 90 l 'house organ di emporia armani magazine che nasce grazie al contributo di una redazione che tra l'altro era a base a Firenze e che produceva una rivista di moda abbastanza underground che si
chiamava Westaff. Quindi una grandissima effervescenza culturale che poi via via si è andata a perdere, si è stemperata e in questo ovviamente, come è facile immaginare, Internet ha dei grandi meriti ma anche delle grandi colpe perché ha fatto sì che l'industria editoriale... non solo a livello di house org ma anche a livello di giornalismo di moda si sia poi appiattita su degli standard e dei moduli creativi editoriali molto stanchi, molto standardizzati
proprio perché oggi come dire il magazine di moda, una pubblicazione di moda risponde a dei criteri che sono diversi rispetto a quelli degli anni 80 non potrebbero assolutamente sopravvivere senza le pubblicità. A questo proposito io vorrei chiedere una cosa a Filippo, da più parti si sostiene ma lo sosteniamo anche noi in questa piccola trasmissione che la qualità della comunicazione visiva anche a causa per esempio della diffusione dei social e di una urgenza di comunicare a tutti i costi anche se non c 'è niente da comunicare, questa qualità si è molto
abbassata. Sembra difficile poter recuperare recuperare contenuti e modalità per comunicare questi contenuti che siano di qualità. È vero è così? Sto esagerando? Ma non esageri assolutamente. Io penso che la generazione attuale, specialmente la generazione Z, lo abbiamo detto altre volte, però è come dire sopraffatta dalla quantità di oggetti mediali che riceve tutti. i giorni attraverso i social e quindi la comunicazione di
fatto diventa debole in realtà, innanzitutto perché è velocissima e la qualità del contenuto è diventata molto bassa e specialmente per comunicare certi tipi di processi, l'abbiamo detto anche altre volte parlando di sostenibilità, bisogna essere invece molto puntuali e autistico. E forse cercare di guardare al passato, quindi ricerche come quelle di Gianmarco che cercano di mettere a fuoco esperienze progettuali che ci sono state nel decennio tra il
75 e l '85, ci possono dare la strada, indicare una strada diversa per tornare a una comunicazione. sia più vicina alle persone e che abbia dei contenuti. Ecco io vorrei sapere una cosa da Gianmarco Gronchi, allora lei si occupa di ricerca, lei sta storicizzando quello che è stato, però ha anche una visione molto precisa di quello che sta succedendo oggi, allora sembra che i brand attualmente non abbiano altro da fare che comunicare
se stesse la necessità di fatturati sempre più alti. Il famoso ufficio stile che non si occupa più soltanto dello stile del brand ma anche del contatto con la mondo diciamo in senso lato con la cultura con l 'esperienza artistica è ancora una realtà che possiamo tirare fuori è qualcosa che è definitivamente morto allora se l 'ufficio stile sia morto questo non lo so certo è che per quella che è la mia concezione l 'ufficio stile più che
di comunicazione a 360 gradi o di marketing, dovrebbe occuparsi di prodotto, quindi di quello che è il prodotto di moda e lasciare poi agli uffici marketing, alle PR, il compito di creare una costruzione laddove però ci sia un prodotto, quindi un oggetto di moda che ha dei valori. che meritano di essere diffusi e di essere comunicati, mentre oggi mi sembra che spesso si proceda all 'inverso,
quindi prima si crea uno storytelling, prima si crea una narrazione e poi si procede alla realizzazione del prodotto. Certo è che sia la creazione del prodotto sia la comunicazione poi ha bisogno di... investimenti che spesso mancano. Faccio un solo esempio, una rivista come Vanity, famosa rivista di Anna Piaggi, che aveva il merito, che aveva avuto l 'intuizione di sostituire le fotografie
di moda con illustrazioni realizzate da artisti molto famosi come Antonio Lopez, oggi probabilmente non potrebbe esistere perché nessuno... brand probabilmente investirebbe o farebbe pubblicità per un magazine in cui il proprio prodotto non è rappresentato in maniera chiara, in maniera didascalica attraverso la fotografia. Tuttavia un magazine come Vanity, se si guarda gli anni 80,
è un prodotto editoriale assolutamente eccezionale, assolutamente innovativo. innovativo prodotto realizzato tra l 'altro da Condenast, quindi un grandissimo editore di moda che però in quegli anni aveva intuito, aveva capito come una rivista del genere fosse assolutamente all 'avanguardia. Allora oggi abbiamo parlato di innovazione ma di una innovazione che viene dal passato, quindi vedremo se riusciremo a superare i miti che questo momento storico un pochino va detto ci affliggono io ringrazio i
miei ospiti grazie a Gianmarco Gronchi dall 'Università di Genova grazie per essere stato con noi grazie a voi e grazie Filippo noi ci vediamo alla prossima puntata e come diciamo di consueto vi ricordo che tutti i nostri prodotti le nostre trasmissioni sono rivedibili e riascoltabili sui nostri canali cross mediali e sul canale Mita su controradio.it. Al prossimo episodio!