Gianni Denaro e Elisabetta Cianfanelli
Capitoli
- 00:00Introduzione a Mita is a Virus
- 01:47Il romanzo-archivio: armadio e memoria
- 04:35Foto e scrittura: genesi del libro
- 06:47Gli archivi nella didattica del design
- 09:44Passato e innovazione nella moda
- 13:34L'importanza dell'osservazione
- 16:22Linguaggio specifico e progettazione
- 17:13Conclusioni e saluti
Trascrizione 30 passaggi
Mita Isavirus, culture, storie e innovazioni nella moda, a cura di Mita Academy in collaborazione con l 'Università degli Studi di Firenze. Bentrovati e bentrovati a questo nuovo episodio di Mita Isavirus, culture, storie e innovazioni nella moda, la trasmissione a cura di Mita Academy in collaborazione con l'Università degli Studi di Firenze. Io vi ricordo che l 'ITS Meet Academy è l 'istituto tecnologico superiore che forma tecnici altamente qualificati per il mondo della moda. Allora, gli ospiti di quest'oggi, la professoressa Elisabetta Cianfanelli, la nostra guida.
Salve. E in collegamento da Roma Gianni Denaro, salve. Docente universitario dalla Sapienza, fashion designer e anche autore. Autore perché è appena uscito un libro che si chiama Armadio di Famiglia per Minimum Fax, è un libro molto particolare perché perché è una storia di famiglia molto emotiva raccontata attraverso l 'armadio ovvero quello che ci si trova dentro ovvero i vestiti è stato detto che è un romanzo archivio io vorrei sapere come stanno insieme queste due cose perché diciamo l'archivio è qualcosa di scientifico molto preciso il romanzo invece lascia tutto lo spazio all 'emotività
e alla narrazione come stanno insieme queste due cose? Beh perché Innanzitutto l 'archivio e l 'armadio se uno ci pensa sono due contenitori per cui nell 'armadio ci si mettono i vestiti o delle volte si nascondono anche le cose e nell 'archivio è uguale poi se parliamo di archivi di moda ci mettiamo anche lì degli abiti. E' chiaro che c 'è un 'organizzazione diversa poco fa stava appunto dicendo
dell 'emotività che sta dentro un libro e che sta dentro l 'armadio come noi organizziamo i nostri abiti i nostri vestiti è un fatto organizzativo ma anche emotivo e gli archivi gli archivi di moda sono allo stesso modo io credo anche dei contenitori emotivi è chiaro che ci racconta moltissimo di quello che è un sistema un sistema ovviamente personale o più grande
poi dipende da come sono organizzati pensiamo ai grandi archivi di moda dei brand ma che vengono utilizzati anche per organizzare mostre o vengono come materiali materiali di studio poi nel discorso per quanto riguarda Un armadio che poi si è trasformato in libro, probabilmente viene più risaltato un aspetto emotivo perché le storie hanno e devono avere un aspetto emotivo, non è solo raccontare
che cosa avviene in una storia perché altrimenti è una cronaca giornalistica, però io credo che sono molto sovrapponibili le due cose. E con il testo c'è anche un... ricco apparato iconografico. Sono nate prima le foto, l 'idea del libro? Ha scritto prima? Sono nate in contemporanea, era venuta fuori questa sorta di esercizio per cui io a partire dalla foto, da una foto nello specifico, io sono partito a descrivere semplicemente quello che
quello che vedevo, quello che osservavo, quasi da ma quasi da tecnico per cui descrivevo proprio i vestiti, i tessuti, le pose, le scritte in sovraimpressione stampate sugli abiti. In realtà poi dopo averlo scritto mi sono reso conto che non era una semplice descrizione ma era qualcosa di più perché venivano fuori attraverso la descrizione. di quegli abiti e venivano fuori i caratteri dei personaggi.
La cosa che mi ha molto colpito è che, come dicevo, l 'ho visto dopo averlo scritto e lì ho iniziato poi a pensare, a strutturare questa storia, però essendo iniziata da una foto, ho continuato a costruire il romanzo attraverso le foto e che sono divise per altri. Quindi ogni anno è una foto, è un racconto degli eventi che si sono sosseguiti in quell 'anno. E credo che sia questo importante da sottolineare nel
caso della storia, come abbiamo detto, quella è l 'idea da cui è nata, ma anche da un punto di vista progettuale. Io credo che la progettazione inizi dall'osservazione. Se uno poi inizia davvero ad affinare lo sguardo, a fare attenzione a quelli che sono tutti i dettagli di ciò che indossiamo in questo caso, ma potrebbe essere di qualunque altro tipo di prodotto, ci rendiamo conto che ci sono tantissime cose che non osserviamo che sono di fondamentale importanza.
In quanto professore, docente di... fashion design, tu in questo libro appunto l 'armadio, come tu hai detto, corrisponde ad un archivio. Ecco, come gli archivi e se tu li utilizzi nella sua didattica e quale importanza hanno oggi all 'interno del processo progettuale di un fashion design? Beh, per me gli archivi sono fondamentali.
perché ci dicono quello che abbiamo e quello che esiste e quello è il primo punto di partenza io da designer ma anche da docente sono abituato a partire sempre da qualcosa che esiste già da una base e tutto quello che noi organizziamo può essere definito un archivio e credo che sia fondamentale nella progettazione poter partire da qualcosa che esiste, perché la moda non è una sola realizzazione
di ciò che abbiamo in testa, per cui io sogno un abito, lo butto giù su carta e poi lo realizzo attraverso delle stoffe. Io credo che sia importante anche poter dare l 'idea. che la moda parta da altro, non è solo una lampadina che si accende all 'improvviso, ma è qualcosa che va costruita, va organizzata, va pensata e si parte sempre da qualcosa che ci appartiene ovviamente, ma poi dobbiamo vedere se quella cosa funziona
anche per le altre persone. Io e i miei studenti dico sempre che non bisogna assolutamente progettare gli abiti per se stessi, c 'è questa idea diffusa che se a me piace va bene così, invece bisogna far capire che gli abiti riguardano le persone, noi siamo i professionisti che devono costruire e produrre gli abiti per le altre persone altrimenti
ci chiudiamo nelle nostre stanze con una macchina da cucire, ci cuciamo gli abiti per noi. Ecco lei è originario della Sicilia, oggi vive e lavora a Roma, anche l 'armadio di famiglia appartiene bene o male a un passato, appartiene al secolo scorso. Lei deve con i suoi studenti pensare all 'innovazione formale, come passa questo patrimonio, questa trasformazione culturale, questo cambiamento? spesso, se pensiamo ai tempi contemporanei, spesso è diventata un'involuzione. Sono due cose collegate, perché
noi quando da professionisti, da docenti, che insegniamo ad altre persone ad essere designer, molto spesso crediamo che quello che diventeranno questi studenti e queste studentesse dipende solo da scuola. da quello che noi diamo loro, molto spesso dimenticando che in realtà noi diventiamo determinati designer o progettisti perché abbiamo un vissuto alle spalle, perché abbiamo una cultura
pregressa, un 'educazione ed è quello che poi filtra e determina chi diventeremo, perché se non avessimo il proprio bagaglio, il proprio arte. personale il proprio armadio dovremmo tutti essere gli stessi tipi di designer che perché abbiamo tutti studiato in quell 'accademia in quell 'università abbiamo tutti le stesse conoscenze nel mio caso specifico io appunto come si diceva vengo siciliano di un paesino
molto piccolo del centro della sicilia in cui ovviamente le possibilità di accesso a determinate cose anche banalmente solo i libri e i romanzi da leggere era diverso quello che si può avere nelle grandi città per cui c 'è uno stimolo uno stimolo e un 'accessibilità diversa e anche questo influenzano quello che noi saremo io mi ricordo che la mia idea di moda era filtrata
da quello che guardavo soprattutto e leggevo nelle riviste di moda dove tutto era un racconto sulla bellezza, tra l 'altro parliamo degli anni 2000 in cui era molto spinto questo ideale di bellezza e questi tipi di standard, quando poi in realtà ho iniziato a studiare qui a Roma, ad esempio, ho capito che la moda è anche molto altro ed è come si accinava poco fa innovazione anche che non
è solo un cambiare forma a qualche cosa stagione dopo stagione c 'è sempre nella moda un racconto che è molto più forte rispetto ad altri prodotti progettuali come può essere l 'arredamento o può essere anche un prodotto grafico nella moda il racconto è molto presente costantemente se non c 'è guardiamo una sfilata di moda non vediamo un racconto e diciamo che sfilata noiosa che collezione noiosa perché
molto spesso nella moda soprattutto dei grandi brand quando c 'è un ricambio quando arriva un nuovo direttore o una direttrice artistica si cancella tutto quello che è stato questo è diffuso per esempio nei profili appena appare il nuovo direttore, il feed del brand è completamente cancellato. Io dico ma perché? Non possono coesistere realtà che sono state. La moda è fatto di questo, è fatto di
passaggi epocali, ma se cancellassimo qualunque cosa non rimarrebbe assolutamente... nulla. Leggendo il tuo libro Gianni c 'è questo doppio canale no? Quindi c 'è da una parte una storia familiare e con tutte le emozioni da te raccontate e raccontate anche in queste 30 fotografie. Parallelamente si legge una storia della moda e quindi una persona che ha un 'ampia
cultura perché tu attraverso anche degli elementi. che dici non si vedono ma vi dico che questa piega indica che. Quindi si scopre che dietro c 'è una persona con un 'ampia conoscenza dell 'argomento. Quindi questa tua capacità di osservare, anche oggi e questa mattina ci hai detto più volte la parola osservare. Ecco allora io ti chiedo da docente di progettazione, quant 'è importante insegnare ai nostri studenti la capacità di osservare? di percepire il prodotto, quindi la percezione del prodotto.
Perché tu quando ci racconti queste foto hai un insieme di percezione attraverso le quali leggi e racconti appunto una storia. Per me è fondamentale l 'osservazione, per me è il primo step progettuale. Senza l'osservazione non ci possono essere gli scopi. gli step successivi. È un po' come mangiare, io mi ricordo dal mio liceo quando facevamo biologia, l 'apparato digerente, ci dicevano la digestione inizia
già dall 'osservazione del cibo, è la stessa identica cosa. Osservare è la prima cosa, se noi non guardiamo quello che esiste. quello che è esistito se noi non osserviamo i dettagli non osserviamo le altre persone che cosa fanno e come lo fanno non possiamo costruire innovazione altrimenti facciamo ripetiamo quello che è già stato fatto io cerco di trasmettere questo ai miei studenti in molti modi prima
cosa linguaggio, da come parlano. Io ogni volta i miei studenti dicono che devono fare, all 'inizio dei corsi, dico che devono fare una lista delle parole che sarebbe meglio evitare, cioè quelle parole generiche e superficiali che non raccontano nulla. Quando presentano magari qualcosa e dicono quell 'abito è romantico, quell 'abito è elegante o femminile.
E io dico, vabbè, ma cosa vogliono dire queste parole? Troviamo dei sinonimi molto più specifici che ci raccontano effettivamente che cosa è quell 'abito, perché, come dicevamo prima all 'inizio, tutto quello che guardiamo e progettiamo è filtrato dalla nostra esperienza, da quello che noi conosciamo, per cui quello che può essere romantico per me non è romantico per le altre persone. Quindi in... Troviamo un linguaggio comune, soprattutto in un mondo in cui, diciamo, la moda è tacciata di superficialità, come qualcosa di inutile, qualcosa che
non serve. Per cui se impariamo innanzitutto a parlarne bene con una certa specificità, allora restituiamo valore a quello che stiamo dicendo e ci aiuta anche a progettare. Perché se io capisco che cosa vuol dire elegante... nel profondo, quello che è elegante per le persone. Voglio costruire qualcosa che sia oggi elegante, l 'ho già fatto perché ho costruito e ho raccolto una serie di idee su quello che è l 'eleganza,
quindi questa è la prima cosa che io spero di poter loro insegnare, cioè essere precisi, specifici, cosa che tra l'altro... Mi hanno detto molte persone leggendo il libro ma anche il mio direttore editoriale quando lesse le prime pagine mi hanno detto c 'è un linguaggio talmente specifico che insomma parla da solo. Allora grazie a Gianni Denaro che con il suo armadio di famiglia uscito per Minimum Fax non soltanto lavora con i suoi studenti per l 'innovazione formale e per il cambiamento nel
fashion design. pervade così tanto le nostre vite, anche se spesso non lo sappiamo, ma ci invita anche a fare una piccola ricerca personale dentro ai nostri armadi di famiglia e capire come ha funzionato e come funziona la nostra storia personale ed emotiva attraverso i segni che trasmettiamo al mondo intorno a noi. Grazie per essere stato con noi e grazie a voi di questa chiacchiera. Grazie a Elisabetta Cianfanelli, ordinaria di design dall'Università degli Studi di Firenze. ci rincontreremo spesso. Grazie per l 'invito. E io vi ricordo che Mita is a Virus come tutti
i formati programmi che ascoltate potete vedere sui nostri canali cross mediali possono essere rivisti e riascoltati appunto sul canale Mita su Controradio .it. Grazie per essere stati con noi, alla prossima. Mita is a Virus, un programma di Sara Maggi, i contenuti dell 'attività di di Le pubblicazioni sono stati prodotti da Elisabetta Cianfanelli, Paolo Frangio e Filippo Maria Disperati dell 'Università degli Studi di Firenze, finanziato dall 'Unione Europea Next Generation EU con i fondi PNRR.