Rapporto Artigianato Toscano 2025: crisi occupazionale e prospettive di rilancio
Presentazione del rapporto economico annuale dell'artigianato toscano con i dati 2025 e previsioni 2026. Intervista a Monica Stelloni, Presidente di Ebret, e al ricercatore Riccardo Perugi su occupazione, innovazione e ricambio generazionale. Focus su cassa integrazione, perdita di 3.500 posti di lavoro e necessità di politiche industriali.
Capitoli
- 00:00Introduzione al rapporto artigianato toscano
- 01:56Il ruolo di Ebret e la cassa integrazione
- 02:21Sintesi dati 2025 con Riccardo Perugi
- 05:36Commento sui dati con Monica Stelloni
- 07:01Giovani e innovazione nell'artigianato
- 09:21Intelligenza artificiale e tecnologia
- 11:01Calo occupazionale e competenze
- 13:00Accesso al credito e politiche industriali
Trascrizione 27 passaggi
Ben trovati e ben trovate, siamo anche sui nostri canali crossmediali, dunque visibili anche su Controradio TV e come vi abbiamo anticipato al centro di questo speciale il rapporto economico annuale dell 'artigianato toscano con i dati finali sul 2025, le previsioni per il 2026, i commenti, le riflessioni. le possibili soluzioni e gli strumenti messi in campo. Saluto subito l'ospite che già ci ha raggiunto in studio, la Presidente di Ebreth, Monica Stelloni.
Ben trovata, buongiorno. Buongiorno. L'ente bilaterale dell'artigianato toscano che ha compiuto 35 anni nei mesi scorsi, garantisce al comparto misure di sostegno al reddito, innovazione, welfare, uno strumento davvero importante che si è rivelato anche imponente come macchina per venire incontro. al comparto dopo la gestione pandemica Stelloni. Davvero un qualcosa che farrete a carico e a sostegno di un artigianato che deve ripensarsi ma che ha bisogno anche di sentirsi sostenuto. Sì, assolutamente sì. L 'ente bilaterale ha sostenuto soprattutto negli ultimi anni
questa grandissima sfida di mantenere attaccati ai posti di lavoro. alle aziende, cioè consentire che attraverso il fondo di solidarietà bilaterale dell 'artigianato i lavoratori potessero fare usufruire della cassa integrazione e la Toscana purtroppo è la prima regione italiana per tiraggio, cioè anche sia per volumi proprio che per quantità nell 'erogazione, quindi la situazione è molto difficile e contiamo
che... questo strumento possa servire a traghettarci fuori da questa crisi. Una crisi che è stata fotografata, analizzata, ma anche vista in prospettiva come tendenze. Dicevamo al centro il rapporto che è stato presentato nei giorni scorsi a Firenze. Sentiamo dunque i particolari. Una sintesi dal coordinatore del rapporto, il ricercatore Riccardo Perugi, e poi li commentiamo insieme. Il rapporto fa un quadro del 2025 e prospetta anche alcune previsioni
sul 2026. Veniamo da un anno sicuramente molto difficile per le imprese artigiane che offre un bilancio in chiaro e scuro sostanzialmente degli andamenti a consultivo. È andato bene il fatturato, però sono calati molto i margini e quindi questo è un punto di debolezza molto forte. Sono ripresi un po' di investimenti, però sempre su un livello ancora molto moderato. In generale possiamo dire che ci sono alcuni elementi di crescita ma insieme ad alcune fragilità che sono molto forti soprattutto sul piano occupazionale. Si sono persi 3 .500 dipendenti dell 'artigianato quindi è il 2 ,6
% in meno con flessione anche molto forte per esempio nel sistema pelle dove sono stati persi il 10 % dei posti di lavora. Quindi la situazione è un po' a macchia di leopardo e vediamo anche una situazione interessante. sul fronte delle imprese che sono state in grado di innovare e che hanno messo a assenno dei risultati molto significativi con cresce di fatturato anche del 5 -10%, la media regionale è stata di più 1 ,6 % in termini di fatturato, quindi le indicazioni che emergono sono chiaramente verso la necessità di fare un salto di qualità prima di tutto dal punto di vista imprenditoriale
nel senso che serve la capacità di interiorizzare all 'interno con le imprese artigianali, la possibilità di innovare e anche di fare rete fra di loro e anche di rinnovare la composizione del proprio nucleo imprenditoriale. I giovani sono ancora pochi, ma le imprese che hanno all'interno del proprio nucleo imprenditoriale dei giovani hanno dei risultati molto positivi. Sono persi i posti di lavoro, occupazione, con anche lo scenario internazionale, tutte queste difficoltà all'orizzonte, c'è un trend di preoccupazione in questo senso. Verso dove si rischia di andare, se è possibile dirlo?
Sì, noi abbiamo formulato tre scenari, proprio in relazione alla crisi attualmente in corso e in Medio Oriente. Tre scenari perché la nostra indagine, che è su quasi 800 imprese artigiane, è stata fatta nel mese di febbraio, quindi prima dello scoppio del conflitto fra Stati Uniti e Iran, in cui le tensioni internazionali già erano presenti, ma chiaramente le aspettative degli imprenditori non avevano ancora pienamente incorporato le conseguenze. Quindi c 'è uno scenario sostanzialmente che riguarda una risoluzione veloce del conflitto e questo ormai è superato e prevedevamo una diminuzione molto limitata
del fatturato, almeno 0 ,3%. C 'è poi uno scenario che considera un conflitto che dura però che ha una portata circoscritta, in quel caso scenderemo almeno 1 ,3%. Nel caso invece... Gli esiti del conflitto dovessero perdurare nel tempo e anche avere una portata più ampia dal punto di vista geografico arriveremo almeno 3 ,3%. Quindi le situazioni sono molto differenziate, teniamo conto che nello scenario del meno 0 ,3 % 8 settori su 14 hanno un risultato positivo,
nello scenario peggiore tutti e 14 settori vanno in negativo, quindi ci sono anche delle ripercussioni all 'interno delle singole filiere. Perfetto, grazie. Riccardo Perugi che ci sintetizzava i dati che emergono da questo rapporto, Monica Stelloni, presidente di Ebret. Sicuramente ci sono dei fattori positivi che però non bastano, non basta leggere solo il fatturato, dicevamo e diceva Perugi, ma davvero ci sono delle tendenze che preoccupano e che fanno sì che il comparto debba essere sostenuto all 'insegna.
dell 'innovazione, degli strumenti per un cambio anche generazionale. Come legge questo movimento? Assolutamente dobbiamo tenere conto che siamo dentro i distretti, dentro un modello che ha caratterizzato per decine di anni il nostro sistema produttivo e in questo c 'è una forte contrazione delle filiere che riguarda soprattutto la pelle. e in questo rapporto vediamo due elementi, quello su cui abbiamo scelto un pochino di approfondire
era sia gli aspetti di innovazione che quello che riguardava la presenza dei giovani perché ci aveva colpito il fatto che oltre il 30 % degli addetti all 'artigianato siano giovani e volevamo capire se erano giovani che entravano nel comparto e poi uscivano che era un primo ingresso per poi uscire e andare verso altri lidi, oppure se erano una prospettiva. Per quello che vediamo dal rapporto, possono essere una prospettiva perché coniugati all 'innovazione,
che è quella che fa spostare poi anche i dati del fatturato, ci danno nome. Quindi i giovani in testa alle imprese portano a un aumento di fatturato e questo però deve essere sostenuto. Certo. I giovani che sono in testa alle imprese portano un vantaggio sia quando sono esclusivamente giovani che quando sono in mix anche con persone meno giovani. Quindi questo ci darà anche modo, vorremmo approfondirlo ulteriormente,
per capire come si può non perdere le competenze che sono dentro l 'artigianato. anche un cambio culturale. È stato detto anche durante la presentazione del rapporto non si può pensare di cambiare la mentalità di un artigiano che per decenni della sua vita professionale e umana ha impostato la produzione e la sua identità produttiva in un certo modo, ma possiamo far sì che venga affiancato e poi che prenda il testimone un
giovane che anche contestualmente è permeabile. rispetto a quelli che sono gli strumenti di oggi per innovare il comparto. Sì, c 'è una grande novità che questi giovani che entrano nel mercato del lavoro e in particolare nell 'artigianato hanno molta voglia di sperimentarsi e anche di vivere con ritmi diversi. Quindi l'artigianato, diventare artigiani, consente anche probabilmente di avere maggior controllo sulla propria vita. Essere dentro un meccanismo che è forzato da un sistema che
probabilmente va stretto a questi giovani. Naturalmente l 'innovazione tecnologica l 'ha fatta da padrona come riflessione in prospettiva. Si è parlato anche di intelligenza artificiale, del suo uso e anche del suo controllo con finalità che possano mantenere una sostenibilità sia di diritti che economica che di forza. lavoro? Sì, il tema non è la tecnologia in sé, ma è come si organizza e come si applica. Quindi l 'innovazione positiva, perché sicuramente consente di
fare molti passi avanti e anche di migliorare, cioè di far sì che l 'artigiano possa occuparsi del suo prodotto e della sua attività senza perdersi in altre attività che che consentono di stare sul mercato, quindi però la tecnologia utilizzata per l 'uomo e non l 'uomo a servizio della tecnologia. Questo è l 'aspetto, cioè alla fine una tecnologia che si trasforma in un monopolio, quello che vediamo in questo momento anche
con l 'intelligenza artificiale, le scelte di antropoli. di non mettere alcuni modelli a disposizione perché sono molto pericolosi e quindi bisogna per forza avere un sistema che non deve essere regolatorio in senso stretto ma considerando che il lavoro si va adattando attraverso e anche l 'artigiano si adatta introducendo la tecnologia ma non diventandone mai schiavo. E tornando a quei valori fondanti insomma del... dei diritti dei lavoratori che devono essere alla base mai dimenticati anche
per cercare di invertire quella che è la tendenza demografica di riduzione sia occupazionale che qualitativa del comparto. Sì perché allora oltre 3 .000 dipendenti persi, il numero di imprese consistente persa è un calo che ormai continua da... più di dieci anni. Quindi noi dobbiamo anche pensare a come si preservano queste competenze e a come si trasferiscano sulle spalle un dato di fatto che veniva
fuori già dai precedenti due rapporti che sia i lavoratori che sono moltissimi appartenenti ai baby boomers, quindi in uscita, che i datori molto anziani Chiaramente creavano una preoccupazione per il futuro, nella perdita di competenza ma anche nella perdita di un pezzo consistente del sistema produttivo che si è continuamente adattato a quello che accadeva. Quindi i giovani possono consentire questo passaggio, avendo molte più competenze in questo ambito, possano portarle dentro le aziende
e consentire un 'innovazione. Vediamo che insieme all'innovazione... Fare rete è l'altro elemento qualificante. Stiamo cercando di dare alcune parole chiave che possano davvero sostenere la riflessione e il rilancio del sistema manifatturiero, la formazione sicuramente, ma anche il venire incontro ai territori, capirne le fragilità. Assolutamente, anche in questo c 'è un tema che appunto riguarda l 'innovazione e riguarda...
digitalizzazione perché comunque solo tra il 6 al 10 per cento dei comuni nel nostro paese sono coperti hanno una copertura quindi in questa scelta anche delle giovani generazioni di rimanere fuori dalle città di rimanere nei territori di farli vivere vivere e lavorare nel territorio è una scelta che può essere fatta solamente se c'è questa garanzia cioè se c 'è tutta la tecnologia raggiungibile anche dalle aree interne, che oggi sono molto scoperte, e se ci sono i servizi.
E se c'è anche la fiducia, la fiducia del sistema finanziario, dell'accesso al credito, che senz 'altro è un volano importantissimo di ricepimento dei bisogni economici. Sì, l 'accesso al credito, anche su questo, Banca d 'Italia ci ha dato dei dati, ci fa vedere che... Comunque il credito nei confronti degli artigiani negli ultimi anni è un po' migliorato però è chiaro che in una situazione così difficile adesso cala la richiesta di questo credito. Quindi siamo in una situazione di stallo. Sappiamo benissimo che i giovani avendo
meno garanzie da dare hanno maggiori difficoltà. Durante la presentazione del rapporto naturalmente è intervenuto. anche il direttore di Ebna, l 'ente bilaterale nazionale dell 'artigianato, si è fatto il punto anche di cosa c 'è bisogno a livello istituzionale, nazionale, cosa si chiede al governo in un momento in cui abbiamo raccontato una stratificazione delle crisi, non solamente un 'emergenza geopolitica attuale. Sì, l 'emergenza geopolitica peggiora la situazione, però di fatto serve una politica
industriale. politica industriale dove anche gli altri settori ovviamente sono incardinati perché è tutto un sistema, lo vediamo in Toscana, il 9 ci sarà lo sciopero dell 'industria ma è uno sciopero che parla sia all 'artigianato che al commercio che ai servizi, alla logistica perché sono sistemi che ormai sono talmente interconnessi che non possono esistere in maniera distinta. l 'uno dall 'altro quindi senza una vera politica industriale noi non siamo nelle condizioni
di comprendere come stiamo in uno scenario mondiale ed europeo che è così complesso. Lei lo ha detto anche nella sua relazione conclusiva lo sciopero del nove dell 'industria chiama in causa anche l 'artigianato torneremo naturalmente a parlare delle mobilitazioni anche sul nostro territorio si conclude qui lo speciale dedicato al rapporto economica annuale dell'artigianato toscano a cura dell'osservatorio imprese artigiane di Ebreth. Grazie alla Presidente Stelloni per essere stata con noi. Grazie a voi. Rimandiamo la linea sempre in Newsline al nostro Raffaele
Palumbo con ulteriori approfondimenti, ospiti e interviste.