Gli studenti MITA (Corso Tecnico Management Processo e Prodotto Pelle)

1 aprile 2025 · 18 min

L'ITS Mita Academy ha ospitato la stilista fiorentina Chiara Boni per la presentazione della sua autobiografia 'Io che nasca immaginaria'. Durante l'evento promosso dal Rotary Club Scandicci, gli studenti hanno dialogato con la designer che ha raccontato il suo percorso nella moda, dall'esperienza a Londra negli anni '60 alla ricerca di tessuti innovativi, fino alla sostenibilità. Presentato anche il terzo premio Rotary per la creazione di gioielli riservato agli studenti.

Capitoli

  1. 00:00Introduzione Mita Times
  2. 00:39Il lavoro con le fibre e la sartoria
  3. 02:15Gli anni '60 e la nascita della moda giovane
  4. 04:44L'esperienza a Londra: Biba e la rivoluzione
  5. 06:59Il ritorno a Firenze e You Tarzan Mi Jane
  6. 08:53Elio Fiorucci e New York
  7. 11:42La moda oggi: creatività e tecnologia
  8. 14:27Artigianato italiano patrimonio dell'umanità
  9. 15:35Sostenibilità nella moda: PEF e certificazioni
  10. 18:05Il simbolo del cuore e le stamperie di Como
Trascrizione 32 passaggi

Mita Times, moda, informazione, a cura di Mita Academy. Ben ritrovati al Mita Times di oggi. L'ITS Mita Academy ha ospitato Chiara Boni, stilista fiorentina e icona del Made in Italy, per la presentazione della sua autobiografia, Io che nasca immaginaria, scritta con la giornalista Daniela Fedi. All'evento promosso dal Rotary Club Scandicci hanno partecipato gli studenti Mita, che hanno quindi avuto modo di poter dialogare assieme alla designer. Durante la seconda giornata, è stato presentato anche il terzo premio rotary riservato agli studenti per la creazione di un

gioiello vediamo insieme com 'è andata io ho lavorato con le fibre da sempre da quando sono ho cominciato il mio lavoro perché ero fissata con la sartoria quando ero piccola quindi ero fissata sul giro manica piccola fissata su determinate proporzioni del corpo che poi sono le proporzioni che io vedo armoniche in una città come Firenze o nella Toscana, diciamo. E quindi da quando siamo passati alla sartoria, al pret-à-porter, io dovevo trovare un modo per ripercorrere certe forme

senza bisogno di farle su misura. E questo credo che sia stato il là per cominciare. Mia mamma era una signora molto elegante, quindi non è che era una sarta, ma si vestiva in sartoria. Quindi io la seguivo, la seguivo anche a Parigi. mi ricordo l 'atelier di Balanziaga, mi ricordo l 'atelier di Chivon -Chi e quindi mi ricordo questi spilli, migliaia di spilli intorno al giro manica sulle tele, mi ricordo questi disegni sulle tele, è come se li vedessi ancora, quindi mi ricordo la perfezione nel fare un tagliere

o nel fare una manica, questo è un ricordo molto preciso. Poi da lì, quello... un momento dove, come raccontavo prima, non esisteva la moda giovane, tu eri una bambina e poi diventavi una donna, quindi dal momento in cui diventavi donna ti vestavi da donna e prima ti vestivi col vestitino di smoke e calziettoni perché era così, era esattamente così. Poi c 'è stato verso i miei 17 -16 anni la nascita di qualcosa che sembrava diverso al quale mi avvicinavo, ma che appunto...

aveva il problema di essere fatto in serie e quindi essendo fatto in serie era complesso cioè diciamo era complesso l'arrivare a fare certe cose quindi ho lavorato con io sono andata a New York una volta e si dice che l'America era il posto di tutte le possibilità ed era vero io ho telefonato alla di Pond de Nemours che aveva inventato allora quella cosiddetta Likra che in realtà è l'Ela Stan fibra elastica che si mette dentro la macchina circolare e io ho pensato che dovevamo metterla

anche nella macchina non circolare perché per rendere i tessuti un po più flessibili per dare la possibilità di muoversi alle donne senza dover fare per forza delle spalle gigantesche ma la possibilità di muoversi anche guidando cioè anche facendo qualunque cosa perché non c 'era non c'era tanta tecnicità ancora io scrivo nel mio libro che le misure allora per il primo pret -à -porter nacquero al GFT a Torino perché furono prese per la 500 da Valletta dentro gli orfanatrofi italiani, per fare il suo misura, allora vennero

prese le misure di tutti gli orfanatrofi italiani per vedere quali erano le misure delle persone. Io sono trovata a Londra, in un mondo completamente diverso dal mio, ma diverso dal resto del mondo, in quel momento in cui nasceva la moda giovane, perché la moda giovane non esisteva, cioè nasceva la moda giovane. Quindi io ho incrociato un mondo pazzesco, sono iniziata in questo negozio che si chiamava Biba, che era di questa polacca, e dentro questo negozio c 'erano delle commesse

che sembravano le figure adesso di Timber. con gli occhi viola e le facce bianche, quindi era un mondo incredibile per me che venivo da Firenze con la borsettina di Gucci e il foulard di Hermès, era veramente un altro mondo, andavo al ristorante, avevo accanto i Beatles ma ci potevo parlare perché allora le guardie del corpo non c 'erano, quindi avevo la possibilità di scambio con le persone, mi trovavo in un mondo che io non avevo mai visto e quindi questo mondo ovviamente mi ha cambiato.

cambiata, mi ha forgiata, in più ero una ricercatrice, quel vestito che ho sulla copertina del libro, quello con le casette fatte, filato nella filanca, era di un brand che nessuno di voi ha mai sentito nominare, si chiamava Universal Witness, si chiamava Universal Witness a Londra, l 'avevamo scoperto io e Elio Fiorucci soltanto, ed era un brand che faceva questo, faceva i pantaloni, sto parlando del 70. il 69 ragazzi, faceva i pantaloni a stelle strisce, di velluto a costine, immaginate che cosa poteva essere, un brand scomparso, poi

ce n 'era un altro dietro la curva di King's Road perché a me piaceva cercare proprio, prima di allora della giovanissima Vivian Westwood, prima della giovanissima Vivian Westwood c 'era un brand, che adesso mi sfugge il nome, che faceva tutte le cose pop, magliette con le bocche di raso e la lingua di fuori. Sto parlando del 67, ragazze, voi magari l 'avete vista cent 'anni dopo, capito? E c 'erano già. Quindi, davvero ti faceva impressione.

Quando io sono tornata a Firenze, nessuno voleva camminare vicino a me. Ma era il mio ritorno naturale, non so perché. Poi io dopo un anno e mezzo... dovevo tornare sono tornata e volevo aprire un negozio di boda ovviamente non mi è stato permesso perché non era una cosa in quel momento che si potesse fare ho fatto per un anno l 'antiquaria poi fortunatamente ho incrociato un architetto radicale col quale mettevamo il duomo dentro

dei gonfiaboli con scritto ufo sopra c 'era permesso allora avevo questo tutto gruppo di architetti mi sono sposata nel giro di brevissimo, a 21 anni ho aperto un negozio che si chiamava You Tarzan Mi Jane, che è la prima frase del film di Johnny Weissmiller e Morino Ara, rovesciata, quando lui impara a parlare che dice Mi Tarzan Mi Jane e questo era You Tarzan Mi Jane perché ero anche femminista nel frattempo ovviamente, anche femminista nel frattempo.

E apro questo negozio che è stato un posto magico perché avevo un... grande tendone da circo in fondo dove tutti si cambiavano insieme e alle pareti c 'erano dei moduli fatti dai carristi del carnevale di viareggio che se voi non conoscete un giorno dovreste andare a trovare perché sono degli artigiani pazzi e molto simpatici e tutti un po anarchici però straordinari devo dire che mi avevano fatto dei moduli di tarzana in notturna in diurna in tutte le salse

e poi avevo un vialetto fatto con dei sassi per entrare in questo tendone da circo, ai lati dei grandi neon colorati, insomma era un posto abbastanza stravagante, che abbiamo fatto, mi ricordo, con tre soci e mettendo due milioni a testa all 'epoca, ed era dentro Palazzo Corsini, e quando passava il principe Corsini era un po' turbato. C'era Elio Fiorucci che comprava i nostri vestiti e li marchiava. marchiava a Fiorucci, ma non soltanto i miei, comprava anche quelli di Kenzo e le marchiava a Fiorucci perché Elio faceva questo, faceva il ricercatore, lui mi amava perché io trovavo

le cose prima di lui, perché io andavo a cercare e lui andava a cercare e trovavamo le stesse cose, poi lui comprava e scriveva a Fiorucci. Comunque l 'apertura del negozio a New York c 'era Kate Herring, che non so se avete mai sentito nominare, è un grande artista, che dipingeva le pareti di Fiorucci. Truman Capote che è stato un grande scrittore americano che ha scritto a sangue freddo e l 'aveva appena scritto, che firmava i libri, accanto a lui era seduto Andy Warhol, che forse sapete chi è, Andy Warhol, l 'inventore del pop, quindi qualcuno, e Madonna che cantava che non era molto famosa allora, cioè era poco famosa.

Quindi c 'è un momento particolare e Fiorucci ci aveva portato un aereo di ragazzi giù a New York per questa apertura. Era un momento di grande dare e avere, che era bello. Secondo me è questo che voi dovete cercare, il dare e avere. Dovete cercare qualcuno che sa, che vi racconta e dare qualcosa in cambio. È perché è da questo che poi nascono le scintille. Il passaggio chiave è fare gruppo, ragazzi. Se voi pensate ai grandi movimenti artistici del mondo,

cioè quando ci sono stati impressionisti o... oppure quando ci sono stati i dadaisti o quando ci sono stati i surrealisti. Queste erano persone che avevano un caffè dove andavano, quando c'erano le giumbe rosse a Firenze, cioè voglio dire c'era gente che si incontrava e si passava informazioni. Oggi non c'è più movimento artistico. La pop art era la famosa fabbrica di Andy Warhol dove tutti erano dentro e davano ognuno qualcosa, ognuno dava qualcosa e si creava un tutto. Oggi c'è...

qualche grande artista, tre, quattro, cinque, un nuovo movimento artistico, finito, dov'è? Allora, è importante, è molto importante, secondo me lo sviluppo tecnologico e lo sviluppo creativo insieme, perché se arriva solo allo sviluppo tecnologico vediamo delle cose che sono tanto uguali. Cioè oggi... attraversiamo una strada come il Monte Napoleone o come via Tornabuoni o come via Spiga, vediamo

tante cose uguali, cioè un momento, abbiamo detto prima, un momento difficile nella moda perché vediamo tante cose che non si distinguono e che costano veramente tanto rispetto al valore e quindi è una forchetta in questo momento, è una forchetta che bisogna stringere o bisogna essere più creativi o bisogna essere meno... insomma qualcosa bisogna che la moda ridiventi perché c'è stato un momento in cui è diventato un sogno alla portata di tutti quando nasce il pret-à-porter è stato un sogno alla portata di tutti

anche l'impiegata si poteva comprare la giacca di Armani facendo uno sforzo, però se la comprava oggi guardavo anche i prezzi girando in via Tornabuoni e sono veramente impegnativi Impegnativi e poi non c 'è più la qualità, quindi l 'impegno rispetto alla non qualità è molto complicato, cioè tu vuoi una giacca di, non so, non voglio fare nomi, 6 -7 mila euro, però magari è una giacca che hai già visto mille volte e che c 'è uguale da un 'altra parte o molto

molto simile diciamo. Non c'è una vera ricetta adesso, una vera ricetta non c'è. C 'è però la creatività di chi sa lavorare, di chi sa lavorare con le mani e col cervello, perché per far lavorare le mani ci vuole anche la testa e le mani non lavorano da sole. Ci vuole testa e creatività per far lavorare le mani. Io sono una, per esempio, impedita con le mani e mi dispiace tantissimo. Adorerei saper creare con le mani, cosa che non so fare.

Io so creare di testa, di fantasia, ma non sono capace, ho bisogno accanto a me della persona che mi trasferisce l 'idea giusta. Allora, voi sapete che Bertelli per lui è la persona più importante nella sua azienda, è la sua modellista, non è il suo amministratore delegato, vabbè è il suo figlio in questo caso per cui lasciamo perdere, però in generale lui considera più le persone che lavorano per lui bene piuttosto che chi li tiene i conti, perché è questo che è la moda. Allora, siccome adesso i grandi brand per mantenere il fatturato hanno triplicato i prezzi perché hanno abbassato le vendite, quello

che possiamo fare o quello che potete fare in questi distretti dove si fa lavorare è lavorare per conto proprio. Non si può perdere la capacità delle persone che sanno lavorare, non si può perdere perché l 'Italia è fatta di artigiani e di artisti, io dico artigiani e artisti. perché non ci sarebbe stato il rinascimento senza gli artigiani e gli artisti, cioè bisogna essere questo, ma io insisto, chi sa lavorare con le mani sa pensare, perché non puoi fare una cosa e arrivare a inventarne un 'altra se non sai anche pensare, perché ti viene così, è il nostro patrimonio,

allora lo dicevo prima a qualcuno, in Giappone chi sa lavorare con le mani è patrimonio dell 'umanità. Anche gli artigiani italiani, non dico solo toscani perché non è giusto, anche gli artigiani sono patrimonio dell'umanità in Italia, devono essere patrimonio dell'umanità, bisogna preservarli. Io ho una bustaia, avevo perché purtroppo a me ho dismesso il marchio a giugno, non per mia volontà ma è andata così, avevo una bustaia di 85 anni. I busti che sapeva far lei prima lavorava.

di or non li sa fare nessuno e guardate che un bustino lo porta ognuno di voi e ricordatevelo e deve essere fatto bene ed era fatto meglio di quello dei cinesi perché i cinesi ora sanno copiare bene inconsapevolmente sin da piccola quando appunto andavo nel sartorio della mamma quando mi sceglievo i vestiti e poi ovviamente in quel momento inglese in cui ho incrociato una moda che non esisteva una moda giovane

mi è salito un desiderio pazzesco di poter fare vestiti anch'io quindi quando sono tornata come ho raccontato mi c'è voluto un anno e mezzo due ma poi ho cominciato a farli i primi vestiti li ho venduti pensa prima di aprire il negozio in un locale che avevamo fatto con mio marito in Versilia che era la prima discoteca della Versilia e si chiamava Bambini Bambaissa. Bambaissa nessuno di voi sa che cos 'è forse, ma è una vecchia storia di Topolino che racconta di paperone che trova un

oasi con la sabbia rosa della felicità. E noi avevamo fatto, ahimè non ecologici a quel tempo, delle grandi clessidre che si rovesciavano, che facevano da tavolini dentro questa discoteca e dentro queste clessidre c 'erano pallini di polistica. Per anni nella spiaggia di Forte dei Marmi si sono trovate, ahimè. Niente veramente sostenibile, no? Cioè non c'è niente di veramente sostenibile. Allora la PEF vuol dire la certificazione per quanta energia, acqua

e carbonio usi. Quindi noi misuravamo ogni metro di stoffa che producevamo, quanta acqua, quanto carbonio. e quanta energia. Per farvi un esempio, perché è una cosa interessante da capire, noi dicevamo ogni metro di tessuto che noi consumiamo consuma quanto 4 litri di vino, perché anche il vino non è sostenibile. Consuma carbonio come 5 kg di pasta, perché anche la pasta non è sostenibile. Cioè voglio dire, ogni cosa che noi facciamo non è mai completamente

sostenibile. sostenibile, bisognerebbe avere un orticello, fare due passi a piedi, fare con le mani a un cinetto il filo dell 'ortica che si coltiva in giardino e poi venderlo alla vicina di casa. Quindi diciamo che possiamo fare qualcosa che si avvicina sempre di più alla sostenibilità. Noi avevamo una catena molto corta perché non abbiamo mai prodotto oltre la Toscana, Piemonte, Toscana, Emilia. Cioè quindi un ciclo abbastanza corto. Io mi ero inventata di usare un unico tessuto che aveva questa certificazione PEF, quindi un 'azienda che

all 'epoca in cui l 'ho scelta, io avevo soltanto la foglia verde, dopo ho avuto anche la PEF, la foglia verde che era comunque un riconoscimento di un 'azienda che curava tutto nei minimi particolari. E poi ho scelto anche di vendere i vestiti in bustine. in bustine vuol dire che se tu fai uno scatolone di 100 vestiti tu fai uno scatolone così se mandi 100 vestiti oltreoceana in gruccia pensa a quanto spazio prendono e quanta energia in più prendono

quindi sono tante le cose da pensare in un'azienda, non una sola non puoi dire che se ricicli la pelle sei già ecologica è tutto quello che c'è intorno puoi fare del tuo merito Il 100 % di sostenibilità non si può ottenere, ovviamente, però ognuno di noi può fare meglio e può fare di più. Il cuore io l 'avevo prima come simbolo, intanto perché ai tempi dei tempi si andava a Como, dove c 'erano i grandi setifici e le grandi

stamperie. Le grandi stamperie stampavano. tessuti meravigliosi anche in corrosione che è una cosa che oggi non se ne può neanche parlare perché credo che fosse molto poco ecologica la corrosione, tu corrodevi un tessuto per cui la stampa veniva molto più profonda naturalmente perché se dal nero stampavi il bianco dentro il nero tu puoi immaginare che tipo di...