I bisogni dei giovani di oggi tra realtà e digitale
Un approfondimento sull'uso del digitale nelle giovani generazioni e sui bisogni reali di bambini e adolescenti. Elena Trabalate, psicologa e psicoterapeuta, e Claudia Fracarossi, esperta di educazione alla salute, analizzano come il mondo digitale influenzi la crescita, i bisogni di ascolto e relazione, e il ruolo degli adulti nell'accompagnare i ragazzi. Si discute di tempo-scuola, prestazionalità, qualità delle relazioni e segnali d'allarme nell'uso dei dispositivi.
Capitoli
- 00:00Introduzione
- 05:42Bisogni dei giovani: realtà vs digitale
- 14:02Il digitale come ambiente non solo strumento
- 18:22Tempo scuola e qualità della relazione
- 22:00Campanelli d'allarme e consigli pratici
- 34:02Il ruolo del contatto fisico e dell'ascolto
Trascrizione 41 passaggi
stai ascoltando contro radio fm dub streaming social web condividila con chi vuoi questa è contro radio Passate da tre minuti, siamo anche in diretta su Controradio TV, dunque sui nostri canali crossmediali, come anticipato proseguiamo questo percorso che stiamo facendo quindicinalmente attraverso l 'approfondimento dell 'uso del digitale. per quanto riguarda le giovani generazioni, ma anche riflettendo sull 'uso, il consumo e i bisogni dei genitori, degli adulti, del mondo che circonda i ragazzi e le ragazze, che sì sono
i principali protagonisti di questo contesto. perché ci sono nati, ma hanno anche degli esempi o comunque dei modelli di riferimento a cui si ispirano, buoni, non buoni, negativi, insomma un bel ragionamento da fare con i nostri ospiti. studio questa settimana io saluto Elena Trabalate psicologa e psicoterapeuta parte del gruppo di lavoro digitale di ragazzi a bagno a Ripoli che abbiamo raccontato in queste settimane. Ben trovata Trabalate. Grazie, buongiorno.
E' in collegamento esperta di educazione alla salute consulente familiare Claudia Fracarossi. Buongiorno. Buongiorno, buongiorno Elena, buongiorno. Tema di questa puntata che fa parte proprio di questa puntata, di un percorso anche di crescita attraverso la condivisione con il nostro pubblico, i bisogni dei giovani di oggi tra realtà e digitale, perché abbiamo analizzato con esperti, professionisti Attraverso degli esempi pratici che abbiamo fatto, quanto vengono usati gli strumenti tecnologici, indipendentemente dall 'età,
adesso però riflettiamo sul perché. I bisogni positivi o negativi, perché i bisogni dei bambini, delle bambine e dei giovani di oggi non sono diversi per certi aspetti da quelli di ieri, i fracarossi. per niente, nel senso che i bambini sono sempre gli stessi, i giovani sono sempre gli stessi, però la società ci dice che abbiamo bisogno di cose nuove e quindi ci dice che abbiamo bisogno
ci dice che abbiamo bisogno della postazione di gioco per giocare connessi online, ci dice che abbiamo bisogno di tutta una serie di cose di cui effettivamente non c 'è un reale bisogno. già dicevamo in altre puntate, dicevate in studio, è diventato un po' questo smartphone un sedativo per tenere buoni i bambini in alcune condizioni in cui di solito corrono e possono... anche combinare qualcosa o piangere dare fastidio quindi è diventato un bisogno perché una volta
che si abitua una persona in questo modo solo così si riesce a tenerla buona e tranquilla quindi di fatto è un bisogno indotto, ha un bisogno creato, creato artificialmente quindi possiamo dire Trebalate che lo strumento non è di per sé, ne avevamo anche sottolineato questo aspetto in precedenza antitrasmissioni non è di per sé da stigmatizzare, è la motivazione e l 'uso che ne viene fatto e che viene fatto fare poi al bambino. Sì, allora potremmo dire anche una cosa in più, che ormai...
Ormai il mondo del digitale non è soltanto uno strumento, ma è un vero e proprio ambiente, quindi siccome uno dei bisogni dei bambini è quello di essere accompagnati nella crescita a seconda del loro livello di sviluppo, è necessario che i bambini... siano accompagnati gradualmente dall 'adulto a conoscere questo ambiente, quindi ci saranno modi, tempi e strumenti diversi che il genitore potrà utilizzare, introdurre magari nella crescita del bambino e poi dell 'adolescente diversi, quindi questa è una cosa molto importante perché si considera ancora il digitale soltanto
come uno strumento, ma in realtà è un ambiente complesso. in cui noi non possiamo abbandonare un bambino o un ragazzo, così come non lo lasceremmo andare a esplorare una città nuova da solo, prima ci andiamo se piccolo col bacino, poi gli diamo la manina. che però a nostra volta noi non conosciamo forse sufficientemente. Esatto, questa è una cosa fondamentale ed è il motivo per cui tanti genitori e tanti adulti tendono a sottostimare i rischi di questa città digitale, se possiamo chiamarla. Questo non deve spaventare però, nel senso che, continuo a usare questa metafora
visto che mi è venuta, se ci trasformiamo in una città nuova andremo insieme ai bambini a conoscerla. Quindi quello che noi adulti... Non sappiamo del digitale, possiamo impararlo, si può sempre imparare, quello di cui dobbiamo tenere conto è che se anche i bambini e i ragazzi sembrano dal punto di vista tecnico più competenti rispetto a noi, non lo sono dal punto di vista emotivo. Quindi il nostro compito di adulti è quello di creare un contenitore dentro il quale loro possano sviluppare queste competenze. discorso fra carossi dei bisogni, l 'analisi dei bisogni a cui
dare attenzione perché ci sono aspetti che possono essere dei campanelli d 'allarme, altri che invece sono delle vere richieste. È vero, verissimo. Io lavoro principalmente nelle scuole, quindi scuole elementari e scuole medie e quello di cui riscontro ogni giorno... ogni giorno la presenza, ha un grandissimo bisogno di essere visti, visti, ascoltati, considerati. Io faccio un lavoro per cui l 'incontro è molto destrutturato.
e quindi io parto da loro, da quello che hanno voglia di dire loro, da quello che hanno bisogno di dire per poi costruire su quella base e questo momento è un momento in cui sembra che si aprano gli idranti proprio. Fuori tutto e quindi da lì si capisce quanto bisogno abbiano di essere ascoltati i bambini, considerate le loro esperienze e quanto poco ci sia nella vita quotidiana il tempo per fare questo tipo di lavoro. Quindi da parte dei bambini poter dire, da parte dei genitori poter ascoltare, poi magari anche riflettere, come diceva Elena, accompagnarli, per esempio
chiedere come sono stati molti genitori. e chiedono ai bambini che cosa hai fatto oggi a scuola e in effetti quello di cui sarebbe veramente interessante parlare è come sei stato oggi a scuola, come ti sei sentito, però questa è una cosa che richiede tantissimo tempo che spesso nel nostro... Ma questa richiesta di essere visti, di essere ascoltati, in qualche modo viene accolta dagli strumenti e dalla città digitale? Si parla spesso di... fruitori assenti o fruitori che guardano quello
che fanno gli altri, spesso i giovani, anzi forse la tendenza è proprio questa, partecipano poco anche rispetto ai soci. che hanno a disposizione, ma guardano molto. Ciò aggrava questo senso di invisibilità sociale? Sì, assolutamente. sono quasi come davanti a una trasmissione televisiva alla fine, non interagiscono e questo finisce per riflettersi anche nel loro modo di vivere poi la scuola, perché alle elementari per esempio sono esplosivi
contano tante cose di sé, alle medie tante volte cominciano alcuni a tirarsi indietro, no io preferisco non dire, quindi c 'è questa sensazione che se taci sei un po' più protetto È terribile, tante volte anche in anonimato, quando io distribuisco i bigliettini anonimi per chiedere quello che si ha bisogno di chiedere o dire qualcosa, qualcuno addirittura non ha il coraggio di compilare il bigliettino pur sapendo che nessuno saprà. il suo nome quindi veramente si diventa invisibili in questo mondo e dietro a questi schermi
Trebalate, vedevo che Anuiva conferma ma come si può intercettare e soprattutto entrare dietro questa patina, questo immobilismo che in realtà manifesta una grande voglia, un grande bisogno. Allora, io invito spesso a mettere... nei panni di tutti quanti siamo stati bambini e adolescenti, siamo diventati adulti e sappiamo benissimo che la preadolescenza e l 'adolescenza sono dei momenti difficili in cui avvengono
tantissimi cambiamenti. e ci sono tantissime sfide sul piano emotivo, relazionale e anche cognitivo. Quindi ovviamente avere a disposizione un dispositivo, un ambiente, che in qualche modo tampona, evita questo dolore, questo disagio, queste cose paurose è allettante per un ragazzino. Noi dobbiamo invece immaginare, metterci dall'altra parte, cercare di capire quali sono i reali bisogni, stare in relazione, essere ascoltati, riuscire
ad elaborare, a comprendere quello che si sta vivendo spesso per la prima volta, quindi fare un po' il giro. dall 'altra parte, cercare di dire bene ma io come mi sentivo, ma poi soprattutto come diceva anche Claudia chiedere perché non dobbiamo poi allo stesso tempo scivolare nel pensiero che un adolescente di oggi. Oggi sia lo stesso di un adolescente di ieri, perché siamo in un contesto differente, quindi mettere nei panni e allo stesso tempo però chiedere ai ragazzi di spiegare, di raccontare e avere pazienza.
anche se appunto sembrano chiusi, perché poi come erano io prima quando Claudia parlava di Mondi, perché così è il mio studio, assisto a fiumi di parole da parte di questi ragazzi. che hanno tantissimo da dire e verso i quali secondo me c 'è da dare tanta fiducia a questi mondi, nascosti ma meravigliosi. Un altro aspetto che è venuto fuori nell 'arco degli approfondimenti che abbiamo trattato è sicuramente quello del tempo, della velocizzazione di tutto, questo quanto va ad accrescere un
bisogno invece di cui forse un ragazzo o una ragazza non si rende? conto sicuramente un bambino di avere una dilatazione rispetto alle azioni, alle reazioni e anche alle aspettative, perché il portato è grande anche su quel fronte. Il tempo ci sta veramente stritolando in questo meccanismo, siamo sempre di corsa. Io vedo che addirittura ci sono bambini che passano otto ore a scuola. la mattina e tutto il pomeriggio e quindi di fatto fanno un lavoro come facciamo
noi adulti ma non avendo le spalle grandi come abbiamo noi adulti quindi è una macchina che non è a misura bambino e nemmeno a misura di adulto per dire la verità, ma noi finiamo per lasciarli tutte quelle ore a scuola perché di fatto non abbiamo la possibilità di stare con loro al pomeriggio, quindi è una catena e quindi spesso… Loro hanno i dispositivi perché non ci sono i genitori, stanno davanti ai dispositivi da soli e anche questo non è un bene. Facendo riferimento al tempo pieno esisteva anche...
Decadi fa e soprattutto forse anche la nostra generazione ha vissuto momenti di forte solitudine rispetto a genitori che non erano abituati a giocare con i propri figli, le proprie figlie. Forse più oggi c'è... questa presenza, come conciliare questa dicotomia che nella quotidianità comunque si manifesta? Mamma mia, è complesso, è veramente un argomento molto, molto complesso. È vero che anche quando eravamo piccoli, noi esisteva il tempo pieno però adesso mi sembra che tutto quanto abbia assunto una come
dire un peso differente ci sono dei bambini l 'altro giorno ho sentito i suoi genitori in colloquio sono quasi parcheggiati a scuola e quindi finito il tempo pieno che è già un impegno enorme questi bambini fanno dei pon cioè tutte quelle attività extra le scuole, quindi di fatto diventa un impegno enorme il bambino ha la sensazione di essere lasciato un po' di qua un po' di là, perché non c'è tempo
per lui Trebalate, cosa ne pensi? perché c'è sempre questa preoccupazione fa poco, fa tanto mio figlio fa poche attività, socializza poco poi c'è tutto il discorso della qualità del tempo scuola perché se otto ore sono gestite bene con un organico necessario per gestire i punti di socializzazione e non solo di apprendimento, tutto diventa una crescita e non un appesantimento. che una delle cose che caratterizza il nostro tempo è la
prestazionalità, quindi non è tanto cosa faccio, quanto lo faccio, ma è anche un po' come lo faccio. A me capita di pensare che a volte i bambini fanno tantissime attività e questo va benissimo perché i bambini devono fare esperienze quindi ben vengano le attività però a volte vengano introdotti a queste attività con l'idea che quella cosa sarà utile per. Invece i bambini, uno dei bisogni dei bambini, hanno bisogno di giocare, no? E il gioco è qualcosa che in realtà sarebbe anche fine a se stesso, no?
Ma che... a se stesso proprio perché piacevole poi in qualche modo fa tutta una serie di cose utilissime è un po' il discorso che facciamo sulle nostre frequenze sulla prestazione, c'è stato un progetto lo sportone, una gara che cerca di far capire soprattutto ai genitori, non tanto ai bambini, ai ragazzi che non è il risultato finale ma il percorso in condivisione anche con gli altri compagni. E in questo però si inserisce il tema del digitale perché si aggancia a quelle reti neurali
di piacere e in qualche modo è come se si intromettesse. al posto di tutte quelle altre alternative piacevoli, tra cui il gioco, la relazione, che a lungo termine, ma a breve termine, in realtà sono piacevolissime, ma sono più faticose. Invece quello che fa il digitale... tale è dare a noi stessi l 'impressione di sollevarci da una serie di fatiche dandoci la stessa ricompensa, ovviamente questa è un'illusione. 11 nelle riflessioni che stiamo portando avanti con le nostre ospiti, la scuola,
il tempo e lo spazio scuola possono essere un luogo e lo spazio di benessere, di piacere e di scambio idoneo con i coetanei. cui cresce, forse è una questione fra carossi di qualità, si torna lì, dentro e fuori la Sì, la scuola dovrebbe essere uno spazio di... benessere. Soprattutto considerato che è la casa dei bambini, la seconda casa dei bambini e poi dei ragazzi. Quindi di fatto molte scuole si stanno muovendo in questa direzione nel rendere
effettivamente uno spazio di benessere, le aule, le ore che si passano a scuola. Io collaboro con un istituto comprensivo che da molti anni mi fa realizzare un progetto che si chiama Progetto Benessere e quindi seguiamo i bambini. nel corso del loro sviluppo a partire dalla terza elementare fino alla terza media con lavori proporzionati e cuciti sulla base dei loro bisogni proprio per perseguire questo obiettivo di rendere la scuola uno spazio di benessere chiedo ad entrambi
in questa parte conclusiva di trasmissione una prospettiva, un consiglio uno strumento che può mettere in atto un adulto che sia un generale un insegnante, un parente, un amico che ha a che fare con bambini o bambine o giovani nati in un contesto, in un ambiente tecnologico e digitale, come sottolineavamo. Cosa poter inserire in una dinamica relazionale per aprire una breccia che possa permettere a un bisogno di manifestarsi? È una bellissima domanda, non è semplice perché…
La risposta poi si inserisce all 'interno della relazione, tutte le relazioni sono uniche, però forse utilizzerei la parola contatto, anche il contatto fisico, soprattutto con i bambini. Non scontata, è come risposta. Perché veniamo da periodi di gestione sociale che questo non ce l 'hanno permesso. È proprio vero, sì. E allora, Fra Carossi, converge con questa riflessione? Assolutamente, io aggiungerei anche il... silenzio, non riempire tutti gli spazi ma lasciare dei momenti liberi in cui
sedersi di fronte al bambino, di fronte al ragazzo e ascoltarlo senza il bisogno di di commentare quello che dice, di completarlo, ma semplicemente in ascolto totale. Quando siamo in ascolto totale l 'altra persona si sente completamente libera di dire, di esprimere. esprimersi e questo nella nostra vita un po' manca. Allora arriva un messaggio di una sorta di Radio Club, di firma così, mamma di una bambina di tre anni,
dall'età di otto mesi. che è prima andata al nido, poi alla scuola materna, dove trascorre otto ore al giorno. Anche di questo un genitore dovrebbe preoccuparsi, teoricamente è un tempo scolarizzato, ma pur sempre ludico. Il sistema pensionistico e il sistema lavoro sicuramente non consente di... trascorrere più tempo né con i figli né con i nipoti, soprattutto per chi lavora nel settore. Allora, dottoressa Tribalate, qui non c 'è una questione di colpevolizzazione rispetto a un tema… in un contesto che dovrebbe garantire una formazione e anche una socializzazione
extra formativa adeguata. Sicuramente c 'è tutta una tematica che non affrontiamo in questa trasmissione, ma spesso facciamo... della qualità del tempo scuola rispetto alle tante problematiche che vedono sempre la scuola come fanalino di coda in qualsiasi programma politico, elettorale o di governo. Ai me, però... Sicuramente non possiamo creare sensi di colpa nell 'adulto e nel bambino, altrimenti è una spirale che non aiuta nessuno dei due. No, non ha assolutamente senso, noi siamo in questa situazione e tale la prendiamo.
anche se poi essendone consapevoli possiamo mettere dei semini per migliorarla, però c 'è da dire che la cosa più importante è essendone consapevoli riuscire a fare ciò di cui siamo padroni in questo momento. se il tempo da passare col proprio bambino o col proprio ragazzo, ragazza è poco, va bene, però abbiamo parlato tanto di qualità, stiamo attenti a quello che facciamo, a quello che sentiamo. i bambini in questo sono assolutamente recettivi e non trasmettere il nostro
modello viziato è forse difficoltoso anche per noi di puntare al risultato alla prospettiva o fare questo per arrivare a quest'altro che poi insomma costringe non solo a livello di tempo ma proprio di pressione che viene messa. Un'ultima domanda sempre a entrambe un campanello d'allarme invece ci fa dire forse sto esagerando nello strumento tecnologico in mano a mio figlio e a mia figlia e dovrei insomma gestirlo in altro modo.
Perché quando un bambino... Faccio una chiosa conclusiva, quando un bambino comincia a scrollare un qualcosa che ha una superficie ma che non è un cellulare o un tablet, questo lo facciamo a volte anche noi, dobbiamo dirlo. la cosa sicuramente più preoccupante che ci dice che siamo già arrivati un pezzo in là è quando non se ne può fare a meno quindi lì bisogna veramente rimboccarsi le mani e fare qualcosa. Ovviamente di nuovo, chi di noi adesso può
farne a meno? La differenza, prima Claudia parlava di spalle larghe, è che noi abbiamo incontrato i dispositivi quando i nostri... I nostri sistemi fisiologici erano già più maturi e beviamo i danni su di noi, quindi immaginiamoci sui bambini. In conclusione. D 'accordo, quando vediamo che un bambino, un ragazzo non riesce a fare a meno del suo dispositivo è un segnale veramente triste, triste oltre che preoccupante, perché di fatto siamo anche noi adatti.
Se lasciamo che si interrompa una conversazione tra noi perché sta suonando il telefono, è il telefono che prende la parola e siamo noi che autorizziamo quell 'interruzione. Non dobbiamo stupirci se il bambino o il ragazzo non ci sta ascoltando mentre parliamo e guarda lo schermo, perché di fatto siamo stati noi a trasmettere che ha la precedenza su tutto. È chiaro, è chiarissimo. Anzi, la scelta a volte di togliere lo strumento porta poi il giovane non a ringraziare esplicitamente,
ma a manifestare una forma di benedetto. male che è fatto, ci sono delle situazioni in cui davvero si capisce solo a posteriori quanto il non intervento da parte dell 'adulto sia una presa di posizione da un certo punto di vista di un adulto che in primi si deve mettere sul piatto il suo comportamento, la sua abitudine, il suo bisogno rispetto a questo contesto digitale che sottolineiamo. Allora, io salutando le nostre ospiti, Claudia Fracarossi in collegamento. Elena Trabalate qui in studio, ricordandovi che la trasmissione è visibile e riascoltabile
sui nostri canali cross -mediali, vi anticipo che questo percorso di riflessione proseguirà nell 'anno nuovo, nel 2025. Il prossimo appuntamento, il 9 gennaio, parleremo di parental control. Anche questo è un tema enorme perché serve e perché non basta, forse ce lo chiederemo con gli ospiti che saranno qui nei nostri studi. Rimanete su Controradio perché tra poco arriverà anche Architects and the City. FM, DAV, streaming, social, web
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