Luca Starita e Filippo Maria Disperati

12 maggio 2026 · 19 min
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Capitoli

  1. 00:00Introduzione
  2. 00:56La grande rimozione dell'AIDS
  3. 03:00Il libro L'intruso e la scoperta
  4. 05:37Franco Moschino e gli anni della pandemia
  5. 07:33Estetica e narrazioni dell'AIDS
  6. 11:11Pier Vittorio Tondelli e Camere Separate
  7. 15:00Cosa abbiamo imparato come società
  8. 17:20Nuove generazioni di designer e comunità
Trascrizione 33 passaggi

Mita is a virus, culture, storie e innovazioni nella moda, a cura di Mita Academy in collaborazione con l 'Università degli Studi di Firenze. Ben trovate, ben trovate a questo nuovo episodio di Mita is a virus, culture, storie e innovazioni nella moda, la trasmissione a cura di Mita Academy in collaborazione con l'Università degli Studi di Firenze. Ricordo che l 'ITS Meet Academy è l 'istituto tecnologico superiore che forma tecnici altamente qualificati per il mondo della moda. Allora, i nostri ospiti di oggi, Filippo bentornato, ci rivediamo.

Salve a tutti. E Luca Starita. Luca è l 'autore di Indifesi sotto la notte, è un volume che è uscito per Minimum Fax e che ci racconta delle narrazioni in Italia dell 'AIDS negli anni 80 e 90. Normalmente qui si inizia... a fare un discorso molto complesso sulle trasformazioni sociali, ma la prima cosa che a noi interessa dire è che su quegli anni e sul dilagare del virus HIV c 'è stata forse una delle più grandi rimozioni della storia sociale della fine del secolo.

Sì, allora, quando si parla di HIV, di AIDS nello specifico, non soltanto negli anni 80 e 90, ma anche oggi si associa a questa parola che appunto è rimozione. Spesso io mi sono trovato... a pensare che cosa significasse realmente questa parola, si rimuove qualcosa che c'è stato, l 'HIV, l 'epidemia, la pandemia di AIDS c 'è stata in Italia, è partita dagli Stati Uniti ed è arrivata in Italia all'inizio degli anni Ottanta, poi si è sparsa comunque in tutta Europa, c 'è effettivamente stata, come raccontano le pubblicità, gli articoli

di giornale e anche i video delle televisioni che raccontano che cosa stava succedendo in quegli anni da. rimozione appunto prevede che qualcosa ci sia stata e che venga quindi rimossa dalle menti delle persone, dalla nostra società, dalla nostra cultura, l 'abbiamo effettivamente rimossa ma sostanzialmente pensando che non ci sia effettivamente mai stata. Questo saggio nasce proprio da un incontro che è stato con il libro di Brett Shapiro, l 'intruso, che racconta la malattia e la morte di Giovanni Forti che è stato un giornalista dell 'Espresso

Italiano inviato. negli Stati Uniti e per me questo leggere questo libro per caso in realtà grazie a Luca Scarlini che è una persona che mi ha introdotto nell 'argomento mi ha folgorato perché mi ha fatto rendere conto che nella mia identità di persona queer crescendo comunque con una determinata storia, una determinata anche cultura se si può dire legata all 'identità LGBTQIA +, mi ha fatto rendere conto effettivamente che io questa quegli anni lì proprio non avevo idea di che cosa fosse successo e sono degli anni che è importante riscoprire non soltanto perché fanno parte della nostra storia culturale, sociale e politica

italiana ma anche perché tanti di quegli schemi, di quelle strutture che abbiamo oggi nell 'incontro con l 'altro, nella diffidenza del corpo dell 'altro, nella diffidenza nei confronti del sesso ma anche quelle cellule che ho chiamiamo famiglie queer comunque le famiglie d'elezione no quindi quelle famiglie che noi scegliamo non in alternativa ma come a completare la famiglia di sangue in cui che comunque molto casuale noi nasciamo in una famiglia di sangue che non scegliamo mentre appunto la famiglia d 'elezione la scegliamo le cellule i nuclei di queste di queste famiglie nascono

proprio in quegli anni la quando le persone con AIDS si trovavano abbandonate e sole sul letto di morte e intorno a queste persone si creavano invece delle famiglie, delle vere e proprie famiglie che sostenevano la persona e lo accompagnavano poi alla morte, perché come sappiamo non c 'è una cura per l 'HIV, si convive con l 'HIV oggi, all 'epoca non c 'era nemmeno una cura, nel senso nemmeno una terapia che potesse anche allentare gli effetti del virus.

E quindi quando si parla appunto di rimozioni si parla veramente di un contesto che ci è stato privato in qualche modo, ci ricordiamo pochissimo di quegli anni lì, di cosa fosse successo in quegli anni là e forse oggi visto anche che stiamo parlando ancora, stiamo ancora discutendo su se fare un 'educazione, se sono affettiva nelle scuole, forse è il caso di cominciare a pensare che sia il caso di ricominciare a parlarne. Questo periodo storico che Luca affronta quindi tra gli anni 80 e gli anni 90 mi fa pensare subito a delle figure come quelle di Franco Moschino che a

mio avviso rappresenta un po' con il suo lavoro come designer proprio il periodo della pandemia di HIV in Italia. Lui apre il suo diciamo brand nell'83. e l 'ultima spilata sarà nel 93, fra l 'altro con una mostra e una pubblicazione, Dieci anni di caos, nella quale proprio attraverso la sua creatività ha cercato anche di mandare

dei messaggi di sensibilizzazione legate a questo tema. E in parallelo se facciamo un salto ai giorni nostri mi viene... Vengono in mente figure come quelle di Luca Magliano, designer classe 1990 che bolognese si ispira fortemente a tutta quella che è la narrativa di Piero Vittorio Tondelli nelle sue collezioni e che fra l 'altro ha pure collaborato nell 'allestimento della mostra Vivono al centro Pecci.

Per cui ecco anche nelle generazioni di oggi, come anche io sono nato nel 1989, come diceva Luca c 'è come dire un momento di riscoperta di questo periodo storico dimenticato in qualche maniera. Ecco e quindi volevo chiedere a Luca da un punto di vista estetico perché vabbè la moda fa parte della sfera estetica no in qualche modo, come... questa estetica traspare dalla scrittura? Allora sicuramente quando parliamo di AIDS,

HIV abbiamo insomma in testa un tipo di estetica che ci rimanda sicuramente ricorderanno tutti la pubblicità con le persone in bianco e nero, con le persone con l 'alloni viola e questa estetica in qualche modo ritorna anche, no? storie che vengono raccontate ora in quegli anni la se pensiamo appunto a piervittorio tondelli che in camere separate non parla direttamente di aids ma racconta che cosa significa non sopravvivere a

un amore che muore sostanzialmente quindi questa questo senso di lutto questo nero questo viola che ricorda in qualche modo quel periodo di quegli anni la ritorni un po' in tutte le narrazioni. Se pensiamo a qualche altro però, per esempio, colore, se parlando dell 'estetica, mi viene subito in mente un libro che è forse quello più rappresentativo di quegli anni, è che è un libro scritto da Simona Ferraresi che si chiama Come il cielo.

E questa copertina è una copertina verde, insomma da un punto di vista, diciamo, di colore tutto farebbe pensare. Tutto farebbe pensare a quegli anni là ma non la speranza, il verde sappiamo che è speranza, il verde è rinascita in qualche modo, eppure quel libro che è il libro forse più importante proprio come testimonianza di quegli anni là scritto da una donna eterosessuale tossicodipendente invece racconta proprio una storia diversa da quella a cui siamo abituati perché lei decide di scrivere questo libro dicendo il messaggio.

diciamo di base che sottostà a quello che lei racconta è questo lei dice tutti moriremo perché siamo esseri umani e tutti moriremo la differenza tra me e voi io che ho appunto questa condizione di AIDS che io so che morirò tra poco questa cosa però mi permette di vivere meglio di voi perché io ogni giorno che mi sveglio so che un giorno che mi che mi viene dato e non necessariamente devo essere felice per questo posso anche essere arrabbiata posso anche essere triste però a secondo questo quello che provo e ci sto dentro per me è una cosa che mi dà la forza

di svegliarmi una mattina ed essere accettare quello che sta succedendo e se ci pensate è una cosa abbastanza folle no perché se pensiamo appunto che cosa è successo in quegli anni per cui una pandemia ha portato alla morte di persone giovanissime cioè persone che appunto per vittorio tondelli è molto giovanissimo io oggi ho l 'età che Pier Vittorio Sondelli aveva quando è morto, e quindi è strano pensare, no? Una storia comunque ha un tipo di narrazione che invece punta alla positività.

Questo secondo me è molto importante, perché pensare, appiattire il nostro pensiero su quegli anni, pensando che sia stato soltanto un periodo in cui persone morivano, è stato anche... anche quello ovviamente, persone morivano giovanissime e ignorate, ma allo stesso tempo possiamo pensare che invece sono stati degli anni in cui da la cenere di una generazione sono nate invece delle, diciamo, nuove forme di cura nei confronti dell 'altro che prima non abbiamo mai vissuto. Mi viene in mente di nuovo un altro personaggio importante che, ritornando all 'estetica che hai

citato tu, diciamo è quello forse più... figurativo che è il Nino Gennaro, che è un intellettuale, io lo chiamo intellettuale nonostante appunto sia una persona che ha lavorato soprattutto con l'arte figurativa, ma ha lavorato tantissimo anche con le parole, con il teatro e l 'estetica che lui ha creato anche in quella situazione lì è qualcosa penso di unico al mondo, soprattutto quando parliamo di, come dicevo, queste cellule che si sono create, lui ha creato veramente una famiglia che ancora resiste oggi, ci sono persone che vivono, che sono...

sono vivi ancora oggi che raccontano in che modo sono riusciti a stare intorno a questa persona che stava morendo di AIDS. Abbiamo parlato di Tondelli che è stato un autore del cuore per più di una generazione di camere separate che va ricordato che lui aveva scritto quando già era in mezzo nel pieno della malattia pur raccontando con quel distacco che conoscevamo nella sua scrittura con il suo alter ego e questa è stata una posizione che ha riguardato tanti autori e tanti personaggi della cultura, non solo di quegli anni, ma anche di quello

che è avvenuto dopo. Nel tuo libro, Luca, ci sono tanti riferimenti, non solo letterari, c'è Dacia Maraini, c'è Luca Guadagnino, c'è Luca Scarlini, potremmo citarne altri, quindi abbiamo delle generazioni molto diverse, delle culture molto diverse. Per te, che ricordo sei nato nel 1990, tutto questo, che prospettiva ha mutato? Nella percezione sia di chi scrive, come nel tuo caso, sia in chi ora deve fare i conti con quello che è stato prima. Diciamo che, come dicevo prima, sono incappato

in questo argomento per caso, grazie appunto a un libro che è appunto l 'intruso di Brett Shapiro, ma a camere separate, giusto per tornare a parlare di Pier Vittorio Tondelli, e sono sempre felice di parlare di Pier Vittorio Tondelli, sono stato fortunato. perché l'ho incontrato all'università nel senso che camere separate è stato un testo che un professore illuminato si può dire ha deciso di inserire all 'interno di un di un programma di esame quindi io conosco camere separate di pia vittorio tondelli giovanissimo ovviamente ne rimango folgorato quindi da lì decido di recuperare tutti gli altri libri suoi e ho

capisco che è lo scrittore che è riuscito a parlare di quegli anni 80 perché poi lui scrive appunto in e basta perché inizia nell '80 con altri Libertini, Pao Pao nell '82, Rimini nell '85 e nell '89 Cambiere Separate, quindi veramente scrive in un solo decennio perché poi nel 91 muore e riesce però in un solo decennio a stravolgere tutto quel canone letterario a cui noi siamo abituati, quando uno pensa a letteratura italiana del 900 non pensa a Pier Vittorio Tondelli, pensa a tutt 'altro purtroppo, però appunto in un decennio riesce a...

a stravolgere questo canone e a dare le basi di quella che è per me la letteratura italiana contemporanea italiana quindi quel tipo di letteratura che ha bisogno di parlare di identità di corpi di rapporto con i corpi di malattia di rapporto con la fede e per vittorio tondelli fa tutto in questa nella sua produzione letteraria camere separate appunto e forse il romanzo più maturo ed è il romanzo che veramente parla non solo alle persone persone omosessuali, perché è vero che Camere Separate ha come protagonista due uomini, Leo e Thomas, ma allo stesso tempo riesce veramente a parlare, a essere universale

nel modo in cui può essere concepito l 'amore ancora oggi e la relazione, quindi la necessità di scostarsi da schemi, di scostarsi da strutture che la società vuole per noi anche a livello relazionale e non soltanto a livello identitario e lui riesce a in maniera completa a parlare di tutto questo per me ovviamente mia non so se tornassi indietro se non se non incontrassi per vittorio sandelli come scrittore non so dove sarei adesso perché veramente tutto quello che sono oggi tutto quello che ho scritto tutto quello che racconto anche

in indifesi sotto la notte veramente cerca di portare alla luce questa necessità ripeto di parlare di corpi di identità e le persone che appunto decido di includere nel saggio appunto come Dacia Mareini, Luca Guadagnino, Luca Scarlini che sono tanto diversi tra loro, in realtà mi interessava veramente capire in che modo anche persone dell 'ambiente culturale, in diversi ambienti culturali ricordassero di quel periodo là ed è interessante vedere come ci sono tante assonanze ma anche tante differenze su quello

che loro pensano e di quello che loro ricordano. Però c 'è una domanda che voglio fare a tutte e due per chiudere, purtroppo, anche se potremmo continuare ancora a lungo per approfondire, ma la nostra società, la società italiana, cosa ha imparato? Ha assorbito qualche cambiamento? Ha compreso come cambiano le identità? Perché la sensazione, diciamo, comune è sempre quella di combattere contro gli stessi stereotipi, avere a che fare con le stesse attitudini e che... Fin dei conti questa pandemia di cui abbiamo parlato oggi, che era quella dell

'HIV AIDS, ma anche il Covid, siano passate così, come se niente fosse realmente cambiato. Non essendo qualcosa che è stato ricordato o comunque anche elaborato in qualche modo, è ovvio che non possiamo imparare da qualcosa che non abbiamo elaborato, differentemente dagli Stati Uniti, l 'Inghilterra, la Francia. che invece hanno provato a rilaborare quello che è successo in quegli anni attraverso film, serie tv, libri, saggi, noi no, non abbiamo fatto niente di tutto questo. E quindi appunto ti direi di no, che

non siamo riusciti a imparare niente perché se non riusciamo nemmeno a ricordare e a fare conti con quello che è successo è impossibile riuscire a capire che cosa è successo e che tipo di lezione. possiamo imparare da quegli anni la e spero che queste possano essere come la mostra alpecci che di cui parlavamo prima o il mio saggio comunque spero che arriveranno altri lavori anche insomma su su schermo perché anche il modo forse più diciamo diffuso anche no di parlare di certe

cose possano iniziare a esistere perché come dicevo prima non è soltanto un discorso di bagaglio di ricordo culturale, ma è anche fare i conti, elaborare e riuscire a veramente capire in che modo parlare, in che modo vivere, in un modo diverso. Iripo, per la tua esperienza? Allora, io anche in questo caso vorrei citare il lavoro di un altro designer italiano emergente, sempre nell 'ambito della moda, che è Marco Rambaldi. Anche lui, guarda caso, viene dall 'Emilia Romagna.

e ha messo negli anni a terra tutto un lavoro fatto di comunità fondamentalmente, quindi lavorando moltissimo su tutto quel circuito di persone che ruota per esempio attorno al Cassero, che è forse il primo arcigay italiano, e quindi partendo dalla storia di questo luogo ha poi costruito tutta una serie di collezioni. narrazioni. Anche lui ha 30 anni quindi si parla sempre di questa generazione che poi ha, che è la

nuova generazione di designer che stanno lavorando adesso, che ha riscoperto un periodo storico e che lavora in comunità. Per cui secondo me in realtà c 'è un cambiamento, un cambiamento che forse non è incentivato dalle istituzioni da un punto di vista diciamo di crescita. quanto riguarda il sistema della moda, però c 'è una sensibilità diversa, anche attraversata come giustamente dicevi prima tu Sara, da questo discorso delle pandemie, perché l 'estetica di un designer come Marco Rambaldi ha fortemente

risentito per esempio del Covid, no? E quindi ha messo a ponte tutta una progettazione per esempio con il crochet o l 'uncinetto fatto a mano, no? Quindi tutte pratiche. più lente che si fanno nell 'ambito domestico e in comunità in collaborazione con gli altri allora cambiamenti e sensibilità io spero che ne parleremo ancora in trasmissione io ringrazio i nostri ospiti di oggi luca starita autore di indifesi sotto la notte narrazioni dell 'aiz nell 'italia degli anni 80 e 90 grazie per essere stato con noi grazie a filippo noi ci ritroveremo ancora ma ci ritroveremo ancora con le nostre puntate di me the virus io vi ricordo

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