Mita Times del 18 marzo 2025 - Chiara Boni

18 marzo 2025 · 23 min

La stilista fiorentina Chiara Boni presenta la sua autobiografia 'Io che nasce immaginaria' agli studenti della Mita Academy. L'incontro promosso dal Rotary Club Scandicci offre agli studenti l'opportunità di dialogare con l'icona del Made in Italy. Boni racconta il suo percorso dalla sartoria all'innovazione nei tessuti elasticizzati, dalla Londra degli anni '60 alle sfide della sostenibilità, sottolineando l'importanza dell'artigianato italiano e del lavoro di squadra.

Capitoli

  1. 00:00Introduzione Mita Times
  2. 00:28Presentazione autobiografia Chiara Boni
  3. 00:52L'amore per la sartoria e le fibre
  4. 01:44I ricordi dell'alta moda parigina
  5. 03:13L'invenzione del tessuto elasticizzato
  6. 03:44L'esperienza londinese degli anni '60
  7. 05:39Il ritorno a Firenze
  8. 06:36L'apertura di You Tarzan Mi Jane
  9. 07:29La collaborazione con Elio Fiorucci
  10. 08:50L'apertura a New York
  11. 10:10Sviluppo tecnologico e creatività
  12. 11:42L'importanza del saper lavorare con le mani
  13. 14:21La sostenibilità nella moda
  14. 16:19Il cuore come simbolo del brand
  15. 20:03Il periodo con il GFT
  16. 21:50Consigli finali: fare squadra
  17. 22:45L'importanza di cultura e ispirazione
Trascrizione 40 passaggi

Mita Times, moda, informazione, a cura di Mita Academy. Ben ritrovati al Mita Times di oggi. L'ITS Mita Academy ha ospitato Chiara Boni, stilista fiorentina e icona del Made in Italy, per la presentazione della sua autobiografia, Io che nasce immaginaria, scritta con la giornalista Daniela Fedi. All'evento promosso dal Rotary Club Scandicci hanno partecipato gli studenti Mita, che hanno quindi avuto modo di poter dialogare assieme alla designer. è stato presentato anche il terzo premio rotary riservato agli studenti per la creazione di un

gioiello vediamo insieme com 'è andata io ho lavorato con le fibre da sempre da quando sono ho cominciato il mio lavoro perché ero fissata con la sartoria quando ero piccola quindi ero fissata sul giro manica piccola ero fissata su determinate proporzioni del corpo che poi sono le proporzioni che io vedo armoniche in una città come Firenze o nella Toscana, diciamo, e quindi da quando siamo passati alla sartoria, al pret -à -porter, io dovevo trovare un modo per ripercorrere certe forme senza bisogno di

farle su misura e questo credo che sia stato il là per cominciare. Mia mamma era una signora molto elegante, quindi non è che era una sarta, ma si vestiva in sartoria, quindi io la seguivo, la seguivo anche a Parigi. mi ricordo l 'atelier di Balansiaga, mi ricordo l 'atelier di Givenchy e quindi mi ricordo questi spilli, migliaia di spilli intorno al giro manica sulle tele, mi ricordo questi disegni sulle tele, è come se li vedessi ancora, quindi mi ricordo la perfezione nel fare un tagliere, nel fare una

manica, questo è un ricordo molto preciso, poi da lì, quello era un momento, momento dove, come raccontavo prima, non esisteva la moda giovane, tu eri una bambina e poi diventavi una donna, quindi dal momento in cui diventavi donna ti vestavi da donna e prima ti vestivi col vestitino di smoke e calziettoni perché era così, era esattamente così. Poi c 'è stato verso i miei 17 -16 anni la nascita di qualcosa che sembrava diverso, al quale mi

avvicinavo, ma che appunto... aveva il problema di essere fatto in serie e quindi essendo fatto in serie era complesso cioè diciamo era complesso l'arrivare a fare certe cose quindi ho lavorato con... io sono andata a New York una volta e si dice che l 'America era il posto di tutte le possibilità ed era vero io ho telefonato alla di Pont de Nemours che aveva inventato allora quella cosiddetta Likra che in realtà è l'Elastan fibra elastica che si mette dentro la macchina circolare e io ho pensato che dovevamo

metterla anche nella macchina non circolare perché per rendere i tessuti un po' più flessibili per dare la possibilità di muoversi alle donne senza dover fare per forza delle spalle gigantesche ma la possibilità di muoversi anche guidando cioè anche facendo qualunque cosa perché non c 'era non c 'era tanta tecnicità ancora io scrivo nel mio libro però che le misure allora per il primo pret -à -porter nacquero al GFT a Torino perché furono prese per la 500 da Valletta dentro gli orfanatrofi italiani, per fare il suo misura, allora vennero

prese le misure di tutti gli orfanatrofi italiani per vedere quali erano le misure delle persone. Sono trovata a Londra, in un mondo completamente diverso dal mio, ma diverso dal resto del mondo, in quel momento in cui nasceva la moda giovane, perché la moda giovane non esisteva, cioè nasceva la moda giovane. Quindi io ho incrociato un mondo pazzesco, sono iniziata in questo negozio che si chiamava Biba, che era di questa polacca, e dentro questo negozio c 'erano delle commesse

che sembravano le figure adesso di Tim Bar. con gli occhi viola e le facce bianche, quindi era un mondo incredibile per me che venivo da Firenze con la borsettina di Gucci e il foulard di Hermès, era veramente un altro mondo. Andavo al ristorante, avevo accanto i Beatles, ma ci potevo parlare perché allora le guardie del corpo non c 'erano, quindi avevo la possibilità di scambio con le persone, mi trovavo in un mondo che io non avevo mai visto e quindi questo mondo ovviamente mi ha cambiato. mi ha forgiata, in più ero una ricercatrice, quel vestito che ho sulla copertina

del libro, quello con le casette fatte, filato nella filanca, era di un brand che nessuno di voi ha mai sentito nominare, si chiamava Universal Witness, si chiamava Universal Witness a Londra, l 'avevamo scoperto io e Elio Fiorucci soltanto, ed era un brand che faceva questo, e faceva i pantaloni, sto parlando del 60, ragazzi, e faceva i pantaloni a stelle strisce cioè di velluto a costine immaginate che cosa poteva essere un brand scomparso

poi ce n'era un altro dietro la curva di King's Road perché a me piaceva cercare proprio prima di allora della giovanissima Vivian Westwood prima della giovanissima Vivian Westwood c'era un brand che adesso mi sfugge il nome, che faceva tutte le cose pop, aveva le maglie con le bocche di raso e la lingua di fuori. Sto parlando del 67, ragazze, voi magari l'avete vista cent'anni dopo, capito? Cioè, e c'erano già. Quindi, davvero ti faceva impressione.

Quando io sono tornata a Firenze, nessuno voleva camminare vicino a me. Ma era il mio ritorno naturale, non so perché. Poi io dopo un anno e mezzo dovevo... tornare sono tornata e volevo aprire un negozio di boda ovviamente non mi è stato permesso perché non era una cosa in quel momento che si potesse fare ho fatto per un anno l 'antiquaria poi fortunatamente ho incrociato un architetto radicale col quale mettevamo il duomo dentro

dei gonfiaboli con scritto ufo sopra c 'era permesso allora avevo questo tutto gruppo di architetti radicali mi sono spostato Nel giro di brevissimo, a 21 anni, ho aperto un negozio che si chiamava You Tarzan Mi Jane, che è la prima frase del film di Johnny Voicemiller e Morino Ara, rovesciata, quando lui impara a parlare che dice Mi Tarzan You Jane e questo era You Tarzan Mi Jane perché ero anche femminista nel frattempo ovviamente, anche femminista nel frattempo.

E apro questo negozio che è stato un posto magico perché avevo un grande tendenza. da circo in fondo dove tutti si cambiavano insieme e alle pareti c 'erano dei moduli fatti dai carristi del carnevale di viareggio che se voi non conoscete un giorno dovreste andare a trovare perché sono degli artigiani pazzi e molto simpatici e tutti un po anarchici però straordinari devo dire che mi avevano fatto dei moduli di tarzana in notturna in diurna in tutte le salse diciamo

E poi avevo un vialetto fatto con dei sassi per entrare in questo tendone da circo, ai lati dei grandi neon colorati, insomma era un posto abbastanza stravagante. Che abbiamo fatto, mi ricordo, con tre soci e mettendo due milioni a testa all 'epoca ed era dentro Palazzo Corsini e quando passava il principe Corsini era un po' turbato. C'era Elio Fiorucci che comprava i nostri vestiti e li marchiava Fiorucci. ma non soltanto i miei, comprava anche quelli di Kenzo e li marchiava a Fiorucci perché Elio faceva questo, faceva il ricercatore

lui mi amava perché io trovavo le cose prima di lui perché io andavo a cercare e lui andava a cercare e trovavamo le stesse cose poi lui comprava e scriveva a Fiorucci comunque all'apertura del negozio a New York c'era Kate Herring che non so se avete mai sentito nominare, è un grande artista che dipingeva le pareti di Fiorucci c'era Truman Capote che è stato un grande scrittore americano che ha scritto a sangue freddo e l 'aveva appena scritto che firmava i libri accanto a lui era seduto Andy Warhol che forse sapete chi è Andy Warhol

l 'inventore del pop quindi qualcuno e Madonna che cantava che non era molto famosa allora cioè era poco famosa quindi c 'è un momento particolare e Fiorucci ci aveva portato un aereo di ragazzi giù a New York per questa apertura momento di grande dare e avere che era bello secondo me questo che voi dovete cercare dare avere dovete cercare qualcuno che sa che vi racconta e dare qualcosa in cambio è perché

da questo che poi nascono le scintille un passaggio chiave è fare gruppo ragazzi se voi pensate ai grandi movimenti artistici del mondo cioè quando ci sono stati impressionisti oppure quando ci sono stati i dadaisti o quando ci sono stati surrealisti queste erano persone che avevano un caffè dove andavano quando c 'erano le giumbe rosse a firenze cioè voglio dire c 'era gente che si incontrava e si passava informazioni oggi non c 'è più movimento artistico la pop art era la famosa fabbrica di

Andy Warhol dove tutti erano dentro e davano ognuno qualcosa cioè ognuno dava qualcosa e si creava un tutto oggi c'è qualche grande artista tre, quattro, cinque, nuovo il movimento artistico, finito? Dov'è? Allora, è importante, è molto importante secondo me lo sviluppo tecnologico e lo sviluppo creativo insieme perché se arriva solo allo sviluppo tecnologico vediamo delle cose che sono tanto uguali, cioè oggi se attraversiamo

una strada come il Monte Napoleone o come via Tornabuoni o come via Spiga, vediamo tante cose uguali, abbiamo detto prima un momento difficile nella moda perché vediamo tante cose che non si distinguono e che costano veramente tanto rispetto al valore e quindi è una forchetta in questo momento, è una forchetta che bisogna stringere o bisogna essere più creativi o bisogna essere meno cari. bisogna che la moda ridiventi perché c 'è stato un momento in cui è diventato un sogno alla portata

di tutti quando nasce il pret -à -porter è stato un sogno alla portata di tutti anche l 'impiegata si poteva comprare la giacca di armani ma già facendo uno sforzo no facendo uno sforzo però se la comprava oggi guardava anche i prezzi girando in torna buoni sono veramente impegnativi impegnativi e poi non c 'è più la qualità, quindi l 'impegno rispetto alla non qualità è molto complicato, cioè tu vuoi una giacca di, non so, non voglio fare nomi, 6 -7 mila euro, però magari una giacca

che hai già visto mille volte e che c 'è uguale da un 'altra parte o molto molto simile diciamo. Non c 'è una vera ricetta adesso, una vera ricetta non c 'è, c 'è però la creatività di chi sa lavorare, di chi sa lavorare con le mani e col cervello, perché per far lavorare le mani ci vuole anche la testa e le mani non lavorano da sole, ci vuole testa e creatività per far lavorare le mani. Io sono una, per esempio, impedita con le mani e mi dispiace tantissimo,

adorerei saper creare con le mani, cosa che non so fare. creare di testa, di fantasia, ma non sono capace, ho bisogno accanto a me della persona che trasferisce l 'idea giusta. Allora, voi sapete che Bertelli per lui è la persona più importante nella sua azienda, è la sua modellista, non è il suo amministratore delegato, vabbè è il suo figlio in questo caso per cui lasciamo perdere, però in generale lui considera più le persone che lavorano per lui bene piuttosto che chi li tiene i conti, perché è questo che è la moda.

Siccome adesso i grandi brand per mantenere il fatturato hanno triplicato i prezzi, perché hanno abbassato le vendite, cioè quello che possiamo fare o quello che potete fare in questi distretti dove si fa lavorare è lavorare per conto proprio. Non si può perdere la capacità delle persone che sanno lavorare, non si può perdere, perché l 'Italia è fatta di artigiani e di artisti. Io dico artigiani e artisti perché non ci sarebbe... è stato il rinascimento senza gli artigiani e gli artisti, bisogna essere questo, ma io

insisto, chi sa lavorare con le mani sa pensare, perché non puoi fare una cosa e arrivare a inventarne un 'altra se non sai anche pensare, perché ti viene così, è il nostro patrimonio, allora lo dicevo prima a qualcuno, in Giappone chi sa lavorare con le mani è patrimonio dell'umanità, anche gli artigiani. Gli italiani, non dico solo toscani perché non è giusto, anche gli artigiani sono un patrimonio dell 'umanità in Italia, devono essere patrimonio dell 'umanità, bisogna preservarli. Io ho una bustaia, avevo perché purtroppo ho dismesso il marchio a

giugno, non per mia volontà ma è andata così, avevo una bustaia di 85 anni e i busti che sapeva far lei prima lavorava per Dior non li sa fare. nessuno e guardate che un bustino lo porta ognuno di voi e ricordatevelo e deve essere fatto bene ed era fatto meglio di quello dei cinesi perché i cinesi ora sanno copiare bene inconsapevolmente sin da piccola quando appunto andavo nel sartorio della mamma quando mi sceglievo i vestiti e poi ovviamente in quel momento inglese

in cui ho incrociato una moda che non esisteva, una moda giovane, mi è salito un desiderio pazzesco di poter fare vestiti anch 'io, quindi quando sono tornata, come ho raccontato, mi c 'è voluto un anno e mezzo, due, ma poi ho cominciato a farli. I primi vestiti li ho venduti, pensa, prima di aprire il negozio, in un locale che avevamo fatto con mio marito in Versilia, che era la prima discoteca della Versilia, e si chiamava Bambaissa. Bambaissa nessuno di voi sa che cos 'è forse, ma è una vecchia storia di Topolino che racconta di paperone che trova un oasi con la sabbia

rosa della felicità. E noi avevamo fatto, ahimè non ecologici a quel tempo, delle grandi clessidre che si rovesciavano, che facevano da tavolini dentro questa discoteca e dentro queste clessidre c 'erano palline di polistirolo rosa per anni. nella spiaggia dei Forte dei Marmi si sono trovate, ahimè. Niente veramente sostenibile, no? Cioè non c'è niente di veramente sostenibile. Allora la PEF vuol dire la certificazione per quanta energia,

acqua e carbonio usi. Quindi noi misuravamo ogni metro di stoffa che producevamo, quanta acqua, quanto carbonio e quanta energia. Quindi per farvi un esempio, perché è una cosa interessante da capire, per farvi un esempio noi dicevamo ogni metro di tessuto che noi consumiamo consuma quanto 4 litri di vino, perché anche il vino non è sostenibile, consuma carbonio come 5 kg di pasta perché anche la pasta non è sostenibile. Cioè voglio dire, ogni cosa che noi facciamo non è mai completamente sostenibile,

bisognerebbe. avere un orticello, fare due passi a piedi, fare con le mani e un cinetto, non so, il filo dell 'ortica che si coltiva in giardino e poi venderlo alla vicina di casa però, quindi diciamo che possiamo fare qualcosa che si avvicina sempre di più alla sostenibilità. Noi avevamo una catena molto corta perché non abbiamo mai prodotto oltre alla Toscana, Piemonte, Toscana, Emilia, c'è quindi un ciclo. abbastanza corto. Io mi ero inventata di usare un unico tessuto che aveva questa certificazione PEF, quindi un 'azienda che all 'epoca in cui l 'ho scelta l 'eglio aveva soltanto la

foglia verde, dopo ho avuto anche la PEF, la foglia verde che era comunque un riconoscimento di un 'azienda che curava tutto nei minimi particolari. E poi ho scelto anche di vendere i vestiti in bustine. Vendere i vestiti in bustine vuol dire che se tu fai uno scatolone di cento vestiti, tu fai uno scatolone così, se mandi cento vestiti oltre c 'è una ingruccia, pensa a quanto spazio prendono e quanta energia in più prendono. Quindi sono tante le cose da pensare in un 'azienda, non una sola,

non puoi dire che se ricicli la pelle sei già ecologica, è tutto quello che c 'è intorno, puoi fare del tuo meglio, il cento per cento. di sostenibilità non si può ottenere ovviamente, però ognuno di noi può fare meglio e può fare di più. Il cuore io l 'avevo prima come simbolo, intanto perché ai tempi dei tempi si andava a Como, dove c 'erano i grandi setifici e le grandi stamperie, le grandi stamperie stampavano

tessuti meravigliosi. anche in corrosione che è una cosa che oggi non se ne può neanche parlare perché credo che fosse molto poco ecologica la corrosione tu corrodevi un tessuto per cui la stampa veniva molto più profonda naturalmente perché se dal nero stampavi il bianco dentro il nero tu puoi immaginare che tipo di... io ho recuperato una giacca su internet di queste qua bianche e nere con i cuori allora... Mi sono innamorata di questa stampa che faceva un mio amico di un 'azienda che si chiamava Rainbow,

che era un cuore dipinto, non un cuore disegnato, un cuore dipinto con un grande pennello, era una pennellata che faceva così e poi colava. Allora questo cuore dipinto mi ha affascinato e da quel momento ho deciso, è stata la mia prima sfilata a Milano che io l'ho usato, la prima sfilata con il GFT, presentata allora da Roberto D'Agostino. che faccia dei commenti terribili al microfono sulle modelle e la gente si sbellicava dalle risate e poi ho pensato che il cuore fosse amore

anche no io amo il mio lavoro amo le donne non mi fraintendere amo le donne nel senso che mi piace che le donne si sentano felici con un vestito, si sentano belle. Io dico spesso che un vestito è meglio di una seduta terapeutica, nel senso se tu una sera esci con un bel vestito, ti senti bella, ti senti apprezzata, senti che la gente ti vede carina, sei felice, no? Ci sono stati momenti difficili, specialmente verso la fine del gruppo finanziario

TES. perché il gruppo finanziario Tessile ha avuto, allora poteva essere il Louis Masch di oggi, perché è partito molto prima di tutti, è partito un gruppo italiano di grandi brand, quindi poteva essere quello che poi è diventato Coering, che poi è diventato Louis Vuitton con tutto il suo gruppo, cioè Marco Rivetti era un grande visionario, soltanto che probabilmente non aveva degli amministratori delegati abbastanza bravi da contenere i conti. c 'era Valentino che faceva 30 .000 metri di seta stampata di campionario

che venivano buttati via, quindi i costi del GFT li evitavano e i guadagni scemavano quindi il GFT a un certo punto è finito in mano ai vari consulenti che ci sono stati in alcuni periodi che hanno rovinato diverse aziende italiane non faccio nomi, sono passati di mano da consulenti consulente a consulente, finché il GFT non è fallito. In quel momento non mi sono sentita capita, perché hanno cercato di fare di me, che ho sempre fatto una moda molto femminile, un marchio uomo.

Io e su di me hanno speso tantissimi soldi per fare un marchio uomo, nel senso che io ho fatto due stilate a Pechino, ho girato mezza Cina, ho portato un aereo di giornalisti, ho fatto un film tra Londra e Milano, ho fatto delle... sfilate su misura, ho fatto delle cose pazzesche per lanciare funzionava anche l'uomo, però sarebbe stato più facile sulla donna credo io nasco immaginaria, ho avuto una grande

immaginazione, però non ho mai trovato il mio partner giusto quindi sono stata fortunata fino a un certo punto, perché io so fare parte del mio lavoro ma non so fare un 'altra parte del mio lavoro quindi vi consiglio di fare sempre squadra se voi vedete i brand di vero successo sono sempre due le persone che lo compongono un tipo di testa e l 'altro tipo di testa un tipo di testa solo non basta quindi ricordatevi di trovare il vostro giusto partner perché è importante comunque ovviamente

immaginazione, ovviamente il guardare avanti, ovviamente la cultura e l 'essere informati ragazzi, perché se non siete informati e non avete cultura non arriverete da nessuna parte. Guardare le cose è quello che dovete fare anche voi, non è solo il vestito, è l 'arte che vi porta a quello, oppure la cultura di un altro paese. un viaggio, ci sono miliardi di cose, io un anno ho fatto una collezione bella, lo dico dopo tanti anni, era negli anni 80 quindi posso dirlo oggi, scegliendo

tutti i colori dei quadri di Goya perché ero stata al Prado di Madrid ed erano meravigliosi perché li ho fatti su tutti dei tessuti maschili ed erano venuti delle cose stupende, quindi non sai da dove ti può venire l 'ispirazione, per questo che devi andare in giro. Grazie a tutti.