Mita times del 27 gennaio 2026 Guccio Gucci

27 gennaio 2026 · 20 min

Intervista a Guccio Gucci, pronipote del fondatore dell'omonima casa di moda, ed Elena Pierattini di MITA Academy. Si discute della nuova collaborazione tra l'istituto tecnologico superiore e Guccio Gucci come docente nei corsi di fashion designer. Focus su artigianalità, qualità manifatturiera e creatività come valori fondamentali del Made in Italy da trasmettere alle nuove generazioni, in un settore moda dominato da grandi gruppi e ritmi frenetici.

Capitoli

  1. 00:00Introduzione MITA Times
  2. 00:55Presentazione ospiti
  3. 01:04Nascita collaborazione MITA-Guccio Gucci
  4. 02:21Cosa trasmettere agli studenti
  5. 04:02Sogno e concretezza nella moda
  6. 05:30Relazione tra stile e qualità manifatturiera
  7. 06:57Grandi gruppi e perdita di individualità
  8. 09:00Formazione a 360 gradi in MITA
  9. 12:02Sviluppo collezione e sfide concrete
  10. 14:02Trasformazioni del sistema moda
  11. 18:00Ritorno alla filiera italiana
  12. 19:20Conclusioni e saluti
Trascrizione 33 passaggi

Mita Times, moda, informazione, a cura di Mita Academy. Benvenuti a tutti e a tutti a questo nuovo episodio di Mita Times. Mita Times è la trasmissione cross mediale a cura di Made in Italy Tuscany Academy. Mita è l 'istituto tecnologico superiore che forma i tecnici più qualificati per il mondo della moda. Il sottotitolo della nostra trasmissione è Moda Informazione. Quindi oggi torniamo ai fondamentali con i nostri due ospiti che presento subito. Elena Pierattini, salve, Comunicazione Mita, e Guccio Gucci, mi correga se sbaglio,

ma lei è il pronipote di quel Guccio Gucci che è stato il capostipite di una dinastia che più di un secolo fa ormai ha fatto esplodere lo stile e il gusto italiano nel mondo. Benvenuto. Grazie, benvenuti, grazie. Elena, io vorrei cominciare da lei. Perché questa nuova, dicevamo prima, torniamo ai fondamentali, questa nuova collaborazione tra Mita e Guccio Gucci, come è nata e dove vuole arrivare? Intanto grazie, grazie per l 'invito. La collaborazione tra l 'ITS Mita Academy e Guccio Gucci nasce da una visione concreta

e profonda che abbiamo nella nostra Academy, ovvero che la formazione per essere completa, per essere valida deve... assolutamente mettere in contatto gli studenti e le studentesse con chi la moda non solo la conosce ma l 'ha vissuta, ne ha vissuta delle profonde trasformazioni e ancora oggi continua a viverla perché ci lavora a stritto contatto, anzi direi proprio dentro. A questo punto la domanda per Guccio Gucci è direi d 'obbligo, dicevamo visione concreta e profonda,

allora cosa vorrebbe trasmettere agli studenti e cosa per lei è fondamentale oggi perché il corso al quale prossimamente nei prossimi giorni lei parteciperà come docente è un corso di fashion designer ma anche di sviluppo di prodotto. Esattamente, allora gli studenti vogliamo prima di tutto cerco di trasmettere l 'entusiasmo, l 'esperienza, la tradizione e tutto questo portando lì veramente a capire cos 'è oggi il mondo della moda, a quello

che vuol dire oggi e allo stesso tempo a capire che per loro questa è un 'occasione eccezionale, che non devono perdere il loro focus. Quindi secondo me ai ragazzi va proprio trasmesso il concetto di moda, ma va trasmesso anche proprio l 'artigianalità ancora. che è importante, trasmessa proprio la manualità, quindi riportare nuovamente a questo stretto contatto fra se vuole la moda è un po' così

un sogno da una parte, ma dall 'altra parte è molto concreta con quello che sono proprio l 'arte e il mestiere di fare la moda, di fare il pellettiere, quindi dargli questo... sensazione, riuscirgli a trasmettere anche dei concetti dove bisogna uscire un po' da certi schemi. Sicuramente oggi si guarda la passerella, però invece bisogna uscire fuori da quella passerella e andare per strada, vedere per strada cosa succede. Anche questo è moda,

anche questo è vedere il costume proprio della gente, come reagisce a questo mondo e non essere isolati in una specie di, così, bolla molto bella, ma che poi la realtà è invece un 'altra. Quindi proprio questa manualità anche, questa vita reale, riportarla poi in quello che è il proprio sogno. E questo sogno deve diventare una realtà. Quindi è un percorso lungo, è difficile, io lo capisco, anche a parole spiegarlo tutto non è così facile.

Poi quando si sta lì a volte con i ragazzi si interagirà molto nel capire, anche con esperienze personali, con quello che è successo, con quello che è stato la realtà della moda, che poi ovviamente ha subito trasformazioni, ha subito grandi cambiamenti. Però ecco, questo è un po' il concetto, è quello di essere liberi, cioè a tutto questo che ho detto che possono sembrare gli schemi, poi riuscire... appunto come ho detto scendiamo dalla passerella andiamo per strada e diamo senso e diamo libertà

al proprio pensiero propria voglia alla propria idea creativa e non fermarci a copiare qualcuno a vedere qualche di un altro ma essere liberi a essere se stessi e a esprimere la propria creatività detto così sembra semplice è sicuramente un programma ambizioso ma sono sicuro che con Mita lo riusciremo ad ottenere e a raggiungere. Quello che però lei mi dice mi fa subito pensare a una cosa perché i brand attualmente sono ossessionati da cercare e

trovare direttori creativi che tengono altissime le vendite. Cosa succede? Questo comporta avvicendamenti furiosi, abbandoni traumatici e il consumatore non sa cosa sta comprando. sembra abbassarsi costantemente ma veramente si è persa la relazione tra stile e qualità manifatturiera l 'abilità anche come diceva lei l 'abilità manuale credo credo un po sì cioè quello questo sarebbe una domanda che avrebbe un lunghissimo spazio

avrebbe bisogno di lunghissimo spazio però cerchiamo di concretizzarla più che si può nel senso È vero, oggi praticamente gli attori sono due o tre grandi gruppi che si dividono in vari marchi e si è persa secondo me anche un po' l 'individualità. Cioè oggi fanno tutti parte di un certo sistema, come ha detto lei, un creativo viene giudicato in sei mesi e questo forse ha accelerato.

eccessivamente, fra l'altro un direttore creativo ormai deve essere un influencer, deve essere un PR, e tutto questo secondo me sta creando, ha detto lei giustamente, un decadimento della qualità, io dico sta creando un po' una omogeneità da una parte e dall'altra secondo me... si è perso, cioè si sta perdendo tempo, cioè in realtà il direttore cattivo oggi alla fine perde tempo,

non ha più quella possibilità magari di fare un errore, di sbagliare, uno può sbagliare, tutti sbagliano. Ecco, oggi si richiede il tutto, deve avvenire in sei mesi, ecco, spesso in sei mesi a volte per capire un brand, per capire cosa c'è dietro, per capire una storia anche di alcun... di questi marchi ci vuole tempo, devi entrare in un mondo, entri in un mondo totalmente nuovo, quindi questo occorre tempo, se invece a questo ci si mette sei mesi e poi all 'improvviso si cambia

perché magari non ha fatto quel target o quel budget che si prefissavano, perdiamo praticamente tutto quello che c'è dietro alla creatività. La creatività è un processo stupendo, io dico sempre la grande difficoltà, si parte una mattina e inizia la stagione, eccoti un bel foglio bianco e da quel foglio bianco che è veramente difficile devi partire. E allora se in questo metti questa pressione di dover fare perché bisogna, questo fa perdere proprio, non dico la qualità,

la qualità anche, questo è vero, perché c'è anche... meno tempo di curare i dettagli in italia mi permetto proprio considero un elemento fondamentale la nostra capacità la nostra artigianalità la nostra manualità che noi abbiamo nel mondo non a caso il made in italy viene riconosciuto da tutti quanti ecco questo processo sta un pochettino facendo perdere questi questi principi, secondo me, fondamentali della moda e

della creatività. I veri grandi gruppi mettono grandissimi fondi, grandissimi stanziamenti, per cui, per carità, questo può essere un bene. Ma dall'altra parte la creatività e quindi il dettaglio, la qualità di certi prodotti, può, secondo me, perdere la sua proprio caratteristica fondamentale. Ecco, credo che, e questo torna anche sul discorso dei ragazzi, far ritrovare quella manualità, quell 'artigianalità, quel senso proprio di creare un oggetto, che è una cosa bellissima,

però con un po' di tempo. Artigianalità, tempo, e tutto questo i ragazzi di Mita come possono viverlo quando poi trovando... nel mondo del lavoro hanno appunto questa pressione da parte dei brand, dovrà essere sempre, posso dirlo, sul pezzo? Certo, in Mita noi cerchiamo di offrire una formazione che sia un po' a 360 gradi, quindi quello di porli davanti a delle sfide che poi troveranno effettivamente nel mondo del lavoro, nel mondo poi fuori dalle aule, fuori dai laboratori.

Quindi questo percorso... che non vogliamo metterli in una bolla dove gli viene detto che effettivamente se hai una mente brillante poi avrai per forza la strada spianata, ci vuole la creatività, ci vuole l 'ingegno, ma questo si deve poi tradurre anche nella capacità di stare in un settore che non sempre va al passo dello studente, ognuno ha i suoi tempi e quindi noi tramite tante materie che spaziano dalla tecnia, tecnica e che però poi arrivano anche a materie più di se

vogliamo nell 'ambito del business quindi anche più manageriali più come si sta all 'interno di un 'azienda un 'azienda più piccola un 'azienda più grande un brand di un certo un brand più conosciuto un brand meno conosciuto ovvero gli diamo cerchiamo di dargli gli strumenti per rispondere con competenze a quello che poi effettivamente si trovano ad affrontare quando escono dalle nostre aule. Ecco perché tante ore di laboratorio, ma ecco perché il confronto con i professionisti del settore, con chi il settore lo vive, lo trasforma giorno per giorno e chi ha voglia di trasmettere loro la capacità di trasformarlo

a loro volta. Noi non vogliamo soltanto, ora sembra un discorso un po' altisonante, ma quello che noi cerchiamo di trasmettere a questi ragazzi è che sì, loro saranno dei professionisti di cui... del settore moda, ma saranno anche coloro che dovranno interpretare il futuro del Made in Italy e quello che vuol dire interpretare il futuro del Made in Italy vuol dire che non si può lasciar perdere quelle che sono le radici e quindi trovo molto, davvero molto interessante e stimolante il discorso di dire ritroviamo il tempo, capiamo come questo può effettivamente andare di pari passo con invece un mondo che va talmente veloce dove il tempo ormai

non si ha più. Quindi come farlo concretamente? Attraverso percorsi come quello che intendiamo offrire loro attraverso questa esperienza che affronteranno con Guccio Gucci che per loro è un 'opportunità di stare a mettersi a confronto con un patrimonio culturale davvero ricco, davvero raro, davvero prezioso. Quello dell 'artigianalità, della capacità di comprendere la creatività e come la creatività può essere. messa poi a servizio di produzione di cose tangibili perché poi alla fine andremo effettivamente si va

produrre effettivamente poi degli oggetti concreti penso che si possa dire che il percorso vedrà lo sviluppo di una collezione e questi ragazzi saranno messi davanti a sfide concrete dal foglio bianco dal foglio bianco dalla necessità di partire da un 'idea da uno spunto creativo dove lo prendiamo questo spunto creativo vedremo come ognuno di loro magari attingerà da cose diverse, però poi a effettivamente capire i tempi di produzione, i metodi di produzione e poi sicuramente anche una volta che è finito io questa collezione come la propongo, come capisco se risponde alle necessità, più

che le necessità a quello che il cliente finale poi vuole, dove un cliente può essere un cliente finale come un consumatore finale ma può essere anche un brand perché magari io andrò a produrre. per un brand. Qui torniamo al famoso come si sta in azienda, giusto? Esattamente, come si sta in azienda, loro i ragazzi poi andranno anche ad affrontare uno stage e questo li permetterà poi anche di capirlo meglio. A maggior ragione ci vuole la domanda per Gucci, perché negli ultimi 25 anni il comparto, il sistema moda è profondamente cambiato, lei lo diceva

prima, i brand sono tutti nelle mani. un paio, tre forse, grandi gruppi economico -industriali finanziari che a ogni stagione spostano migliaia e migliaia di miliardi, sono cifre che non riusciamo nemmeno a calcolare bene. Lei l 'ha vissuto come testimone questo periodo di trasformazione, secondo lei cosa è rimasto? Come valuta questa cosa un po' furiosa che è avvenuta negli ultimi vent 'anni, non più di vent 'anni? Sì. È cambiato tanto, sicuramente, alcune cose sono state positive sicuramente, dicevo

prima sicuramente quello che sono gli investimenti che vengono fatti, quindi questo qui hanno creato delle grandi filiere, hanno creato sicuramente opportunità di lavoro e quindi questo se vogliamo positivo. Ma se torniamo al puro concetto moda, forse secondo me... è perso come dicevo prima proprio quel senso di quello che quando si parla di moda quando si parla di creatività di fare una collezione ecco secondo me

ha perso un po la creatività e secondo me ha perso soprattutto la ricerca del prodotto cioè fare il dettaglio del prodotto Oggi il prodotto, dicevamo prima, è sceso di qualità, no ma magari è fatto benissimo, per carità, però ha perso forse quella ricerca al dettaglio, tranne alcuni che poi ci sono, perché questo non vorrei neanche generalizzare, però ha perso un pochettino, spesso si vede, non so, queste passerelle stupende, meravigliose, sembrano degli incredibili sogni che

si trasformano in realtà, come diceva. prima però poi dopo il processo che ti porta il prodotto nel negozio beh perde molto di questo viene offerto forse un qualche cosa che non è assolutamente come il sogno che tu hai visto sulla passerella e allora la moda è un po cambiata e poi sa che cosa succede questo come dicevo prima crea un po di omogeneità si è persa anche dell'individuo individuo È vero che sono rimasti alcuni, però sono alcuni. Prima

c 'era più il senso anche di andare a scoprire. Io faccio un esempio sciocco. Una volta, torniamo un po' in là negli anni, in realtà si andava a vedere la vetrina di Roma e poi se si aveva la fortuna di poter viaggiare si andava a vedere la vetrina di New York, anche dello stesso brand, per vedere. le differenze, per scoprire un prodotto che magari uno aveva e l 'altro no. Oggi c 'è molta omogeneità, cioè la vetrina esce in tutto il mondo sempre la stessa, boom, punto, ed è quella congegnata,

preparata. Ecco, non vorrei essere frainteso, non è che non ci sia creatività in quella vetrina, no, no, c 'è, però è dappertutto la stessa e quindi questa omogeneità secondo me... secondo me, che fa perdere, non so, prima c'era un po' anche il piacere di andare a scoprire. Ecco, forse questa è la moda un po' l 'ha persa, tranne ora si sta molto, si sono accorti secondo me che qualcosa non sta funzionando, oltre a, come dicevamo prima, la paranoia di scambiare,

in sei mesi bisogna decidere tutto, ecco, ci sono oggi alcuni gruppi, senza fare no, che stanno nuovamente accorgendosi che bisogna ritornare a creare una propria filiera, un controllo del prodotto dalla Z e quindi investire sui propri fornitori, sui propri produttori e qui mi aggancio anche al corso Mita, quindi a cosa serve anche a questi ragazzi averci un 'occasione perché quello secondo me è il futuro.

Certo, ci andremo a unire ovvio alla parte tecnologica, quindi ci sarà anche la parte tecnologica, cioè l 'AI per dire, l 'intelligenza artificiale potrà aiutare in questo, quindi ci sarà tradizione e innovazione. E questi gruppi stanno, ecco, ora iniziando proprio a rivolgersi, ad averci, a investire sui propri fornitori. Questo è un buon segnale e poi finalmente... Finalmente ci siamo accorti d 'Italia che forse è bene che un gruppo italiano o comunque una filiera italiana abbia

un suo polo della moda senza darlo troppo diciamo all 'estero, torniamoci diplomatici. Quindi ci aspettiamo e lavoriamo per una trasformazione virtuosa? Sì, sì, sì, assolutamente. Ci avete fatto venire voglia di diventare... studenti MITA però purtroppo noi dobbiamo chiudere allora vediamo se ci rivediamo una prossima volta prossimamente io saluto i nostri ospiti Guccio Gucci che sarà prossimamente docente nei corsi MITA di fashion designer e sviluppo di prodotto grazie per essere stato con noi grazie dell'invito grazie dell'invito grazie a Elena Pierattini comunicazione MITA speriamo

di rivederla presto grazie Sara sarà un piacere naturalmente essere qui di nuovo con voi Per quanto riguarda noi invece ci rivedremo e ci risentiremo perché vi ricordo che tutti i nostri programmi sono rivedibili e riascoltabili sui nostri canali cross mediali e sul canale Mita su contraradio .it. Alla prossima! con i fondi PNRR