Mita times del 27 maggio 2025 - Ilaria Raveggi

27 maggio 2025 · 8 min

La storia del Calzaturificio Ettore Masotti di Scandicci, azienda familiare nata nel 1926 specializzata nella produzione di scarpe di corda ed espadrille. Quattro generazioni di donne raccontano la tradizione artigianale, dalla produzione di cappelli di paglia alle calzature di lusso, passando per la tragedia dell'alluvione del 1966. Un esempio di eccellenza manifatturiera italiana che unisce tradizione, qualità e sostenibilità.

Capitoli

  1. 00:00Introduzione - Ricordi d'infanzia tra corda e paglia
  2. 01:01Dagli studi alla scoperta del mestiere
  3. 02:30Le origini dell'azienda - Dal 1926 a oggi
  4. 04:34Scandicci: dalla periferia al centro della pelletteria
  5. 05:26L'alluvione del 1966: la devastazione
  6. 07:15Il prodotto del futuro: qualità e tradizione
Trascrizione 14 passaggi

Mita Times, moda, informazione, a cura di Mita Academy. Io quando ero piccola in effetti ho sempre visto la corda e la paglia, e ho dentro di me proprio l 'odore sia della paglia che della corda, che dello spago. Venivano le donne dal nonno a prendere il lavoro, cioè buttavano in terra delle... quadrate di stoffa, ci buttavano dentro le matasse, poi chiudevano tutto e se lo

caricavano sulle spalle per andare a fare le trecce a casa. Questo era un gioco a cui mi divertivo, mi andava ad ispirarmi e quindi io stessa giocavo appunto alle donne. Sì, io ho sempre visto veramente la treccia e la corda. Mi piace molto soprattutto questo odore che si mischia al colore e al sapore dell 'infanzia. Ma io mi sono laureata in scienze politiche, quindi io non so se ho sempre pensato. stato di fare questo lavoro. Decisi di frequentare un master sulle piccole e medie imprese. Diciamo che appena finita l 'università mi misero a mettere le etichette sulle scatole e poi le

etichette sulle scarpe e poi in mano via a rifinire le scarpe e a mettere le solette in pulizia. Invece è sempre stata un po' una vena creativa. Certo in tutti questi anni si richiede soprattutto una capacità tecnica per realizzare il prodotto e devo dire che... male che ancora c 'è mia madre, che è stata capace di traghettare questa azienda per tutti questi anni e che racchiude in sé veramente tutta la conoscenza di questo prodotto in questi ultimi 50 anni. Il mio lavoro è senz 'altro una sfida continua, una

sfida continua che tenta di abbinare la tradizione e il know -how in questo settore con i suggerimenti e gli stimoli che vengono poi quotidianamente ad esserci dati dai brand che chiedono la realizzazione dei loro prodotti. Quindi noi dobbiamo tradurre in aspetto, dare corpo a quello che è uno sketch, un disegno. E quindi questa sfida mi appassiona ed è una sfida continua e costante che porta l 'azienda ad andare avanti negli anni. Questa storia è iniziata tanti anni fa, nel 1926, dal padre

di mio nonno, che si chiamava Tebaldo, iniziato a realizzare i cappelli di paglia. Il nonno dai cappelli di paglia passò alla produzione delle scarpe di corda, quindi abbinando le scarpe di corda ai cappelli di paglia e la generazione ancora dopo, quella di mia madre, accettando poi a sua volta ulteriori sfide e quindi arrivando ad avere capacità e quindi expertise nella produzione di calzature. Noi siamo conosciuti soprattutto per le scarpe di corda, per le espadrille che produciamo anche per grandi marchi, oltre che abbiamo una piccola linea nostra che si chiama Maria Sole Firenze,

che è il nome poi di mia figlia, che è l 'ultima generazione che appunto ha avuto l 'idea di realizzare delle calzature facendo uso anche di materiali destinati ad altro uso e quindi cercando di reinterpretare questo mood di sostenibilità nell 'utilizzo di materiali che hanno avuto un 'altra storia e sono nati per altri motivi ma anziché essere gettati. via vengono recuperati e ad essi data una nuova vita. La scarpa di corda italiana nasce da vigore soprattutto nel periodo interbellico quando in un 'epoca totale di austerity le donne non avevano

calzature da indossare ma si usavano materiali poveri come il sughero con cui si realizzavano i sandali con le zeppe. Da qui nasce poi l 'intuizione di utilizzare lo stesso materiale dei cappelli per fasciare queste zeppe di sughero. periodo interbellico e quindi nasce la via italiana alla scarpa di corda. Poi gli americani avrebbero fatto di tutto un erbo un fascio e chiamato espadrille tutte le scarpe a fondo corda, sia quelle con una costruzione spagnola come questa che noi fabbrichiamo però in Italia

e che noi cuciamo a punta a mano, che quelle invece dove si usa una fasciatura sulla zeppa stessa. Quindi sarebbero stati gli americani a, come dire, conglobare. a creare con un unico termine, a racchiudere più tipologie in realtà di prodotto. Nello stesso momento è importante anche mantenere un po' di creatività nostra ed un prodotto nostro, perché quelle sono le nostre origini e quindi è la nostra identità. Allora, noi come calzaturificio Ettore Masotti siamo ubicati a Scandicci. Per lungo tempo Scandicci è stato considerato periferia e periferia delle periferie anche

di Firenze. E poi, grazie! a questa grande evoluzione che il distretto di pelletteria ha avuto, in realtà io mi sono resa conto come noi non siamo più periferici, ma siamo nel centro del mondo per la qualità della produzione. Io credo che non ci sia più differenza tra uomo e donna, noi siamo un'azienda tutta al femminile e ci siamo trovati bene, ma non è stata una scelta voluta, ma casuale, che però ha funzionato. Io sono la co -titolare, perché alla fine ancora titolare è mia madre e poi c 'è anche appunto mia figlia. perché però si sta cimentando ora i primi passi nella realizzazione

di questa linea. Tanto tempo fa, a volte sembra ieri, quando si sente appena piovere un po' di più, subito il pensiero ritorna a quei giorni. È stata una devastazione nella nostra zona perché l 'acqua era arrivata a circa due metri e noi avevamo una parte del calzatorificio. a pian terreno e una parte al primo piano. Al pian terreno si era tutto sollevato in modo che non prendesse subito l'acqua in terra. Si era sollevato sulle tavole,

ma l'acqua arrivò anche lì e casapultò tutto in terra perché le scasole si bagnarono. Tutto ciò che era tessuto, aghetti, stringhe, tutto nel fango. Io ricordo con crepa cuore che mi rimarrà per sempre sono le maestranze che non stando a pian del reno ma stando sui piani più alti si affacciavano per vedere se il loro lavoro poteva continuare dopo l 'alluvione il sindaco del comune di scandicci ci mandò la macchina che macera

quella della spazzatura e per tre giorni continuò a macinare i scarpe che erano 16 mila ricordo intorno a questa macchina le maestranze con le spalle ricurve come se guardassero un drago che divorava le loro scarpe, le loro fatiche, le loro passioni e io guardare insieme a lui e sapere forse non si sarebbe più rialzato. Tutto passa, passato anche questi ricordi però rimangono l'eterno e la passione per le scarpe non è diminuita.

È cresciuta con l 'ambizione di fare sempre meglio, con l 'ambizione di rimanere. Infatti, anche dopo i 50 anni, 60 fra poco siamo ancora qui. Il prodotto del futuro, secondo me, è un prodotto di qualità. È un prodotto capace di assorbire tutta l 'esperienza e il know -how che si è cimentata negli anni e quindi è esperienza del prodotto e qualità dei materiali. Non può altro che essere questo. alla serietà del Made in Italy. Sentirei di dire alla mia niposa che anche lei è vissuta nelle scarpe e

ha fatto una piccola linea per conto suo. Se tu hai la passione della nonna segui la sua passione ma non ti darà mai soddisfazione nel riconoscimento perché è un momento in cui va di moda la fretta purché sia fatto e invece nel nostro modo artigianale di pensare è fatto bene e per ognuna delle persone che compra le nostre scarpe dimostrare che è stata fatta per lei, proprio per lei.