Negazione del femminicidio e diritti: ultima puntata stagionale di Un 25 novembre al mese
Ultima puntata stagionale della rubrica dedicata alla violenza di genere. Con l'avvocata Marina Capponi si discute delle dichiarazioni di Vannacci sul femminicidio, del DDL stupri, della direttiva sul gender pay gap e dell'importanza dell'educazione affettiva. Riflessioni su prevenzione, giustizia riparativa e necessità di superare l'approccio meramente punitivo.
Capitoli
- 00:00Introduzione
- 00:47Presentazione puntata con Marina Capponi
- 01:29Il tema della negazione del femminicidio
- 02:00Intervento di Alessia Dulbecco
- 06:00Importanza dell'aggravante di genere
- 10:00Disuguaglianze economiche e gender pay gap
- 14:00Direttiva europea sulla parità retributiva
- 18:00Educazione affettiva e prevenzione
- 22:00Giustizia riparativa e consapevolezza
- 25:00Organismi di parità e DDL stupri
- 28:00Consenso e Convenzione di Istanbul
- 30:00Riflessioni conclusive e saluti
Trascrizione 57 passaggi
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Questa è contro radio. Alle otto e quarantuno minuti riprendiamo la linea negli studi di Controradio visibili anche su Controradio TV per l'ultima puntata di stagione di un venticinque novembre al mese. Io saluto come in studio l'avvocata Marina Capponi, ben trovata Marina. Buongiorno a tutte e a tutti, buongiorno è un piacere essere qua. Poi ti ringrazieremo a dovere così come faremo con Alessia Dulbecco per averci sostenuto nell 'articolazione dei contenuti di questa stagione ma se qualcuno aveva il dubbio sulla necessità di uno spazio
del genere di informazione, dobbiamo dire che quello su cui stiamo riflettendo nelle ultime settimane alla luce dell 'ennesima uscita del generale ci fa capire quanto ancora dobbiamo dobbiamo presidiare, riflettere e darci strumenti, una narrazione corretta, infatti il tema di oggi è la negazione del femminicidio, purtroppo non ci aspettavamo di doverci trovare a conclusione di stagione su questo tema ancora così. ancora su questo, infatti ritorna di attualità, però è anche importante di fare il punto
e di rendersi conto anche di quanto dei temi forti poi abbiano un ritorno. ritorno e ci facciano anche riflettere su quello che è l'approccio preventivo, punitivo è estremamente importante riparlarne. Cosa vuole eliminare Vannacci negando il femminicidio? Insomma è una sorta di gioco patriarcale dell 'oca del riconoscimento. Allora partiamo come di consueto in questa rubrica con l 'introduzione a cura della pedagogista e scrittrice Alessia Dulbecco.
Roberto Vannaccia ha definito il reato di femminicidio un'assurdità, uno strumento per fare il lavaggio del cervello, uso parole sue, ai cittadini. La condanna politica è stata immediata e trasversale, eppure sarebbe un errore liquidare quelle parole come un'uscita infelice. Come leader politico infatti il generale Vannacci sa esattamente a chi sta parlando, a una platea vasta che non è fatta solo di odiatori conclamati ma anche di persone comuni convinte che la violenza sulle donne alla fine sia questione di soggetti disturbati, di persone male. non di una cultura e quindi l 'istituzione di un reato specifico sarebbe in questo senso una stortura ideologica, una sorta di privilegio concesso.
Eppure il diritto penale italiano ha già trattato le vittime in modo differenziato e lo ha fatto a lungo. in senso opposto. Il delitto d'onore infatti è stato abolito solo nell'81 e prevedeva piene ridottissime per chi uccideva la moglie, la figlia, la sorella, sorpresa in una relazione considerata disonorevole per la sua famiglia. Lì la vita delle donne valeva effettivamente di meno e nessuno parlava di assurdità. Chi contesta il femminicidio come categoria giuridica dice in sostanza che il femminicidio non esiste, rifiuta cioè i presupposti sociali e culturali che lo rendono evidente. che merita di essere presa sul serio
non per accettarla ma per capire che cosa presuppone. Come ha osservato infatti la giornalista Donata Columbro nella sua newsletter Ti Spiego il Dato il femminicidio non esiste nello stesso senso in cui non esistono la siccità, il PIL, nel senso che tutte queste sono categorie costruite, strumenti che usiamo per misurare dei fenomeni, dargli un nome e quindi possibilmente renderli visibili, governabili e contrastabili. Testare la categoria non dissolve il fenomeno, semplicemente ci lascia senza strumenti per vederlo. Eppure il fenomeno è misurato, secondo i dati ISTAT del 2024, il 53
% delle donne uccise in Italia è imputabile alla mano di un po'. partner o di un ex partner. Per gli uomini la stessa quota si ferma al 4 ,7%. Non è una differenza di sfumatura ma di struttura che racconta qualcosa di preciso sul modo in cui la violenza si distribuisce secondo il genere e sul perché quella violenza ha bisogno di un nome suo. Negare il nome significa negare la struttura ed è esattamente quello che invece dovremmo cercare di contrastare. Ecco Marina, l'avvocata Marina Capponi con noi studio per un venticinque.
novembre al mese quanto è importante l'aggravante di genere non solo dal punto di vista giuridico ma anche per poi andare a interpretare il fenomeno sociale. Certo certo ma la scelta che fu fatta tra l'altro ne ne avevamo già anche quando la nuova norma stava per entrare in vigore ed aveva suscitato un grandissimo dibattito anche molto trasversale tra orientamenti culturali. chi riconosce il fenomeno si riconosceva nella scelta punitiva del reato di femminicidio.
Però c'è da dire che, come diceva giustamente Alessia, Il dare il nome, il potere di nominazione di determinate condotte e l 'acquisizione del loro disvalore e la sottolineatura di questo disvalore attraverso la pena editale più potente. che abbiamo perché è il regastolo che anche questo non va sottovalutato, è una scelta che è stata fatta di punire questo tipo di condotta con il massimo della pena, il fine
mai, quindi il principio di nominare, quindi di dare il nome a questo tipo di condotte è già una scelta, è già una scelta che colloca la nostra attenzione non tanto sulla vittima, perché ovviamente la vittima è una donna nel contesto di questo reato, ma soprattutto sul perché, sul perché una donna viene uccisa, quindi sull 'esercizio di questo che è stato... nominato anche crimine di potere, quindi l 'esercizio di un potere per odio, quindi
perché c'è una scelta diversa dal punto di vista familiare, perché si rifiuta una relazione o perché non si vuole più riprendere. nella declinazione proprio del reato queste condotte ci sono e queste finalità ci sono, per cui sinceramente dal mio punto di vista di giurista credo che quel tipo di scelta sia una scelta condivisibile. Ecco, semmai ci sono altri temi che secondo me sono ancora più importanti da affrontare
che sono quelli del perché interveniamo solo sotto filo punitivo. Questo è un punto su cui ci dobbiamo interrogare, forse è più semplice perché introdurre delle pene importanti ci illude. la deterrenza funzioni, perché in realtà non è così, basta pensare agli Stati Uniti dove c 'è la pena di morte e di come i crimini più efferati non siano assolutamente arginati dall'esistenza della pena.
tale più potente. Quindi il fatto di appunto approcciarsi a questo tema solo sotto il profilo punitivo, che sembra appunto la soluzione più facile, più di pancia e senza affrontare minimamente. del tema della prevenzione e poi ne parleremo magari di come recuperiamo questi uomini. Assolutamente, sono tutte tematiche non collaterali ma prioritarie intorno. al macro tema della violenza di genere
ci aggiorni anche sul percorso legislativo del testo Affirma Buongiorno che è stato al centro anche di importanti mobilitazioni che abbiamo raccontato sul nostro territorio Il testo ormai c 'è, nel senso che è un articolo con il quale dobbiamo fare i conti. Lo richiamo, perché può essere anche importante, quando si dice che se si cagiona la morte
di una donna quando il fatto è commesso per odio, per discriminazione, per prevaricazione, di controllo, di possesso, di dominio in quanto donna e in relazione al rifiuto di una relazione oppure alla ripresa del rapporto. con l 'ergastolo e tutta una serie di attenzioni rispetto alla pesatura delle aggravanti e delle attenuanti che rendono più facile anche per un magistrato applicare la pena.
pena più importante. Quindi sul testo, diciamo così, c 'è ormai abbastanza poco da dire, dobbiamo fare i conti con questo tipo di reato. La preoccupazione è… sul montare di un movimento culturale che ne sminuisce l 'importanza, perché in realtà la scelta di dare una particolare attenzione e trattare con molta severità e nominare quello che è qualcosa che come diceva Alessia
è come la carestia e la guerra, sono fenomeni endemici sui quali... C 'è poco da fare, ci dobbiamo lavorare in sede preventiva, però i numeri sono quelli. L 'importanza della definizione della struttura poi contribuisce anche all 'individuazione del suo contenuto. anche come elemento in questa bilancia fortemente sbilanciata, passatemi il gioco di parole dal punto di vista di genere, un potere che come abbiamo affrontato spesso in questa trasmissione a caratteristiche economiche ben evidenti di diseguaglianza
e di difficoltà di genere dal punto di vista femminile ad raggiungere una parità economica sia salariale ma anche pensionistica, una precarizzazione costante che pone la donna in una situazione di debolezza economica e di conseguenza anche di minore capacità di autodeterminarsi nella denuncia della violenza. che recentemente è stato adottato il recepimento della direttiva sul gender pay gap che ha luci ed ombre ma è comunque un passo avanti. Certo, no no
infatti negli ultimi mesi c'è stato un un torrentizio avere attenzione rispetto al ricepimento, ad alcuni doveri che lo Stato aveva di adottare adattare e adottare determinate direttive comunitarie che stavano per scadere, infatti a giugno avremmo dovuto e lo abbiamo in realtà fatto, c 'è stato un approccio abbastanza puntuale, cosa che…
per l 'Italia è abbastanza raro, su due direttive, anzi tre direttive su temi che ci riguardano e che sono molto importanti. Quello che citavi tu, Chiara, che è la... alla 970 del 2023 che è quella appunto denominata come di attenzione verso il superamento del gender pay gap, quindi dei differenziali retributivi a sfavore del... le donne dal punto di vista lavorativo. La direttiva è stata recepita, recepita parzialmente
in maniera fedele, diciamo così, teniamo conto che… noi siamo in un sistema multilivello quindi ove ci fossero delle mancanze o delle interpretazioni discostanti, discordanti rispetto alla direttiva la direttiva c'è, quindi il giudice nazionale vuoi in qualche modo riempire il vuoto oppure aggiustare il tiro. Ci sono cose buone perché l'elemento importante che è stato introdotto è quello della trasparenza, quindi del rendere il più possibile trasparenti e accessibili, quelli che sono i meccanismi di determinazione delle
paghe, quindi il lavoratore e la lavoratrice può finalmente chiedere ed avere risposta rispetto a delle tematiche che prima... erano dei tabù, sostanzialmente c 'era una sorta di obbligo di accettazione di quello che poi risultava in busta paga senza sapere come ci si era arrivati, quindi dal salario base a tutti gli elementi accessori. spesso contribuiscono in maniera importante a cambiare le carte e a determinare una paga nella sua misura. E questo è un elemento sicuramente positivo, bisogna vedere poi come
e quali sono i risultati. sono i meccanismi, perché poi saranno dei meccanismi molto lenti, ci sono degli obblighi nei confronti delle aziende di rendere appunto fruibili questi criteri che però sono molto dilazionati nel tempo. di trasparenza e dunque maggior responsabilità e consapevolezza da parte delle aziende poi bisogna vedere e speriamo che non trovino delle strade esatto per eludere perché invece ci sarebbero anche l'applicazione anche di sanzioni hanno anche i controllori, ci vuole l'ispettorato del lavoro, eccetera, eccetera. Una cosa che invece non va bene, questo si è detto anche nel momento in cui la
direttiva era in via di recepimento, c'era la bozza e ci sono… stati appunto una serie di inconfronti anche con le parti sociali, però una delle ragioni di contrasto che purtroppo è rimasta è quella fin dai primi articoli del… del decreto legislativo che è il contratto collettivo nazionale di lavoro, il parametro di giustezza, di equilibrio, di parità, quindi si dà per scontato e si dice in maniera
esplicita che si presume giusta la paga prevista dal contratto collettivo e di conseguenza differenziali retributivi. Non se ne può parlare salvo provare che effettivamente c'è un trattamento discriminatorio individuale e questo non va bene questo non va bene non solo e non tanto perché non tutti i contratti collettivi prevedono degli importi diciamo così corrispondenti davvero la quantità e qualità del lavoro, ma poi soprattutto perché c 'è un tema grigio su cui anche gli stessi sindacati fanno fatica a discutere, è che ci
sono settori che esprimono poi dei contratti. in cui la forte presenza delle donne o la forte presenza degli uomini in determinati mestieri e professioni determina una scala retributiva già di default. determinati contratti per attività apparentemente diverse, perché poi si dice pari retribuzione per lavoro uguale o di pari valore. Si gioca la partita, perché mi faceva un esempio, una professoressa
universitaria, perché l 'università si sta impegnando molto per cercare di radare la nebbia su questi temi. sono invece temi forti, per dire un 'operatrice di asilo nido che guadagna X con gli stessi skill, con le stesse responsabilità, le stesse fatiche. Le stesse capacità richiesta, l 'esperienza e l 'impegno che sono poi le caratteristiche che fanno determinare il valore del tuo lavoro rispetto a un metodo.
al meccanico, che fa la stessa fatica, che ha gli stessi skill che ha le stesse responsabilità c'è uno scalino grande e non si può dire perché sono attivati responsabilità diverse che presuppongono una fatica diversa, no, perché per dire tirare su un bambino o avere una responsabilità tra l'altro è anche un rischio dal punto di vista della salute, perché c'è il rischio del burnout, del… della fatica, dello stress lavoro correlato, sono tutte cose misurabili, quindi niente di approssimativo, rispetto ad un 'attività
invece fortemente maschilizzata c 'è questa Quindi è sul valore uguale, sull 'equal worth che dovremmo probabilmente lavorare. È il lavoro a monte rispetto alla valorizzazione e identificazione del lavoro e della corrispondenza non solo... dignitosa dal punto di vista economico ma proprio di considerazione valoriale di quello che viene fatto che ha sempre una diminuzione per quanto riguarda il genere ahimè tutto questo lo abbiamo scandagliato in questa
stagione così come accennavi all'impegno dell'università e in tema di educazione e sensibilizzazione contro la violenza di genere non possiamo non ricordare la presenza ai nostri microfoni di Gino Cecchettin e della progettazione del corso per formatori del Dipartimento Forlipsi con la professoressa Irene Biemmi che in questa sua prima edizione tanto successo ha avuto. Insomma, cecchettina È un nome che racconta una storia non solo tragica, ma anche di sensibilità a posteriori nel fornire strumenti di prevenzione culturale e
ai formatori. ruota primaria del carro. Esatto, esatto, ma infatti in questa stagione devo dire che l 'attenzione per l 'aspetto della prevenzione ma soprattutto dell 'educazione, quindi dell 'educazione dei formatori e poi… a cascata dell 'educazione sentimentale, affettiva, alle relazioni dei ragazzi e delle ragazze e su questo sì, l 'Università di Firenze devo dire appunto è stata accogliente e quindi questo percorso che sta avendo un grandissimo successo anche di numeri e
anche di partecipazione viva attiva. Perché la decostruzione degli stereotipi di genere è l'elezione. base anche per i ragionamenti che facevamo noi dal punto di vista contrattuale e lavorativo. Esatto, ma si toccano con mano le necessità di intervenire su questo punto perché lasciamo fare all 'approccio governativo assolutamente inadeguato per dirla in maniera bonaria del vietare nella scuola primaria
nella scuola secondaria di primo grado Di questo tipo di approccio formativo alle relazioni, all 'affettività, all 'orrore del gender, questa sorta di tabù che non si può affrontare, un concetto che non esiste. che è proprio una costruzione, un feticcio. E poi la necessità di avere il consenso dei genitori anche nella scuola media superiore, dove i ragazzi ne hanno veramente bisogno come il pane, di essere aiutati, educati. di fronte per esempio alle relazioni, a una relazione che finisce alla delusione, alla
frustrazione di come reagire in maniera consapevole eccetera. Quindi io come consigliera di fiducia L'Università di Firenze, per esempio, devo dire che anche dal punto di vista proprio empirico e i numeri, ovviamente, quelli che emergono sono sempre alla punta dell'iceberg, ma è impressionante la quantità di situazioni. nelle quali le ragazze in particolare vengono a rappresentare episodi di stalking, di molestia, di violenza, di sopraffazione da parte dei loro compagni di studio.
Quindi il toccare con mano quello che è una immaturità affettiva, relazionale di questi giovani maschi, non voglio demonizzare nessuno, intendiamoci, è una riflessione un po' è empirica che stiamo facendo insieme però ci dobbiamo arrivare a fare questo tipo di relazione e soprattutto non intervenire sempre dal punto di vista punitivo perché per dire anche all'università in determinate situazioni interviene e apre un procedimento disciplinare, cosa più che giusta perché deve salvaguardare
le vittime, ma poi cosa ne facciamo, come facciamo a recuperare? prima appunto al tema dell'ergastolo nel caso dei giovani femminicidi, io ho in mente Turetta Impagnatiello che prima dell'entrata in vigore del reato di femminicidi sono stati l'anno scorso condannati all'ergastolo con il riconoscimento delle aggravanti, quindi lì già c'è stata una presa di posizione forte
del nostro straordinamento, però dobbiamo porci il tema della giustizia riparativa, questi sono ragazzi che devono acquisire consapevolezza, per esempio loro non ce l 'hanno ancora, Turetta e Stato più volte accompagnato a cercare di rendersi conto dell 'enormità del fatto, però pare che così come in tanti altri casi non siamo ancora… di fronte ad una consapevolezza
C'è sicuramente un anello debole ancora tutto da costruire in termini anche di rete, dei famosi campanelli d'allarme preventivi che dovrebbero essere individuati, lo stesso Gino Cecchettina a questi microfoni Certi elementi nel comportamento di Turetta si potevano ravvedere, ma dal punto di vista sociale non sono stati presi in carico. La presa in carico è deficitaria, perché veramente manca... Uniter, una rete codificata in tutto questo, vogliamo ora non darci il merito totalmente,
ma sicuramente un 25 novembre al mese ha chiamato. e poi è diventato protagonista anche nei nostri palenzesti la trasmissione cambia uomo cambia che è diventata anche non solo un'associazione un contesto di rassegna cinematografica ma un vero e proprio spazio che diciamo è il fratello di un 25 novembre, in questo dialoghiamo insieme per fornire e fornirci di strumenti di interpretazione e contrasto e prevenzione alla violenza. Esatto, perché cambia l 'uomo, cambia, tra l 'altro è accompagnato nel suo
percorso da molti insegnanti, tra l 'altro anche gli stessi promotori sono insegnanti maschi e femmine, tra l 'altro dal punto di rappresentanza veramente… un 'attenzione di genere veramente trasversale, quindi sono sicuramente questi i tasselli che stiamo cercando di mettere, ciascuno per la propria parte, ciascuno si prende le proprie le proprie responsabilità, quello che è triste è che a livello appunto governativo di gestione della governance del nostro paese dove il fenomeno della violenza di genere
è fortissimo. Ci sia una sottovalutazione della raccolta dei campanelli d 'allarme, degli strumenti di prevenzione, di tutte queste figure di accompagnamento. Tra l 'altro mi veniva in mente che prima citavo il recepimento. delle varie direttive ecco l 'ultimo in orrini di tempo è quello sulle direttive sugli organismi di parità perché anche questa è un passaggio che abbiamo dovuto fare e che tra l 'altro si stava prospettando come devastante, perché sembrava che nel
ricepimento di queste direttive che prevedono i cosiddetti quality bodies, cioè gli organismi di parità che devono essere indipendenti, devono avere… delle risorse e aiutare le vittime a emergere, a uscire, a far uscire le loro problematiche e a sostenerle. Sembrava che per esempio nel recepimento venissero spazzate via completamente le consigliere di parità e ci eravamo fortemente preoccupati ma infatti era venuto fuori appunto un movimento di protesta molto trasversale
perché effettivamente se elimini a livello è una rete che è l'avamposto culturale l'avamposto ma non solo poi culturale, chiara perché culturale è fondamentale, però sicuramente operativo perché la consigliere parità per esempio ha la legittimazione attiva come si dice tecnicamente per proporre una causa quindi se provinciale forse non tutti lo sanno ma infatti ora per fortuna appunto il rischio è stato scampato e quindi l'unica
L 'unico soggetto che è stato, anzi due soggetti che sono stati cambiati profondamente sono la consigliera nazionale di parità che effettivamente aveva una forte interconnessione governativa. anni, questa è una figura che è entrata in vigore nel 91 quindi ha veramente decenni di esperienza, però effettivamente la consigliera nazionale rischiava di essere più vicina al governo anche perché che poi era inserita nel Ministero del Lavoro, quindi l 'indipendenza poteva lasciare un po' a desiderare.
E poi Lunar, un altro istituto importantissimo che era l 'Ufficio Antidiscriminazione Razziale. che era presso il Dipartimento delle Pari Opportunità e anche esso non aveva delle caratteristiche di indipendenza. Ora, questi due organismi sono spariti, sono spariti in realtà fino alla fine dell 'anno, c'erano ad esserci. Il primo di gennaio dell 'anno prossimo ci sarà un organismo collegiale, unico, che tratterà tutte le discriminazioni a tutto tondo e le consigliere sono rimaste. E ci interesserà molto capire il funzionamento e anche il possibile utilizzo. di questo organismo, un tema che ci porteremo nella prossima stagione, il 25 novembre al mese.
Lasciamoci con una fotografia sul DDL Stupri che tanto ha fatto riflettere e anche preoccupare rispetto al valore del consenso. alla vittimizzazione anche secondaria della donna certo anche lì stiamo correndo un rischio formidabile e speriamo che anche questo movimento forte che è nato consenta un ripensamento io vedo che c'è stata un po' una battuta d'arresto quindi rispetto
alla velocità supersonica che sembrava aver impresso il governo a questo DDL, ora speriamo che effettivamente il tema venga posto, anche perché poi saremmo veramente in punto di tendenza contro la convenzione di Istanbul Dice cose molto precise ed è un provvedimento sovranazionale che dobbiamo rispettare perché alla Convenzione abbiamo aderito, di conseguenza la dobbiamo rispettare a livello di norme europee. È veramente un punto, quello del consenso
di senso che non possiamo eludere e non possiamo tornare indietro di decenni rispetto anche alla cultura. perché la stessa Cassazione ha sottolineato più volte che il consenso è necessario e deve essere duraturo fino alla fine, che può essere ritirato, interrotto. un certo punto e questo poi appunto rende qualificata la condotta come reale. Speriamo bene, speriamo bene, noi siamo qui a presidiare. Siamo qui a presidiare
anche a livello informativo, ci lasciamo con due messaggi. che tornano un po' alla riflessione anche iniziale, l 'attacco al femminicidio come prima tappa dell 'eliminazione di ogni aggravante che stigmatizza il razzismo o qualsiasi altra discriminazione, quindi il razzismo non esiste nel mondo di vannacci, questa è una riflessione. che trasla, anzi rende intersezionale quella che è l'impostazione politica dicevamo di Vannacci e poi un altro ascoltatore ci fa una riflessione che mette in luce c'è una paura tavica dell'omosessualità
dovuta al fatto che stereotipicamente rappresenta l'antivirilità tutto questo insomma è tema assai sensibile alla luce anche degli ultimi fatti di cronaca che abbiamo raccontato terribile molto colpita da questo approccio anche perché nel nostro lavoro conosciamo tantissime persone che con il coming out hanno poi avuto delle importanti conseguenze familiari anche oggi, anche da parte di genitori con
tutti, diciamo così, le risorse culturali per capire. che spesso emarginano i figli che manifestano il loro orientamento, le proprie identità, i propri percorsi, quindi il fatto che oggi si arrivi a risolverlo con le fucine. Sì Marina, poi c 'è anche questa, non vorrei forzare, ma la casa quando diciamo che non è un contesto sicuro, da molti punti di vista e anche nella difficoltà poi di sentirsi incluso. in quello che invece dovrebbe essere
l'elemento che ti dovrebbe capire maggiormente ma in realtà non è così, ci scriveva in conclusione della riflessione l'ascoltatore penso che combattere la violenza di genere vuol dire anche far sì che ci sia una riflessione profondissima su tanti meccanismi che abbiamo interiorizzato da parte di uomini e donne, quindi una battaglia culturale sicuramente e più che una battaglia diciamo un percorso da fare insieme. Un percorso, un percorso perché appunto battaglia richiama appunto un approccio violento che veramente vogliamo rifiutare invece è proprio il dialogo
l'approfondimento, il contatto ed è proprio quello che Vannacci non vuole vuole riportare tutto guerreggiare, a distinguersi, a non rispettare le reciproche differenze, invece è proprio quello il punto, siamo in una democrazia, abbiamo un articolo 3 della Costituzione che riconosce che siamo tutti uguali davanti alla legge. per qualsiasi diciamo così caratteristica ci portiamo dietro non potevamo concludere in modo più significativo per aprire una
prospettiva però sulla nuova stagione di un 25 novembre al mese le puntate sono ascoltabili comunque condivisibili da Controradio.it io ringrazio Marina Capponi per la preziosa collaborazione grazie a voi, grazie Chiara, grazie a tutti e a tutti, oltre che per la presenza qui oggi in studio, saluto Ringrazio la nostra Alessia Dulbecco, fedele collaboratrice, che ci introduce tutte le volte con i suoni opportuni che poi noi facciamo risuonare debitamente. questo contesto e saluto anche Giorgio Bernardini, diventato recentemente padre
e che con la paternità sta affrontando anche dal punto di vista genitoriale quella che è una prima esperienza che poi lo porterà a toccare fortemente anche quelle che sono le riflessioni sull'educazione parleremo di condivisione, di conciliazione nella prossima stagione ci portiamo i compiti a casa per il prossimo autunno Grazie per averci seguito, rimanete in Newsline, torniamo fra poco. web. Condividila con chi vuoi.
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