Qual\'è la vittoria? Lo sport non è una gara
Presentazione del progetto SOS (Sport Opportunità Società) realizzato da Spazio Costanza, COCO e Headwork con il contributo di ActionAid e Unione Europea. Il progetto ha coinvolto 634 persone tra ragazzi, allenatori e genitori di tre società sportive fiorentine per ripensare lo sport come luogo di relazione e crescita, oltre la performance. Emerge come i giovani cerchino nello sport principalmente aggregazione e benessere, mentre gli adulti tendono a proiettare stereotipi legati al risultato.
Capitoli
- 00:00Introduzione al progetto SOS
- 01:24Spazio Costanza e le tre società sportive coinvolte
- 03:30The Dreamers Academy e l'hip hop
- 06:22Lo sport dopo la pandemia
- 08:22Le domande scomode e gli stereotipi
- 10:22La vittoria secondo i ragazzi
- 14:22Il ruolo degli adulti e dei genitori
- 16:22La campagna di diffusione e il futuro del progetto
Trascrizione 33 passaggi
S .O .S. Progetto di associazione COCO, Spazio Costanza e Headwork per uno sport accessibile e senza stereotipi. S.O.S. è realizzato nell'ambito del progetto The Care. Grazie al contributo di ActionAid, Fondazione Realizza il Cambiamento e Unione Europea. Quest 'oggi che è dedicato allo sport ma non solo, sapete che noi facciamo dei percorsi anche di conoscenza di quelle che sono attività che possono avvicinare le giovani generazioni
al nostro di ascolto ma alla loro anche di... e questo diciamo può inserirsi in questo percorso radiofonico e anche sui nostri canali crossmediali siamo infatti su Controradio TV, parliamo di OSOS, qual è la vittoria, OSOS, Sport Opportunità Società un progetto che ci facciamo illustrare dalle nostre ospiti Michelina della Porta Spazio Costanza ben trovata e Maria Bazzani di The Dreamers Academy venuta accompagnata dal suo video assistente Michele siamo così felici di avere anche lui nei nostri studi perché ci ascolta e non ci
vede, quanto tempo ha Michele? 11 mesi, va per l'anno. Va per l'anno, ci sta seguendo, lo vedo molto attento, allora dicevamo Michelina. SOS Sport Opportunità Società, un percorso che si divide in tre fasi, che è già in divenire, che ha visto davvero centinaia di persone coinvolte e anche di soggetti istituzionali. Sì, grazie innanzitutto per l'opportunità. per essere qui per divulgare ancora di più quello che abbiamo fatto e che vorremmo ancora fare riguardo allo sport. Noi appunto di Spazio Costanza ci occupiamo da sempre di pari opportunità e di istruzione di qualità.
Ci occupiamo di sport ma ci siamo resi conto proprio stando a contatto con i giovani che le società sportive rappresentano un luogo di aggregazione, rappresentano un luogo dove nasce relazione, dove coltivano fiducia, dove crescono a livello. personale e quindi ci siamo chiesti come comunità educante che cosa possiamo fare per far sì che questi luoghi siano realmente protetti. Lo sport spesso viene menzionato non solo per i meriti che ha ma anche per quello che accade Abbiamo avuto tantissimi scandali legati alle microaggressioni, alle violenze, a quel mondo che è poco virtuoso per la crescita dei bambini e quindi volevamo andarlo a scoprire
da vicino. Abbiamo cominciato a individuare quelle... che potessero essere delle società sportive di rilievo sul territorio perché avessero già delle buone pratiche all 'interno in grado di rappresentare un luogo sicuro per i bambini, per le bambine, per i ragazzi e per le ragazze, The Dreamers Academy. rappresentata qui da Maria, Centro Storico Le Boschi e Regbi Scandicci sono state in realtà i cuori un po' pulsanti di questo lavoro. Quando dicevi centinaia di persone, sì, noi abbiamo incontrato
634 persone non solo una volta ma in un percorso di accompagnamento e di crescita per riuscire a capire proprio dalla voce dei ragazzi e delle ragazze dei bambini e delle bambine che cosa fa bene nello sport Perché lo sport è importante? Che cosa possiamo fare noi per migliorare quello che è l 'attività sportiva? Poi torneremo su questa domanda a cui vogliamo in qualche modo dare delle risposte che ci diano anche il senso di questo progetto. Maria Valzani, The Dreamers Academy, facciamo anche un breve identikit di questa realtà. Allora, buongiorno a tutti, io sono rappresentante The Dreamers Academy,
che nasce dal nome The Dreamers, che era il mio primo gruppo di ballo, che attualmente molti di loro... sono docenti all 'interno, noi siamo una realtà di solo hip hop, ci siamo specializzati in quello e formiamo ragazze che ballano praticamente in quello che è considerabile il circuito più alto, quello della Red Bull, ma anche lavorano comunque... e crescono anche nell 'ambiente teatrale, quindi abbiamo una duplice visione perché venivo sia dall 'hip hop che dal teatro poi con Ventilucente, con Manu Lalli che mi ha cresciuto in modo parallelo per cui ho messo insieme questi due. e siamo un grande gruppo, veramente una grande famiglia, dove c 'è il più piccolo a 4 anni
e ragiona tranquillamente con quello di 30, è una bella comunità. Dove avete la vostra sede? A Bagnaripoli siamo attualmente. Siamo tutti di Bagnaripoli, quindi siamo lì, un po' ignoranti perché gli spazi sono il grande problema del mondo sportivo, uno dei grandi problemi del mondo sportivo. Come avete vissuto e anche reagito rispetto a questa... opportunità perché immagino che anche per voi non solo per i ragazzi e le ragazze che da voi svolgono l 'attività della danza sia stata detta come davvero un 'occasione per interrogarsi anche
al proprio interno. Allora all'inizio c'è stata una... Allora, io ho conosciuto prima Michele, è stato bellissimo, il primo incontro con lei ho detto questa cosa vale il viaggio, però obiettivamente quando tutti questi incontri dobbiamo parlare di come si lavora all 'interno di un 'associazione, noi ci sentiamo... arriviamo già molto avanti e quando sono arrivati loro abbiamo detto wow che opportunità soprattutto di riflessione, di riflessione, di confronto, di apertura dei ragazzi, quello che è uscito fuori fra di loro la confidenza maggiore che hanno creato nel loro mondo sportivo di aprirsi
non solo come ballerini ma anche come semplici ragazzi perché prima si parla solo di ballo invece sono emersi grazie a loro tante comunque criticità anche nel loro mondo scolastico, anche fuori, quindi è stato un progetto che a noi ha dato veramente tanto, ma più di quanto non ci aspettavassimo. Ecco, naturalmente quando noi adesso parliamo di una... ...attività non solo di monitoraggio ma anche di ascolto, di confronto, di condivisione di questo tipo in una fase, veniamo comunque da un dopo gestione pandemica in cui gli spazi di aggregazione, la presenza fisica, la...
la comunità, le comunità che di solito in una fase di crescita sono fondamentali, sono venute sempre più a mancare. Da qui lo sport, logico, fa bene a tutti, fa bene in ambito sicuramente... della salute, ma non solo quella fisica, anche quella psicologica, cosa rappresenta adesso lo sport? Come avete analizzato voi anche questo cambio e arricchimento stesso della funzione? società sportive nel tessuto sociale. Sì, innanzitutto la cosa che abbiamo notato è che
le tre società non hanno sospeso durante la pandemia e quindi hanno cercato tutte le strade alternative che potessero in qualche modo favorire. Comunque la relazione, quindi si sono messi in gioco nel cambiamento e questa è stata già una notevole buona pratica che noi abbiamo evidenziato nella scelta delle società sportive che aderissero al progetto. La seconda variabile è un po' quella che ci spiegava Maria, che in realtà quando noi entriamo in alcuni contesti, in specifici contesti, assumiamo il ruolo che quel contesto ci chiede, quindi a scuola siamo degli studenti, nelle società sportive...
Siamo appunto dei ballerini, dei calciatori o dei giocatori di rugby, all 'interno del Caritas o di altri ambienti di volontariato diventiamo appunto volontari e attivisti ma non veniamo mai presi in considerazione. come persone nella nostra totalità e questo è un po' un limite, un limite che ci viene imposto un po' dal sistema, dallo Stato, dal welfare, ma loro hanno bisogno di darci queste etichette per riuscire a rispondere dei diritti. Merito forse quello che ci possiamo attribuire è che noi abbiamo tolto questi cappelli, quindi ci siamo messi alla pari in un circolo di facilitazione e di incontro, quindi il cappello dell 'allenatore, dell 'allenatrice,
quello del genitore o quello dello sportivo che era lì. da dieci anni e quello che era appena arrivato per riuscire a comprendere insieme qual è la dimensione positiva e quali sono i piccoli nodi che dobbiamo riconoscere altrimenti non possiamo cambiare. Maria prima ha detto una cosa importante, noi credevamo... già di essere al top, non perché non lo siamo, però a volte perdiamo lo sguardo neutro quando viviamo le cose e basta la domanda giusta per riuscire poi a cogliere invece che esistono dei punti di ischio, dei punti di presidio. alla domanda più scomoda o comunque che ha portato a interrogarsi in una maniera
che forse nessuno di voi, neanche voi promotori, insomma si aspettava? La domanda più scomoda, o meglio, l 'evoluzione che c 'è stata è quella che Partivamo da stereotipi esterni, stereotipi legati dalla società, dal contesto e ci siamo resi conto che il primo stereotipo di questa campagna era quello dello sguardo adulto. Verso i ragazzi, verso le ragazze, cioè molto spesso era lo sguardo degli adulti, quindi degli allenatori o dei dirigenti delle società sportive o degli stessi familiari, degli stessi adulti, ad essere.
In qualche modo in disaccordo con quella che era la motivazione prima dei ragazzi, la performance, era quella che ha legato da sempre il mondo degli anni di quelli nati dai 70 in poi. quindi di noi gente adulta allo sport, cioè si faceva sport perché si diventava calciatori, si faceva sport per raggiungere la medaglia, si faceva sport, ci siamo sorpresi quest 'anno durante le Olimpiadi quando i terzi... I posti o i secondi posti erano felici di quel raggiungimento del traguardo e questo perché lo stereotipo ce l 'abbiamo noi, perché siamo vincolati a quell 'idea di sport esperformante. I ragazzi hanno
completamente sconvolto, i ragazzi e le ragazze hanno partecipato. ...attivamente al disegno della campagna, qual è la mia vittoria è stato definito da loro, quindi noi abbiamo semplicemente facilitato l 'ascolto e ci hanno detto in maniera molto naturale che la loro vittoria è stare in gruppo, che la loro vittoria... La loro vittoria è entrare negli spogliatoi e stare bene senza sentirsi in difetto per il proprio corpo o per quello che avviene all 'interno degli spogliatoi, che la loro vittoria è avere la stima e la fiducia dell 'altra parte o stringere la mano alla squadra avversaria. quando finiscono una partita, allora cambia completamente il punto di vista, quindi sicuramente
l 'imprevisto è diventato però un risultato vincente. Maria, voi avevate già il sentore che ci fosse questa... L 'aspetto rilevante tra i ragazzi e le ragazze, i protagonisti della vostra realtà lo avete sostenuto nel vostro percorso sportivo artistico oppure è un elemento anche in più che vi arricchisce? di presa di coscienza di quello che state facendo, non solo da un punto di vista di disciplina. Dicei a livello di progetto, ma sicuramente è stato un rafforzativo anche della mia posizione.
perché io odio la competizione e mi sono approdato comunque nella competizione pop perché i ragazzi specialmente nell 'aver tenuto botta durante il covid di non chiudere seguendo ovviamente tutte le varie regole insomma era più facile Per chiudere baracca e burattina e fare le lezioni online, noi abbiamo deciso di sperperare totalmente tutte le nostre risorse economiche per tenere il posto aperto, gli affitti aperti, pagare la gente, quindi i ragazzi hanno fatto un 'evoluzione personale. periodo veramente alta e quindi i loro risultati erano tantissimi a livello di eventi. Difficile
è stato infatti il tenere buoni gli animi alcune volte dei genitori. Perché bene o male i ragazzi nel rapporto one by one che io ho con loro, io dico sempre, si parte per le trasferte, per stare bene insieme, perché è figo stare in albergo, perché comunque si possono mangiare le cose tutte insieme, è un momento, si va in pullman, è questo. quella che vedo la trasferta poi c 'è ovviamente andare a fare un risultato ma quello personale se si esce in crew quindi in gruppo il risultato è che dopo tanti mesi magari di lavoro coreografico la coreografia si fa bene
Bene, poi mettetevi in conto che in questo ambiente il livello è alto fra tante scuole con cui noi ci confrontiamo in Italia, quindi il mondo artistico è un mondo anche personale da un giudizio, quindi ragazzi tante volte magari non arriveremo. nemmeno sul podio perché ci sarà gente che sarà magari più brava di voi, magari è arrivata più di voi a livello emozionale, ma questo non vuol dire che quel settimo, ottavo, nono posto non sia un bel risultato. risultato, quindi io parto con questa premessa. Non è facile tante volte tenere a bada gli
animi, i nostri genitori sono in gambe, tanto si fanno prendere anche loro dalla fuga del non capire un risultato, però devo dire ecco non ha... Abbiamo i problemi di chi fa il genitore coach, qualcuno ogni tanto c 'è però con un buon dialogo capisce ecco, quindi ci sentiamo in una conferenza. Perché poi alla fine diciamocelo Michelina. Il lavoro che state facendo e testando è più sugli adulti che sui giovani? Alla fine sì, ci siamo resi conto che io chiamo le ultime generazioni, soprattutto quelle noi abbiamo incontrato
ragazzi e ragazze, bambini e bambine perché abbiamo lavorato dai nove anni in su e devo dire che ritengo nell 'ultimo periodo, lavorando tantissimo con le scuole te ci hai ospitato per diverse progettualità che noi portiamo avanti tanti come Premi Minister e così via, io li chiamo più che nativi digitali, nativi inclusivi, cioè loro hanno avuto la capacità e forse anche attraverso il Covid, attraverso le classi che abitano, di abbattere gli stereotipi di qui. Noi invece siamo a volte portatrici o portatori sani, anche questo, riconoscerci che a volte nemmeno sappiamo di agire un pregiudizio o di agire uno stereotipo, perché? Perché ce l 'abbiamo introlettato,
perché è così che funziona. Quindi di riflesso assolutamente sì, noi siamo andati a lavorare sul corpo adulto, un po' perché responsabile del benessere psicologico e fisico, cioè ogni persona è responsabile, abbiamo lavorato tantissimo sulla responsabilità individuale anche dei ragazzi. Ragazze e delle ragazze, individuale nel senso proprio di conoscere le proprie emozioni e capire se quella cosa mi fa bene, perché se io vado all 'interno di quel gruppo e per quanto raggiungo il risultato, io in fondo non ci sto bene prima di andare. Con quegli spogliatoi non mi sento bene, forse non è il gruppo per me. Molto spesso quello che accade non
è lo sport per me, ma lo sport non è solo la dinamica della pratica, quella tech, quella dell 'esercizio pratico. quello che sento dentro e spesso si ha paura di dirlo a chi? All 'allenatore, all 'allenatrice perché si ha paura di deluderli, si ha paura in qualche modo o al genitore perché si ha paura la reazione che il genitore protegge e crea ancora di più, altera ancora di più la dimensione. Noi spessissimo non siamo dei genitori che si occupano soltanto dell 'ascolto, dell 'accoglienza, dell 'abbraccio, basterebbe fermarsi.
I genitori elicottero di cui si parla tantissimo sono quelli che intervengono e quindi vanno a rivendicare spazio, ma non vogliono questo, ce l 'hanno detto chiaro, ce l 'hanno detto le bambine e i bambini, ce l 'hanno detto i ragazzi e le ragazze. Persone adulte che siano in grado di chiederci come siamo realmente, di non soffermarsi sul risultato, perché lo facciamo anche a scuola, no? Ci hanno detto, quando torno a casa, come è andato il compito? È la prima domanda, no? Che voto hai preso? Quindi siamo proprio proiettati in questa dimensione della performance, quindi sì, i genitori è il primo cambiamento, cioè il mondo adulto dovrebbe
rimettersi in gioco e ascoltare, dare ancora più spazio. a loro perché sanno benissimo cosa fa bene. Eh sì, è un elemento questo che ci porta a riflettere in tutte le vesti che abbiamo socialmente come genitori, fratelli, sorelle, compagni, compagni e quant'altro. SOS Sport Opportunità e società, vedete bene come davvero non si parli solo di sport ma siano delle riflessioni applicabili in tutti i contesti della nostra quotidianità e siamo però a declinare anche varie fasi di questo progetto. che ricordiamo dicevamo il coinvolgimento delle istituzioni, il CONI ma tante altre che danno
sostanza anche ad una rete importante di condivisione con un finanziamento importante che sta attraversando una fase adesso di campagna. di diffusione sul territorio. Sì, ci troverete appunto la campagna è sui tram, sui bus, sulla tramvia e all 'interno delle società sportive, quindi sono stati creati diversi output. per riuscire a renderlo fruibile a tutti, quindi abbiamo creato un manifesto dei diritti per i bambini più piccoli. La campagna è rivolta ad un mondo già più grande, non adulto.
perché è una campagna fatta da ragazzi e ragazze, per ragazzi e per ragazze, ma che vuole arrivare anche al mondo adulto, ma poi esistono altri strumenti, perché le istituzioni per rendere sistemico il processo che abbiamo attivato, Non deve essere soltanto legato ad un progetto, ad un 'opportunità grandiosa che è quella che ci ha dato ActionAid, Fondazione Realizza il Cambiamento attraverso i fondi europei, ma deve andare al di là, deve andare a comprendere come tutto questo che abbiamo visto. e come il diritto può essere realmente azionabile non per la società che ha goduto del progetto ma per le società che abitano il nostro territorio e solo se la politica parla con noi
questo può essere realmente praticabile. Alla conclusione di questo approfondimento sto pensando se un ascoltatore o un 'ascoltatrice che sia genitori o facente parte di una società sportiva fosse interessato c 'è ancora la possibilità di avere una sorta di kit di cassetti. degli attrezzi che emerge da SOS? Assolutamente sì assolutamente sì perché il team è stato vario e può essere lo scambio con le società sportive quindi può essere una peer to peer cioè
In contatto quella società sportiva che ha fruito del progetto per saperne di più, per capire attraverso la loro esperienza come ha funzionato, può avvenire attraverso il contatto con noi, Spazio Costanza, sul nostro sito per sapere di più del progetto, per implementare. dare quell 'azione all 'interno della propria società sportiva o attraverso il contatto con gli enti preposti. Quello che noi non vogliamo è che questo progetto finisca a giugno del prossimo anno. ma sia soltanto l 'avvio di considerazioni differenti che hanno fatto sì che le società sportive uscissero dal confine, dalle mura, ma andassero poi
ad impattare sui territori che abitano. Speriamo a seguire SOS Sport, qual è la tua vittoria in questo caso, un progetto che riteniamo davvero necessario per tutti e tutte. Ringraziamo le nostre ospiti, Michelina della Porta di Spazio Costanza. E Maria Bazzani con The Dreamers Academy e anche con Michele che è stato bravissimo ma non ne dubitavamo anzi se faceva rumore era ben accetto perché sono rumori di vita. Divisione spazioacostanza .it per tutte le informazioni ma anche sul nostro
sito controradio .it. Grazie per averci seguito.