Sport e sfide del digitale - Verso un patto digitale per le società sportive
Il coordinamento dei patti toscani organizza un incontro su sport e digitale il 6 marzo a Firenze. La sociologa Maria Lipone e l'educatore Tommaso Gianni discutono dell'impatto del digitale sui giovani atleti, del cyberbullismo negli spogliatoi e dell'importanza del fair play. Le società sportive possono diventare presidi educativi per un uso consapevole della tecnologia.
Capitoli
- 00:00Introduzione
- 00:28Presentazione ospiti e tema
- 01:24Cosa sono i patti digitali
- 02:21Sport e educazione digitale
- 04:21Testimonianze dall'attività sportiva giovanile
- 07:41Cyberbullismo e social nello sport
- 10:21Vulnerabilità della fascia d'età delle medie
- 13:41Fair play e comportamento dei genitori
- 17:41Socialità autentica e buone pratiche
Trascrizione 34 passaggi
Grazie a tutti web. Condividila con chi vuoi. Questa è Controradio. Nove passate da due minuti riprendiamo la linea in Newsline lo facciamo anche su Controradio TV dunque visibili anche sui nostri canali. cross mediali verso un patto digitale dello sport il titolo eh di questo approfondimento
saluto subito gli ospiti in collegamento la sociologa Maria Lipone consulor per la rete nazionale patti digitali e media education educazione comunità ben trovata buongiorno professoressa buongiorno buongiorno e con me in studio Tommaso Gianni educatore di squadre giovanili di calcio per la FIGC comitato regionale toscano e diacono della chiesa cattolica ben trovato, buongiorno. Buongiorno a tutti. Allora, ci avviciniamo ad un appuntamento che ci offre anche lo spunto per questa riflessione, parliamo del coordinamento dei patti toscani
che invita a sport e sfide del digitale. primo appuntamento organizzato dal coordinamento dei patti toscani professoressa Lippone vogliamo innanzitutto dare ricordare i fondamentali qui su Controradio ne abbiamo parlato spesso ma cosa sono questi patti? Allora in un in cui, lo sappiamo tutti, i dispositivi, gli smartphone, sono particolarmente presenti, ingombranti, dice qualcuno, nella vita di tutti, giovani e adulti, ecco che i patti nascono,
in particolare tra... gruppi di famiglie ma poi anche coordinandosi con le scuole e in quest 'ultimo caso addirittura con le società sportive per condividere dei bisogni, condividere delle osservazioni e quindi anche delle regole. un 'educazione digitale che coinvolga un po tutta la comunità educante di a bambini ragazzi e anche noi adulti così delle buone prassi delle regole una coerenza rispetto al utilizzo sano consapevole della
tecnologia. L'appuntamento cui facevamo riferimento promosso dal coordinamento si terrà il 6 marzo alle 18 al circolo Arci Andreoni a Firenze ci dice intanto Cosa centra il digitale con lo sport? Cosa centrano le società sportive nell 'ambito dell 'educazione al digitale consapevole? Allora, intanto le società sportive incontrano quotidianamente bambini e ragazzi. Sono un presidio di salute e di benessere e l 'utilizzo del digitale ha a che fare anche con la salute, l 'abbiamo scoperto
forse un po' tardi, ce lo dicono in forma... abbastanza unanime tantissimi studi hanno degli impatti anche sulla salute se non utilizzati in modo corretto ed ecco che chi più dello sport che ha da sempre al centro la salute Di bambini e ragazzi e anche di noi adulti, chi più dello sport può essere un luogo in cui veicolare questi messaggi. Sappiamo anche che purtroppo la presenza degli smartphone e gli spogliatoi piuttosto che...
sugli spalti da parte di genitori, ma anche da parte di tecnici durante gli allenamenti, hanno delle ripercussioni, che ad esempio l 'iperconnessione da parte di alcuni ragazzi ha delle conseguenze rispetto anche alla loro prestazione. soprattutto, come poi forse si dirà fra un pochino, soprattutto sulle relazioni, sulla quantità e la qualità delle relazioni che i bambini e i ragazzi instaurano tra di loro. Ecco, abbiamo introdotto e anche iniziato... Approfondire il tema, Tommaso Gianni, lei vive quotidianamente questa realtà, ci conferma che il digitale influisce in qualche modo anche può
deviare da una sostenibilità e anche una valorizzazione? del concetto di socialità in ambito sportivo. Sì, piccola premessa per presentarmi meglio. Io ehm mi sono un po' inventato un lavoro, no? Da un paio d'anni eh mi sono proposto alla federazione italiana gioco calcio come educatore, io in pratica seguo 10 squadre giovanili di calcio sparse per la Toscana, 8 maschili e 2 femminili e le accompagno ogni giorno a piccoli gruppi, i ragazzi e le ragazze presso associazioni o realtà del sociale che si occupano persone più fragili, quindi accompagno
per una dozzina di pomeriggi durante l'anno le ragazze della Cararese nel carcere minorile di Pontremoli e i ragazzi dell'asta Taverne di Siena alla misericordia di Siena per fare dei trasporti non urgenti ambulanze, i ragazzi del Castelnuovo Garfagnana per una dozzina di pomeriggi in un centro, un'associazione per ragazzi disabili intellettivi, quindi io non li seguo direttamente sul campo, però poi ovviamente li vado anche a vedere durante le partite, quindi campo ci sono vicino, qual è il mio punto di vista? Il mio punto di vista per fortuna non è di vedere un uso o un abuso dei dispositivi durante le attività sportive,
questo io non l'ho mai visto, di ragazzi che in panchina durante… la partita, smanettano col cellulare oppure no, questo no però vedo un po' le conseguenze faccio una correlazione, non sono sicuro ma sono abbastanza sicuro sul fatto che l'uso degli smartphone eccessivo durante il resto delle loro finestre di vita a scuola, nel pomeriggio che non c'è l'allenamento, impoverisce la loro capacità di relazionarsi con gli altri, di parlare. Io quando li porto nella casa di riposo, nel carcere minorile, alla mia... se fate qualche domanda
c'è una difficoltà grande a parlare in pubblico ma il pubblico non è un cinema pieno è quattro persone e io la correlazione mi viene da farla di dire non è che sono così disabituati alla socialità faccia a faccia cioè si passa dall'agonismo del campo dal contesto sportivo alla bolla digitale non vivendo tutto quello che c'è intorno in termini di partecipazione di comunità La mia percezione è che siano molto disallenati, per usare una parola sportiva, a porsi in relazione con persone che
non sono già nella loro cerchia, con estranei. però è un ambiente interessante che poi suscita la loro curiosità a questi incontri che io li porto, dove io li accompagno in queste associazioni che si dedicano agli altri, tant'è che poi quando usciamo mi fanno delle domande a me, io dico ma perché non l'hai fatto a loro? Avevo paura di fare brutta figura, questa esposizione ai social che creano, sempre mettersi in vetrina, il giudizio, che figura ci faccio. Quindi c'è da lavorare su questo. Professore Salipone, capiamo bene che non sono due binari paralleli. Leli, si incontrano e noi dobbiamo esserci quando si incontrano perché c 'è una interconnessione
di disagi che da un ambito sportivo all 'altro può essere intercettata. anche per questo voi rivolgete un appello nel essere il 6 marzo a questo evento, agli allenatori a chi fa parte di una realtà sportiva Sì, sono invitati tutti coloro che da una parte attivi in una società sportiva come tecnici allenatori ma dall 'altra hanno anche a cuore il benessere ma forse anche la performance degli atleti perché
sappiamo che Esiste un 'associazione inversa, non proprio una correlazione causa -effetto, ma sicuramente un 'associazione inversa tra iperconnessione o utilizzo prolungato nel tempo, lo screen time, così così. come viene definito, e alcune conseguenze dal punto di vista fisico, dal punto di vista cognitivo e dal punto di vista anche relazionale, emotivo. Quindi è importante porre l'attenzione. è importante parlarne e dare ai ragazzi dei messaggi coerenti,
tutti noi adulti, ritornare ad essere comunità, come abbiamo ripetuto più volte, comunità educante. Poi torneremo sul versante del... del come essere adulti in una comunità educante con messaggi corretti anche esempi e testimonianza ma vorrei affrontare il fenomeno del cyberbullismo negli spogliatoi, l 'utilizzo di immagini di altre forme di depressione psicologica Gianni, lei è a contatto con testimonianze di difficoltà che magari appunto
con lei, ragazzo e ragazze si sono confidati, i momenti di isolamento o di pressione all'interno dello spogliatoio che è un contesto impattante e formativo a sua volta io sinceramente no non ho ancora usciato in queste dieci squadre di quest'anno ma anche in quelle dell'anno scorso di situazioni che sono venute fuori legate al cyberbullismo e mi viene da sperare che non ci siano stati c'è da dire che io opero con adolescenti grandini grandicelli, dai 16, 17 18 anni, secondo me la faccia
La cosa che lascia più a rischio è quella delle medie, è quella del primo anno di superiori in questi fenomeni. Io mi accorgo che l 'uso dei social, sono stato testimone di questo, di un uso dei social mirato a attizzare gli animi. a innervosire in vista e post una partita perché visto che ogni squadra ha il proprio recapito, ha la propria pagina sui social, questi ragazzi poi leggono le note, i nomi, i cognomi dei giocatori li ricostruiscono, chi sono e poi quindi sui social continua a volte a esacerbarsi gli animi postando offese, cose, magari su canali, su chat private,
su situazioni che non emergono subito, però questa cosa qui l 'ho captata, quindi un 'attenzione particolare. gli allenatori dovrebbe essere su questo, ma poi con gli avversari come ci relazioniamo? O meglio, forse in questi casi non ci relazioniamo. E poi torneremo sul fair play. Professoressa Lipone, cyberbullismo, che fotografia ci restituisce la sua esperienza? Come si diceva, il target di età è determinante, sicuramente quello dei ragazzini della secondaria di primo grado, quindi medie. È il target più a rischio, più vulnerabile perché? Perché uno strumento
così potente ha bisogno di competenze, uno strumento così potente come lo smartphone che mi permette di fare un sacco di cose anche straordinarie. dire a delle grandi opportunità però necessita di una competenza di un anche capacità di valutazione dei rischi che molto spesso quasi sempre in prima seconda terza media Un ragazzino non possiede semplicemente perché il suo cervello non è ancora, diciamo, formattato affinché possa avere questa capacità di valutazione del rischio, di determinazione delle conseguenze, eccetera.
Per cui molto banalmente alcuni ragazzini ingenuamente, forse o non sempre, con un intento negativo, utilizzano termini e comunicazioni che non sono assolutamente correcti. che rischiano di ledere anche la sensibilità dei compagni, a volte lo fanno invece in modo molto provocatorio, conoscendo benissimo la differenza tra una comunicazione sana e una che invece sa... I casi sono diversi, tanto che alcune società sportive si stanno attivando proprio per vietare, ad esempio, lo smartphone all 'interno degli spogliatoi e preservare quello che è un momento
fondamentale anche per la creazione del gruppo. quadra, che è quello dello spogliatoio. Anche i contesti di esibizione o di partite, mi riferisco a saggi, o dal punto di vista del pubblico e quindi degli adulti dovrebbero essere preservati perché facciamo Facciamo un largo uso degli schermi, spesso appunto dando noi stessi una dimensione falsata e non corretta di quello che è l 'uso del digitale, professoressa. oltre che da formatrice, mi capita molto spesso di partecipare ad eventi
sportivi e di così osservare l 'utilizzo che anche noi adulti facciamo di questo smartphone, spesso frapposto tra noi e i piccoli. atleti che stanno dimostrando le loro capacità in campo durante una prestazione appunto sportiva e mi capita di osservare gli sguardi gli sguardi di bambini e ragazzi che si volta verso la platea in cerca no degli occhi di mamma e di papà che nel frattempo sono concentrati no invece su uno smartphone magari a fare tutt 'altro semplicemente a guardare
la performance attra Il filtro di uno schermo. Abbiamo bisogno di restituirci quello sguardo, quell 'attenzione, quel riconoscimento reciproco che spesso gli schermi non permettono. cercavo una conferma purtroppo che lei mi ha dato ma che coinvolge un po' tutti noi se ci facciamo un esame di coscienza utilizziamo questo strumento in un modo tale che non vorremmo insomma raggiunga poi quel messaggio rispetto al pubblico dei più giovani
e quindi in qualche modo noi innestiamo un percorso sbagliato. Ma a proposito di percorsi sbagliati e di cattivi esempi, tornando a parlare. parlare del fair play, Tommaso Gianni, lei è educatore di squadre giovanili di calcio, forse ci dovrebbe essere anche una professione di educatori dei genitori, dei ragazzi e ragazze che appartengono a squadre giovanili. Faccio un riferimento di cronaca, una rissa tra genitori è scoppiata sugli spalti del campo dell 'isolotto a Firenze nel corso di una gara di esordienti pochi minuti prima dell 'inizio della cosiddetta partita applaudita.
Proprio per promuovere il fair play, insomma invitare il pubblico a sostenere i ragazzi solo con gli applausi, invece urla e minacce sotto gli occhi incredoli dei giovani calciatori, partita di ragazzi di 13 anni. parlando proprio della fascia, i bambini guardavano in creduli dei genitori che neanche si rendevano conto del significato della stessa partita da un punto di vista educativo. ragazzi che seguo ogni giorno, alcuni di questi mi hanno raccontato, ma lo sai Tommaso che
io a un certo punto ho detto a mio padre non devi più venire alla partita, non azzardarti più ad aprire bocca. Il figlio addirittura che redarguisce il padre per questi comportamenti, quindi sì c 'è un problema grosso, un problema grosso di gestione delle emozioni, di approccio, di andare alla partita con il figlio comandare una guerra. proprio già lo spirito sbagliato, quindi sì, andrebbe fatta un grosso lavoro di formazione. Il problema delle società sportive è che hanno un focus troppo spesso esclusivo sull 'attività agonistica.
Invece uno non si accorge che… hai fra le mani, tutti questi ragazzi per così tanto tempo, i loro genitori, bisognerebbe cominciare a cambiare un po' l'ordine delle priorità, cioè sensibilizzare e poi secondo me in casi estremi e recidivi le società con l'aiuto… delle federazioni dovrebbero avere la possibilità di dire guarda niente in contrario che tuo figlio continui a venire anzi ci teniamo ma te alle partite vedi che l 'hai fatto una due tre volte è meglio che resti fuori dopo la rissa dobbiamo Anche dire che è stata proposta una riflessione condivisa tra i genitori con l 'idea di ritrovarsi sugli
spalti in modo diverso e il messaggio emerso dai dirigenti è stato lavorare non solo sull 'educazione sportiva dei ragazzi ma anche su quella degli adulti. Speriamo che si faccia un percorso di questo tipo, sicuramente è un tema questo che al di là del digitale o meno, professoressa Lipone pone le società sportive al centro anche di un possibile. contributo costruttivo in questo senso sì assolutamente lo sport è veicolo di valori che andrebbero che andrebbero ripresi e appunto valorizzati
il più possibile e messi al centro di una riflessione che riguarda appunto non soltanto gli atleti ma anche i loro genitori, gli adulti, anche i nonni, insomma tutti coloro che sono sugli spalti e partecipano diciamo all 'esibizione sportiva. e di bambini e ragazzi. Sono valori importanti, valori del rispetto, del fair play, dell 'inclusione, dell 'accoglienza reciproca, valori su cui forse dovremmo ritornare a soffermare. a ragionare con se sono parte ancora della nostra visione dello sport e non solo o meno.
Io volevo aggiungere il fatto di promuovere... delle pratiche positive, prima dicevo il caso estremo di allontanare un genitore, ma le società sportive, noi adulti dovremmo promuovere delle situazioni che alleggeriscano, ammorbidiscano il clima, per esempio una bella realtà che ho visto succedere su un campo di Firenze i genitori della squadra di casa che prima dell'inizio della partita dicevano i genitori della Laurenziana giocavano contro la Laurenziana, la Rondinella. Venite tutti al bar, un caffè gratis per tutti voi.
e questi ma davvero un euro il genitore pagava un euro in più per il genitore avversario ma allora cominciavano a parlare ma di che parte di Firenze siete ma vostro figlio chi è e quindi dice noi lo facciamo sempre perché dopo il caffè la partita scorre liscia sugli spalti, non c'è, quindi queste pratiche dovrebbero diventare pane quotidiano. E anche sicuramente la pressione che poi avvertono i ragazzi e le ragazze è sicuramente minore. E' brutto. vedere i genitori di una squadra tutti da una parte della tribuna i genitori dall'altra qua come
fossero le due tribù no? Ma che siamo? Socialità autentica questo è un po' l'obiettivo dell'appuntamento del 6 marzo alle 18 il coordinamento dei Toscani in vita, sport e sfide del digitale, in particolar modo allenatori, società sportive ma cittadini, cittadini e genitori al Circolo Arci Andreoni a Firenze, grazie alla professoressa Maria Lipone per essere stata Noi. Grazie a voi. Buona mattinata. Masogiani che abbiamo ritrovato in altri appuntamenti qui all'interno
degli approfondimenti dedicati alla digitale che ci porta sempre degli esempi concreti. Questo è importante no? Anche prospettiva eh di di restituzione di fiducia e di strumenti che possono essere adottati. Grazie Tommaso. Grazie a voi. Sono le nove e ventuno minuti, termina qui anche questa news line, approfondimento che potrete riascoltare sui nostri canali cross mediali. Noi ci risentiamo alle dodici e quarantacinque per la cronaca alle altre notizie. Rimanete connessi anche su Controradio punto it. Contro Radio, FM, DAB, streaming, social,
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