Un 25 novembre al mese - 30 gennaio 2026
Un approfondimento sulla violenza economica come forma di abuso strutturale contro le donne. Anna Maria Romano, segretaria CGIL Toscana e presidente di Uniglobal Finance, illustra strumenti e iniziative per promuovere l'autodeterminazione economica femminile. Si analizzano gap salariale, accesso al credito, reddito di libertà e nuovi accordi europei sulla violenza domestica nei luoghi di lavoro.
Capitoli
- 00:00Introduzione alla puntata
- 02:24Violenza economica e indipendenza
- 04:39Dati sulla violenza economica in Italia
- 08:25Gap salariale e disparità retributive
- 10:21Condivisione del lavoro di cura
- 12:22Progetti di inserimento lavorativo
- 14:00Reddito di libertà e strumenti di sostegno
- 15:42Accordo europeo sulla violenza domestica
- 18:52Codice rosso finanziario
- 19:26Conclusioni e cornice giuridica
Trascrizione 40 passaggi
Stai ascoltando Controradio Controradio FM, DAB, streaming, social, web Condividila con chi vuoi Questa è Controradio e trentasette minuti, la linea torna negli studi di Controradio e anche sui nostri canali crossmediali, siamo anche in diretta su Controradio TV per una nuova puntata di un venticinque novembre al mese, saluto subito il mio compagno di viaggio e co-conduttore Giorgio Bernardini, ciao, ben trovato. Ciao, buongiorno
e grazie per questa possibilità di confronto che hai mirato sempre insomma su questo tema così importante. Ci fa più che piacere poterci confrontare anche in una dimensione no di genere rispetto a un tema che ha bisogno di una condivisione anche culturale e salutiamo la nostra ospite di oggi, Anna Maria Romano, sedeteria CGL Toscana e presidente di Uniglobal Finance, che è il sindacato globale della finanza. Ben trovata Anna Maria. Ben trovato a voi e buongiorno a tutte e a tutti. Perché è qui? Perché abbiamo un tema da tanto tempo nel cassetto che volevamo in qualche
modo disarticolare e aprire con voi rispetto alla violenza di genere. genere che forse sottende a tutte le tematiche abusanti che è l 'indipendenza economica, Sì, sottende, ne è la causa e la conseguenza, oggi ne parleremo più profonditamente, però sicuramente è il riflesso più interessante, come si vede da numerosi studi che magari oggi citeremo anche, ma come si capisce molto spesso, anche semplicemente leggendo le cronache. La violenza è uno strumento che viene esercitato in tanti modi e uno dei più riconosciuti
è sicuramente quello economico, ovviamente togliere l'indipendenza economica ad una donna sia in modo manifesto che in modo subdolo e sotterraneo è sicuramente uno degli strumenti più ricorrenti anche nelle vicende che purtroppo siamo costretti, come sappiamo, ad affrontare ogni volta quando raccontiamo della violenza di genere. Parleremo di tutto questo e anche degli strumenti per promuovere l 'autodeterminazione economica, violenza e indipendenza economica, come il lavoro renda meno vulnerabili e invisibili Questo ultimo aspetto in particolare sentiamo la consueta introduzione a cura della nostra Alessia Dulbecco, pedagogista e scrittrice.
Secondo i risultati riportati nell 'ultima indagine Istat, il 31 ,9 % delle donne tra i 16 e i 75 anni dichiara di aver subito almeno una volta nella vita una forma di violenza. Oggi in particolare ci occupiamo di violenza economica, che è quell 'insieme di comportamenti che vanno a produrre un danno e una dipendenza in chi li subisce. perché ne limitano la possibilità di acquisire, usare, mantenere risorse. Può anche assumere la forma di un controllo del denaro oppure delle informazioni finanziarie per la sua gestione o anche trasformarsi in veri e propri ostacoli al mantenimento del lavoro o alla ricerca
dello stesso. La violenza economica inoltre può continuare anche dopo la separazione quando per esempio l 'abuso passa attraverso il rifiuto di contribuire alle spese di mantenimento o di sostegno. per se stessa o per la prole. In altri casi la violenza economica si intreccia con altri strumenti di controllo, per esempio trattenere documenti essenziali come passaporto o permessi di soggiorno, soprattutto quando la vulnerabilità amministrativa diventa ovviamente una leva di ricatto. Questa forma di violenza non è soltanto un impoverimento per la persona che la subisce, produce anche effetti rispetto alla presenza sociale. Se non hai soldi infatti sparisci progressivamente
dalla comunità. un baffè al bar, un biglietto per muoversi in città o prendere un treno, un 'uscita con gli amici, diventano delle spese insostenibili o spese a cui è meglio rinunciare per evitare di sentirsi in colpa. A poco a poco quindi si restringono i luoghi, le occasioni, le conversazioni e con loro si perde anche il canale più concreto con cui spesso si scopre come chiedere aiuto. Cioè il passaparola, la comunità, qualcuno che ci dica dov'è il centro antiviolenza, quali servizi esistono, chi chiama mare in caso di bisogno. Non si tratta di un dettaglio se pensiamo che tra le donne che nel 2023 hanno iniziato un percorso nei centri di antiviolenza, più del 44 %
di loro dichiarava di non essere autonoma economicamente e più del 40 % segnalava di aver subito anche violenza economica. Parlare quindi di violenza di genere e in particolare di violenza economica significa anche portare l 'attenzione su quella che è l 'autonomia materiale e sulla necessità di legami sociali perché la via uscita spesso comincia dalla possibilità di restare visibili connessi, raggiungibili dalle altre persone. Grazie alla nostra Alessia Dulbecco per queste introduzioni che ci aiutano a dipanare alcuni degli
aspetti, delle tematiche che decidiamo di affrontare. La violenza di genere è un fenomeno strutturale, lo ripetiamo spesso, è multifattoriale, uno degli aspetti più significativi che contribuiscono a rendere questo tipo di violenza ancora più pervasivo, eradicato è questa condizione di dipendenza economica che molte donne vivono, Anna Maria Romano, anche dal punto di vista banale del conto corrente. Sì, è proprio così. Come dicevi, è un tipo di violenza invisibile ma strutturale, quindi necessita di risposte strutturali, perché senza autonomia
economica è molto più difficile uscire da una relazione violenza, ma è una violenza quella economica che inizia spesso posto di lavoro o passa proprio dal lavoro, precarietà, involontario, gap salariale, tutto questo sta proprio dentro un 'idea che la violenza economica non è un problema familiare come la violenza in generale, ma è un problema di lavoro e di diritti, questa in maniera particolare. E perché finanza? Perché parlarne proprio nel settore della finanza? Perché
la violenza economica passa anche dal mancato accesso al credito. da un accesso al credito più difficile, dal fatto che noi constatiamo che i conti correnti per le donne sono quasi prevalentemente cointestati, quindi sono usati come strumento di controllo soprattutto per le donne migranti, perché esiste una vera esclusione finanziaria, le donne il cosiddetto merito creditizio diventa più complicato, anche se questa cosa non è messa per iscritto, lo vediamo empiricamente che per le donne è più complicato.
accedere al credito o succede con tassi di interesse un po' più alti e qui dentro ci sono gli algoritmi e l'intelligenza artificiale che non fanno altro che riprodurre discriminazioni, quindi la finanza può essere uno degli strumenti che invece di contro possono dare delle risposte e lo vediamo con tutti gli esempi di accesso al credito facilitato con strumenti come quelli che tentiamo costruire di percorsi facilitati per le donne vittime di violenza con il
microcredito. Poi ci ritorneremo, è veramente incredibile, parliamo di finanza spesso demonizzando quello che è una pervasività nel contesto quotidiano per cui qualsiasi cosa, qualsiasi scelta noi possiamo compiere addietro un fondo di investimento, è un aspetto insomma su cui stiamo cercando anche di attivare la e la coscienza, ma anche dalla finanza si può trarre qualcosa di positivo in termini davvero di strumenti per poter rendere, Giorgio, più visibili e far contare davvero la donna
non solo da un punto di vista culturale, ma anche sociale. Certo, è proprio così, spesso demonizziamo anche questo termine, insomma, finanza, però in realtà si tratta della gestione, anche culturale, come vediamo, di un fenomeno, mi colpiscono tantissimo due cose di quello che diceva Anna Maria Romano. La prima è la ricaduta del fenomeno sulle donne migranti, spesso si parla della cultura, delle persone che vengono da altre nazioni, qualsiasi siano anche extraeuropee e si fa riferimento al loro retaggio, è una strumentalizzazione anche politica a volte per giustificare la violenza.
In realtà questo del denaro è invece un aspetto tra i più importanti, il fatto che molto spesso le donne migranti non abbiano accesso al microcredito, non abbiano accesso a un conto corrente, come dicevi. La seconda cosa che mi stupisce, e studiando questo fenomeno... Proprio per la trasmissione di oggi ho rilevato alcuni dati, quella che diceva all 'inizio Anna Maria Romano, ovvero che in realtà c 'è proprio un fenomeno in entrata rispetto alle condizioni a cui accedono le donne. Lo dico, in Toscana nel settore privato le donne guadagnano in media 76 euro al giorno contro i 100 euro degli uomini.
Quindi una differenza che uno direbbe da paese sottosviluppato, già un terzo in meno quasi. E questa cosa mi colpisce tantissimo qua in Toscana. accade tutti i giorni. Sì, è vero e accade per i motivi più semplici che le donne, oggi culturalmente ancora di più in questo momento storico con questa modalità di governo, il lavoro delle donne viene ricacciato dentro l'idea di residualità, quindi il lavoro di una donna porta a casa il secondo stipendio che è una
scemenza assoluta che va proprio contro l'idea di indipendenza, di autonomia e di dignità. del lavoro delle donne, ma è semplicemente perché il lavoro è più fragile, è più precario e quindi questo implica salari più bassi, ma c 'è anche un fattore culturale ulteriore e cioè che finché la condivisione del lavoro di cura resta sulle spalle delle donne, tutta una serie di entrate salariali come semplicemente il lavoro straordinario non sta su.
nella vita delle donne al di là di quello che posso pensare è il lavoro straordinario ma non è questo il tema quindi come sindacalista quello che noi chiediamo e cerchiamo di fare è proprio di portare a casa un lavoro stabile con salari dignitosi con tutele specifiche per chi subisce violenza e tutele specifiche che portino a una reale parità per le donne che è un bene per tutti E' anche una possibilità data agli uomini di compartecipare a una dimensione familiare più attivamente.
Esattamente, questo è il tema. L 'idea è che noi facciamo un lavoro per le donne, non è così, noi facciamo un lavoro che ha a che fare con un modello sociale completamente diverso, fatto di libertà, fatto di dignità e fatto della possibilità di scegliere la vita per quella che è la cosa migliore per noi, donna o uomini. che io sia. Quindi l 'errore è vedere questo come una battaglia di genere, è una battaglia di democrazia, è una battaglia di dignità, è una battaglia per dare diritti alle persone.
Se posso permettermi, non so se è vero, ma lo chiedo anche in qualche modo a tutte e due, è forse una battaglia anche di produttività, perché se pensiamo a un modello partecipativo sappiamo che in economia i modelli partecipativi sono più produttivi, forse è un modello anche economicamente. non solo culturalmente vale di più, è così oppure no? È assolutamente così e questo ce lo dimostrano i dati europei, dove c 'è una reale condivisione, dove c 'è una partecipazione intesa anche come scelta di un determinato lavoro, di un determinato stile di vita, le persone lavorano con maggiore produttività perché lavorano meglio, perché sanno
che quello che fanno ha dignità e non è soltanto il modo per poter sopravvivere. È un modo per vivere, che è una cosa ben diversa. C 'è poi un altro aspetto molto importante che riguarda come aiutare e sostenere le donne che sono state vittime di violenza e che hanno avuto la forza di denunciare e quindi sono entrate in un percorso anche di presa in carico dei centri antiviolenza. Tu, Giorgio, in qualche modo ti sei occupato molto da vicino anche nel raccontare storie e attività del centro antiviolenza Lanara e in questo senso ci sono anche delle iniziative importanti. Sì, importantissime, ce ne sono diverse sul territorio, questo è il progetto che ci ha colpito di più, cioè
per sostenere l 'inserimento lavorativo nelle cooperative toscane delle donne vittime di violenza, appunto c 'è stato un progetto molto importante che a proposito di finanza ha portato avanti la fondazione Finanza Etica, che è la fondazione culturale del gruppo Banca Etica, assieme alla fondazione Noi, sappiamo appunto Lega Copp Toscana. E praticamente cosa è successo? È successo che sono state messe insieme una serie di cooperative, saprete, l 'avrete sentito insomma, dieci partiti l'anno scorso alla fine dell'anno scorso per cercare di reinserire le donne ovviamente in contesti lavorativi che potessero produrre tutto ciò che abbiamo appena detto già sono
diverse decine mi sono informato appunto proprio in questi giorni le domande che sono arrivate in Toscana sono state prese in cadico rispetto a questo ovviamente c'è una procedura e un'iniziativa nuova però risponde come stavi appunto dicendo a tutta quella serie anche di contrappesi che la società diciamo così adottare proprio per cercare di portare un modello diverso non di rivindicazione delle donne ma per inserirle in questo caso le donne vittima di violenza siamo proprio all'ultimo stadio in quello che si è proprio riverberato sulla loro vita personale
noi abbiamo parlato sia delle condizioni in questi minuti insomma che portano a tutto questo sia di quello che succede normalmente, questo è proprio invece l'ultimo stadio, quello delle donne che hanno subito violenza che devono ripartire, che non hanno un'indipendenza economica e che dopo aver denunciato appunto citavi il centro Lanara come altri centri in Toscana si occupano di questo anche di raccogliere le denunce e di avviare queste persone a un percorso hanno questi strumenti un altro strumento, fammelo dire, è interessante il cosiddetto reddito di libertà a cui si può accedere facendo domanda e che prevede per le donne che hanno subito violenza e non hanno un reddito 500 euro al mese
una sorta di reddito di cittadinanza per coloro che hanno subito una violenza e vogliono ripartire fino a un massimale di 6.000-6.500 euro se non ricordo male, comunque è una domanda che si può fare all'Inps per ricevere questo reddito. Informazioni importantissime da condividere, dicevamo iniziative per promuovere l'indipendenza femminile dal punto di vista dell'empowerment anche finanziario, ricordiamo gli strumenti a disposizione oggi. Allora intanto come CGL questo ci tenevo perché quello che ha detto è veramente importante noi abbiamo attivato degli sportelli sul territorio proprio per accogliere le donne
e per indirizzarle penso a Donna Chiama Donna qui a Firenze ed Alita, Grosseto, ma ce ne sono su tutti i territori. Quello che noi vogliamo fare è proprio a parte le lotte sindacali classiche per la dignità del lavoro e per la dignità del salario e per poter rendere le persone libere dal gioco del lavoro, come in questo caso come Presidente di Unifinance abbiamo appena sottoscritto una dichiarazione congiunta a livello europeo, proprio sulla violenza nei luoghi di lavoro, dove si
parla dei temi della violenza e di come affrontarli sul lavoro, con il lavoro, ma si fa qualcosa di più. Per la prima volta si riconosce che la violenza domestica ha un impatto sul lavoro e i datori di lavoro se ne prendono la responsabilità e questo richiede risposte strutturali. che non sono solo individuali, ma che comportano l 'impegno di tutta la comunità lavorativa. Si fa uscire la violenza da quelle mura domestiche, dove è così relegata anche nella sua riconoscibilità
e si fa sì che l 'assunzione di responsabilità e di presa in carico arrivi fino al contesto lavorativo. Esattamente, l'abbiamo visto l'aumento di violenza domestica con lo smart working, quindi il lavorare a casa, chi ha responsabilità. stabilizzato ancora di più e che vuol dire che non che nel datore di lavoro è responsabile della violenza a casa, ma si fa carico di soluzioni possibili, soluzioni anche organizzative per proteggere la persona vittima di violenza. Io credo che questo sia proprio un cambiamento radicale di punto di vista, cioè diventa un problema collettivo.
È fondamentale questo, un aggiornamento che diamo praticamente in tempo reale e che auspichiamo possa anche travalicare quello che è il contesto della finanza. accordo. È l'intenzione del sindacato europeo, quello di prendere questo come esempio ed esportarlo in tutti i settori. Noi qui abbiamo avuto un'alleanza fortissima delle donne imprenditrici bancarie, ma devo dire anche di molti uomini, perché come dicevamo, il cambiamento passa attraverso una presa in carico comune. È un tema per tutte e
tutti. 342 81 04 111, siamo quasi in conclusione, ci arriva un messaggio sul reddito di libertà dice la domanda si fa all'Inse ma deve essere compilata dal servizio sociale e dal centro antiviolenza non direttamente dunque quindi ringraziamo per questa specifica purtroppo non ci sono mai abbastanza fondi anche quando se ne ha diritto si aspetta fino fino ad un anno problematica di risorse che in questo ambito e sappiamo anche quanto i finanziamenti spot delle progettualità che hanno a che fare con tutta la realtà di presa in carico a partire dai
centri antiviolenza davvero mh indebolisca nella programmazione anche delle attività perché non viene presa in carico come fenomeno strutturale quindi come sostegno strutturale ai soggetti che se ne occupano Certo, dovrebbe entrare assolutamente anche in alcune voci di bilancio per esempio faccio riferimento al PNRR che riceve delle integrazioni da altre istituzioni come quella regionale anche questa dovrebbe per esempio essere integrata e ovviamente ci auspicchiamo che questa presa in carico non sia solo come diceva Romano una questione presa rispetto
alla rivendicazione femminile ma che aiuta tutti e che deve essere presa in carico da tutti io avevo una domanda lampo se posso farla che mi facevo ascoltando proprio Romano su quelle cose che diceva ma non è possibile effettuare o mettere in campo proprio nella finanza un codice rosso diciamo della della finanza ecco trasportandolo appunto da quei segni riconoscibili che per esempio esistono nei pronto soccorso oppure nella vita sociale delle persone e si raccoglie Ci sono dei comportamenti ricorrenti in quei conto correnti che sono controllati o che non si hanno? È possibile attuare una segnalazione dall 'altra parte, dalla parte
bancaria, visto che lo fanno per il riciclaggio? Questa è un 'idea grandiosa, devo essere sincera. Noi ci scontriamo molto con le norme sulla privacy. Ti posso dire che stiamo lavorando a livello nazionale ad un progetto che è specifico proprio su… sull'idea di come la finanza in tutti a 360 gradi possa essere uno strumento positivo partendo proprio da noi quindi è un'idea che deve essere ovviamente sviluppata anche con le banche che chiamiamo alle quali
ci appelliamo prendete coscienza prendiamo coscienza insieme come ha fatto Banca Etica per esempio si può fare lavori in corso e noi questi lavori li stiamo raccontando anche dando strumenti in positivo e progettualità che vengono messe in campo, tutto questo per mantenere uno spazio di condivisione e di informazione legato alla violenza con una diversa narrazione e con soprattutto il racconto degli strumenti per contrastarla. Grazie Anna Maria Romano per essere stata con noi. Grazie a voi. Giorgio, noi come di consueto ci lasciamo
rimandando alla cornice giuridica di un fenomeno che è anche risvolti dal punto di vista del contesto legislativo, degli strumenti da quella. messi a disposizione con chi? Con la nostra avvocata Marina Capponi, l 'avvocata di un 25 novembre al mese del foro di Firenze. Allora vi salutiamo, vi diamo appuntamento al 25 novembre al mese del mese di marzo e possiamo anticiparlo. Non so neanche se tu lo sai perché insomma non è facile ma ci stiamo lavorando. Posso far finta di sapere.
Cercheremo di avere Gino Cecchettin in collegamento. perché un grande lavoro di formazione viene fatto anche a partire dalla Toscana, ma insomma non diciamo altro. Per il momento vi lasciamo con Marina Caponi e con questa puntata di un 25 novembre al mese. Definire giuridicamente la violenza economica che si esercita sulle donne nel quadro della violenza di genere non è un'impresa facile. È una forma di abuso spesso invisibile che utilizza il denaro e la mancanza di autonomia finanziaria per controllare, isolare e soggiogare una partner, impedendole di formarsi. di lavorare, gestendo i suoi soldi o negandole l 'accesso alle risorse, creando dipendenza
e rendendo difficile l 'uscita dalla relazione. Secondo un report di Ipsos, una donna su due afferma di avere subito violenza economica almeno una volta nella vita, percentuale che arriva al 67 % tra le divorziate o separate. Dottrina giurisprudenza, solo in tempi recenti hanno fatto rientrare il concetto di violenza economica come tassello nella più ampia nozione di violenze domestiche, più precisamente. nel reato di maltrattamenti in famiglia. La Cassazione, con una recente sentenza del 2025, firmata dalla magistrata Paola Di Nicola Travaglini, molto esperta in violenza di genere,
ha definito i contorni della violenza economica nel quadro della normativa sovranazionale del diritto interno che l 'ha recepita, innanzitutto la Convenzione di Istanbul. Definire le condotte con il loro nome e riconoscerne il disvalore quindi è fondamentale. Si tende infatti a non considerare il controllo finanziario esercizionale. sul partner svantaggiato come una condotta maltrattante e a normalizzarla. La violenza economica così risulta difficile da individuare perché viene culturalmente accettata dalle stesse donne. Ma come difendersi da questa forma subdola di sovraffazione? Prima di tutto è necessario lavorare sulla consapevolezza, non è infatti possibile opporsi all'abuso
che non si riconosce come tale. Le denunce per violenza economica risultano infatti misura molto contenuta, solo il 33% secondo i dati dei cittadini. enti di violenza a dire. Emerge che tra le donne che denunciano abusi una su tre ha reddito zero. Aggiungiamo che nel nostro paese il 44% delle donne in età lavorativa è inattivo. Tutto ciò si inserisce in un quadro generale di discriminazione economica nei confronti delle donne lavoratrici, le cui retribuzioni sono sempre in ogni settore un quadramento più leggere di quelle maschili a parità di lavoro o per un lavoro di valore uguale. In questa cornice è un po' desolante, è importante
ricordare che sono previste azioni giudiziarie contro la discriminazione retributiva e che la magistratura può contribuire a riequilibrare le illegittime disparità di trattamento. Si stanno poi moltiplicando le azioni formative verso una consapevole gestione finanziaria della propria vita, perché le donne di qualsiasi età, ma si spera il più precocemente possibile, prendano coscienza che l'indipendenza economica è la precondizione per una vita libera e dignitosa e per l'autodeterminazione delle proprie. scelte