Arianna e Claudia incontrano Donatella
Capitoli
- 00:00Presentazioni e introduzione al progetto
- 01:47Studiare lingue a Firenze negli anni 80
- 02:47La scoperta della scena culturale fiorentina
- 03:46L'Emporio All Stars: un concept store ante litteram
- 06:06La socialità negli anni 80: apertura e fluidità
- 08:28Sogni, viaggi e futuro
- 10:21Il rapporto con la moda e il vintage
- 14:00I luoghi di incontro e le feste in campagna
- 16:29Sicurezza e incoscienza
- 18:44La vita senza telefoni cellulari
- 21:21Opportunità creative e ricordi
- 22:27Conclusioni
Trascrizione 38 passaggi
Sono Donatella e sono nata nel 1958. Sono Arianna e sono nata nel 2002. Sono Claudia e sono nata nel 2002. Allora vorrei sapere innanzitutto come mai siete interessati a me, siete interessate a me qua. Noi siamo qui perché stiamo portando avanti un progetto che studia l 'evoluzione dagli anni 80 ad oggi in diversi ambienti e quindi credevamo che fosse molto interessante l 'ambiente dell 'educazione, della formazione fino ad arrivare, non so, anche alla moda.
partire proprio da questo. Cos 'è che negli anni 80 ti ha spinta a interpretare questa strada, a partire per studiare le lingue? Allora innanzitutto il primo motivo è che dove abitavo non esisteva una scuola interprete e io volevo fare l 'interprete perché avevo questa idea e quindi ho studiato a Firenze. All 'epoca era una scuola tuttora credo che lo sia, una scuola privata, diciamo che si viveva in una bolla di sapone,
sospesa in qualche modo al di fuori la realtà che succedeva tutta intorno. Quindi questa è stata la mia formazione linguistica perché volevo fare questo tipo di professione e quindi ho vissuto questo inizio di vita fiorentina in maniera assolutamente riservata. al di fuori di tutto. Poi è successo casualmente, diciamo, che ho scoperto che esisteva anche tutto un altro mondo al di fuori della scuola interpreti. E' successo casualmente perché è
stata una festa a cui sono stata invitata dalla mia vicina di casa, quella che stava di sopra. E lì ho conosciuto un personaggio che poi posso dire il nome. si chiama Lando di Bari, il quale era, all 'epoca eravamo tutti molto, molto aperti, cioè non era per forza che dovevi imbroccare o che, proprio esisteva anche fare amicizia, parlare con persone nuove e da lì, da lì giusto la sera dopo mi telefonò per invitarmi a una cena, a festa,
e da lì è iniziato un periodo, cioè mi ha spalancato in qualche modo le porte della fiera. che esisteva e che stava diventando veramente interessante. Io la chiamerei Swing in Florence perché è stata veramente così. Ed era appunto tra l 'altro Lando, questo amico, oltre ad avere molti interessi, musica e infatti è stato coinvolto fortemente, è un personaggio importante nella scena fiorentina dell'epoca. Oltre a questo aveva...
un negozio però non vorrei chiamarlo negozio perché tutto si faceva fuorché magari acquisti oddio qualcuno faceva anche acquisti sennò non sarebbe esistito ma era un punto dove ci ritrovavamo era uno dei tanti punti dove ci si trovava a Firenze anche senza fissare come si suol dire e l 'altra cosa ci si trovava e poi da lì partivano idee che potevano essere le feste, i concerti, i luoghi dove andare. E fra l 'altro la cosa anche interessante di questo
luogo dove ci trovavamo è che appunto era molto all 'avanguardia come stile di negozio. Oggi lo chiameremo un concept store, ma all 'epoca non si parlava di concept e store non era usato per definire i negozi, le botteghe, quello che è. Per cui si chiamava Emporio, Emporio All Stars, con questo richiamo appunto un po' hollywoodiano, ed era un po' da lì che partivano le varie idee e c 'era molta apertura, facilità, cioè non si stava tanto a guardare
chi non si era visto il giorno prima o meno, anzi era ben accolto, c 'era molto… Quindi credi che i tuoi studi… la lingua inglese, ti abbia portato a essere più aperta anche in questo ambiente, in questo emporio con tutte queste persone, cioè com 'era la socialità a quel tempo? La socialità era facile, era fluida, era semplice e molto spontanea, forse perché appunto non avevamo supporti o per cui non ci si poteva nascondere dietro a niente, si era quello che si era e si
socializzava per quanto ne avessimo voglia. quindi dipendeva anche un po' dai caratteri, non è che fossimo tutti uguali e certo il fatto che conoscessi le lingue mi ha sempre portata a facilmente comunicare anche con persone che non fossero esattamente di lì e infatti tra l 'altro proprio in questo ambiente che era un ambiente molto esteso c 'era molto non si parlava di gruppi di compagnia non so potremmo chiamarla tribù ma nemmeno perché c
'era molta permeabilità molta fluidità come adesso si parla di essere gender fluid noi eravamo veramente friendship fluid e quindi c 'era molta apertura per le persone da qualsiasi parte venissero anzi più esotiche più interessante la cosa beh non necessariamente ma a fianza piena di turisti come oggi, cioè in questo ambiente che frequentavi c 'erano così tante persone straniere, per lo più americane, oppure erano
persone che studiavano a Firenze e che si interessavano agli stessi ambienti che piacevano a te, quindi magari alla moda, diciamo che c'era di tutto di più, gli turisti, c 'erano all 'epoca, certo non quanto adesso, e diciamo che molti degli stranieri o delle straniere che rientravano in questo mega giro, questo giro esteso, questa fluidità di compagnia, erano magari a Firenze per studiare, quindi rimanevano più a lungo che in una visita
breve, come oggi. Altri anche venivano a studiare e poi magari... All 'epoca invogliava veramente venire non solo a studiare ma restare a Firenze, restare quello che poi ho fatto anch 'io e quello che poi era un po' diciamo, io l 'ho chiamata poi dopo anche la grande illusione perché è stato un momento molto intenso, molto stimolante. Firenze sembrava un po' il centro dell'Italia. Ma sì perché succedevano un sacco di cose.
ambiti diversi. Secondo lei cosa è cambiato oggi? Perché non è più così? Allora intanto ci sono tante cose, c 'è più se vuoi specializzazione anche, nel senso che quindi si tende un po' a restringere i campi, anche se poi si parla in continuazione di interdisciplinarietà, contaminazione, rezzazione, tutti questi termini che vanno di moda. Diciamo che forse all 'epoca c 'era anche più casualità, c 'era più immediatezza
Dice che oggi manca un po' quello Ci sono anche tante paure, tanti timori, tante pressioni Forse c'era meno competizione, forse Forse sì C 'erano meno pressioni esterne, c 'era più senso di un domani, di un futuro che potevamo cambiare, inventare e appunto tu con i tuoi studi hai avuto la possibilità di raggiungere qualche sogno di uscire studiando inglese
penso volesti anche andare in luoghi dove parlarlo hai avuto la possibilità di farlo questo l'ho fatto un po' perché dovevo anche perché era fondamentale la mia formazione, un po' perché questo è il mio personale, ho sempre amato muovermi, viaggiare, soprattutto pensare a una possibile vita altrove, perché certe volte si tende un po' a centrarsi troppo su là dove siamo, ma questa però era secondo me un 'impressione,
un sentimento che avevamo un po' tutti, cioè sì, era bello stare a Firenze, era bello vivere questo momento, però nessuno si sarebbe rifiutato, nessuno si rifiutava di partire e andare altrove, perché appunto c 'era molta energia, anche se questa parola vuol dire tutto o vuol dire niente. Sì, c 'era molta energia e molta incoscienza anche, come ho detto prima, però in tutto ciò c 'era più spontaneità.
più ci si divertiva si divertiva decisamente ci si divertiva ma non soltanto perché non era soltanto divertimento in effetti il fatto che ce lo ricordiamo quel periodo vuol dire che non era solo divertimento ma c 'era anche una in qualche modo scoperte crescite conoscenze da tutto c 'è le conoscenze sono sempre un arricchimento E qual era il tuo rapporto con la moda in quell'epoca? La moda diciamo non era vissuta in modo, non eravamo certamente
fashion victims, questo assolutamente no, perché anche in questo ambito c 'era libertà di espressione, anzi attraverso l 'abbigliamento uno si esprimeva anche, ma diciamo che c 'erano dei piccoli, dei segni piccoli. grandi che in qualche modo si riconoscevano in questo ambiente, certe tendenze le si vedevano, però era vissuta in modo individualmente diciamo creativo, non usava i brand, le cose,
proprio non ce ne poteva almeno fregare di me, ecco direi. Anzi più eri fuori da certi schemi. modaioli era un po' una ribellione un modo di esprimersi poi detto questo i pitti erano ancora momenti di grande perché c'erano le feste soprattutto nei posti diversi eccetera invece una cosa che mi interessa molto è il rapporto con il vintage cioè adesso si compra un sacco di seconda mano
anche proprio per allontanarsi dai trend, dai brand famosi all'epoca c'era questa tensione verso il vintage. Sì, però non si chiamava vintage semplicemente e fa parte secondo me questo di un discorso più ampio che riguarda il linguaggio. Ora magari è un po' una deformazione professionale però e poi è vero che i linguaggi cambiano con una frequenza, una rapidità estrema Altro che vent 'anni cambiano ogni due anni, però ecco vintage era una
parola che non si usava, si parlava di usato e nell 'usato si cercavano cose particolari anche perché costava meno e quindi potevi permetterti di cambiare un sacco di cose. Non ce ne erano miliardi di posti come oggi, però c 'era e poi c 'erano i mercati. anche, che erano molto vissuti, partecipati, fatti anche da noi stessi. Quindi veniva visto bene come concetto, cioè adesso è quasi una moda
comprare i vintage, invece ai tempi... Ai tempi non era considerato proprio come una moda a sé stante, diciamo che faceva parte appunto di questa creatività e spontaneità che era... anche nel vestirsi, quindi potevi avere sia magari il golf che ti ha prestato la nonna, oppure il jeans strapazzato che invece era tuo, oppure la giacca comprata al mercatino americano, insomma c 'era anche questa capacità di mescolare e non si badava troppo
che fosse usato o nuovo o cosa. L'importante era che ti esprimessi... di me e ti rappresentava che era un po' la tua identità cioè quel capo che trasmetteva la tua identità diciamo in qualche modo e come ho fatto un negozio di abbigliamento con un concept shop store a diventare un centro di incontro cioè adesso se io devo pensare a posti dove ci si incontra i ragazzi penso a bar
locali Le piazze c 'erano, non è che ci fosse solo, era uno dei tanti posti, era particolare perché non era l 'unico, non erano nemmeno tutti così, era molto aperto di sicuro e forse perché il proprietario del posto aveva un po' Questa mentalità aperta e anche perché ci trovava lì la sera anche perché ci pensavo venendo all 'epoca non andava di moda
l 'aperitivo né l 'apericena e qui a quell 'ora ci si vedeva anche lì senza noccioline, senza apericena eccetera e si decideva dopo dove andare e poi spesso si partiva per queste feste. in campagna, dove ci perdevamo tutti per strada. Altra cosa ben diversa è che non avevamo i navigatori, per cui... Quelle mappe. Magari, ma nemmeno le mappe. Ho tutto sentito dire. Poi si arrivava che la festa era finita, oppure eravamo sempre imbucati dappertutto.
C'era molto movimento, non solo a Firenze, ma anche nei dintorni. Perché c'era anche molta... Molte più persone, anche dei giovani, che vivevano in campagna, perché appunto c 'era forse una facilità anche di trovare alloggi, trovare posti anche fuori e quindi spesso appunto si partiva per queste spedizioni nei dintorni di Firenze. Invece la sicurezza com'era? Firenze com'era ai tempi?
No, ma chi ci pensava? sicurezza. Io onestamente non mi sono mai posta il problema di quanto fosse sicuro andare in giro o meno. Onestamente io mi sentivo tranquilla. Era raro che fossi magari da sola perché ci muoviamo anche, ma non necessariamente in bande, semplicemente sembrava uno spirito così pervasivo di... non dico di fratellanza ma appunto di amicizia, di tutto che io sinceramente non
pensavo a questo, però c 'era anche come ho detto prima una parte di incoscienza, eravamo meno consapevoli anche perché tutto ciò che era intorno ci pressava meno con consapevolezza o col mostrarci tutti i pericoli o i rischi che si potevano correre. o forse ce n 'erano anche meno, non lo so, però, ripeto, insieme a che adesso ci siano molte più pressioni, paure, insicurezze,
che quindi possono... Beh, sicuramente anche l 'internet e i social non hanno aiutato in questo, quindi probabilmente la paura e il pericolo si sente a Firenze, soprattutto anche per questo, per quello che si vede tutti i giorni nei telegiornali. magari un po' l 'incoscienza aiutava da questo punto di vista. Sì, perché servono un po' da cassa di risonanza, cose che appunto all 'epoca non c 'erano e quelli forse ci pensavamo meno, lo so, forse era un altro atteggiamento rispetto ai rischi
della vita, si vedevano più le opportunità forse. E tornando al discorso mappe, non c'era il navigatore com'era il mondo senza telefoni? cioè adesso non ci sappiamo più annoiare non sappiamo più stare non mica ci si annoiava e state che non ci si annoiava anche senza telefoni c'era il fatto che ti poteva suonare qualcuno la porta, il caparello e magari erano degli amici che passavano c'era questo verbo, si passava si suonava
oppure ci si cercava si chiamavano le cabine telefoniche e incredibilmente la comunicazione era uguale se non più facile è vero che magari spesso guardando indietro si dice ah come facevamo senza i telefonini ma per situazioni magari pratiche o di emergenza quello posso capire che siano utili ma per la vita sociale per come c'è la... possibilità di essere aperti, di avere luoghi e occasioni
di incontro senza compartimenti stagni erano... Io non ricordo nemmeno di aver usato in modo particolare tantissimo il telefono, nel senso c 'era anche molto veramente trovarsi, passare, suonarsi al campanello e trovarsi in giro. girava di più. Forse era più facile anche fare amicizia, cioè eri più spinto a parlare con le persone senza stare dentro a uno schermo e conoscerlo online. C 'era molto guardarsi in faccia e negli occhi, appunto, non c 'era da nascondersi.
La socialità, forse. Niente, né per timidezza, né per paura, né per altro e non ci immaginavamo nemmeno che potesse essere... diverso. Quindi tu sei sempre rimasta all 'interno di questo mondo, non hai mai voluto cambiare insomma? Allora in quel momento non ne avevo voglia perché mi sembrava di trovarmi al posto giusto, al momento giusto perché ti ripeto era una
città che comunque faceva, non dico notizia, ma suscitava molto interesse. C'erano quindi Non avevi voglia di andare, certo che poi me ne andavo in giro, ho iniziato a viaggiare e tutto quanto, però non avevi, diciamo, questo desiderio, questa esigenza, questa urgenza di andarsene come mi vedrebbe adesso. Nel senso, non mi sentirei così stimolata come era.
Allora, poi detto questo, non era comunque un ambiente che ti faceva chiudere così importante per cui non l 'avresti mai lasciato, non c 'era il campanilismo, l 'attaccamento morboso a questa città, perché appunto poi si andava anche altrove, anche Bologna era un altro posto, soprattutto per concerti locali, eccetera, interessante. E altri ancora, cioè non è che ci fossilizzavamo qua, però era bello starci, era bello starci
e c 'erano anche diverse opportunità perché molte persone creative, artisti eccetera si sono potute esprimere e alcuni poi hanno portato avanti questa cosa o qui o altrove. ma dopo, più avanti, quando diciamo questo momento è un po' calato, questo fervore. E hai qualche rimpianto? Beh, non sono rimpianti, sono dei bellissimi ricordi, memoria molto bella, sono felice di averle vissute,
che fossero così, di aver vissuto appunto questi tempi, non per fare la nostalgia, ok, però... tempi in cui non c 'erano tante cose, tanti mezzi che potessero aiutarti, ma restava un po' anche a te inventarti le cose, le relazioni si facevano così e quindi è stato un bel periodo e anche importante per quello che poi ho fatto dopo, sono diventata, mi è rimasto dentro.
Grazie a tutti. Grazie a tutti