Claudia e Sofia incontrano Giovanna

16 giugno 2026 · 26 min
controradio firenze anni '80 generazioni a confronto musica dark social network

Capitoli

  1. 00:00Presentazioni e motivazioni dell'incontro
  2. 01:16Il cambiamento dei social e della comunicazione
  3. 03:57Identità e appartenenza: dark, moda e cultura
  4. 08:04Vintage e abbigliamento ieri e oggi
  5. 10:12Locali, musica e luoghi di aggregazione
  6. 13:34Socializzare senza smartphone
  7. 18:02La paura del giudizio e i social
  8. 21:51Creatività: ispirazione vs sovraccarico
  9. 24:18Firenze allora e oggi: una città perduta
Trascrizione 44 passaggi

sono giovanna e sono nata a padova nel 1961 ciao sono claudia sono nata nel 2002 e sono nata a napoli Ciao, sono Sofia e sono nata nel 2001 qui a Firenze. E volevo sapere come mai siete interessati a avere questa conversazione con me? Diciamo che oggi ci troviamo qua perché rispetto magari a quello che stiamo vivendo noi adesso, molte volte guardiamo indietro al passato come se fosse successo un qualcosa di grande che adesso magari non sembra nemmeno più replicabile e quindi per avere diciamo

un confronto una generazione che sembra abbia fatto tanto per capire magari per quali motivi ha fatto tanto o se è anche una nostra impressione vista da i posteri e quindi con una nostalgia magari verso di quello. Anche perché non c 'è tanto gap generazionale per quanto è lontano però non è neanche così lontano ed è cambiato effettivamente tutto. È vero, è cambiato tutto. Secondo me l 'argomento, la cosa più notevole, il cambiamento più evidente, eclatante è proprio quello dei social, di come vivono i giovani attraverso i social oggi. Il mio social

personale era Controradio, io sono stata una conduttrice radiofonica di Controradio per dieci anni e è stata proprio la radio che ci ha permesso di essere in contatto con quello che ci interessava e quindi con la nuova musica, con la nuova cultura che si stava formando in quel momento. prima in Inghilterra e poi anche da noi, tantissimo da noi soprattutto a Firenze e soprattutto ci permetteva di fare rete con tutte le persone anche che avevano i nostri stessi interessi.

Perfì diciamo che a volte quello che invece noi invece vediamo è che è come se non ci fosse una cultura che ci viene portata ma ce ne fossero tantissime e quindi come se ci trovassimo di fronte a tantissime cose senza realmente unirci quello che si invece avverte rispetto a quello che avevate voi era proprio un 'unione di base mentre noi sembriamo molto più divisi su diverse cose e diverse culture che poi magari si mischiano anche all 'interno di una stessa persona vari interessi ecco. Allora in realtà anche per noi c 'era un po' questa divisione nel senso

che c 'erano tanti insiemi diversi io Seguivo più la New Wave, il Dark, mi interessavano i concerti in particolare, la musica. Poi c 'era il gruppo invece più interessato alla moda, alla cultura dei club, all 'apparire. Tutti questi gruppi diversi alla fine trovavano dei momenti di intersezione, dei momenti in cui stare insieme al determinato concerto, al determinato avvenimento, a uno spettacolo teatro.

per esempio nei spettacoli dei magazzini criminali ci andavano tutti, interessavano a tutti, certo che c 'era anche un po' di scontro sembra quasi, più che scontro noi eravamo diciamo il gruppo dei dark, di quelli che si vestivano tutti di nero, eravamo un po' più tutti di un pezzo, allora rispetto a quelli più modaioli li consideravamo più frivoli, un po' più frivoli. frivoli, però non c 'era un vero e proprio scontro, non come, non so, Quadrofinia, il film Quadrofinia degli Cui, i mods che se le danno coi rockers, da noi non è mai stato

così in Italia, da noi non è mai stato così, alla fine la scena era una scena globale dove più mondi si intersecavano e ognuno faceva la sua parte. Diciamo che oggi invece va tutto più veloce e anche se c 'è un interesse, che ne so, nel vestirsi in modo dark, se può a parer mio, è una moda passeggera, cioè mentre voi nel vostro periodo ovunque era una cosa che sentivate molto vostra, noi oggi è più frivola, cioè appena c 'è una nuova si cambia, quindi tendenzialmente

in realtà non abbiamo mai una cultura che sentiamo nostra, una cosa che sentiamo nostra, perché cambiamo sempre. Per noi era proprio una questione identitaria, era un messaggio, era come era sperimentazione ma era proprio identità, rappresentava proprio il nostro modo di essere, non era una moda frivola o passeggera, ecco, e anzi i posti dove potevamo recuperare le cose che ci volevamo mettere addosso erano pochissimi, bisognava andarsene a cercare, c 'erano un paio

di negozi, poi andavamo all 'usato moltissimo, al mercatino di Livore. C 'era ricerca e cura proprio perché era identità, era fondamentale, non è che poi tre anni dopo cambiavi perché arrivava una musica nuova, qualcosa di nuovo e il tuo stile cambiava completamente, eravamo abbastanza, ci identificavamo molto con quello che indossavamo. Oddio la cosa del vintage in realtà io pensavo fosse più una cosa nostra. no. Non si chiamava niente, si chiamava l 'usato, però

invece perché non si trovavano determinati capi d 'abbigliamento. C 'è stato questo Gianni di Ultra che mise su questo negozio, lui comprava dei giubbotti militari al mercato di Livorno e poi li tingeva di nero però. Ecco allora noi da Arca andavamo da lui a rifornirci e ci vestivamo. le cose sue, quindi il vintage era relativo, oppure c 'era proprio il banchino di roba usata in San Lorenzo. Però secondo me il vintage prima era meno utilizzato da tutti, cioè lo

facevano un po' più persone, passate nel termine, alternative o comunque tipo te, cioè magari una persona che si identificava meno in qualcosa, era un pochino più standard, secondo me usava meno il vintage. No, secondo me come dice lei, effettivamente ognuno aveva la propria identità, quindi la probabilità che andavano anche loro, anche basic, ci sta, capito? Cioè se loro erano tanto la loro identità, no, e ognuno aveva la propria identità, ci sta che andavi... Eh, però tutti erano veramente così identitari. Secondo me adesso il vintage è diventato...

Sì, sì, abbastanza. Allora, ti dico questo, io appunto ero sempre vestita nero, il giubbotto e la pelle nera, una volta rimasi malissimo perché ha un... Un concerto, non mi ricordo se i Killing Joke o i Clock TV, comunque un concerto di musica dark, new wave, io avevo i capelli lunghi fino alla vita, comunque non avevo la cresta punk, qualcuno mi apostrofò dandomi della fricchettona perché avevo i capelli lunghi. Scusa, Firenze fricchettona. Per cui si sentiva molto questa cosa nell 'abbigliamento.

Però c 'era tutta la libertà che si pensa ci fosse nel vestirsi? Cioè tipo adesso ovviamente grazie ai social uno si magari avvicina anche un po' a quei personaggi che tipo non lo so famosi e magari uno vede vestiti per certe occasioni anche in maniera molto importante, magari penso a qualche vestito non lo so un po' più trasparente, nudità, c 'era veramente tutta quella libertà che traspare anche prima? se erano comunque figli di un mondo un po' più attento a certi tipi, non lo so, di abbigliamento,

di comportamento. La libertà c 'era la notte, c 'era negli ambienti che frequentavamo e c 'era la notte, poi la mattina uno doveva andare a scuola, a Fischero, all 'università e quindi magari era un po' più complicato. Noi cercavamo di mantenere l 'identità sempre, però naturalmente c 'erano degli ambienti dove c 'erano dei limiti, però il giubbotto di pelle non dava fastidio a nessuno.

No, infatti io parlavo, magari se noi andiamo a ballare adesso, la minigonna, la maglietta trasparente, i creativi dello stile. e della moda, certo, andavano vestiti, come dite voi, però per la notte, ecco, si vestivano in maniera di body pazzeschi, che certo la mattina se facevano commessi o andavano a scuola non avrebbero potuto, questo è rimasto anche ora, certamente. Oddio, diciamo, non lo so.

A Firenze, secondo me, è rimasto ancora e rimarrà ancora a lungo tempo, cioè comunque è una città, secondo me, piccola, dove adesso... È difficilmente attuabile la libertà che secondo me c 'è in altre grandi città, cioè magari se vai in altri posti, tipo Londra, anche Parigi, certe metropoli la vedi la gente particolare vestita, a Firenze puoi trovare una persona un po' più bizzara, un po' più stravagante. In Firenze a confronto con Roma, con altre città, però probabilmente questa differenza si è sempre avvertita anche prima, cioè il fatto che comunque certe città fossero più avanti.

di una realtà un pochino più piccola. Sì, certo. A Londra era più facile trovare l 'impiegato di banca che aveva l 'orecchino, la pettinatura punk che non a Firenze, questo sì. E invece tipo la sera, quando uscivate, andavate sempre nello stesso posto? Perché secondo me questa è una grande differenza rispetto a noi, il fatto che ci fossero secondo me più luoghi identitari che adesso, che invece uno gira un pochino, cioè va dove c 'è la serata. giusta? Riuscivate sempre con la stessa comitiva oppure cambiavate? Allora, i locali erano tanti,

i luoghi erano tanti perché c 'era il cosiddetto after che era il Plegin, prima c 'era il Banana Moon dove abbiamo iniziato a ascoltare che è stato il locale di rottura dove veramente è iniziato tutto, che ha iniziato a portare... gli Schiantos, i Neon, i Gas Nevada, le prime performance anche Queer, poi c 'era il Tenax, poi c 'era Manila, noi andavamo dove c 'era la nostra musica, dove c 'erano i gruppi che ci interessavano,

ma andavamo a teatro, andavamo tantissimo al cinema, andavo tre, quattro volte alla settimana al cinema. Al cinema, noi andavamo, noi andavamo... c 'era un cinema che era l 'Alfieri che per un certo periodo negli anni Ottanta ha fatto le notti bianche, tutta una notte, un film dietro l 'altro, pagavi un biglietto e potevi stare tutta la notte e vederti un film dietro l 'altro e tornare a casa alle cinque di mattina, quindi i luoghi erano tanti, la cosa bella era che ovunque si andasse si incrociavano e si incastravano questi gruppi

di persone che avevano gli stessi interessi culturali, anche con delle preferenze diverse, ma ci conoscevamo tutti, quindi di base, certo io avevo il mio gruppo, che era partito dal liceo, infatti ci chiamavano i liceali, però poi dove ci si muoveva, ovunque, incontravamo gente che conoscevamo, anche nelle piazze, frequentavamo anche le piazze, tantissimo Piazza Santo Spirito, anche lì d 'estate. C 'erano concerti, performance artistiche, non avendo un social network vero e proprio.

Quella era la grande differenza. Su social era la radio da cui avevamo le informazioni su cosa c 'era, su cosa fare, su dove andare. E poi avevamo i nostri luoghi. Dove andavi eri certo di trovare qualcuno che conosceri. Per noi non so. Cioè diciamo che... magari sono anche gli stessi, le piazze ci si fa anche noi, solo che cambia il modo cioè se te vai lì col tuo gruppo probabilmente parli solo col tuo gruppo la sera cioè difficilmente puoi approcciare con qualcun altro almeno che non arriva l 'amico di amici quindi uno si unisce

un pochino però non vai per interessi in un posto cioè vai soltanto per serata vicinanza sì però alla fine socializzi semplicemente soltanto tra quello che hai già cioè non c'è raramente c 'è uno scambio secondo me all 'esterno si è vero non c 'è nemmeno paura c 'è proprio indifferenza secondo me certe volte sì a meno che non fai in serata ecco a ballare cambia la cosa a ballare è molto facile avere uno scambio e loro andavano in quei posti perché c'era la loro musica noi andiamo e basta c'è indifferenza è vero è difficile che vai

Ma poi noi andiamo a ballare perché vogliamo ballare, vogliamo divertirci, vuoi sbagarti, secondo me quello è diverso, cioè sicuramente anche voi. Certamente, anche noi si divertiva, si beveva e si faceva tutto quello che fate anche voi, però eravamo sempre spinti da una sete, una sete che era quella di vedere i gruppi che ci interessavano. Pensate che non avevamo immagini a disposizione, cioè io ascoltavo dei

gruppi e non sapevo che faccia di essere il cantante, il bassista, non sapevo bene come si vestivano, sì c'erano dei giornali, c'era Roccherilla che compravamo dei giornali, però ancora videomusic arrivò, sì, negli anni 80, però i primi anni non c'era niente, quindi quando venivano anche solo per poter vedere come erano fatti avevamo proprio il bisogno e la sete di vedere e di ascoltare dal vivo, in presenza

ecco a parte per noi è anche inaccessibile cioè andare ora a un concerto anche soltanto a livello sì di costi a me personalmente piacerebbe farmi neanche 4-5 l'anno ma non un pochino comunque studente di mezzo cari Cioè è tosta. Però tutto era più abbordabile. Sì, quello sicuramente. Anche gli impianti che usavano probabilmente i gruppi non erano quelli di oggi. Mi ricordo Patti Smith nell '80 aveva un impianto ridicolo allo stadio, non si sentiva nulla. Che poi eravamo lì solo per la musica, eravamo lì anche per stare insieme, guardarci in faccia finalmente,

vedere questo nuovo popolo di giovani. così interessato. Invece con le persone con cui magari ha passato quegli anni, poi se li hai portati dietro? Come si sono evolute? Allora devo dire che tante delle persone che frequentavo in quegli anni e che erano delle persone creative poi hanno fatto effettivamente dei lavori creativi. E sì, a quei tempi ancora si poteva, cioè non c 'era l 'ansia che

immagino avete voi adesso. Avevamo la sensazione che ci fosse tutto il tempo per diventare quello che volevamo. Che benessere, che bella la strizza. Sì, ma secondo me già dal liceo. Io senti, io quando mi ricordo quando ho finito la triennale che volevo andare al lavoro, che per andare al lavoro dovevo avere un'esperienza di almeno tre anni. c 'è tutto un rigiro che alla fine non puoi farlo no ecco questo il futuro era abbastanza roseo per come lo percepivamo ecco ma anche dal punto di vista dell 'economia negli anni 80 l

'economia andava bene anzi lì poi è iniziato lo iuppismo il cosiddetto edonismo reganiano però per tornare alla tua domanda sì il mio gruppo di amici quelli sono ancora i miei amici quelli che sono rimasti perché sfortunatamente qualcuno non c'è più, però sì sono loro, sono rimasti loro, tante altre persone si sono perse per strada, però c'era comunque

un qualcosa di... Sì, anche quando ci si ritrova è come se non fosse passato un giorno cioè quello che abbiamo vissuto in quegli anni ha cementato diciamo le nostre relazioni Questa cosa tipo a me mi... cioè non so se sarebbe così, sarà così per noi, cioè certe amicizie tipo io ce l 'ho dall 'infanzia, cioè dalla materna e quelle quindi immagino, però magari quelle che uno fa un po' più dal ragazzo adesso, universitarie, le vede un pochino più passeggere, cioè come se in quel momento tutti stiamo facendo la stessa cosa, però nel momento in cui quella cosa non la faremo più, ognuno prenderà

la sua strada. Non rimarrà quella, diciamo, identità di gruppo che comunque dopo magari un po' di tempo ci farà rincontrare e parlare dei vecchi tempi, di quanto si stava bene, delle cose fatte. Forse anche perché noi si stava veramente tanto insieme. Non essendoci social noi dovevamo uscire e portare fuori i nostri corpi e stare proprio in un corpo a corpo con gli altri. Certo, senza. se ci pensi, loro andavano al cinema, quindi si vedevano per andare al cinema, noi siamo a casa

con la televisione e vai io non avrei mai potuto vivere io sono sempre in ritardo come facevate? sì, c'erano anche quelli sempre in ritardo per carità ma poi magari una volta che uno dice andiamo là e poi non c'è nessuno io morirei cioè quel foco ovunque andassi anche se c'è andavi da sola, c 'era qualcuno che conoscevi, c 'era qualcosa che ti interessava e quindi stavi comunque sereno, ecco. Tipo io se magari a volte sono a giro da sola e sto aspettando,

se magari non ho la musica nelle orecchie, non il telefono, però la musica e magari non sembra che sto lì da sola, io mi sento un po', mi agita, non lo so, io la vivo in un sacco di persone, cioè è strano. in un posto da sola cioè ora tipo va tanto di moda anche sui social la gente che riesce tipo della nostra età magari andare a prendere un caffè da sola sta un po' ritornando a cena fuori cioè stare da soli in mezzo alle persone è veramente difficile effettivamente che ne so

andare a cena da sola cioè non è che sì certo se aspetti tipo dieci minuti non è un problema però se magari ti ritrovi lì e non lo so qualcuno sta arrivando e non sai chi fare cioè ti senti un po' persa ti giudicassero. Sì, è vero, infatti lo faccio apposta. No, almeno per me questa cosa del giudizio non c 'era, anzi, era quasi una provocazione come ci ponevamo, come ci vestivamo, per cui il giudizio non ce ne importava niente. Anzi, se qualcuno ti diceva qualcosa eri pronto a difenderti, ecco.

Sì, ok, cioè secondo me questo uno lo matura più tardi adesso. Cioè non lo so perché siamo tanto esposti secondo me al giudizio Ma noi siamo nati comunque pieni di problemi comunque Ora detto così non è pericolo Sì no vabbè nel senso non problemi però comunque abbiamo più paranoia Sì perché siamo sottoesposti al giudizio Cioè secondo me era una realtà diversa Cioè ora io mi sento in difficoltà a essere sola perché sei giudicata Ti senti giudicata tutto il tempo e giudichi tutto il tempo Perché anche quello cioè di riflesso fai questo quello di cui hai paura perché sei portato a farlo, mentre invece secondo me era

molto più spensierata la cosa prima per voi. Se la godevamo di più diciamo secondo me. Soprattutto non eravamo sotto questa lente del giudizio, come dici te, come siete voi, non c 'erano i social, io facevo una trasmissione alla radio, capitava ogni tanto che qualcuno mi telefonasse e mi dicesse ma che no, ma che brutta musica, ma non mi piace questo. Ma ogni tanto, io se fossi stata sottoposta al giudizio di un social come siete voi ora, non so come mi sarei sentita. Eh magari sarei...

Sono quelli, sì sì. Allora, secondo me non sono nemmeno tutti negativi, eh. Cioè, secondo me c 'è anche del buono, è che ovviamente c 'è un 'accelerazione che agita e secondo me... Però se ci pensi, te hai ispirazione, odi, se devi fare un lavoro vai su Pinterest e prendi ispirazione. ma sono a fare una passeggiata è molto meglio andavamo a vedere una mostra un picchio scismo quelle ma quello se io lo faccio comunque sì certo lo fai adesso devi fare una roba perché mi so

la fanzine quello che è vai su Pinterest guardi avevano un altro modo di approcciare alla creatività e a tutto quello certo però secondo me c'era anche ovviamente anche meno cose meno timore di fare un qualcosa di già fatto C 'era comunque meno roba, più che altro secondo me vivevate in un momento in cui pensavate realmente di poter essere creativi, io a volte mi sento un po' come se quello che vorrei fare fosse già fatto e quindi devo cambiarlo, questa ricerca continua che secondo me la vostra

era più ispirazionale, mentre la nostra è veramente di ricerca di è già successo. facciamo quindi è anche quello perché c 'è attingi per rimanere al passo cioè secondo me voi c 'è potevate rielaborarle le cose mentre secondo me noi avevamo paura di non poterlo fare di essere già di aver perso la novità perché effettivamente è fatto tutto cioè è quasi tutto fatto e se non è fatto dicono è fatta una domanda perché non è fatto c 'è capito quindi anche paura di rischiare per noi c'erano molte prime volte ecco ci veniva in mente di

fare la fanzine qui a Controradio, facevamo la fanzine, ci mettevamo, ci veniva l 'idea, se ne parlava e si faceva, ci veniva in mente di girare un film in 8 mm, ci si riuniva, si decideva e si faceva. Però magari se aveste avuto anche voi la possibilità di confrontarvi con cose già fatte, normalmente l 'avresti fatto, no? Credo sia umano, no? Sì, certo, andare a vedere, ma anche noi facevamo la fanzine. Magari in altre città o a Londra le fanzine, era pieno di fanzine, quindi certo che anche noi cercavamo di guardare, informarsi, a prescindere da quello che c

'è già o che c 'è stato. E che ora voi insomma siete a confronto con un mondo molto più ricco, molto più pieno, molto più competitivo. Ma infatti riguardo a questo, perché noi a volte ora siccome c'è questo mondo e anche... in Italia secondo me è un po' più soffocante, cioè non soffocante, però anche soltanto a livello magari economico e tutto. C 'è più il desiderio di spostarci e andare all 'estero, anche grazie ai social magari uno vede persone lontanissime che sembrano stare meglio. Secondo me voi eravate più attaccati magari alla vostra città, alla vostra realtà, cioè tipo

sembra molto più attaccata a Firenze di come noi lo siamo noi. Ma sì perché era bellissimo, era bellissimo, c 'era tutto quello che volevo. Poi, è vero, andavamo a Londra a vedere cosa succedeva a Londra, andavamo a Parigi a vedere cosa, però Firenze era bellissima. Poi si tornava contenti a casa. Poi si tornava contenti a casa, certo. No, sono stati degli anni irripetibili, è stata una concomitanza di energie, di sinergie, non lo so neanche io perché è successo proprio a Firenze questo nuovo rinascimento.

come l 'hanno chiamato però noi ci siamo stati molto bene sono consapevole che siamo stati molto fortunati in più la città era una città nostra non come ora non è più nostra la città era proprio dei fiorentini che girare per le strade di notte che era tutto chiuso era tutto buio nel centro medievale la città le sue pietre era meraviglioso i locali erano nelle cantine di palazzi storici magari in pieno centro, capito? Poi andavi sotto e c 'era questo buco, buco nero

ricoperto dal vapore prodotto dal sudore delle persone dove tutti fumavano perché si fumava una cosa mortale, però eravamo nel centro storico di Firenze in un palazzo magari rinascimentale. Grazie a tutti.

Grazie a tutti.