Chi paga il conto - FISAC CGIL Toscana su banche, armi e divario salariale
Sabrina Marricchi e Elena Cherubini della FISAC CGIL Toscana analizzano il legame tra guerre, finanziamenti bancari al settore armamenti e impatto sui lavoratori. Si discute di rinnovo contrattuale, divario salariale di genere (31,7% nel settore finanziario) e chiusura degli sportelli bancari in Toscana (-37% in dieci anni).
Capitoli
- 00:00Introduzione - Chi paga il conto
- 01:38Guerre e impatto sul settore bancario
- 03:43Banche italiane e finanziamenti agli armamenti
- 07:00Piani industriali e distribuzione utili agli azionisti
- 08:21Divario salariale e discriminazione di genere
- 13:04Chiusura sportelli bancari in Toscana
Trascrizione 31 passaggi
Grazie a tutti. di G. L. Le nove e trentasette, la puntata di quest'oggi dell'Angolo Rosso ha un titolo chi paga il conto e c'è un riferimento molto di diretto e importante alle grandi questioni internazionali che stiamo attraversando e che
stiamo vivendo. Saluto e ringrazio le nostre ospiti, Sabrina Marricchi, segretaria generale della FISAC della Toscana. Buongiorno a lei. Ben trovata, grazie per essere con noi Buongiorno, buongiorno a voi Grazie anche ad Elena Carubini componente della segreteria della FISAC della Toscana Elena, buongiorno, bentrovata Grazie, buongiorno a voi per essere con noi anche in video potete seguirci sui nostri social. Sabina Maricchi partiamo subito con il fatto che lei da poco ha preso la segreteria all'incarico di
segretaria generale della FISAC della Toscana inizia in un momento dicevamo di gravi eventi internazionali, di nuovi conflitti che influenzano la vita di tutti, le dinamiche del lavoro sono dentro tutto questo dall'impegno confederale si affiancano momenti importanti relativi proprio alla FISA, la categoria dai rinnovi contrattuali all'innovazione tecnologica ai piani industriali dei grandi gruppi. Quali sono i punti fondamentali?
questa fase e sabrina maricchi si chiaramente per fare un 'analisi insomma del contesto all'interno del quale noi ci muoviamo si deve per forza partire dai gravi eventi anche di tipo bellico che sempre più velocemente si accendono a partire ovviamente dalla preoccupazione per le popolazioni che sono direttamente coinvolte ma anche con la consapevolezza che la guerra distrugge tutto quello che noi proviamo costruire con il lavoro e che sottrae risorse pubbliche a tutto quello di cui i cittadini
e le cittadine hanno bisogno, quindi i trasporti, la scuola, la sanità, il welfare. Con l 'avanzare delle armi si restringono tutti gli spazi di libertà democratica e tutti gli spazi di partecipazione, quindi anche gli stessi lavoratori e lavoratrici sono impattati da misure che appaiono. che invece poi diventano strutturali, diventano ordinarie. Ormai quasi più nessuno crede alla retorica della sicurezza, sappiamo che ci sono soltanto interessi economici e finanziari dietro questo.
queste guerre che non hanno proprio niente a che fare con la pace e l 'impatto che possiamo ormai già quantificare riguarda proprio tutte le persone, riguarda tutti noi, il blocco. Il risco degli scambi e delle materie prime ha già fatto impennare i prezzi del gas e del petrolio, delle energie, quindi mentre le grandi compagnie energetiche vedono aumentare i propri profitti, noi possiamo riscontrare i lavoratori, i pensionati. scontrare l 'impatto sul proprio potere d 'acquisto già a partire dalle bollette. Le borse oscillano, gli investimenti industriali rallentano e l 'occupazione diventa
sempre più fragile. tema così complesso sta un po' insieme con quello che avviene nei nostri luoghi di lavoro, in particolare nel settore finanziario, nel settore bancario. Innanzitutto perché anche l'ultima edizione di Zero Armi, quella relativa al 2025, Ci illustra come le principali banche italiane sono coinvolte nel settore degli animamenti, tenendo in considerazione quanto riguarda le partecipazioni azionarie, i finanziamenti alle imprese e ai programmi di sviluppo militare. anche i servizi finanziari
relativi proprio alla vendita e all'esportazione delle armi, vediamo come c'è un numero rilevante di istituti che ha un livello di coinvolgimento intermedio, cioè significa che non è proprio diciamo centrale di quell 'istituto che però ha una relazione abbastanza stabile col settore degli armamenti e però abbiamo anche un numero minore di istituti che hanno livelli molto elevati di partecipazione ma sono proprio gli istituti più grandi, quindi quelli che hanno una rilevanza sistemica e una maggiore capacità di intercettare e gestire flussi finanziari complessi anche di
tipo internazionale. Sappiamo che l'Unione Europea negli ultimi cinque anni anni ha aumentato di oltre il 60 % la spesa per la difesa e le politiche tendono proprio a incentivare anche la destinazione di capitali privati a sostenere il settore degli armamenti definendo in parte anche quelli che sono i criteri della finanza ISG. Inoltre, dal mio punto di vista, c'è proprio una corrispondenza tra quanto avviene a livello geopolitico e quanto avviene nei nostri... nel nostro settore, cioè l 'imperialismo sta un po' agli stati come il risico
sta alle banche e vediamo i piani industriali dei grandi gruppi che negli ultimi mesi sono stati lanciati proprio in questo momento. contesto di instabilità e che hanno sempre le stesse parole chiave che hanno a che fare con la razionalizzazione, l 'efficientamento e producono quindi conseguenze in particolar modo su chi lavora in questi istituti, mentre non vengono minimamente... impattati gli azionisti infatti in un contesto di utili in crescita siamo caratterizzati da payout ratio molto elevati cioè la percentuale di utile che viene destinata
agli azionisti verso la distribuzione dei dividendi, per dare un 'idea di cosa sto parlando, intesa a un 95%, B per 75 con possibilità di rialzi, Monte Paschi col piano 2000. 2026 -2030 prevede una politica di distribuzione degli utili, dei dividendi che punta a raggiungere il 100 % degli utili, quindi la logica degli interessi… pochi anche in questo caso è abbastanza evidente. Noi siamo alle
porte del rinnovo del contratto nazionale e stiamo predisponendo la piattaforma che poi ovviamente sarà oggetto di votazione. parte di lavoratrici e lavoratori e questo contratto nazionale dovrà provare a intervenire anche per ridurre questo gap tra la remunerazione del capitale e la remunerazione del lavoro e chiaramente poi lavorare anche... sul rafforzamento dell 'area contrattuale perché abbiamo molte lavorazioni che sono state esternalizzate che dobbiamo provare a riportare dentro e comunque in un mondo in espansione
provare appunto a portarli dentro il nostro contratto nazionale e intercettando anche nuove modalità di lavoro finora inedite. Altri pezzi su cui sicuramente dovremo concentrare ci sono la formazione, perché sappiamo che ci sono fette molto importanti di lavoratrici e lavoratori che dovranno riclassificarsi, riqualificarsi nei prossimi anni. L 'ultima direttrice è senza altro quella del tempo, già nell 'ultimo rinnovo contrattuale avevamo ottenuto una riduzione di mezz 'ora dell 'orario settimanale e senza altro questa è la
direzione verso cui procedere. Sentiamo anche Elena Cherubini, perché all 'indomani, siamo veramente all 'indomani dell 'otto marzo, delle varie iniziative che hanno visto coinvolto anche il sindacato, ragioniamo anche sul futuro Elena Cherubini, sei d 'accordo su quale? e tanto c 'è ancora da fare anche nel vostro settore dove è in corso il rinnovo del contratto collettivo nazionale sul fronte del tasso di occupazione, del divario salariale. enormi su cui c'è ancora
tanto da fare Elena Cariubini Sì è vero tra l'altro si parla molto di Costituzione in questi giorni, siamo alla vigilia di un referendum e ancora Non è attuato in Italia l 'articolo 3 della Costituzione, laddove richiama il dovere della Repubblica non solo di dichiarare, ma di rimuovere gli ostacoli all 'uguaglianza. lì di lavoro, quindi il nostro impegno deve continuare perché purtroppo il lavoro femminile
non è ancora riconosciuto come quello maschile, in Italia lavorano solo il 53 ,9 % delle donne I divari salariali nel settore privato, in buona parte del settore privato arrivano al 20%, nel nostro settore finanziario e assicurativo addirittura al 31 ,7 % come gap salariale. In Toscana l 'occupazione femminile è un po' più alta, siamo a 63 ,7, ma cosa accade? Quando andiamo ad analizzare i dati, in particolare nella fascia d 'età dai 25 ai 49 anni,
scopriamo che improvvisamente c 'è un calo delle donne nel mercato del lavoro che si accompagna ovviamente, non dico niente di nuovo, alla nascita dei figli, in particolare dal secondo figlio in poi. Si abbandona il lavoro e allo stesso tempo si nota come le donne da un lato si concentrano di più nei settori meno remunerati, anche in Toscana, sanità, scuola, servizi sociali, dall 'altro… nel settore come il nostro c'è quel problema
di segregazione verticale per cui non riuscendo a fare carriera quanto gli uomini e quindi gli inquadramenti i premi di produzione sì che i salari delle donne rimangono sempre indietro ecco noi siamo un settore dove contrattazione si fa, speriamo anche con il nuovo contratto nazionale di apportare nuove modifiche è un problema di norme scritte o meglio bisogna migliorare anche quelle ma anche laddove ci sono noi abbiamo aziende che sono diciamo favorevole
anche per esempio inserire La possibilità di conciliazione visa lavoro in termini di permessi, in termini di banca del tempo, di lavoro flessibile che però non è uno strumento di conciliazione è qualcos 'altro. E poi cosa succede però? Verifichiamo che questi permessi li utilizzano solo le donne e allora anche se il linguaggio si è evoluto e ormai è difficile sentire parlare di maternità e sempre più si sente... parlare di genitorialità, ma il tema culturale per cui il lavoro non
retribuito di cura ricade di fatto sulle donne, sia per quanto riguarda la cura dei bambini, ma anche delle anziane, abbiamo lavoratrici nelle fasce anche più... più alte d 'età che si trovano ad avere questa nuova cura, ecco se non interveniamo sul lato culturale e lì si torna sempre perché il vostro notiziario pochi minuti fa ha dato notizia dell'ennesimo femminicidio. in Italia, in Sicilia se ho capito bene, quindi non ci siamo noi salutiamo positivamente il fatto che l'Unione Europea grazie a una direttiva
porterà, chiede agli stati di migliorare il monitoraggio e ridurre significativamente, eliminare il differenziale salariale fra uomini e donne, ma allo stesso tempo abbiamo delle preoccupazioni perché il nostro governo nelle bozze di decreto attuativo che stanno uscendo intanto toglie alcuni settori dall 'applicazione della direttiva che dovrà essere ricepita entro giugno, ricordo e poi allo stesso tempo va a indebolire alcuni istituti per noi molto importanti, come quelli delle consigliere di parità,
che finora hanno avuto il compito di monitorare quello che succede nelle aziende sopra 50 dipendenti. termini di carriera delle donne, salario e discriminazione, ecco pare che si voglia alleggerire un po' questa norma portandola intanto soltanto alle aziende sopra 100 dipendenti Quindi ci sono elementi di preoccupazione che ci devono vedere necessariamente sempre più impegnati anche su questi aspetti.
importante e un tema che riguarda le banche, che va un pochino anche oltre l 'aspetto lavorativo interno e che riguarda le cittadine di questo paese, perché ricordiamo i dati di fine, io sono a quelli di novembre 2023, solo il 58 % circa delle donne italiane aveva un conto corrente intestato proprio. Questo significa che anche l 'abbandono del territorio da parte dell 'Italia è un Degli istituti finanziari ma anche delle assicurazioni può essere un problema di più per chi è più fragile e spesso le donne che si trovano anche in relazioni
tossiche, in situazioni di violenza hanno anche il problema dell 'indipendenza. economica per cui magari un presidio di legalità potrebbe essere utile anche in questo senso. Poi nel nostro settore c 'è ancora l 'annoso problema dei contratti pirati, ma ne parleremo magari un'altra volta con più tempo. Avremo modo di parlare un'altra volta, ma il tema è l'indipendenza economica e lei ha toccato il tema centrale, probabilmente la base su cui puoi appoggiare tanti nostri discorsi. A questo proposito un ultimo flash a Sabrina.
Non posso però non chiederglielo proprio a fronte degli utili record del settore, proprio rispetto a quello che diceva Elena Carubini qualche secondo fa. Il numero degli sportelli anche in Toscana continua a calare. Noi abbiamo capito la digitalità. organizzazione, infrastruttura fondamentale per i tempi in cui viviamo, ma è sostenibile un modello in cui il digitale sostituisce la relazione completamente in qualche modo. Questa è un po' la china a proposito anche delle città, non solo dei piccoli comuni. delle zone interne, delle aree rurali che si trasformano, ma anche
nelle grandi città. Dove andiamo di questo passo, Sabina Maricchi? Allora, innanzitutto do qualche numero perché abbiamo, a partire dai dati forniti da Banca d 'Italia, abbiamo fatto un report che analizza il numero degli sportelli bancari attivi in Toscana degli ultimi dieci anni, quindi dal 2015 al 2025 e ci dice che oggi ne abbiamo 1.400. 126 contro i 2278 di dieci anni fa, quindi si sono persi 852 sportelli che corrisponde
a circa un 37%. Come dicevi tu ormai è un fenomeno che riguarda Anche l 'area metropolitana di Firenze che ha perso 219 sportelli, Pisa ne ha persi 100 e dal punto di vista percentuale colpisce moltissimo il dato di Prato e Pistoia, siamo meno 49. 50%, cioè in 10 anni hanno praticamente dimezzato la propria rete bancaria e è un fenomeno che comunque riguarda tutte le città della Toscana e che ci consegna un 'evidenza per cui ci sono
Comuni toscani che sono completamente privi di sportelli bancari. Chiaramente va ad accentuare la fragilità dei comuni più piccoli e delle aree periferiche con ricadute dirette sui cittadini. e sulle imprese e anche su, diciamo, quello che riguarda la coesione sociale. Quindi rispetto alla tua domanda, se questo sia un trend sostenibile, per le aziende sicuramente è sostenibile, perché va in qualche modo ad... alimentare la dinamica di cui parlavo prima che punta fondamentalmente ad aumentare il coefficiente di guadagno degli azionisti, ma non lo fa sulla base di un
nuovo modello. relazione con la clientela e anzi va a colpire proprio tutte quelle realtà dove le infrastrutture tecnologiche non sono alla portata di tutti e noi invece pensiamo che proprio in un contesto di forte instabilità, di tensioni internazionali come quella attuale, il sistema bancario si è chiamato a svolgere una funzione che è fondamentale, che però ovviamente riguarda il sostegno dell'economia reale, riguarda il dovere di accompagnare... le famiglie, le imprese nel percorso di transizione digitale ed energetica
e garantire l 'accesso al credito di tutti i territori. Quindi il lavoro bancario che... sta chiaramente cambiando pelle, però dovrebbe puntare ad offrire servizi di consulenza sempre più qualificata e capacità di interpretare quelli che sono i bisogni complessi delle comunità. Grazie davvero per questa puntata dell'Angolo Rosso, grazie a Sabrina Marricchi che è la segretaria generale della FISAC CGL e della componente della
segreteria della FISAC CGL della Toscana Elena. che Rubini sono state le nostre ospiti, buona giornata a voi e ancora grazie per una prossima informazione su altri appuntamenti con la FISAC della CGL mondo bancario, mondo assicurativo E non solo, restate con noi. Grazie a tutti