Donne e lavoro: gap salariale, maternità e violenza economica - Intervista Laura Scalia CGIL
Laura Scalia della segreteria CGIL Firenze analizza le disuguaglianze di genere nel mondo del lavoro: gap salariale, maternità come penalizzazione, violenza economica. Si discute di strumenti e politiche necessarie per garantire indipendenza economica e parità retributiva, dalle direttive europee al welfare, fino alla raccolta firme su appalti e sanità.
Capitoli
- 00:00Introduzione
- 01:01Politiche di genere e movimenti femministi
- 02:04Lavoro retribuito e violenza di genere
- 06:21Gap salariale e paradosso normativo
- 09:41Maternità e penalizzazione lavorativa
- 14:18Care credits e riconoscimento del lavoro di cura
- 16:20Proposte: trasparenza salariale e welfare
- 19:02Dati ISTAT sulle disuguaglianze
- 20:21Violenza economica e direttiva europea
Trascrizione 38 passaggi
Stai ascoltando Controradio Controradio, Controradio, Controradio. FM, DAV, streaming, social, web. Condividila con chi vuoi. Questa è Controradio. Torniamo anche nell'ultimo venerdì di maggio. con un venticinque novembre al mese anche sui nostri canali cross mediali dunque visibili anche su Controradio TV tema di oggi donne e lavoro saluto subito l'ospite che ci ha raggiunto in studio Laura Scalia della segreta
CGL Firenze responsabile CGL per il Chianti Fiorentino e non solo ben trovata. Grazie buongiorno a tutti. Entrata da poco nella segreteria CGL Fiorentina peraltro anche con deleghe innovative Scalia. Sì. Quindi una di queste è le politiche di genere e il rapporto con movimenti femministi e transfeministi. Questo vuol dire che anche il sindacato nel suo interno si confronta con un 'evoluzione sociale che deve essere rappresentativa di quelli che sono i bisogni? Ogni i diritti e le dignità di tutti. Assolutamente, anche la Camera del Lavoro di Firenze in questi anni ha già dato prova nei rapporti territoriali
con i movimenti, con quelle associazioni che fanno parte di quel mondo non strutturato. anno attraversano la società. Poi ne parleremo e parleremo di gap salariali, maternità come principale fonte di disuguaglianza, di indipendenza economica come principale anche strumento per da situazioni di violenza fisico -psicologica, ma come di consueto sentiamo il contributo introduttivo a cura della nostra Alessia Dulbecco, che insieme all 'Avvocata Marina Caponi è collaboratrice.
storica possiamo dire a questo punto di un venticinque eh novembre al mese e allora sentiamo Alessia Dulbecco pedagogista e scrittrice che ci dedica questa introduzione per la puntata di oggi. C'è un filo rosso che unisce il tema del retribuito e non alla violenza di genere. Da tempo sappiamo che dove i ruoli di genere sono rigidi e dove quindi alla donna compete quasi esclusivamente il lavoro di cura e di assistenza, il rischio di subire violenza aumenta. Avere invece una vita che si snoda fuori dal mura di casa, avere un lavoro, rientra tra i fattori di protezione perché permette di costruirsi una rete, di relazioni e ovviamente anche di disporre di denaro.
Violenze di genere e autonomia lavorativa pertanto si intrecciano, dobbiamo però riflettere riflettere molto bene su cosa intendiamo quando parliamo di lavoro. Questo ce lo ricorda molto bene l'economista Zura Rinaldi nel suo ultimo libro che si intitola Soldi, Sesso e Potere perché in realtà il lavoro povero non emancipa affatto e il lavoro povero proprio quello dentro cui spesso si ritrovano imbrigliate le donne a maggior ragione non emancipa l'avere un reddito inconsistente e che spesso poi confluisce all'interno di conti contestati su cui
comunque quella donna non ha un libero accesso, mentre tra l'altro il peso della cura rimane quasi interamente sulle sue spalle. Peso che tra l'altro ha un valore economico preciso e ce lo ricorda molto bene un'altra studiosa, la docente e demografa Alessandra Minello. che nel suo ultimo libro Senza Figli ricorda che l'Organizzazione Internazionale del Lavoro ha stabilito che il lavoro di cura non retribuito pesa, equivale al 9 % del PIB globale, quindi un costo enorme. enorme che non compare in nessuna busta paga e non accumula ovviamente nessun tipo di beneficio. La domanda
quindi è se il sistema welfare diciamo possa cominciare a fare conti con questa simmetria, ci sono varie proposte, soprattutto nei dibattiti amatrice femminista, una è quella di introdurre i care credits, cioè riconoscere gli anni dedicati alla cura come anni contributivi, utili quindi poi ai fini del calcolo della pensione. Riconoscerli significa in qualche modo a me che il sistema attuale è costruito attorno a un lavoratore, il maschile ovviamente evoluto, privo di carichi familiari, con una carriera lineare, ininterrotta, tutte caratteristiche che di solito mal si ritrovano in quelli che sono i percorsi di vita.
lavoro delle donne, pertanto quel modello non è affatto neutro e sarebbe forse l'ora anche di cominciare a farci i conti. E allora Laura Scalia, questi conti non tornano? No, non tornano. Non tornano, ci sono strumenti che possono essere messi in campo ma io in vista di questa trasmissione leggo giusto due titoli che hanno a che fare con approfondimenti di questo mese che sono stati diffusi in Italia nonostante il crescente dibattito pubblico intorno al tema, la maternità si traduce ancora in un equilibrio fragile tra occupazione e carico di cura
emerge con tanto di elaborazione del polo ricerche di Save the Children, quasi una donna su quattro tra i 25 e i 34 anni di non avere condizioni lavorative adeguate per avere un figlio e dunque di conseguenza aspetta e rimanda. Oppure sul nostro territorio colte ma pagate 7 .103 euro meno dei maschi impegnati a colmare il gap uomo-dono. Questo nell 'ambito delle materie STEM, scienziate, ingegnere, matematiche all 'opera a Firenze, come in tutte le altre province toscane e italiane, sono sottopagate rispetto agli uomini.
Sono tutte evidenze che però non... non vengono tradotte poi in un cambio di passo. Allora, noi siamo a un paradosso. Cioè, il paradosso è questo, diciamo che comincio con l'ultima, quella del gap salariale. Il paradosso è questo, noi abbiamo una struttura giuridica che teoricamente... riconosce la parità salariale, dalla carta costituzionale, il codice delle pari opportunità, i contratti collettivi nazionali e gli accordi che un po' tutti abbiamo imparato a conoscere. Il punto è perché nonostante ci sono queste leggi… che teoricamente e apparentemente non c 'è una legge che dice te sei uomo ti pago di più, te sei donna ti pago di meno.
Però che cos 'è che non funziona? Funziona il fatto che se te successivamente a queste leggi sono un po' allo stesso, statura del paradigma giudiziario, la Carta Costituzionale ha determinati articoli in cui garantisce i cosiddetti diritti inalenabili ma se te miglia le fondamenta della Carta Costituzionale introducendo nel mercato lavoro, delle leggi che precarizzano, che comunque eh ti espongono nel ricatto eh occupazionale e non c'è un welfare garante perché tu ti possa esprimere come donna,
come madre eh lavoratrice, capisce come dire la situazione nonostante ci sia un impianto giuridico che potrebbe essere anche utile c'è qualcosa che non torna prendine una, il Jobs Act è un elemento spartiacque sul mercato del lavoro, che colpisce? propisce le fasce più fragili. Le fasce più fragili in questo caso sono le donne, ma io ci metto anche le soggettività non conformi, che comunque sono più esposte alla ricattabilità. Ecco, quello spartiacco tu non puoi neanche rivendicare o azzardarti.
dopo l'assunzione del 2015 magari anche rivendicare un tuo diritto perché sei esposto a un eventuale licenziamento con la questione della reintegra, della mancata reintegra anche se poi ci sono state sentenze che hanno detto che appunto il Jobs Act è una una legge anticostituzionale quindi stiamo dicendo la cornice valoriale costituzionalmente sancita c'è il problema e il contenuto anche in termini legislativi che ci viene messo dentro e che di fatto sottomina alle basi quello che è la potenziale applicazione del valore. Sì, poi ovviamente anche queste leggi hanno delle criticità di applicazione,
però l'ossatura comunque c'è. Il punto è l'idea che tu hai del mondo del lavoro, l'idea che tu hai della... Noi viviamo una società patriarcale, quindi riappropriamoci anche di quello che è il linguaggio, una società che comunque tende un po' a sminuire anche il ruolo della donna, tende esattamente poi ad assegnare anche in direzione. Il lavoro di cura a chi ha le donne, quindi hanno una discontinuità lavorativa, hanno sul carico non soltanto la maternità, ma anche quando in casa ci sono situazioni di non autosufficienza, ricadono sulle donne.
non retribuito e credo che contribuisca al PIL, un tempo si stimava intorno al 7%, è quel lavoro che comunque serve poi a in qualche modo esautorare il welfare e soprattutto a scaricare il pubblico e dovrebbe invece garantirlo. Perché parliamo di questo all 'interno di un 25 novembre al mese? Perché non ci stancheremo mai di ripeterlo, l 'indipendenza economica e quindi una qualità del lavoro e anche poi di quale lavoro. la differenza sta anche in questo, è determinante poi per la forza che può avere una donna per uscire dal circuito della violenza.
La dipendenza economica è il principio fondamentale perché comunque possa essere una donna libera, emancipata autodeterminata e che tu possa fare esattamente le tue scelte ecco, la dipendenza economica ti porta a subire quegli elementi di recattabilità ti porta a essere risposta alla violenza la violenza la possiamo definire in tanto tanti modi perché quella a cui si pensa è sempre quella fisica, ma ci sono la violenza economica, c'è la violenza culturale, c'è la violenza psicologica, c'è tanti tipi di violenze che portano esattamente poi a non...
essere libera di poter comunque scegliere andare per esempio da situazioni di eh violenza domestica andare via anche da situazioni di eh violenza anche lavorativa perché se costretta non non avendo altro di fonte economica e quindi ti costringe a stare e a subire anche in un ambiente tossico. Dicevamo della maternità, che può sembrare un tema ridondante come se... Davvero siamo così in difficoltà, davvero ci costruiamo una situazione tale per cui poi non abbiamo le possibilità di reinserirsi a parità
di professionalità nel mercato del lavoro. maternità oppure c'è proprio questa mancanza di welfare che come dicevamo all'inizio mina una possibilità di recupero della propria qualifica, della propria mansione e soprattutto ci permette di seguire un percorso che in realtà non dovrebbe essere interrotto solo per la nascita di un figlio, ma dovrebbe proseguire dopo, anzi con un arricchimento. Allora, partiamo dal presupposto della maternità a un volume sociale. Però, così come messa,
Ma non è neanche l 'unico riscatto della donna, questo ce lo possiamo dire, però così il mercato del lavoro e l 'idea di società ti porta esattamente a dire che se una donna sceglie di fare un figlio, penalizzazione, una penalizzazione è il child penalty questa penalizzazione che è in duratura anche nel tempo, perché il momento in cui tu fa un figlio, quindi lo sto senza generalizzare però nella maggioranza dei casi lo sto la carriera, il part time involontario perché magari hai difficoltà anche poi nella gestione della famiglia, non nella conciliazione, nella condivisione, anche qui riappropriamoci
di un termine perché condivisione significa in capo soltanto la donna. mentre la conciliazione come dire è un altro termine quindi perché duratura? perché noi andiamo ora in pensione con il sistema contributivo il sistema contributivo darà la pensione con quanti contributi tu hai versato nell'arco della tua unità lavorativa. Ecco, nella tua discontinuità lavorativa, che comunque c'è una donna nella prevalenza dei casi, viene anche penalizzata non magari all'istante, ma successivamente quando vai in pensione. soprattutto se poi sei costretta
poi a richiedere il part time poi c'è una questione che entrare nel mondo del lavoro ora è difficile un po' per tutti soprattutto per i giovani però diciamo che le donne ancora di più ancora oggi nei colloqui di lavoro chi chiede se vuoi fare figli se li hai o cosa hai intenzione di fare della sua vita in questo senso come sindacato e sindacato anche radicato il lavoro fatto nel Chianti, anche con il tavolo di genere, che fotografia avete accolto?
Tutto ciò viene raccontato, c 'è una consapevolezza delle lavoratrici, delle giovani precarie? Ci sono strumenti da poterli offrire anche nel momento in cui riescono a denunciare situazioni di svantaggio? Nel senso, per esempio, come tavolo di genere del Chianti, dopo il 2020 facciamo questo questionario online. perché nel 2020, ricordiamoci, c 'è stata una situazione di Covid che ha aggravato molto sulle spalle delle donne, sullo smart working, sul ritorno del lavoro a casa. Lì abbiamo avuto una fotografia di difficoltà.
difficoltà anche ambientali ma anche psicologiche poi ha subito questa questione del fatto che dobbiamo stare a casa perché c 'era questa situazione di epidemia medica. Gli strumenti diciamo che qualcosa c'è bisognerebbe fare un pochino di più per esempio c'è questa situazione nel momento in cui sei vittima di violenza puoi accedere ai tre mesi previsti di astenzione Il problema però è, noi ci dobbiamo fare un 'altra domanda, quanto effettivamente oggi prendiamo in carico quelle donne che si rivolgano a strutture, per esempio
la Cigelle, allo sportello Dona Chiama Donna? abbiamo anche l'avvocata Marina Capponi dove insieme cerchiamo di capire come fare a dare una risposta a prendere in carico tutte le donne che si rivolgano allo sportello perché magari in difficoltà nella gestione della famiglia. Però che cos'è che manca effettivamente? Noi abbiamo necessità per esempio di centri antiviolenza, consentite il termine di dire anche femministe e transfeministiche, centri antiviolenza che pongano la questione della tutela della donna, magari anche della
maternità, piuttosto anche dei figli, nel momento in cui una donna si rivolge. Ricordiamoci che quando una donna si rivolge a un centro antiviolenza non è facile nemmeno per la donna stessa, perché comunque si espone. già con se stessa e figuriamoci poi nella condizione che vive a livello familiare poi se te sei una lavoratrice a seconda del settore dei lavori ci sono anche della contrattazione che magari in alcuni casi può darti anche un aiuto Abbiamo la direttiva europea recepita, i comuni dedicati furono i primi, la direttiva europea contro le violenze, le moleste nei luoghi di lavoro dove mette un impianto di tutela con anche l 'associazione.
perché si possa prevenire e prendere in cario situazioni di violenza. Però torno a fare un esempio. Allora, uno sulla questione, per esempio, della maternità, per sempre l'idea di società, quando ci fu la proposta del congetto paritario anche per gli uomini c'è stata una levata di scudi quindi già ti dà l'idea di che società vogliamo, i padri devono lavorare anzi in alcuni percentuali c'è addirittura che gli uomini aumentano il lavoro nel momento in cui le donne vanno in materialità. E l 'altra è la dimensione della trasparenza salariale. Noi c 'è una direttiva europea che deve essere recepita entro il 7 giugno del
2026, il governo fa una proposta Ora, ha delle criticità anche questa direttiva, però è un ulteriore strumento che comunque supera la segretezza salariale, cioè il sondatore di lavoro dà più salario a un uomo, più del 5%. per cento lo deve giustificare, deve dire perché tu gli dai tuo salario un conto è dire perché c'è una professionalità diversa, un conto è non avere ragioni semplicemente perché c'è un senso biologico nel mezzo. E allora abbiamo parlato di alcune direttive delle possibilità che possono
incidere poi in un cambiamento anche di mentalità, cosa si può fare? Quali sono gli strumenti da mettere in campo, soprattutto per quanto riguarda la politica e questa cosa del care credits, li vedi in maniera sostenibile, cioè senz 'altro sarebbe un riconoscimento importante di un concetto di cura normalizzato che però non è sufficientemente, anzi per niente riconosciuto dal punto di vista. vista né contributivo, insomma economico sicuramente. Sicuramente è un aiuto, però attenzione perché anche qui noi siamo una società in cui
poi alla fine rimettiamo le donne a casa perché le si riconosce anche contributi per il lavoro di cura, quindi Prima di tutto ci devono essere delle politiche del lavoro attive, un po' per tutte, buone, di qualità, ma in particolar modo appunto per le donne. Dobbiamo rafforzare il welfare, la rivendicazione è quella di un welfare che possa garantire nel momento in cui ci sia una situazione di un altro sofferenza. piuttosto che situazione di maternità di potersi comunque regare lavoro e continuare a lavorare la questione salariale noi dobbiamo introdurre degli strumenti anche di recupero del potenziale
d'acquisto, quei settori femminilizzati dove sono solitamente le donne, sono quei settori dove i contratti collettivi nazionali si fa fatica a rinnovarli, si rinnovano dopo anni e anni e quindi c'è il potere d'acquisto che va sempre più indietro, questo è un altro elemento, quindi ci vuole un sistema attuale che ti aiuti. La CGL sta facendo la raccolta firme su due argomenti, uno è sugli appalti e uno sulla sanità. Esattamente questo, gli appalti dove chi ci lavora negli appalti, prevalentemente anche le donne, quindi stesso contratto, stesso salario. La questione della sanità, per un rafforzamento della sanità che comunque possa andare da centro antivalenza per abbattere le liste d 'attesa, ma anche per avere una sanità più rafforzata.
E questo potrebbe essere altri strumenti perché stiamo provando a fare appunto... Queste due leggi d 'iniziativa popolare. Poi lasciami dire una cosa, la questione della differenza salariale, la questione della maternità, la questione della violenza non è un fatto privato solo nelle imprese, c 'è la responsabilità di impresa. responsabilità collettiva prevista dalla carta costituzionale però anche il pubblico può fare la sua parte noi dobbiamo andare verso un indirizzo che porti le città ad avere un'ottica di genere che possa eh prendere in caro questione dei tempi di attraversamento
della città, dei trasporti, degli spazi, dei luoghi. Ce lo possiamo dire una città femminista? Assolutamente, lo abbiamo ribadito più volte anche dal punto di vista urbanistico. Davvero pensarle a misura di donna vuol dire pensarle a misura di tutti. Anche perché se c'è un concetto di misura di donna c'è anche un'emancipazione dell'uomo. E allora con questo concetto che vorremmo... risuonasse ci lasciamo per questa puntata di un venticinque novembre al mese prossimo appuntamento in
chiusura di stagione a giugno grazie a Laura Scalia per essere stata con noi e eh a questo punto eh l'approfondimento Il tema delle diseguaglianze e della violenza di genere va affrontato partendo dai dati che sono tutt 'altro che freddi e sanno fare molto rumore. Commentando il rapporto annuale Istat sulla crescita pubblicato in questi giorni. Linda Laura Sabadini ci ricorda il valore pubblico dei numeri, quando riescono ad illuminare ciò che per anni è rimasto opaco, la condizione delle donne, il lavoro di cura, le forme più nascoste della dipendenza economica. Le statistiche di genere sono la vera rivoluzione.
epocale perché quando si mettono al centro le persone, i loro bisogni e la loro qualità della vita, i dati parlano con voce forte e diventano strumenti per rendere leggibili i cambiamenti sociali e per orientare le scelte pubbliche. Solo i fenomeni che vengono sono contati, contano davvero. E i numeri cosa ci dicono? Che anche quando sono occupate fuori casa, le donne si trovano in una situazione di sovraccarico del lavoro di cura, non retribuito, di divisione dei ruoli asimmetrica, frutto di stereotipi duri. a morire e nella coppia dove entrambi lavorano ci dice Istat che l 'impegno di cura pesa sulle donne per quasi il 69 % e che i differenziali retributivi sono sempre sfavorevoli
alle donne e cui retribuzioni sono in ogni settore più leggeri. quelle maschili per almeno l'8% a parità di lavoro o per un lavoro di valore uguale. Anche nella nostra Toscana, Felix, le donne sono meno pagate degli uomini, hanno redditi lordi medi di appena 20 mila Euro l'anno e soffrono un divario rispetto ai lavoratori di circa 7 mila euro in meno. Quando l 'intreccio tra bassa partecipazione al lavoro e gap retributivo erode l 'autonomia femminile, la diseguaglianza diventa vulnerabilità sociale e terreno favorevole alla violenza economica. del lavoro e la relazione squilibrata di potere tra datori di lavoro e lavoratrici diventa
terreno fertile per discriminazioni e molestie sessuali. La Convenzione di Istanbul ha inserito espressamente la violenza economica nel quadro della violenza di genere, contribuendo a la lotta contro questa forma di abuso spesso invisibile che utilizza la mancanza di autonomia finanziaria per controllare una partner tirando dipendenza e rendendo difficile l 'uscita dalla relazione. Non è un caso che una su tre sia reddito zero. Il prossimo giugno verrà recepita nel nostro paese la direttiva dell 'Unione 970 del 2023, dedicata al superamento dello squilibrio retributivo di genere.
dovranno essere adottate riguardano la trasparenza dei meccanismi di determinazione delle paghe a partire dai sistemi di classificazione del personale frutto di un approccio culturale stereotipato che tende ad attribuire un valore monetario superiore ai lavori tradizionali. Ogni Stato dovrà adottare strategie misurabili per superare il gender pay gap e potenziare la raccolta dei dati per leggere i fenomeni e vincere una volta per tutte la discriminazione retributiva. E così torniamo nuovamente ai numeri. che sono indispensabili per raccontare i cambiamenti e far emergere ciò che per troppo tempo è stato invisibile e come ci spiega Annalisa Monfreda nel suo saggio quali soldi fanno la felicità
perché le donne non sono pagate abbastanza e altre domande e audaci, anche i numeri di un conto corrente e declinati per genere ci aiutano a cercare le risposte, perché sarà anche vero che il denaro non garantisce la felicità, ma sicuramente è la chiave per aprire la porta della libertà e dell'autodeterminazione. stai ascoltando contro radio non perdere niente di ciò che accade contro radio è cross Musica