Le parole crudeli
Puntata speciale di Un 25 Novembre al Mese dedicata al potere delle parole nella violenza di genere. Con la linguista Eleonora Pinsuti si analizza come il linguaggio giuridico e mediatico perpetui stereotipi patriarcali, partendo dalla sentenza Turetta e dall'esclusione dell'aggravante di crudeltà. Un viaggio tra linguaggio del diritto, sessismo sociale e responsabilità comunicativa.
Capitoli
- 00:00Introduzione alla puntata
- 02:02Contributo di Alessia Dulbecco: peso delle parole
- 03:00Sentenza Turetta e concetto di crudeltà
- 06:22Cosa rende un linguaggio crudele
- 10:22Linguaggio nei social e impoverimento comunicativo
- 14:22Impoverimento linguistico e cognitivo
- 18:22Violenza di genere come fenomeno storico
- 22:22Controllo e tecnologia
- 26:22Resistenza e liberazione: metafore del 25 aprile
- 29:02Marina Capponi: linguaggio della giustizia
- 31:05Chiusura
Trascrizione 54 passaggi
Stai ascoltando Controradio FM, DAB, streaming, social, web Condividila con chi vuoi Questa è Controradio 38 minuti, eccoci, un 25 novembre al mese, abbiamo mischiato un po' le carte, ci siamo posizionati di giovedì oggi, ma perché domani, il 25 aprile, dunque spazio alle iniziative, contributo alle riflessioni al nostro speciale dedicato alla liberazione saluto la mia compagna in questo
viaggio di narrazione contro la violenza per creare strumenti diversi anche culturalmente. Sandra Salvato Ciao Chiara, ciao ciao a tutte e a tutti tema abbiamo scelto per la puntata di aprile San? Le parole, le parole crudeli nello specifico e per parlare di come queste parole armano il linguaggio e se le sentenze alimentano davvero gli stereotipi, ci facciamo aiutare dalla docente e saggista esperta di linguaggi inclusivi Eleonora Pinsuti. Buongiorno. Buongiorno a tutte, buongiorno a tutti, è un piacere essere con voi qui. Piacere nostro. Una trasmissione non facile, infatti...
Lo diciamo sin dall 'inizio, Sandra e Leonora, noi ci proviamo perché vogliamo starci in questa riflessione complessa, articolata, anche stratificata, sia in altezza che in profondità. di consueto per la nostra trasmissione un 25 novembre al mese con il contributo introduttivo della pedagogista e scrittrice Alessia Dulbecco. Con una sentenza che ha fatto discutere Filippo Turetta è stato condannato all'ergastolo per il femminicidio di Giulia Cecchettin. I giudici tuttavia hanno escluso l'aggravante di crudeltà. Senza voler entrare nel merito delle motivazioni espresse dal
tribunale, quello su cui oggi vorremmo portare l'attenzione è il peso delle parole. Il diritto Assume gli stessi contorni contraddittori delle pratiche che vediamo ogni giorno agite in società. Se da una parte istituisce il femminicidio come reato, è accaduto il mese scorso, dall'altra non è in grado di riconoscere quei fattori sociali e culturali che lo producono e lo alimentano. Si tratta di un fenomeno che chi si occupa di violenza di genere conosce piuttosto bene. La cultura dello stupro affonda le sue radici in una società patriarcale e si alimenta attraverso azioni e pensieri che delegittimano.
la vita delle donne e la loro agentività, fino a considerarle oggetti di cui disporre a proprio piacimento. Come dicevamo, non si può chiedere al diritto di risolvere questioni che hanno a che fare con il modo in cui la nostra società opera da secoli. possiamo fare invece è prendere coscienza come comunità. Nessuno, nessuna è direttamente colpevole, ma tutti e tutte siamo responsabili. Decostruire il sessismo che abbiamo interiorizzato è l'unica possibilità che abbiamo per cambiare le cose e per questo. dobbiamo impegnarci prima a livello personale e poi a livello
collettivo. Come ogni mese proviamo a fare la nostra piccola parte con questa puntata. Buon ascolto. Allora come sempre Alessia getta così no? il cuore oltre l'ostacolo il sasso noi prendiamo appunti anche mentre facciamo la trasmissione non ci fermiamo mai allora, dice una cosa importante Alessia, non possiamo chiedere al diritto di risolvere questa questione, però di fatto partiamo anche un po' da lì, perché la pietra dello scandalo ultimamente, almeno secondo l'opinione pubblica, è stata proprio la sentenza su Turetta.
quella crudeltà che noi avevamo già ipotizzato essere implicita nell 'efferatezza, in realtà i giudici, la sentenza, in particolare la sezione unita della Cassazione di Venezia, dicono non c 'è, non c 'è crudeltà e quindi sono bastate poche parole dal punto di vista giuridico per sottrarla a una realtà su cui appunto noi comunità avevamo già in realtà sentenziato. avanti a un dato di fatto, che ci sono diversi tipi di linguaggi, quello del diritto su cui
di fatto poi non dice la giurisprudenza, non dobbiamo caricare il nostro senso etico, quindi quello che noi consideriamo crudele. non necessariamente lo è secondo i canoni della giurisprudenza. Allora cosa rende davvero una parola o un linguaggio, quindi un sistema di codici comunicativi crudeli o meno? Come possiamo discernere tutto questo? La domanda è chiaramente amplissima, ma di fatto che cosa renda un linguaggio crudele? A mio avviso la risposta è un po' suggerita nell 'implicità.
Io credo che una delle modalità che rendono il linguaggio crudele sia la spersonalizzazione del soggetto a cui questo linguaggio è riferito. In effetti nel momento in cui non si è riferito, non si è riferito. Si tiene conto delle emozioni, delle implicazioni relazionali, dell 'elemento situazionale del soggetto e della sua esperienza, è molto facile usare una... crudeltà linguistica che di fatto però è un mero effetto di una causa a monte e cioè sostanzialmente di quello
che io penso rispetto a quella soggettiva. Perché le parole poi sono la conseguenza e l 'espressione stessa di un pensiero. E quindi che cosa rende i linguaggi crudeli? La spersonalizzazione, la cosificazione della soggettività che ho di fronte. E in effetti se si guarda la sentenza Turetta quello che l 'opinione pubblica ha percepito come inaudito è appunto il fatto di ritenere l 'effetto dell 'inesperienza. dell 'omicida la causa dell 'aggressività
perpetrata e continuativa e di fatto è come dire che non era abbastanza capace, questo ha turbato le coscienze. Ecco, Eleonora Pinsuti, spesso analizzi anche con un pubblico che cerchi di formare in vari ambiti lavorativi, accademici, passi in rassegna? i titoli, anche l'uso di noi operatori e operatrici dell'informazione di queste parole ecco questa estrapolazione del concetto
non c'è stata crudeltà in qualche modo l'immagine del femminicida inesperto come se ci fosse un corso sostanzialmente per diventare un femminicida ma c'è anche un uso mediatico dell'esito giudiziario che a sua volta alimenta la cultura del patriarcato, ci fa tornare passi indietro non solo appunto questa posizione da un punto di vista giurisprudenziale ma anche come la si è utilizzata dal punto di vista comunicativo Ah beh sì, indubbiamente
nel senso che dovremo sempre essere responsabili di quello che diciamo tanto più quando ha una diffusione ampia, questo non c 'è ombra di dubbio. Di fatto quello che colpisce è appunto la cosificazione, come appunto direi... che una persona non era abbastanza esperta in quel settore, quindi di fatto questo ha creato un cortocircuito, soprattutto un cortocircuito emotivo. Le questioni che riguardano comunque il sistema... pertengono sostanzialmente alla misoginia come minorizzazione di una soggettività rispetto ad un 'altra contro la quale si esercitano varie forme di violenza strutturale.
Non è in grado di risolvere l 'idra di lerna della misoginia e del sessismo, ma comunque può di fatto mettere dei paletti normativi molto importanti su quello che è lecito. o è illecito su quello che è giusto o è ingiusto. Noi non dobbiamo pensare che la soluzione dei sessismi, io li pluralizzo perché troppo spesso si parla solo di sessismo, in realtà va pluralizzata. il termine o delle misoginie sia possibile risolverlo a partire da un dispositivo o da
un altro. È una questione sistemica, lo diciamo da tanti anni e di conseguenza le declinazioni azioni e gli interventi devono essere essi stessi sistemici. Introduci e allarghi la maglia di una riflessione importante per ricondurci un attimo al diritto, c'è chi sostiene proprio. sono quelli della giurisprudenza, quindi i giuristi, i linguisti che studiano il linguaggio della giurisprudenza dicono che non ci sono nemmeno i margini per superare un certo tipo di canonizzazione del linguaggio giurisprudente.
Quindi se per dire la Cassazione decide che bisogna esprimersi in quel dato modo, bisogna prendere atto che lì siamo arrivati e almeno culturalmente non c 'è la disponibilità superiore. questo margine. Poi però c 'è un margine slabbrato che è quello dello spazio anche virtuale dove tutto questo linguaggio monta, vediamo i social, dove le parole possono Possono essere anche interpretate diversamente, fino addirittura a creare una sorta di ecosistema delle parole.
Lo abbiamo visto di recente, ora c'è questo fenomeno mediatico che si chiama adolescence. che racconta molto bene di quale valore hanno i telefonini, ha il web in generale nella vita dei giovani, quindi nella formazione del linguaggio. C'è una disumanità. costante e anche un impoverimento del linguaggio io lo voglio chiamare bestiario, non è sempre così ma di fatto è quello che poi alla fine si concretizza in questo senso
come si fa ad arginare questo fenomeno. Soprattutto è un sintomo, è una causa, è una conseguenza, come si pone nell 'anello del percorso che poi ci dovrebbe portare a individuare questa escalation nelle sue cause? e a poter intervenire, capire come intervenire. Allora, i temi sul terreno sono tantissimi quelli che state ponendo e le riflessioni meritano e meriterebbero uno spazio ben più ampio. Di fatto noi dobbiamo insegnare quanto più possibile a
tutti e a tutte, giovani e non giovani, ad essere responsabili del nostro linguaggio, perché il linguaggio inquina, il linguaggio... Il linguaggio salva, il linguaggio ferisce e il linguaggio di fatto crea una relazione ricorsiva. Quando si iniziano a inserire nel contesto sociale determinati più che bestiari, io le definirei frasari, una fraseologica. Questa frasiologia di solito, facci caso, viene ricorsivamente ripetuta, sono stringhe di testo che si trovano sempre più presenti e che vengono passivamente ripetute perché noi siamo parlati dal linguaggio.
E quindi noi dobbiamo cercare, laddove è possibile farlo, nelle situazioni informative e trasformative, di renderci tutte e tutte responsabili delle nostre parole, perché le parole sono la relazione fra noi e la realtà. fra noi e gli altri e le altre e sono appunto l 'effetto di quello che noi pensiamo delle nostre relazioni e di come noi viviamo le nostre relazioni. L 'impoverimento del linguaggio e qui gli studi ce lo dicono, la carenza di aggettivazione, l 'incapacità di declinare le nostre emozioni in modo ampio, crea
un impoverimento della comprensione del sé e dell 'altro. Questo è il tema principale. Se noi vediamo come scrivevano nell 'epistolografia nell 'Ottocento, nessuno e nessuna di noi ha più quella capacità di poter gestire le parole per descrivere la realtà. perché nel corso dei secoli chiaramente la realtà che prima veniva descritta eminentemente con l'uso delle parole è stata in realtà ripresa ad esempio dall'immagine l'immagine è sincronica è sincronica, il linguaggio invece è diacronico e quindi il linguaggio ha
il tempo dalla sua e il tempo significa pensiero, significa riflessione. Possiamo parlare, mi viene a mente… No, no, no, ma hai fatto benissimo, cioè di una grammatica olofrastica, cioè usare una parola, forse due, per dire tutto. Che non si dice niente. Che non si dice niente, a meno che non si sia montale. Tutto questo rimanda ai giovani, però ci chiediamo, siamo noi che siamo andati verso questa deriva, è lo strumento tecnologico che ci ha portato a questo, i giovani ci sono nati con questa deriva?
con questo mondo digitale che sostanzialmente ci pervade e questo ha alimentato una banalizzazione, un impoverimento linguistico e anche quindi un impoverimento rispetto alla propria condizione, ai propri bisogni anche. Allora, il rapporto fra impoverimento linguistico e impoverimento cognitivo è attestato, però io non ne vorrei fare una... questione anagrafica, francamente. Non ne vorrei fare una questione anagrafica, prima di tutto
perché sono contrarie in genere alle stereotipizzazioni, anche generazionali, e poi perché di fatto Questo mutamento delle modalità di rappresentazione e di comunicazione riguarda tutte e tutti, anche le persone adulte che invece hanno e avrebbero la responsabilità di declinare le funzioni verbali. in modo molto attento, vedo degli adulti nei social che sono ferocissimi e incapaci di gestire la parola. George Orwell parlava di una neolingua, no?
E di fatto, come spesso accade in letteratura, la letteratura descrive quello che non c 'è ma che ci sarà a breve. La letteratura preconizza, ha delle capacità anticipative. storie spaventevoli in questo senso, nel senso rueliano, però io credo che se noi davvero vogliamo affrontare le questioni delle violenze, delle misoginie, dei sessismi, noi dobbiamo interpretare. le questioni linguistiche, verbali e comunicative come effetto delle relazioni crudeli che oggi
e non soltanto oggi stanno sostanzialmente inquinando le nostre modalità di rapporto. rapporto con gli altri e con le altre e questo pertiene a un 'incapacità non soltanto empatica ma sostanzialmente un 'incapacità di leggere la soggettività altrui come complessa. Noi stiamo desolantemente riducendo quanto più possibile tutto quanto, non solo le soggettività, a un consumo immediato.
E questo avviene spesso anche nelle relazioni, il consumo immediato delle relazioni, bruciare nella cronaca quello che invece un tempo era storia, era racconto, era diacronia. Non ci pensare, taglia corto con questo, con questa, vai avanti, il concetto oramai anche capzioso dell 'autostima come egoico, no? Noi siamo nelle relazioni, quindi l 'altro e l 'altra in forma di sé noi, cambiando il nostro orizzonte d 'attesa e percettivo, e
noi nel momento in cui ci mettiamo in relazione attraverso le... parole che su il ponte verso l'alterità trasformiamo chi abbiamo di fronte. Posso fare una domanda che meriterebbe anche questa una trasmissione a parte però sinceramente è un tassello in più. La sessualità in tutto questo, il linguaggio rispetto alla sessualità nell 'impoverimento generalizzato, quanto ha contribuito a fomentare un approccio violento? o quanto possiamo dire immediato nel
tu mi rifiuti, io non riesco a elaborare un concetto di rifiuto rispetto alla mia complessità, alla mia fragilità. Allora l 'unica soluzione che trovo è quella dell 'agnentamento e non di una dialettica e la metto poi dal punto di vista dei commenti a misogini, è successo questo perché lei non è stata disposta, non si è prestata e quindi la vittima diventa il carnefice. La vittima diventa la causa della propria vittimizzazione.
In questo caso la vittima diventa la causa della propria vittimizzazione nel momento in cui esercita una ribellione, però dobbiamo renderci conto di un fatto, il linguaggio volgare è sempre esistente. E' anche repertato in letteratura. E a lungo, diciamo per millenni e soltanto recentemente questa acquisizione si è modificata nella nostra percezione cognitiva. Quello che noi definiamo femminicidio è stato semplicemente l 'effetto collaterale del patriarcato.
Se noi leggiamo con attenzione la storia e neanche con tanta attenzione, vediamo che la maggior parte dei femminicidi I femminicidi che sono occorsi nella prima metà, ad esempio del Novecento, probabilmente non sono neanche stati repertati, perché le donne scomparivano o morivano e nessuno si interrogava sulle ragioni affinché questo accadesse. Di conseguenza noi stiamo semplicemente analizzando e per fortuna portando a visibilizzazione un fenomeno storico che vi è sempre stato e ci stiamo interrogando su delle cause culturali.
che lo producono e lo produce a mio avviso un elemento principe e cioè il fatto che esiste ancora una soggettività dominante che è quella maschile. che ritiene un 'altra soggettività, quella femminile, non solo minorizzata e minorizzabile, ma di fatto, come a lungo e ricorsivamente abbiamo detto, un elemento proprietario sul quale esercitare la propria volontà ora qui però scusa con obbedienza
certamente però possiamo dire che tutto questo è legato a un altro fenomeno cioè va di pari passo con la questione del controllo il controllo che è un il sequestro del corpo che una volta arrivava fisicamente, c 'era l 'uomo e la donna, il patriarcato, questo modello, però i cellulari e lo spazio virtuale… torniamo lì perché lì in qualche modo si concretizza poi tutta questa degenerazione permette
un guayerismo morboso nei confronti della vita dell'altro e quindi di opposto questi corpi in qualunque momento, in qualunque spazio, senza nemmeno essere arrivati a toccare la vittima di questo sguardo lipidinoso e quindi alla fine anche questo monta, questo controllo viene continuamente operato anche nello spazio del web, quindi è come aver ampliato questo margine che una volta si pensava fosse limitato.
dato, un 'epoca, un modo di pensare, ma si sta perpetuando grazie anche alla tecnologia? Diciamo che la tecnologia ne ampia le possibilità, non tanto lo perpetra. le possibilità di azione e l 'elemento che tu riportavi, cioè l 'elemento del controllo è di fatto legato strettamente al concetto di potere. Il controllo si esercita alla Dove c 'è la possibilità e quindi il potere di farlo. È evidente che gran parte della nostra vita giocata sul metaverso, multiverso, ha
delle possibilità di controllo differente. rispetto ad esempio al secolo scorso, ma al secolo scorso il problema non si poneva perché l 'elemento perimetrale della vita delle donne era così limitato che il controllo era un controllo diretto. In questa temperie noi abbiamo invece un elemento di controllo indiretto ma perché è venuto meno anche quell 'elemento di controllo prossimale. Le donne non stanno più necessariamente in casa sotto l 'egida
del patriarca. Quindi questo è di nuovo un effetto collaterale dei tempi, però io credo che importante sia capire... Vedendo e leggendo le declinazioni cronologiche che modificano chiaramente gli attanti, noi si vada a vedere le continuità che pertengono questo evento. Non dobbiamo perderle di vista, cioè non dobbiamo perdere di vista il paradigma discriminatorio e alterizzante che da millenni attraversa la storia del Sapiens a Sapiens.
che produce relazioni differenti e differenziali fra il soggetto produttore di storia, di cognizione e di violenza e il soggetto, in questo caso la donna, che ne subisce gli effetti. altrimenti rischiamo di opacare la nostra capacità di indagine e dunque di risposta. Noi dobbiamo sicuramente guardare il particolare ma non perdere mai di vista l 'anagramma dell'universale che sottende questi processi di discriminazione
non sarà facile non so se il pubblico ma dai messaggi che arrivano ne ho percezione se ne sta rendendo conto ma davvero Un 25 novembre al mese ci costringe a fermarci e a analizzare, non prese da una cronaca che è un aggiornamento costante che ci porta al particolare. ma a quello che Eleonora Pinsuti ci invitava a fare. Dunque anche grazie davvero al contributo, alla disponibilità di Eleonora per una trasmissione non facile, perché tante sono le tematiche
che meriterebbero di essere approfondite. E forse anche fuori onda ce lo dicevamo con Eleonora Pinsuti, parole crudeli potrebbe davvero essere un approfondimento che in una futura stagione potremmo declinare oltre la violenza di genere. Anche perché pervade tutte le nostre sfere sociali e individuali, ci fanno davvero i complimenti, ci dicono che riascolteranno in podcast più e più volte questa trasmissione per la sua importanza. una trasmissione che viene definita intensa, io vorrei fare una domanda
però a Leonora Pinsuti che ho rivolto a un 'avvocata del centro antiviolenza a poche ore dalla notizia delle due morti consecutive. delle 22 anni, Sara Campanella e l 'Aria Sula, come reagisce un 'operatrice di un centro antiviolenza, soprattutto nel come raccontare quello che accade nella cronaca a una donna che magari è in procinto di denunciare e tu come linguista come ti poni di fronte a questa cronaca che a un certo punto in maniera quasi incessante inonda anche la tua vita
mentre tu stai portando avanti anche a livello professionale, non solo umano, non una battaglia, ma una volontà di decostruire tutto quello di cui abbiamo parlato fino adesso. Raccontare i fatti a mio avviso significa… Già interpretarli e questa è una grossa responsabilità che chiunque racconta un fatto ha. Per quel che riguarda i due femminicidi delle due giovani, ho scritto su... Facebook un post che mi è sorto veramente dall 'anima
e cioè che noi sbagliamo a ritenere i femminicidi un elemento anagrafico e cioè che le nuove generazioni… essendo cresciute in una congerie differente, non ne percepiscano sostanzialmente le distorsioni relazionali. In realtà la questione di genere è una questione non anagrafica, ma storica, dai tempi lunghi. Io credo che ciascuno e ciascuna di noi debba veramente riflettere sull 'importanza dello strumento che noi abbiamo fra le labbra. Noi non ci rendiamo conto che la parola è uno degli altri.
elementi principali non soltanto del nostro renderci umani, ma del nostro renderci soggetti storici e quindi del nostro renderci soggetti sociali con delle responsabilità collettive. che consentono di mutare significativamente l 'ambiente. Recentemente, sempre su Facebook, proprio perché si parlava della pervasività dei mezzi nelle nostre vite, ho richiamato tante donne. all 'essere sulla questione ad esempio delle transessualità, del transgenderismo, ad essere corrette, perché di fatto noi sbaglieremo
se riteniamo i linguaggi aggressori e offensivi soltanto un elemento. del maschile, è un elemento sociale e di conseguenza pertiene gli individui e questo ci invita a responsabilizzarci enormemente, proprio per evitare di mettere in circolo lacerti linguistici. che reiterati vanno a produrre neanche l 'elemento tossico ma un vero e proprio avvelenamento delle relazioni. Per citare mi viene in mente le parole di Papa Francesco, siamo proprio nel momento giusto.
Disse a proposito della pace disarmare le parole per disarmare le menti e dunque anche la terra. Arriva anche alla liberazione al 25 aprile perché tutto questo non è scollegato. Anche da un punto di vista di partecipazione delle donne, di coscienza, consapevolezza e lotta per i diritti. Sì, diciamo che noi possiamo metaforizzare due elementi rispetto al 25 aprile. che è una data ineludibile del nostro processo democratico, lo voglio ribadire con forza, è un elemento ineludibile del nostro processo democratico e cioè due
parole che possono essere metaforizzate, resistenza e liberazione. E questo riguarda anche la violenza di genere e i sessismi. Da un lato resistenza a tutte le componenti ideologiche e storiche che di fatto tendono a... normalizzare quello che è invece eccedente e assolutamente inaccettabile e liberazione da tutti quegli elementi ricorsivi e oramai introiettati. che ci producono una lettura di soggettività differente. Le
donne in quanto soggetti che ne subiscono gli effetti e gli uomini in quanto soggetti, non nella loro individualità, ma nella loro... che agiscono nel patriarcato, debbono interrogarsi su come liberarci da queste concrezioni. Guarda, quotidianamente, ora dopo ora, dobbiamo esercitare una vigilanza. attenta, perché nessuna libertà è facile e soprattutto è gratuita. Questo l'abbiamo capito. Molto bene. Sono le 9 e 6 minuti, ci chiedono Eleonora
Pinsuti, ci chiedono il nome dell'esperta che sta intervenendo questi minuti, trasmissione riascoltabile in podcast sui nostri canali cross mediali contro radio, un venticinque novembre al mese, il titolo della trasmissione che tornerà nell'ultimo venerdì di maggio però come di consueto, noi abbiamo un ulteriore Contributo in conclusione e con questo ringraziando Leonora Pinsuti vi lasciamo. Sì, con Marina Capponi che come sempre ci offre un 'ulteriore prospettiva e linguaggio all 'interno della giustizia. che tra diceva Carlo Levi, possono fare molto male.
Questo accade anche nelle aule dei tribunali. Siamo abituati a ritenere che le parole della giustizia debbano essere per definizione eque e corrette. Invece anche la lingua del diritto rispecchia fedelmente la nostra società. e i suoi stereotipi. Anche i giudici, uomini e donne, vivono immersi in una società pervasiva che influenza inconsciamente la loro visione del mondo e le loro decisioni. Non dobbiamo dimenticare che determinate espressioni giuridiche, come ad esempio l'aggravante della crudeltà che sembra sia stata negata o riconosciuta nei femminicidi di Toretta e Impagnatiello in maniera apparentemente contraddittoria, non hanno lo stesso significato che si attribuisce
loro in altri ambiti, come l'etica o il senso comune. E tanti sono i casi di uso giudiziario. delle parole davvero inaccettabile la giovane ritenuta dalla corte d'appello di Ancona fra l'altro da un collegio tutto al femminile troppo poco attraente per poter essere interessante per il gruppo di giovani che l'avevano drogata, stuprata e mandata in ospedale che è stata definita La scaltra peruviana non è stata creduta e di giovani tutti assolti. Come dire, sei priva di sex appeal e vieni violentata? I giudici non ti crederanno. Per come sei, non puoi neppure suscitare in un uomo il perverso desiderio di... possederti contro la tua volontà. Sentenza che per fortuna la Suprema Corte ha cassato
con rinvio, grazie al Procuratore Generale che ha impugnato la sentenza, stigmatizzando oltre alle carenze motivazionali anche l'uso irrispettoso della parola. Un 'ulteriore forma di violenza nei confronti della vittima. Che possiamo fare allora per avere molta più cura delle parole nell 'area del diritto? La legge 69 del 2019 ha esteso la perseguibilità penale dei discorsi d 'odio. La scuola di magistratura... sta inserendo per i giudici in tirocini o appositi corsi sull'uso appropriato del linguaggio giuridico perché punire non basta nei processi per violenza di genere
la valutazione delle condotte tenute dalle donne che ne sono vittima deve assolutamente superare anche nel linguaggio gli stereotipi patriarcali di cui non ci siamo ancora liberati, evitando di infliggere loro a altre insopportabili sofferenze. È un altro diritto, è un'altra giustizia, è possibile. Stai ascoltando Controradio FM, DAB, streaming, social, web Condividila con chi vuoi Questa è Controradio
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