Un 25 novembre al mese - Corpi di genere, come (r)esistere attraverso l’arte
Puntata dedicata alla mostra Sex and Solitude di Tracy Emin a Palazzo Strozzi come punto di partenza per riflettere sull'uso del corpo femminile come spazio fisico, politico e artistico. Attraverso il dialogo con la giornalista Chiara Dino e i contributi della pedagogista Alessia Dulbecco e dell'avvocata Marina Caponi, si analizza come l'arte contemporanea possa essere strumento di denuncia e resistenza contro la violenza di genere e gli stereotipi sociali.
Capitoli
- 00:00Introduzione e presentazione
- 00:33Tema della puntata: Corpi di genere e resistenza attraverso l'arte
- 01:27La mostra di Tracy Emin a Palazzo Strozzi
- 01:47Contributo di Alessia Dulbecco: il corpo come campo di battaglia
- 03:23Conversazione con Chiara Dino sul corpo nell'arte
- 06:22Performance ed esorcismo: l'opera del 1996
- 08:38Marina Abramovic e il confronto artistico
- 10:22L'installazione di Price in Piazza della Signoria
- 13:22Frida Kahlo e la rappresentazione universale
- 16:22Responsabilità delle istituzioni culturali
- 19:22Pillola finale di Marina Caponi: diritto e violenza carnale
Trascrizione 41 passaggi
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Otto e quaranta minuti come anticipato un venticinque novembre al mese la puntata del mese di marzo ben trovata anche a Sandra Salvato. Ciao Chiara, ciao a tutte e a tutti. Tema di questa puntata Corpi di genere, come resistere attraverso l'arte partendo da un'occasione importante, Sandra. Sì, quella della mostra di Emin a Palazzo Strozzi. devo dire la verità io non l'ho ancora vista ne ho sentito tanto parlare ho letto tutto sui giornali a proposito dei giornali poi adesso ci dirai anche chi abbiamo con noi
eh sì è una mostra Sex and Solitude fino a luglio a Palazzo la più grande mostra mai realizzata in Italia dedicata appunto a Tracy Emin eh io l'ho vista, l'ho seguita in eh presentazione per la stampa insieme alla collega Chiara Dino del Corriere Fiorentino. Ben trovata Chiara, buongiorno. Buongiorno a voi, buongiorno agli ascoltatori. Partiremo da questa mostra per riflettere sull 'uso del corpo delle donne, non solo uno spazio fisico ma anche politico e artistico. abbiamo numerose collaborazioni,
una pluralità di voci in questa trasmissione, sentiamo il contributo della pedagogista e scrittrice Alessia Dulbecco. Secondo la scrittrice Carolina Capria, dal menarca alla vecchiaia il corpo femminile è terreno di lotte e di contese. Come racconta nel saggio Campo di Battaglia, infatti, lungi dall 'essere solo uno spazio in cui si estrinseca la nostra individualità, il corpo delle donne è da sempre un luogo politico, perché politica è la funzione. coercitiva esercitata socialmente attraverso la sessualizzazione, l 'oggettificazione, il body shaming e il giudizio continuo che ogni donna conosce bene. Le rivendicazioni
femministe degli anni Sessanta hanno tracciato la strada per comprensione di un'idea di prendere la necessità di vederci intere e i femminismi contemporanei continuano lungo questo percorso, insistendo in particolare sul concetto di autodeterminazione a livello personale e su quello di consenso a livello interpersonale. Se per tanto tempo il corpo delle donne è stato l'oggetto principale di quel male gaze, di quello sguardo maschile, teorizzato dalla critica cinematografica Laura Malvei negli anni settanta, oggi forse abbiamo bisogno di un feminist gaze, cioè di uno... sguardo femminista per citare la scrittrice
Aseli Foyol che ci consenta di percepirci come soggetti e non più come oggetti. Nella mostra Sex and Solitude l'artista Tressie Amin mette in scena tutto questo e in particolare l'intricato rapporto tra personale e politico in ogni opera che espone e anche per questo questa puntata di un 25 novembre al mese partiamo da qui, dal corpo e dallo spazio che essi hanno o non hanno nella società che abitiamo. Allora Chiara, ripartiamo proprio come dice Alessia Dulbecco dal corpo, corpo che è proprio nel titolo di questa mostra, il sesso, il corpo, che
allude già all 'importanza che nella vita. vita e nell 'arte di Emen ha tutto questo. Il fatto che sia una donna a spingere fino all 'estremo l 'immagine e l 'uso del corpo rompe certamente degli stereotipi sociali. Ma pensi che questo... possa ingenerare diciamo l'allestimento e la filosofia della tresiemin, una particolare empatia o tensione nei confronti di chi guarda, cioè al di là della contemplazione della fruizione passiva da parte del pubblico, si può arrivare a rompere insomma un muro con
questo tipo di proposta artistica secondo te? Sì, secondo me sì, buongiorno a tutti ancora una volta. perché ritengo che in questa mostra che è allestita come forse voi avete detto un poco fa a Palazzo Strozzi è inaugurata da poco, ci sia un'attenzione al corpo della donna che ha peraltro un doppio, usa un doppio canale, un doppio livello. Ci sono delle mostre, delle opere, scusate, penso alla sezione,
una sala dedicata. all 'opera da lei realizzata nel 1996 mi pare quella il suo esorcismo sostanzialmente quella si è profondamente politica perché lei riproduce attraverso delle immagini e delle fotografie una celebre performance che fece in quell 'anno in cui lei tornava a lavorare dopo due aborti e dopo aver subito degli stupri. sin da ragazzina, e lì c 'è un impatto col corpo
della donna che diventa soggetto attivo e oggetto dello sguardo che è molto forte e molto importante. e molto politico. Ci sono delle altre parti, invece della mostra, ecco perché mi riferivo a questo doppio canale, in cui lo sguardo è più intimo e credo che abbia a che fare più con l'amore. il tentativo di trasmettere un sentimento più personale cioè il suo personale rapporto con la sessualità che è stato un rapporto come lei stesso racconta attraverso le opere
Insomma anche parlandone è stato un rapporto molto ambiguo da famelico e bulimico in alcuni momenti, forse sulla scia di queste violenze subite e poi assolutamente quasi monacale. Quindi io credo che ci sia proprio un doppio livello, alcune opere ti portano a enfatizzare e a sentire lo sguardo rapace, appunto questa sala in cui tu vedi una galleria. in cui lei in quegli anni si mise in mostra denudandosi e facendo vedere al pubblico come lei lavorava
e lì c 'è un occhio veramente rapace in cui tu senti che la donna diventa un oggetto anche di uno sguardo lubrico. In altri c 'è un aspetto intimo di cui forse ci dovremmo ricordare. Tra l 'altro un 'operazione simile fece negli anni 70 anche Marina Abramovic che si espose. in una galleria e si pose davanti a tutti dicendo fate del mio corpo quello che volete e la cosa interessante fu che al di là di chi la bruciava pungeva con le spine, cosa che sarebbe
accaduta forse anche a un corpo di uomo c'è chi tentò l'abuso sessuale che probabilmente con un corpo d'uomo non sarebbe successo ecco questa questo L 'uso del corpo per mostrare ma anche per denunciare oppure anche per esprimere quella che è stata una sofferenza e anche una solitudine lascia però dal punto di vista... empatico, noi anche nelle nostre solitudini, perché come dicevi c'è questo aspetto molto
intimo che fa sì che ognuno di noi risolva questa fruizione della mostra e delle opere anche rispetto alla sua nudità al suo di corpo il suo rapporto con la sessualità spesso quando si parla di violenza di genere si utilizzano le parole per descrivere, denunciare fare cronaca ma la mostra di Emen ci permette di restituire al corpo una sua voce, non so se sei d 'accordo. Assolutamente sì, perché se una scrittura femminile…
che racconta l 'abuso, lo stupro e che ci scuote, ha sicuramente una potenza fortissima, cioè la prima che mi viene in mente è la Nier Nocce. ha fatto del suo corpo violato un oggetto di narrazione potentissima, è vero anche che l'immagine che ti... che visivamente impatta con la tua sensibilità, ti muove moltissime considerazioni e moltissime emozioni.
C'è un quadro bellissimo, mi pare del 1868. 69 di Degas, che io amo moltissimo tra l 'altro, che tutti conosciamo come lo stupro, in realtà lui lo chiamò Interieur, che racconta proprio questo. che ti turba profondamente perché ti racconta sulla sinistra c 'è una donna china su se stessa quasi che provi vergogna per sé con un abito segni strappato sulla destra c 'è un uomo
Invece che con una protervia la guarda come se fosse roba sua, in quella piccola casa borghese che lui giustamente chiamò interieur perché ste robe succedono purtroppo negli... interno chiuso delle case, tu hai il disprezzo del maschile sul femminile e questa cosa ti arriva come una bomba nello stomaco. Io quando l'ho vista la prima volta quasi avevo... una commozione, gli occhi mi si arrossavano perché vedevo proprio la volgarità dello
sguardo rapace. Hai toccato un argomento importante, cioè lo sguardo dell 'uomo. Hai citato anche Marina Abramovic, ma Palazzo Strozzi ha dato spazio a molti sguardi di donna, penso anche al collettivo Altereva e a una bravissima attivista Galin. La guatemalteca che ha usato spessissimo il suo corpo per denunciare proprio lo sguardo sociale oltre che quello dell 'uomo e naturalmente la condizione della donna. Siamo in tempi bui Chiara, questo vabbè.
La palissiano, siamo tornati indietro, lo dice anche la stessa Tracy Emin, di centinaia di anni. Sul piano politico le conquiste delle donne rischiano veramente di vanificarsi, mi viene in mente la scena di questo. Questa ultima scultura, installazione di Price in Piazza della Signoria, che dovrebbe significare o comunque chiamare concetti come la libertà, il giusto... esserci all'interno di uno sguardo culturale politico una donna alta
grande di colore spalle al potere e poi arrivano due che gli attaccano due banane sopra mi mi ricorda anche successe alla Chiang, ve lo ricordate circa undici anni fa quando questa ministra fu insultata proprio parlando di banane. Allora, riportiamoci al nostro presente. Può davvero l 'arte essere e quel luogo sicuro che nessuno può più censurare, insomma un luogo di riparo libero che le donne possono utilizzare per denunciare? Io credo che può e che devo…
e che deve esserlo, questo non significa che saremo protette dal tentativo di censura, questo non credo che noi... Siamo ancora arrivate nel senso che anche su questa opera che tu hai appena citato, sull 'opera di Price che c 'è in Piazza Signoria, In città si sono levate delle voci piuttosto polemiche, per quanto io trovo che l 'opera sia molto
efficace. è anche molto lieve, molto leggera, tra l 'altro lui ha fatto un 'operazione molto interessante perché mentre lì in Piazza Signoria noi vediamo quella donna giovane, bella, senza piedistallo, che è una cosa molto importante, quindi che non si erge a qualcuno che ci sovrasta e che dà le spalle al potere, dentro, mi pare, nella sala dell 'UdA. ha messo dei piccoli uomini, proprio dei piccoli uomini, nel senso che sono delle piccole teste
acciliate, quindi tu hai proprio la sensazione che laddove c 'è il potere, nella sala delle udizioni, c 'è un atteggiamento e uno sguardo più violento, più rapace, laddove soprattutto il potere si manifesta come potere maschile. Quindi sì, anche se non penso che... Non penso che siamo ancora pronti ad essere cedri dalle censure, come le chiami tu, o forse dai tentativi di censura.
Io trovo anche che saremmo veramente liberi quando la donna potrà e dovrà rappresentare non solo il proprio corpo come luogo politico, Donarci una rappresentazione della realtà a 360 gradi, ecco un 'operazione molto interessante, credo che abbia fatto nella metà dello scherz secolo scorso Frida Kahlo che ha rappresentato un fenomeno. femminile che diventa veramente universale, questo corpo che viene rappresentato perché
è un corpo malato e che quindi riguarda tutti. Ecco, questo tipo di operazione in cui non è solo il corpo, è un corpo malato, è un Il tema del sessuale che viene rappresentato da parte delle donne lo trovo un obiettivo. Ecco Chiara Dino, giornalista del Corriere Fiorentino con la quale ci stiamo confrontando. su una mostra, quella di Tracy Amen, ma non solo, come state sentendo, perché tante sono le riflessioni rispetto all 'uso del corpo nell 'arte, con quali finalità, ma anche con
quali libertà. Facevi riferimento? alla libertà anche di non essere e non manifestare un atto politico ma creativo anche nelle sue imperfezioni riconducibili alla vita come nel caso di Emin o rotture o situazioni di abusi, mettere a nudo umanizzare tramite l'arte le proprie fragilità lo stesso Galanzino l'ha definito un atto di profonda onestà, di cui crediamo che oggi ci sia bisogno anche come cambio di paradigma
culturale per queste giovani generazioni che devono anche contemplare la fragilità, altrimenti si creano dei burnout. Assolutamente, il tema della rappresentazione della fragilità è assolutamente perché significa un totale ribaltamento di paradigma, cioè laddove tu celebri nella storia dell 'arte la potenza, i grandi monarchi. Nell 'archeologia penso alle grandi colonne che erano sempre rappresentazioni di vittoria, la rappresentazione del fragile e in questo sicuramente la donna,
il femminile in generale, ha una... Capacità è una sensibilità, è un 'attitudine allo sguardo su questo tema che è sicuramente più avanzato. sia il vero tema della vera rivoluzione. Questo accade anche in letteratura, cioè se voi pensate ai diari dell'Alba de Sespedes, ma anche alla Natalia Ginzburg, a quello che ha scritto
laddove tu racconti rappresenti con l'arte come sta facendo in questi giorni Palazzo Strossi dando spazio alla Tracy Emin Con le parole, come le scrittrici che vi citavo, penso anche alla Maraini quando fece La lunga vita di Mariana Ucria, scrisse di una donna muta, cioè a cui era stata tolta la parola. per l'abuso, proprio la fragilità, quello è il vero atto rivoluzionario. Hai detto cose importantissime, richiamando anche la letteratura,
molto più semplicemente anche in poesia, ricordo che... Nel Novecento bastava essere donna per non essere nemmeno contemplate nelle antologie, al di là del male che poteva subire veramente la donna. Sono tante le domande e le provocazioni che arrivano sui nostri... Sul nostro numero di telefono c 'è chi parla di politica, chi chiede di parlare, di dare conto delle parole in italiano, abbiamo una bella lingua, invece che body shaming si potrebbe parlare veramente di offesa del corpo. Per concludere, una domanda secca, Emin
è stato il nostro gancio culturale e visto che di cultura stiamo parlando, Chiara, secondo... Qual è oggi la responsabilità di un 'istituzione come Palazzo Strozzi, ma come potrebbero essere tante a livello italiano e anche internazionale, visto che è un canale importante per poter cambiare lo sguardo delle persone? Allora, io penso che la responsabilità di Palazzo Strozzi, ma non solo ovviamente, sia non solo fare l 'operazione che loro stanno facendo, tu hai citato alcune mostre.
C 'è stata anche la Bramovic, c 'è stata la Gonciarova, quindi comunque dare spazio alle mostre di artiste, di artiste donne. La responsabilità di Palazzo Strozio e di tutte le istituzioni sia quella di valorizzare anche al suo interno il lavoro femminile, dare spazio, visibilità, stipendi paritetici alle donne che lavorano. e che l'auspicio siano sempre di più
all'interno dell'istituzione non è una critica assolutamente lì ci sono delle donne che lavorano e così Credo che sia la parità di diritti. Anche nei contesti redazionali, eh, Chiara? Brava, esatto. Alludiamo anche a quello. 8 e 59 minuti, siamo in chiusura, salutando davvero e ringraziando per le sue riflessioni. Doni Chiaradino, collega del Corriere Fiorentino, noi lanciamo la pillola conclusiva che è quella
come di consueto a cura di Marina Caponi, avvocata del Foro di Firenze, siamo curiosi di sentire come Marina affronta. dal punto di vista della giurisprudenza, ma non solo, questa mostra e anche tutto ciò che riguarda la violenza carnale, anche con riferimenti storici, letterari importanti. Sentiamo. Issa Pincola è stessa, in Donne che corrono con i lupi, ci racconta che nel suo lavoro terapeutico insegna le donne a confezionare un capo espiatorio, un mantello su cui cucire, scrivere, ricamare e dipingere tutti gli abusi, traumi, le cicatrici sopportate nel corso
della propria vita per poi volendo bruciarlo e distruggerlo nessuna però lo ha mai bruciato conservando questo capo da battaglia insanguinato e sempre più pesante come prova di resilienza di sconfitta ma anche di vittoria continuando a cantare creare e correre di esso. Esattamente quello che ci racconta Tracy Emin, con le sue tele, le tende, i letti, i neon, le sculture, offrendoci, nudo e crudo, con onestà lancinante, il suo universo biografico attraverso il processo creativo, fatto di corpi lacerati, ma vitali e al tempo stesso fragili e di parole pesanti come pietre guardandola attraverso il prisma del diritto
mi ha ricordato che il corpo delle donne fin dall'antichità è stato spogliato di soggettività giuridica ed è stato preda di guerra Omero quando descrive della caduta dei veli di Pergamo non parla del crollo delle mura, come a scuola in modo neutro ci viene insegnato. Sono le troiane, dalle nobili Ecuba, Andromaca e Elena fino all'ultima ancella, che si svelano, preparandosi allo stupro degli incitori. di umiliazione del nemico sconfitto che in ogni tempo e in ogni latitudine si consuma sul corpo delle donne e delle bambine che viene violentato e offeso in guerra in pace, ieri come oggi
usato, venduto, espropriato dalla violenza carnale in Italia a reato contro la persona solo dal 96. Tressi ci racconta se stessa e la sua tellurica esperienza lei è stuprata più volte dall'età di 13 anni tanto da non ricordarsi di essere mai stata vergine. Ecco la verginità lungi dall'essere un argomento non più nel dibattito femminista torna carsicamente anche oggi nella giurisprudenza come un tema irrisolto soccetto a una sorta di pesatura a fini risercitori quando una violenza sessuale provoca la deflorazione quantificato economicamente in base alla
più o meno intensa religiosità della vittima e non invece come sarebbe giusto al vulnus in sé per sé sotto il profilo dell'inaccettabile perdita di integrità senza consenso del corpo femminile. Trese ci consegna un'arte taumaturgica che aiuta prendersi cura di noi stesse perché concludere con le parole di Gioconda Belli poeta attivista nicaraguense nei suoi consigli per una donna forte e la Emine indubbiamente lo è se sei una donna forte proteggiti con parole e alberi e invoca la memoria di donne antiche, fai sapere che sei un campo magnetico, proteggiti però, proteggiti
per prima, costruisciti, prenditi cura di te, apprezza il tuo potere, difendilo, fallo per te, te lo chiediamo in nome di tutte noi. State da due minuti, davvero in conclusione. Allora, grazie di nuovo a Chiaradino, ci ritroviamo sul pezzo, sul campo. Grazie a voi e agli ascoltatori. Un 25 novembre al mese, tornerà nell'ultimo... di aprile tante le idee che abbiamo ma anche spunti e suggerimenti da parte vostra redazione chiocciola controradio.it e trasmissione
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