Un 25 novembre al mese Violenza di genere ed educazione alle differenze
Puntata di Un 25 novembre al mese dedicata all'educazione e alle differenze di genere. La professoressa Irene Biemmi, esperta di pedagogia di genere dell'Università di Firenze, spiega come gli stereotipi si formino fin dalla prima infanzia attraverso la socializzazione in famiglia e a scuola. Analisi del ruolo dei libri di testo e delle aspettative educative differenziate che perpetuano disuguaglianze e violenza di genere.
Capitoli
- 00:00Introduzione alla trasmissione
- 01:05Educazione e differenze di genere
- 02:06Contributo di Alessia Dulbecco
- 03:42Intervista alla Prof.ssa Irene Biemmi
- 04:22Socializzazione di genere dalla prima infanzia
- 08:22Modelli di identificazione e squilibri di potere
- 10:22Stereotipi nei libri di testo scolastici
- 14:22Differenza tra sesso biologico e genere
- 17:02Valorizzare le differenze individuali
- 18:22Quadro normativo nazionale ed europeo
Trascrizione 37 passaggi
stai ascoltando contro radio fm dub streaming social web condividila con chi vuoi questa è contro Radio. Tanta minuti come annunciato riprendiamo la linea dagli studi di Controradio in acquario per l'appuntamento di questo mese con un venticinque novembre al mese una trasmissione periodica con un una intenzione, quella di darvi strumenti, darci strumenti per una diversa narrazione
contro la violenza di genere, soprattutto dal punto di vista culturale, siamo anche su Controradio TV, dunque visibili anche sui nostri canali. cross mediali con la copertina che apparsa è il manifesto, uno dei disegni, delle opere che ci hanno concesso per diffonderlo le diesis e Amati è il concetto di fondo di questo manifesto. Di questa supereroina che poi in realtà è una donna della quotidianità, insomma una normalità che deve essere però declinata in vari ambiti. Puntata di oggi dedicata all'educazione e alle differenze. Saluto la mia compagna.
di viaggio di un 25 novembre al mese. Sandra Salvato. Eccoci qua, buongiorno a tutte e a tutti. E allora dicevamo un appuntamento importante, quello culturale alla base e anche precedente rispetto a quelli che sono i fenomeni che poi raccontiamo. Soprattutto dal punto di vista della cronaca nella quotidianità e ci aiuta un ospite quanto mai attesa. Assolutamente. Allora abbiamo qui in acquario la professoressa Irene Biemi. Buongiorno. che insegna e professoressa di pedagogia di genere presso il dipartimento
Forlipsi Forlipsi ecco perché c'è una L di mezzo che è formazione lingua intercultura letteratura e psicologia dell'università di Firenze. E anche scrittrice tantissimi suoi contributi in materia poi ne parleremo però come di consueto se ci seguite in questo appuntamento periodico di un 25 novembre al mese apriamo e introduciamo al tema Il contributo della pedagogista e scrittrice Alessia Dulbecco. È molto facile associare la violenza di genere a parole come malattia, disturbo o società e tanti altri termini che rimandano appunto a componenti più prettamente psicologici.
psicologiche o sociali. È molto più difficile invece portare in emersione il suo legame con l 'educazione. Se la violenza di genere però è un fatto così pervasivo è proprio perché ha a che fare con il modo in cui veniamo cresciuti più che con eventuali patologie individuali. di non voler credere ovviamente che tutte le persone che hanno agito una qualche forma di maltrattamento o violenza siano persone con un problema mentale. La violenza di genere è pervasiva perché si sorregge su una serie di impalcature che consideriamo innocue e vengono trasmesse più o meno. consapevolmente attraverso l'educazione. Il modo in cui educhiamo e siamo stati a nostra
volta educati, cioè non è un fatto neutro, ma è influenzato da assunti che riteniamo naturali. Fin dalla tenere età infatti siamo portati ad associare al femminile, al maschile alcune... caratteristiche pensando siano caratteristiche biologicamente cablate. Così la propensione alla cura, l'apertura alle emozioni diventano bussole che guidano l'educazione di bambini e ragazze mentre l'intraprendenza o quell'irruenza che giustifica comportamenti quelli di bambini e ragazzi. Come ricordano le studiose Ginevra, Bersani Franceschetti e Lucille Peitaven nel mito della virilità, noi non nasciamo uomini o donne,
ma lo diventiamo crescendo in un determinato modo. Questo modo di crescere però ha un costo. Sul piano personale implica una vera e propria amputazione di quei tratti che consideriamo non adeguati al genere. Sul piano sociale il costo è proprio di natura economica, nel senso che i comportamenti violenti, quelli agiti dal luogo, uomini, impattano sul welfare e sulla tenuta sociale. Se la violenza fonda quindi le radici nel modo in cui veniamo educati, è solo dallo stesso punto che si può partire per provare ad arginarne la portata. Prendere coscienza dei meccanismi culturali sottesi proprio quello che cercheremo di
fare oggi. Buon ascolto. È interessantissimo, ho detto un sacco di cose molto molto intense. Le condensa, ma poi noi le articoliamo. Esatto, mi ha colpito eh che noi cresciamo in un determinato modo, allora vorrei andare a fondo di questa frase, che cosa significa crescere in un determinato modo, se davvero noi ci determiniamo attraverso lo sguardo dell'altro piuttosto che attraverso l'altro. attraverso una consapevolezza, ora certo parlando di bambini è difficile perché la consapevolezza è un viaggio, quindi si acquisisce strada facendo, ma di fatto poi alla fine
noi cresciamo sulla base di quello, di come gli altri. tutti ci vedono. Assolutamente, assolutamente. Allora, questo processo che viene chiamato appunto di socializzazione di genere, di educazione di genere, che come sappiamo comincia fin dalla Nella primissima infanzia c 'è un testo, un vero calta, insomma, nella letteratura di genere che è dalla parte delle bambine di Elena Giannini Belotti, un libro scritto ormai mezzo secolo fa, 1973. in cui Belotti diceva guardate sia in famiglia che a scuola appena il bambino
o la bambina nasce e lei diceva ancora prima già nel periodo d 'attesa dell 'attesa quando la mamma è in gravidanza appunto no? sul fatto che aspetta un figlio o una figlia già predispone il mondo adulto ad avere aspettative differenti su quel bambino o su quella bambina. Appena nato poi o nata c'è diciamo un simbolo, quello del fiocco della nascita, ecco il fiocco della nascita che sembra una cosa assolutamente ingenua, carina, il fiocco rosa pastello, il fiocco celeste, in realtà appunto questi due...
I coloni non a caso vengono chiamati marcatori di genere, marcatori cromatici, che ci incanalano fin da piccolissime in strade differenti e parallele. Quindi il mondo degli adulti ha... aspettative, intenzioni diverse sul progetto esistenziale di quel bambino e quella bambina. Essendo il processo così precoce, c 'è una questione secondo me che crea grandi fraintenze. Cioè noi vediamo bambine e bambine comportarsi già in maniera diversa all 'incirca nella scuola d 'infanzia da 3 a 6 anni, mentre al nido sono quasi un corpo
uniforme maschi e femmine e questo è dovuto tra l 'altro al fatto che... Fino a tre anni non abbiamo la percezione di essere maschi e femmine, quindi ci comportiamo come esseri umani senza un genere, quindi nel nido non ci sono problemi. Dalla scuola di infanzia, bimbi e bimbe comprendono... che il mondo degli adulti ha aspettative diverse nei loro riguardi e già cominciano a comportarsi in modo da secondare quelle aspettative. Questo crea un fraintendimento, le bambine che sono già più o meno più silenziosi. più ordinate, più capaci di ascoltare
pedissequamente le indicazioni degli adulti maschietti che invece sono più irruenti, generalmente ecco meno inclini. a rispettare le volontà degli adulti, ecco questa cosa appare un tratto naturale, perché si sviluppa tra i 3 e i 4 anni, quando invece è già frutto di quell 'addestramento che vi dicevo, quindi è un tratto assolutamente culturale. per l'appunto. Ricordiamo anche il numero WhatsApp a 342 8104 111 per poter intervenire in diretta e commentare ma professoressa
Biemmi, c'è la necessità di un'identificazione nella fase di La differenza può essere anche di genere un qualcosa di positivo, di crescita che però non presuppone una svalorizzazione dell 'altro. Esatto, questo sarebbe… Allora, bimbi e bimbe hanno… davanti a sé nel loro processo di crescita dei modelli di identificazione che possono essere reali o immaginari no? Reali figure in corne d'ossa, la mamma, il papà la maestra, i vicini, ecco immaginari sono quelli a cui
attingono attraverso per esempio la letteratura la narrativa, entrambi sono molto importanti però soprattutto le figure in carne ed ossa le bambine ovviamente hanno come modello aspirazionale come modello in cui identificarsi In primis quello materno, insomma comunque il modello femminile, i bambini quello paterno maschile. Non ci sarebbe alcun problema in tutto questo processo se non fosse che i modelli adulti nella nostra società sono fortemente squilibrati. Come sappiamo in termini di potere, possibilità lavorative, distribuzione dei ruoli sociali e politici.
Ecco, se vivessimo in Svezia, diciamo. Ci sarebbe nessun problema in questa proiezione sul proprio genere di appartenenza. Il problema è che essendo squilibrati i modelli adulti, le bambine che attingono al modello femminile sono già gerarchicamente in una condizione di miglioramento. ignoranza, non so come dire, di minori opportunità. Chiarissimo, però noi siamo infarciti di stereotipi di genere, quindi come si fa a scalzarli per favorire una costruzione individuale? Nella quotidianità e negli esempi pratici perché poi...
spesso parliamo di questi temi ma a livelli alti, non calandoli non mettendoli a terra come fa il PNRR per imprendersi vanno messi a terra è vero allora come scanzarli è molto difficile Innanzitutto come si dice si vive in una società complessa quindi questi messaggi che arrivano e che tendono a binarizzare i due generi arrivano dalla famiglia, dai mass media, dalla scuola, dal gruppo sportivo, dal gruppo dei pari. ma siamo inondati da messaggi che convergono nel dire, nel trasmettere il messaggio
che gli esseri umani sono divisi in due specie umane, sembrano proprio due specie differenti. il cane e il gatto, insomma ci sono gli uomini e ci sono le donne e questi due esseri umani così diversi hanno caratteristiche, e qui di nuovo è l 'inganno, biologicamente naturalmente differenti. culturalmente. Quindi si passa all 'idea che è naturale seguire quei binari che ricalcono stereotipi di genere. Ora purtroppo, anziché dirvi come fare a scansarli, mi viene da dire purtroppo.
analizzando il contesto scolastico, allora la scuola dovrebbe essere il contesto ideale in cui far questo lavoro di decostruzione, di messa in discussione degli stereotipi, invece io sono a dire con il mio corso di pedagogia di genere che allo stato attuale La scuola non fa altro che rinforzare quegli stessi stereotipi, quasi istituzionalizzandoli. Vi porto un esempio che è un po' il mio tormentone, il mio cavallo di battaglia, che è quello degli stereotipi che viaggiano. sui libri di testo. Io continuo ad analizzare e fare monitoraggio sui libri di lettura della scuola primaria.
In questi libri c 'è proprio uno spartiacque netto per cui le bambine... Sono dolci, affettuose, premurose, carine, pazienti, deboli, fragili, bisognose d 'aiuto. I maschi ovviamente per il gioco della complementarietà devono essere, anche se non lo sono. L 'esatto opposto, forti, ruenti, eccetera. Le donne nei libri di testo del 2000 stanno generalmente in casa a fare le mamme, non svolgono alcuna...
professione se non quella di maestra, mentre sappiamo bene nella realtà concreta che non è così. Quindi questo che voglio dire è che la scuola anziché predisporre al futuro un 'immagine variegata e intersezionale, dei ruoli di genere in cui tutti e tutte possano far tutto, invece non va che a ricalcare questi binari, a perfezionarli, a lanciare un messaggio che le bambine sono destinate fondamentalmente a un futuro. un futuro diverso, un progetto diverso. Professoressa, ma tutto questo non è funzionale visto dall 'esterno un certo tipo di ordine sociale? Cioè, il mantenere degli
schemi alla fine e anche questi refraini, queste parole usate. maniera abusata, in maniera ossessiva attraverso i libri di testo, nella famiglia eccetera. Non è funzionale a un disegno che ci vuole separati in qualche modo per compiti e ruoli? E in questo senso aggiungo un commento che ci sta. Questo perché i modelli danno sicurezza, ci scrive un ascoltatore che però ci dice che non è tutto così, esiste anche la soggettività innata del bambino, è anche una questione di cromosomi, omosessuali si nasce, eterosessuali pure. ne pensa? Eh beh eh credo che in
questo processo la natura come ho detto c'entri molto relativamente non bisogna poi fare confusione secondo me tra l'appartenenza sessuale e i ruoli di genere sono due pianeti completamente differenti. Questa confusione è stata alimentata per tanto tempo, cioè si pensa che la differenza di genere ricalchi la differenza dei sessi sostanzialmente. Questa intanto è la prima cosa da cui... Allora forse bisogna far chiarezza sulle parole, cioè ritornare a far chiarezza. La differenza primordiale è la differenza sessuale che ci caratterizza. Nasciamo
di solito con cromosomi differenti. x e xy nella norma perché ormai la ricerca scientifica mette sempre più all 'attenzione il fatto e pare che la percentuale sia più alta di quanto potevamo ipotizzare un 1 -2 % di persone. che nascono in realtà non con i cromosomi così perfettamente definiti su base binaria. Comunque, statisticamente parlando, di solito si nasce in corpi maschili e femminili e questo è dovuto a un dato ovviamente biologico naturale, sono i cromosomi. Per genere si intende invece l 'insieme complesso di
tutti quei fatti sociali, culturali, psicologici che a partire da questa differenza primordiale biologica. che è indiscutibile, creano poi esseri umani diversi, con competenze diverse, ruoli diversi, progettualità diverse. Quindi quando parliamo di genere parliamo di un costrutto sociale che ci fa diventare uomini. e donne adatti alla società in cui viviamo. Di un milieu, di un contesto. Esatto, esatto. Siccome abbiamo davvero pochi minuti, però il tema è enorme, interessante, non ci fermeremo naturalmente qui.
Perché occuparci oggi, no? Nelle riflessioni che facevamo... con Sandra di educazione alle differenze. Perché è così fondamentale partire da questa fase eh di confronto anche con la giovane generazione per creare anticorpi contro la violenza? Per me questa è la sfida su cui scommettere, cioè vediamo che quando vengono proposti progetti educativi nelle scuole per il contrasto alla violenza di solito lo facciamo. nella scuola secondaria
di primo o di secondo grado quindi le medie o le superiori e lì si affronta direttamente un problema che già esiste, va bene? La violenza, la gerarchia tra maschi e femmine il concetto di possesso che viene confuso per amore, lì siamo già a una fase in cui c 'è da correggere il tiro, va bene? Quindi l 'idea della pedagogia di genere nella prima infanzia consiste proprio nel far sì che le nuove generazioni di bambine e di bambini crescano con un'architettura mentale, non so come chiamarla meglio, con una forma
mentis in cui non esistono più questi divari e soprattutto non esistono gerarchie tra i generi. Anche l 'etichetta educare alle differenze è ingannevole, secondo me. Se si valorizzano tanto le differenze femminili, per esempio le presunte abilità innate, di nuovo, di cura, di educazione, è rialzante. Ci ingabbiamo perché la differenza si può valorizzare solo in una società che dà per scontata la parità, perché se nella società non c 'è parità uomo -donna, valorizzare la differenza significa ricalcare...
Come dire, un potere maschile e una debolezza femminile che viene associata poi agli ambiti educativi, di cura, squalificati socialmente. Una piccola provocazione però, la parola uguaglianza. Contro importantissima, inclusione eccetera, però bisogna forse trovare anche un compromesso per fare in modo che questo non svilisca dall 'altra parte, non appiattisca la specificità dell 'essere. cioè dell 'io che comunque ha un suo andamento, quindi uguali sì, ma nel rispetto anche di queste piccole differenze.
Assolutamente, io esco di solito da questo impasto in questo modo, cioè bisogna valorizzare le differenze, certamente. ma individuali a prescindere dalle differenze di genere, diciamo che le differenze di genere sono una delle mille differenze che ci attraversano, non credo che noi tre ci sentiamo uguali solo perché appartenenti al genere femminile, siamo diversissime. Perché siamo un crogiolo di altre differenze di credi politici, religiosi, di appartenenza familiare, appartenenza geografica e così via. Quindi i talenti esistono e sono individuali, le passioni esistono e sono individuali.
isolare dal sesso biologico in cui nasciamo, è un po' questo il discorso. E allora sono le 8 e 57 minuti, crediamo di avervi fornito degli spunti anche a noi di riflessione per proseguire questo viaggio magari... anche facendola tornare qui se sarà disponibile la professoressa Ilaria Biemmi perché davvero questo è un tassello all 'interno di un contesto che ha anche una cornice di carattere legislativo. che non manchiamo mai di fornire Certo che a sua volta
è anche incorniciato incastonato in un clima culturale e politico che in questo momento non è che favorisca proprio tutto quello di cui stava parlando Professoressa Biemi, comunque ci scrivono sull'argomento suggerisco l'indagine Solve 18 della Fondazione Libellola sugli stereotipi che sopravvivono ancora, insomma è importante anche questa condivisione con il nostro pubblico, noi professoressa La salutiamo, la ringraziamo e lanciamo il contributo della nostra Marina Capponi che
fa un punto su tutte quelle che sono le fonti normative del legislatore nazionale che hanno modo l'ha strecato la strada fino ad oggi. La scuola non riesce ad emanciparsi dall'approccio moralista e patriarcale che delega esclusivamente le famiglie l'educazione alla sessualità sotto l'aspetto biologico e riproduttivo abdicando all'educazione al rispetto delle persone. Eppure nell'ambito scolastico si poteva finora contare su un quadro normativo sufficientemente impostato, sia a livello sovranazionale vedi diverse raccomandazioni del Consiglio del Parlamento Europeo, vedi
soprattutto la Convenzione di Istanbul Primo strumento internazionale giudidicamente vincolante contro qualsiasi forma di violenza che con l 'articolo 14 prevede l 'inclusione nei programmi scolastici di materiali didattici su parità di genere, ruoli non stereotipati, reciproco rispetto, soluzioni... non violenta dei conflitti interpersonali, contrasto alla violenza di genere. A livello nazionale ricordiamo timidi ma significativi passi in avanti con le leggi 119 e 128 del 2013 e soprattutto con la 107 del 2015. della buona scuola, tutte orientate verso l'educazione all'affettività, al rispetto delle diversità
e dal superamento degli stereotipi di genere. Forte è stata la resistenza di chi ha voluto depotenziare questi provvedimenti Grazie a tutti Grazie a tutti. Grazie a tutti.
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